Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c’era

Autore: 
Paolo Di Paolo
Editore: 
Rizzoli. pag. 224 - € 17

Un ragazzino romano compra tutte le mattine un giornale e ne conserva ogni copia con cura, per leggervi ciò che vi scrive un signore, ormai ottantenne, che lui ammira. Un bel giorno, il ragazzino scrive una lettera con la vecchia macchina del nonno e la invia al suo “idolo”. E la penna più prestigiosa del “Corriere della Sera” non solo gli risponde pubblicamente nella sua rubrica, ma lo chiama al telefono di casa, dove con la sua voce profonda e inconfondibile si annuncia: “Sono Montanelli”. Sembra una favola, ma è tutto vero. Il ragazzino si chiama Paolo Di Paolo, diventerà uno scrittore e questo è soltanto uno degli episodi narrati in un suo libro particolare –“Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c’era”-, a metà strada tra il racconto personale e l’omaggio a quella “maestosa solitudine” che ha avuto il privilegio di incrociare, a un “Maestro” di indipendenza, di libertà e di scrittura “che si staccava dalle altre del suo tempo come qualunque colore si stacca dal grigio”. Di Paolo ha scritto molte altre lettere a Montanelli al “Corriere della Sera” e coltiverà la sua “passione” e dedizione al Maestro oltre la sua scomparsa, diventando un custode della sua memoria. Con “Tutte le speranze”, lo scrittore –finalista, tra l’altro, al Premio Strega 2013 con “Mandami tanta vita”- chiude una specie di “trilogia montanelliana postuma”, dedicata al grande giornalista scomparso nel 2001: sempre per Rizzoli, ha curato la pubblicazione dell’antologia “La mia eredità sono io. Pagine da un secolo” (2008) e dell’epistolario “Nella mia lunga e tormentata esistenza. Lettere da una vita” (2011). Una vita, a proposito della quale Di Paolo in “Tutte le speranze” scrive: “Quante vite dentro una vita sola: quest’avventura così intensa, irripetibile, affollata di volti, di storie, di viaggi, carica di rischi, di errori, di ombre, di abbagli, di successi e di fallimenti, di fedeltà a se stessi. Questa maestosa solitudine. E’ stato per me un privilegio, una fortuna averla sfiorata”. (Antonio Andreini).