Andrea Cittadini (Giornale Brescia), inchiesta archiviata. Galimberti: “Confermata la tesi dell’Ordine, rimane il grave danno professionale alla privacy del cronista e alle sue fonti”

Inchiesta archiviata, finito un incubo per il collega Andrea Cittadini, cronista giudiziario del quotidiano Il Giornale di Brescia e corrispondente dell’agenzia di stampa Ansa. Il Gip di Venezia, su richiesta della Procura, ha infatti archiviato l’inchiesta a carico del giornalista Andrea Cittadini, indagato nel luglio scorso con l’accusa di rivelazione di notizie coperte da segreto. La decisione rescindente del Gip di Venezia dimostra quello che l’Ordine dei giornalisti, attraverso il presidente lombardo Alessandro Galimberti e quello nazionale Carlo Verna, aveva sostenuto dall’inizio. “Accusare il cronista di essere un istigatore seriale di violazioni di segreto d’indagine è, prima ancora che una costruzione giuridica errata, una pericolosa delegittimazione della professione (vedi news del 24 luglio 2018 su www.odg.mi.it ).
Che, ricordiamolo sempre, ha la sua ragion d’essere nel diritto costituzionale di ricevere un’informazione corretta e completa, e indipendente persino dal potere giudiziario. Resta purtroppo agli atti, ancora una volta, l’ennesima grave intrusione nella privacy professionale di un collega, che rappresenta un danno irreversibile al suo patrimonio di relazioni con le fonti”, sottolinea Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Per la Procura di Brescia erano state rivelate notizie coperte da segreto istruttorio sul caso di Mario Bozzoli, l’imprenditore scomparso dalla sua azienda nell’ottobre 2015 e sulla scomparsa di una ragazza ritrovata qualche giorno dopo la presentazione della denuncia. Lo scorso 24 luglio a casa del collega Andrea Cittadini si erano presentati i carabinieri del Ros perquisendo - su disposizione dell’allora procuratore capo di Brescia, Tommaso Buonanno, e del sostituto Mauro Leo Tenaglia -  l’abitazione, l’auto e il luogo di lavoro. Al giornalista erano stati sequestrati telefono cellulare e tablet. Il sequestro era stato successivamente annullato dal Tribunale del Riesame, che aveva quindi ritenuto illegittimo il provvedimento, mentre la Procura di Brescia aveva trasmesso gli atti ai colleghi di Venezia per il presunto coinvolgimento di due magistrati che avrebbero concorso al reato con il giornalista. Nel censurare il provvedimento della Procura, i giudici del Tribunale del Riesame di Brescia avevano anche disposto la restituzioni immediata di tutto il materiale informatico contenuto nei dispositivi,   copie conformi comprese. Sia la posizioni del giornalista sia le posizioni dei magistrati sono state archiviate.