I "fluttuanti di redazione" un precariato permanente


Relazione dei consiglieri Letizia Gonzales e Laura Mulassano
(responsabili dell’Urp)
I "fluttuanti di redazione" un precariato permanente

I "fluttuanti di redazione"
un precariato permanente

Relazione dei consiglieri Letizia Gonzales e Laura Mulassano
(responsabili dell’Urp)

Quest’anno abbiamo deciso di dedicare la nostra relazione annuale a
tutti quei giovani precari che vivono l’odissea della flessibilità.
Sono in genere trentenni, maschi e femmine, che si rivolgono ai nostri
uffici chiedendo informazioni per accedere alla professione. "Voglio
sostenere l’esame a Roma" ci dicono spesso "e diventare giornalista
professionista" anche se non hanno in tasca uno straccio di contratto.
Sono freelance figli dell’uso distorto della legge Biagi che ha
costellato il mondo dei giornali di collaboratori, i così detti
"fluttuanti di redazione" che cumulano contrattini su contrattini senza
poter accedere, se non molto raramente a veri contratti di lavoro.
Quella dei precari permanenti è una piaga che ho denunciato più di una
volta nel corso di questi anni, che si è abbattuta come un tsunami
devastante su moltissimi giovani non solo della nostra categoria, in
nome di un distorto concetto di flessibilità. I moderni sociologi del
lavoro li chiamano "nomadi multiattivi" per sintetizzare una condizione
di vita che li costringe a mettere in discussione almeno una volta
l’anno se non più spesso la qualità del loro lavoro, con l’ansia ogni
volta di rincominciare dai colloqui a raffica, dai curriculum spediti a
pioggia per ottenere di ritorno soltanto l’ennesimo contrattino. Questi
giovani bloccati nelle loro aspirazioni di progetti per un futuro
remoto, persino in quello banale di cambiare la macchina rivendicano lo
"status" del giornalista per ottenere almeno l’appartenenza ad una
grande famiglia con il segreto sentire di un diritto ad un risarcimento
morale per un lavoro precario continuamente da ricostruire come un
infinito pedaggio che non termina mai.
Nell’epoca dei lavoratori
senza fissa dimora, l’Ordine è il primo punto sul territorio dove
rivolgersi per trovare assistenza, informazioni ed alcune volte
supporto umano, facce amiche con le quali sfogarsi, raccontare del
proprio malessere e della grande solitudine dei sotto lavoratori.
Successivamente questi giovani scoprono le altre istituzioni della
nostra categoria dal sindacato all’Inpgi anche se da queste non si
aspettano niente.
L’appartenere alla generazione dei garantiti, a
quei fortunati che hanno maturato una pensione decente, a quelli che
oggi supportano spesso i figli precari, mette a disagio quando dobbiamo
spiegare loro che no, non ci sono le condizioni per ottenere il
praticantato d’ufficio, il guadagno annuale è insufficiente e non
raggiunge il tetto richiesto, l’esperienza maturata ha qualche lacuna.
Ecco, quando ci si trova di fronte a queste facce deluse ci si chiede
se le regole che governano l'accesso alla nostra professione tengono
conto di questo crudele mercato del lavoro, attraversato spesso da
editori senza scrupolo che "ti lasciano libero" quando scade il
contrattino, come si usa dire, che ti trattano " come un vecchio
softwear, pronto da disinstallare quando ne arriverà uno più economico"
come racconta un precario in una bella inchiesta pubblicata
recentemente da Repubblica e intitolata "paura del domani".
Anche il
consulente legale, avv. Luisella Nicosia, ed il consulente fiscale,
dott. Salvatore Gentile, registrano nei loro colloqui il forte disagio
di tanti giovani di oggi. Luisella Nicosia, da oltre sei anni allo
sportello per l’assistenza legale, che ha ricevuto nell’ultimo anno
circa un migliaio di giovani, come d’altronde il fiscalista e noi
consiglieri, segnala il crescente disinteresse da parte degli editori,
piccoli, medi ma anche grandi (dai periodici ai quotidiani, alle
emittenti radiotelevisive) per le retribuzioni dei collaboratori, come
se per il freelance fosse un grande privilegio lavorare gratis o
vedersi commissionare dei pezzi che non saranno mai pubblicati. Sempre
più diffuso poi il fenomeno del mobbing all’interno delle aziende, ci
dice ancora Nicosia, soprattutto là dove ci sono giornalisti di
consolidate posizioni di reddito per grandi capacità professionali, ma
oramai pronti per una prematura "rottamazione" in nome di improbabili
sinergie aziendali o delle così dette "ristrutturazioni" per far
quadrare i conti economici. Pessimismo? Bè, il quadro non è roseo visto
dalla finestra del nostro osservatorio, anche se spesso la "passione"
per questo lavoro fa sì che molti giovani continuino tenacemente a
tener duro per ottenere una buona qualità della vita, nonostante
l’eccesso di flessibilità.

