Sequestrati cellulare e tablet a cronista giudiziario. Galimberti e Verna: "Precedente pericoloso. Le inchieste giornalistiche non sono illeciti penali"

Un cronista di giudiziaria del Giornale di Brescia e corrispondente locale dell’Ansa, Andrea Cittadini, è sotto indagine con l’accusa di “istigazione a delinquere” per aver svolto semplicemente il suo abituale lavoro quotidiano. Al collega, cui sono state perquisite la casa, l’auto e i supporti informatici, è stato sequestrato il cellulare e il tablet dopo essere stato trattenuto per un’intera giornata nella caserma dei carabinieri. Ad Andrea Cittadini viene contestato il fatto di essere in possesso di fonti d’informazione riguardanti il caso della scomparsa di Sara Capoferri e di Mario Bozzoli, raccontandone la cronaca dei fatti, e di aver “istigato ignoti pubblici ufficiali a violare il segreto d’ufficio”, così recita il provvedimento della Procura della Repubblica di Brescia nei confronti del cronista giudiziario.
“La ricerca della notizia, e cioè il ruolo e la missione del cronista, sviliti a istigazione a delinquere da reprimere per via giudiziaria - denunciano congiuntamente Alessandro Galimberti e Carlo Verna, rispettivamente presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia e presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti - La Procura di Brescia apre una nuova frontiera nella “educazione” dei cronisti, ordinando il sequestro di telefono e tablet del giudiziarista del Giornale di Brescia e corrispondente dell’Ansa, Andrea Cittadini, per scoprire l’intera rete delle relazioni professionali del collega all’interno e all’esterno del palazzo di giustizia. Il procuratore lombardo crea così un precedente pericolosissimo - sottolineano Galimberti e Verna -nella dinamica dei rapporti tra la magistratura e le persone che più da vicino ne devono raccontare (e democraticamente controllare per conto dei cittadini) l’attività, ipotizzando che la semplice indagine giornalistica (cioè chiedere informazioni alle fonti) costituisca l’illecito penale di istigazione a delinquere, cioè far rivelare segreti d ufficio ai dipendenti pubblici. Questa impostazione non può essere accettata in un sistema, nazionale ed europeo, che respinge ogni forma di coercizione, diretta o indiretta, sui portatori del diritto dovere costituzionale di informare liberamente i cittadini/elettori di una democrazia compiuta”.