Reporter senza frontiere: 74 giornalisti uccisi nel mondo nel 2016. La Siria il Paese più a rischio

Almeno 74 giornalisti, professionisti e non, sono stati uccisi mentre svolgevano il proprio dovere. È il dato che emerge nell'annuale rapporto stilato da Reporter senza frontiere e aggiornato al 10 dicembre scorso. Uccisioni in calo rispetto al 2015, quando sono stati uccisi 101 giornalisti, ma solo perché «i giornalisti non hanno avuto altra scelta che lasciare i Paesi diventati troppo pericolosi», spiega lo studio. Siria, Iraq, Libia, Yemen, Afghanistan, Burundi e Messico i luoghi più letali per gli operatori dei media. Luoghi che, a seguito della fuga dei giornalisti, sono scomparsi dai radar dell'informazione libera. In quasi tre casi su quattro i reporter sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi. Come è avvenuto in Afghanistan, dove solo quest'anno sono stati uccisi 10 giornalisti, sette dei quali morti in un attacco suicida contro un minibus del canale televisivo privato Tolo nel mese di gennaio, attacco rivendicato dai talebani. «La violenza contro i giornalisti – dice Christophe Deloire, segretario generale di Rsf – è sempre più consapevole: vengono presi di mira e uccisi per via del loro lavoro. Una situazione allarmante che riflette il fallimento evidente delle iniziative internazionali per la protezione dei reporter e che ha firmato la condanna a morte dell'informazione indipendente in troppe arre del mondo. Chiediamo alle Nazioni Unite di trovare il modo di dare concretezza alle risoluzioni e al nuovo Segretario generale, Antonio Guterres, di nominare un rappresentante speciale per la protezione dei giornalisti».