Esercizio abusivo professione. Ordine propone “foglio rosa”

Riguarda tutte le attività per le quali è richiesta una speciale abilitazione dello Stato. Il richiamo dell’OdG: a rischio coloro che vogliono diventare pubblicisti

La legge che inasprisce le pene per l’esercizio abusivo delle professioni per le quali è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, approvata dal Senato in prima lettura, potrebbe avere conseguenze negative su chi pubblica informazioni di pubblico interesse senza essere un giornalista e anche su chi fa attività giornalistica per acquisire i titoli richiesti per l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti.

La legge innalza le sanzioni previste dall’art. 348 del codice penale. Oggi l’abusivo rischia sino a sei mesi di carcere e una multa da 106 a 516 euro. Il nuovo testo prevede il carcere sino a due anni e una multa da diecimila a sessantamila euro.

La norma è stata concepita per frenare il crescente esercizio abusivo di alcune alcune attività professionali in particolare nel campo medico e odontoiatrico, ma nell’attuale formulazione riguarda anche il giornalismo. Perciò l’Ordine nazionale dei Giornalisti ha espresso preoccupazione e ha chiesto un’integrazione del testo con una norma di salvaguardia per coloro che fanno attività giornalistica per accedere alla professione.

Chi vuole diventare pubblicista, infatti, deve pubblicare articoli in modo continuativo e retribuito per almeno due anni e questa sua attività potrebbe ricadere in pieno nelle sanzioni aggravate creando un ostacolo nell’accesso alla professione. Per l’OdG servirebbe “una sorta di ‘foglio rosa’ per gli aspiranti pubblicisti che consentirebbe, oltre ad evitare il rischio di incriminazione per abusivismo, di ridurre i casi di sfruttamento ad opera di troppi editori ed a vincolare ai doveri deontologici quanti intendono occuparsi di informazione”.

L’ultima parola spetta adesso alla Camera dei Deputati.

GM