La Camera approva (292 sì, 113 no, 29 astenuti) il Ddl sull'editoria

Sì dell'Aula della Camera dei Deputati al Ddl sul sostegno pubblico per il settore dell'editoria (C. 3317-3345-A).  Il testo, approvato con 292 sì, 113 no e 29 astenuti (Lega, Fdi e Al), passa ora al Senato. Qui sotto, in sequenza, i documenti e le prese di posizione di 12 presidenti di Ordini regionali (tra cui Lombardia e Lazio), del presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, Enzo Iacopino e di 17 vice presidenti del Cnog.
In allegato il pdf con il testo del Ddl editoria

Il documento dei 12 presidenti degli Ordini regionali favorevoli a Ddl


(ANSA) - ROMA, 2 MAR - "L'approvazione in prima lettura alla Camera del provvedimento riguardante l'Ordine dei giornalisti rappresenta un primo, importante passo ed un ottimo auspicio per giungere in tempi brevi all'attesa riforma". Lo si legge in una nota firmata da dodici presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti. "Le misure adottate - prosegue la nota - vanno nella direzione di stabilire piena rappresentanza e operatività all'organismo di categoria dotando di nuova efficacia ed autorevolezza uno strumento che, nello scenario attuale, deve interpretare esigenze e istanze di tutti i giornalisti italiani".
I presidenti firmatari sono Paola Spadari (Lazio), Gabriele Dossena (Lombardia), Filippo Paganini (Liguria), Carlo Bartoli (Toscana), Valentino Losito (Puglia), Cristiano Degano (Friuli Venezia Giulia), Dario Gattafoni (Marche), Riccardo Arena (Sicilia), Domenico Sammartino (Basilicata), Alberto Sinigaglia (Piemonte), Francesco Birocchi (Sardegna), Fabrizio Franchi (Trentino Alto Adige). (ANSA).


Il presidente del Cnog, Enzo Iacopino: si continuano a calpestare diritti

(ANSA) - ROMA, 2 MAR - "Dal marzo 2013 un provvedimento per cambiare la barbarie della legge sulla diffamazione rimbalza tra Camera e Senato, senza essere approvato. I colleghi continuano, intanto, ad essere condannati al carcere: ultimo in ordine di tempo un battagliero pubblicista di oltre 80 anni. In cinque
mesi viene, invece, votata una ipotesi di riforma dell'Ordine che non recepisce quanto proposto dal Consiglio dell'Odg, ma con cinque righe ispirate da chi è marginale nella categoria, cancella la memoria di Guido Gonella". Lo sostiene il presidente dell'Odg, Enzo Iacopino. "La libertà di stampa è, da ora, sicuramente più garantita. Siamo tutti più sereni - prosegue Iacopino -. Non si sentirà parlare, si illudono, di schiavitù nel mondo dell'informazione. Gli editori possono brindare assieme ai loro complici di mille misfatti: il contratto da fame, la vergogna della delibera sull'equo compenso, la devastazione di alcuni diritti di chi ha lavorato per una vita e quella di quanti, senza tutele, dovranno accontentarsi delle mancette in cambio di un lavoro sempre più faticoso". "Gli stessi editori che potranno continuare ad incassare danari pubblici, senza neanche dimostrare di avere retribuito i giornalisti - conclude il presidente Odg -. E potranno continuare a nascondere i molti interessi che hanno in altre attività così che i cittadini non sapranno mai perché certe notizie spariscono o vengono esaltate. E' davvero il momento di riflettere su chi fa questo lavoro e di dare voce ai diritti calpestati da patti tanto scellerati quanto inconfessabili".(ANSA).

I vice presidenti di 17 Ordini regionali: questa riforma penalizza i pubblicisti

La riforma dell’Ordine dei giornalisti è necessaria. Ma il Parlamento non può farsi ingannare da slogan propagandistici che con la suggestione dei suoni cercano di nascondere la realtà. Il mondo dell’informazione è cambiato. La differenza tra professionisti e pubblicisti non esiste più nei fatti. Sono migliaia e migliaia i pubblicisti che svolgono ogni giorno un lavoro senza il quale i quotidiani dovrebbero ridurre la foliazione e le emittenti radiofoniche e televisive i notiziari. Sono colleghi invisibili, a volte anche dal punto di vista economico, che un’elite di giornalisti garantiti punta a penalizzare con l’obiettivo di impadronirsi dell’Ordine. Il Parlamento non può approvare norme che penalizzerebbero i 75mila pubblicisti italiani. Esprimiamo forte preoccupazione per le evidenti manovre che, nell’ambito di un disegno di riforma che tutti auspichiamo, tendono a mortificare soprattutto la rappresentanza dei pubblicisti in Consiglio Nazionale. Il sistema elettorale attuale garantisce la presenza di tutte le singole regioni, cosa che sarebbe impossibile assicurare se passasse l’ultima stesura del provvedimento che ipotizza la riduzione a 36 consiglieri di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti. Di conseguenza, in Consiglio Nazionale, oltre 75 mila pubblicisti dovrebbero essere rappresentati al massimo da 12 colleghi. I 25 mila professionisti, invece, da 24. È facile prevedere che resterebbero, comunque, senza alcun consigliere le regioni con un minor numero di iscritti come Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta, mentre potrebbero avere serie difficoltà (almeno in una delle due rappresentanze) Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto. Nell’ultima stesura della proposta di legge è stata inserita addirittura anche la condizione che i pubblicisti sono eleggibili solo se hanno una posizione previdenziale attiva. Si tratta di un ulteriore elemento di discriminazione che di fatto determinerebbe l’esclusione di pensionati e disoccupati. Categorie sulle quali non spende neanche una parola l’elite dei giornalisti garantiti, che plaude a una riforma che dimentica di inserire la condizione che i contributi pubblici siano concessi solo agli editori che documentino di aver retribuito regolarmente e adeguatamente i giornalisti. Un problema posto, invece, dai vertici dell’Odg. Noi siamo i primi a volere una riduzione di pletoriche assemblee (anche quelle della FNSI e dell'INPGI) ma senza penalizzare esclusivamente i pubblicisti che, da sempre, mantengono economicamente gli Ordini, regionali e nazionale. Ci auguriamo che il Parlamento, nel definire la delega sulla riforma del nostro Ordine, riveda i criteri di riduzione e di attribuzione della rappresentanza delle due componenti della categoria. I vice presidenti degli Ordini regionali: Antonio Di Bacco (Abruzzo),  Michele Buono (Basilicata), Giuseppe Gigliotti (Calabria), Gennaro Guida (Campania),  Emilio Bonavita (Emilia Romagna),  Amos D’Antoni (Friuli),  Gino Falleri (Lazio),  Dino Frambati (Liguria),  Stefano Gallizzi (Lombardia),  Nicola Di Francesco (Marche),  Domenico Bertoni (Molise),   Ezio Ercole (Piemonte),  Natale Labia (Puglia),   Christine Helfer (Trentino),   Simona Maggi (Umbria), Michelle Meloni (Valle d'Aosta), Michela Canova (Veneto).