Expo 2015: accrediti negati dalla Questura, l’intervento dell’Ordine a tutela dei cronisti

All’Ordine dei giornalisti della Lombardia sono arrivate segnalazioni di alcuni colleghi ai quali viene impedito l’accesso all’Expo a causa - come ci viene riferito -  della negata autorizzazione dell’accredito da parte della Questura. Pur nella consapevolezza dell’assoluta necessità di garantire la sicurezza di un sito sensibile e speciale come quello dell’Expo, l’accesso non può essere negato e senza alcuna indicazione delle ragioni a quei giornalisti che chiedono l’accredito al solo scopo di fare informazione, esercitando così il diritto-dovere di cronaca. Ricordiamo che oltre al diritto di espressione garantito dall’articolo 21 della Costituzione, si aggiunge per i giornalisti - secondo l’articolo 2 della legge professionale (Legge n. 69 del 3 febbraio 1963) - il dovere deontologico di informare l’opinione pubblica di quel che accade e di tutto ciò che riveste interesse pubblico.

Ed è innegabile che l’Expo è un evento di cui tutti devono essere informati e da più voci, anche in contrasto fra loro per un’informazione esauriente e completa. Impedire l’accesso all’Expo ad alcuni giornalisti, senza un giustificato motivo comunicato agli interessati, equivale a impedire loro di fare il proprio lavoro e comprime altrettanto ingiustificatamente il diritto dei cittadini di essere informati. E’ del tutto evidente che c’è notevole differenza tra una querela per diffamazione (ai cronisti può capitare) o una denuncia neppure sfociata in processo, rispetto - per esempio - a una condanna passata in giudicato. Che, in ogni caso, ove inflitta per diffamazione o altri reati connessi alla professione, certo non causa problemi alla sicurezza del sito. Invitiamo quindi la Questura a fare chiarezza sui criteri utilizzati per negare l’accredito anche a persone che risultano incensurate. Chiediamo inoltre al Prefetto d’intervenire a garanzia del diritto di cronaca e del diritto dei giornalisti di accedere all’Expo per svolgere regolarmente il proprio lavoro. L’Ordine dei giornalisti della Lombardia è pronto a tutelare i propri iscritti di fronte a eventuali discriminazioni o abusi.