Giornalista minacciato di morte dagli islamici ma il giudice svizzero assolve: "non è intimorito, continua a scrivere"

Un giudice della Pretura penale dei Lugano (Svizzera), Siro Quadri, ha accolto il ricorso di Peter Gebhardt contro il decreto di accusa per “tentata coazione” nei confronti di Stefano Piazza (in foto), giornalista pubblicista iscritto all’Ordine della Lombardia. Gebhardt, vicino a un reclutatore di estremisti islamici, condannato a due anni e sei mesi di detenzione dal Tribunale penale federale di Bellinzona, nel settembre 2018 aveva commentato sul social network Messanger un articolo di Piazza pubblicato dal Corriere del Ticino sotto il titolo “L’orrore dell’11 settembre tra realtà e complottismo” scrivendogli tra l’altro “non ci combatta signor Piazza altrimenti può fare la fine dei dipendenti di Charlie Hebdo (giustamente puniti con la morte)”. Nonostante il chiaro tenore della minaccia, il giudice svizzero non ha ritenuto provata la “coazione” del giornalista, poiché (si evince dalla motivazione resa solo oralmente, more locale) questi ha continuato a scrivere articoli e servizi giornalistici. L’Ordine dei giornalisti della Lombardia esprime forte preoccupazione per un verdetto che lascia del tutto scoperto il collega Stefano Piazza e che soprattutto finisce per incoraggiare forme molto aggressive di limitazione della libertà di espressione, con agghiaccianti allusioni a stragi effettivamente avvenute e imputabili al medesimo ambiente di estremismo islamico. Per questo motivo si augura un pronto ravvedimento negli auspicabili ulteriori gradi di giudizio.