Condé Nast, sul Fatto Quotidiano una pagina del Cdr contro la cassa integrazione

E’ fissato per oggi, giovedì 8 marzo, negli uffici della Regione Lombardia, l’incontro durante il quale, sottolinea la Fnsi, Condé Nast deciderà “definitivamente e in maniera unilaterale” di mettere in cassa integrazione a zero ore cinque giornaliste. L’incontro arriva dopo un lungo braccio di ferro tra l’editrice e il Cdr del gruppo, affiancato anche dalle associazioni sindacali territoriali e nazionali, durante il quale i rappresentati dei giornalisti hanno invitato più volte Condé Nast a tornare sui suoi passi, e trovare altri spazi per il reinserimento in organico delle redattrici. Ieri i giornalisti del gruppo che edita tra l’altro Vogue e Vanity Fair hanno acquistato una pagina sul Fatto Quotidiano per rivolgere un ultimo appello all’editrice. Ecco il testo: “I giornalisti di Condé Nast, sulla scia delle iniziative sindacali poste in atto fino ad ora insieme all’Associazione Lombarda Giornalisti e Fnsi, tornano a chiedere alla casa editrice di Vogue, Vanity Fair, Glamour, Wired, GQ, AD, Traveller e La Cucina Italiana di non festeggiare l’8 marzo mettendo in cassa integrazione a zero ore 5 donne. Il ricorso unilaterale a questo tipo di ammortizzatore sociale per le poche colleghe che dopo la chiusura delle loro testate non hanno accettato un incentivo (5 su 14 personbe, 5 su un organico attuale di 103), è in contrasto stridente con la storia e il prestigio della casa editrice Condé Nast, che ha sempre gestito questi eventi ricollocando i giornalisti o ricorrendo alla solidarietà. Così come è inb contrasto la realizzazione di nuovi progetti editoriali che escludono al loro interno le professionalità giornalistiche. L’azienda prospetta inoltre il taglio di 14 nuovi esuberi. Questo mentre le redazioni sono affaticate e sottostaffate, dopo che in 4 anni di solidarietà, dal 2013 a dicembre scorso, sono usciti già 54 colleghi. I giornalisti di Condé Nast, rafforzando le istanze avanzate più volte insieme all’Associazione Lombarda Giornalisti e Fnsi e avendo sempre a cuore il dialogo e il confronto tra le parti, chiedono all’amministratore delegato di ripensare a questa decisione e tornare sui suoi passi.