Media e carcere: la Carta di Milano fa crescere la cultura dell’informazione

''Bisogna far crescere la cultura dell'informazione su cui poggiano i diritti di cittadinanza. Abbiamo molte carte deontologiche ma la Carta di Milano sui diritti dei detenuti contribuisce, perché interviene anche in termini di linguaggio, ad un'inversione culturale". Lo ha detto Paolo Butturini, segretario dell'Associazione stampa romana, durante la giornata di dibattito ''Carcere: parole, pensieri ed omissioni'', organizzata il 20 novembre a Roma. Al dibattito hanno preso parte,
oltre agli enti di categoria, rappresentanti delle associazioni
di volontariato impegnate nelle carceri italiane, rappresentanti
del Terzo settore, esponenti del mondo politico e del sindacato. “La Carta di Milano, nata un anno fa –  ha spiegato Letizia Gonzales presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia – è il primo passo per arrivare all´approvazione di un codice a livello nazionale che regoli i rapporti tra media e mondo carcerario. L´informazione ha una grande responsabilità, l’idea di una carta deontologica è nata perché ci siamo resi conto che non tutti i giornalisti avevano ben chiaro di cosa parlavano quando scrivevano di carcere, detenzione e famiglia. E questo è dovuto anche alla velocità con cui si spesso siamo costretti a lavorare”.  Secondo Gerardo Bombato, presidente dell'Ordine dei giornalisti Emilia Romagna, e' auspicabile che queste "occasioni di confronto e  dialogo si moltiplichino in modo che il problema esca dalle stanze di categoria per coinvolgere tutti i soggetti che agiscono nell'emergenza carcere. È un sollecito anche all'Ordine nazionale dei giornalisti - sottolinea Bombato - perché prenda in seria considerazione questa Carta gia' approvata dall'Ordine della Lombardia, dell'Emilia Romagna e del Veneto''.