Arese, regolamento censorio in Consiglio: il diritto di cronaca non può essere sottoposto ad autorizzazione

 

Il Consiglio comunale di Arese ha approvato un regolamento che disciplina le attività di ripresa audiovisiva e di diffusione delle sedute e obbliga, di fatto, i giornalisti a chiedere formale autorizzazione al presidente dell’Assemblea comunale per poter svolgere il proprio lavoro. "Ricordiamo che il diritto  “insopprimibile” di cronaca è sancito  soprattutto dall’articolo 21 della Costituzione ma anche dall’articolo 2 della  legge n. 69 del 3 febbraio 1963 sulla professione di giornalista e non può essere sottoposto ad alcuna autorizzazione  o censura", dice Gabriele Dossena, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia.
"Tanto meno può essere posto al vaglio della discrezionalità di chi, presidente dell’assise di un ente pubblico, dovrebbe, al contrario, garantire la massima trasparenza della Pubblica amministrazione (art. 97 Cost.). Le motivazioni addotte dal Consiglio comunale di Arese a sostegno di questo regolamento sono solo frutto di una erronea interpretazione delle norme legate alla privacy. Al contrario il Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica (allegato A del Dlgs n. 196/2003) richiama esplicitamente il dettato costituzionale sottolineando che la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. I giornalisti iscritti all’Albo sanno quali sono le  norme deontologiche alle quali sottostare e sanno che qualsiasi forma di abuso o violazione della deontologia professionale può essere sottoposta a sanzione (Dl 138/2011 e Dpr 137/2012) da parte del Consiglio di disciplina territoriale  dell’Ordine di appartenenza".