Uffici stampa, i contributi dall’Inps all’Inpgi sono un obbligo di legge. Senza rischi per le aziende

In un momento di forte dibattito e di grande preoccupazione per il futuro dell’Inpgi (Istituto nazionale previdenza giornalisti italiani) c’è una cospicua area di lavoro giornalistico che ancora attende di essere regolarizzata, secondo le applicazioni di legge. Si tratta del settore degli uffici stampa i cui contributi, secondo l’articolo 76 della legge 388 del 23 dicembre 2000 (che ha sostituito l’articolo 38 della legge 416 del 5 agosto 1981) devono essere versati all’Inpgi.

A questo proposito il consigliere dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo, ha lanciato una campagna per fare in modo che i giornalisti che lavorano negli uffici stampa regolarizzino i versamenti dei propri contributi all’Inpgi. Chi lavora negli uffici stampa (pubblici e privati), infatti, svolge lavoro giornalistico a tutti gli effetti. I primi riconoscimenti del lavoro giornalistico svolto dagli uffici stampa della Regione Lombardia risalgono al 1989 sotto la presidenza di Franco Abruzzo all’Ordine lombardo. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, con una delibera del 5 dicembre 2002 e del 9 giugno 2003, ha poi stabilito che l’attività di lavoro nell’ambito degli uffici stampa (comunicati stampa, schede informative, rassegna stampa, brochure informative, redazione di testi per siti internet, gestione di sale stampa, rapporti con la stampa) è da considerarsi di natura giornalistica. Una circolare del 24 settembre 2003 dell’allora ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha fissato questo obbligo anche per le Pubbliche Amministrazioni. L’obbligo d’iscrizione all’Inpgi del personale giornalistico addetto all’informazione nella Pubblica Amministrazione è infine sottolineato dalla circolare Inpgi n. 12 del 28 ottobre 2003. Lo stesso legislatore, d’altronde, con la Legge 150 del 7 giugno 2000, ha stabilito che il personale responsabile o gli addetti stampa della Pubblica Amministrazione deve essere obbligatoriamente iscritto all’Albo dei giornalisti. Una stima prudenziale indica fra i 3 e i 4 mila il numero dei giornalisti (professionisti, praticanti e pubblicisti) che, a tutt’oggi, sono ancora in attesa di regolarizzazione, con il passaggio dei versamenti dall’Inps all’Inpgi. Il tema è emerso dopo che nei primi sei mesi del 2015 sono state recuperate le posizioni di 19 giornalisti che lavorano come comunicatori in grandi aziende private, banche, multinazionali ed enti locali (Fiat Chrysler Automobiles, Porsche Italia, Wolkswagen Group Italia, Mercedes Benz Italia, Banca Popolare di Milano, Banco di Sassari, Comune di Salerno e Università della Calabria) per un totale di 1 milione e 613 mila euro trasferiti dall’Inps all’Inpgi. Sulla base di questi esempi i singoli giornalisti che chiedono il passaggio dei propri contributi dall’Inps all’Inpgi/1 possono farlo, senza rischi da parte delle aziende, senza interessi né sanzioni e senza vertenze legali.