Indro Montanelli. Uno straniero in Patria

Autore: 
Giancarlo Mazzuca
Editore: 
Cairo Editore (2015, pag.156, € 14)

"E' il mio tardivo omaggio a un uomo indimenticabile che ha cambiato, irrimediabilmente, le nostre vite: oggi più di ieri sentiamo la sua mancanza, il suono del suo vocione, i 'bischeri' che ci affibbiava, la forza delle sue idee, la serenità di essere al suo fianco. Si considerava 'straniero in Italia', ma, in realtà, è stato il più italiano di tutti noi". Tardivo? No, perché non è mai tardiva l'esternazione di un affetto, di un legame profondo. Come quello che ha legato Giancarlo Mazzuca al Maestro, a Indro Montanelli. Con "Indro Montanelli. Uno straniero in patria" (Cairo publishing), Mazzuca raccoglie in un agile pamphlet "quegli aneddoti che Montanelli ci regalava in redazione". In realtà è molto di più. Certo, in queste pagine sfavilla l'aneddotica montanelliana, molto spesso sapientemente alimentata dall'interessato. Davvero il maresciallo Mannerheim, eroe della resistenza finnica all'invasione sovietica, intercesse per Cilindro che languiva a San Vittore? E il racconto che il Maestro faceva ai Montanelli boys del figlio avuto da una bellissima signora scozzese era verità o sogno inespresso, desiderio inappagato? Poco importa. Perché quando si parla di leggende (e quando le leggende parlano) il confine fra realtà e immaginario è indistinguibile come la linea del più lontano orizzonte. "Corriere della Sera", "il Giornale", l'avventura effimera eppure splendida con "La Voce". Il giornalista. Il direttore. Capace di orientare gli umori dell'elettorato con il famoso invito "Turatevi il naso e votate Dc", quando, alle politiche del '76, era nell'aria il sorpasso da parte del partito comunista. Lo stesso Berlinguer lo paragonò, cavallerescamente, allo slogan coniato da Giovannino Guareschi nel '48: "Nel segreto della cabina Dio ti vede, Stalin no". L'amico fedele e non sempre ripagato.

L'uomo generoso, grande cuore occultato da ruvida scorza. Nel 1987, dieci anni dopo essere stato ferito nei giardini di via Palestro, incontrò e parlò con i suoi attentatori, fino a scherzare con loro: "Sono stati bravi, mi hanno sparato quattro colpi senza uccidermi o azzopparmi, e non è facile". Montanelli raccontato dai suoi "ragazzotti", oggi grandi firme di testate spesso schierate su opposte trincee. E' questa l'originalità del libro di Mazzuca che si riserva comunque l'ultima parola: "Caro Indro, 20 anni dopo Ti rimpiangiamo ancora. Tantissimo. Ma le voci dei tuoi ragazzi, tutte diverse, con sfumature che vanno dai colori più accesi alla dolcezza della moderazione, percorrendo le strane strade che il destino ha loro assegnato, sono ancora lì, a testimoniare la bellezza del mestiere che solo Tu potevi insegnarci". Ricordo. Rimpianto. Nostalgia. Affetto. Tutto questo. Ma non solo. Ogni pagina è un ritorno al passato e insieme un rilancio verso il futuro. La grande storia del Vecchio continua e continuerà all'infinito.