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Nel corso del 2004
recuperati 35mila euro

Dalla relazione dell’avv. Luisella Nicosia:

"Per quanto riguarda il recupero crediti, nel corso del 2004, sono
state avviate numerose nuove pratiche. Di queste, solo poche hanno
trovato soluzione con l'immediato pagamento da parte del debitore
diffidato a mezzo di lettera raccomandata, in maggior numero hanno
avuto sbocco in sede giudiziale. Sono arrivate a conclusione vertenze
già pendenti, con recupero di crediti per complessivi 35.500,00
(trentacinquemilacinquecento) Euro.
Quanto all'entità dei crediti
vantati dai giornalisti che si sono rivolti al servizio, va infine
precisato, che si tratta di cifre comprese tra un minimo di 250 Euro e
un massimo di 15.000. Per concludere, una notazione, ricavata
direttamente dall'esperienza di questi anni di assistenza legale,
affinché possa servire come richiamo a un corretto comportamento tra
colleghi. A volte, duole constatarlo, sono proprio alcuni giornalisti
trasformatisi in editori (ma vale anche per certi direttori!) a
dimenticare la buona abitudine (e anche questa è deontologia) di
rispettare il lavoro di chi assicura prestazioni preziose alle varie
pubblicazioni, negando i compensi, sottraendosi a un rapporto
collaborativi con il collega esterno, continuando a commissionare
lavoro pur sapendo che la propria azienda è in fase di liquidazione o
prossima al fallimento, così ingannando il collaboratore, offrendo
compensi vergognosi e poco rispettosi del decoro e della dignità
dell'intera categoria".

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La "legge Biagi"
problema sofferto

Dalla relazione del dott. Salvatore Gentile
(Studio Marcianesi & Partners)

(Studio Marcianesi & Partners)

Nel corso del 2004, le richieste di informazioni sono state numerose
come di consuetudine, infatti si può ritenere che i contatti sia
mediante colloqui telefonici che attraverso incontri personali, abbiano
superato 1.200. Nel corso di tale anno, l’aspetto che ha maggiormente
interessato i giornalisti è stato l’impatto che ha prodotto la nuova
normativa prevista dalla legge n. 30 del 14 Febbraio 2003 (Riforma Biagi).
Per
completezza informativa va segnalato che la riforma Biagi si applica ai
pubblicisti ma non ai giornalisti professionisti, in quanto il comma 3
dell’art. 61 Dlgs 276/2003 sancisce che "sono escluse le
professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria
l’iscrizione in appositi albi professionale".
Nel caso dei
giornalisti tale norma si riferisce esclusivamente ai giornalisti
professionisti, e non ai pubblicisti (che svolgono attività
giornalistica, ma non la professione giornalistica).
Al fine di
agevolare tutti gli iscritti nell’applicazione della normativa in esame
si riportano di seguito i requisiti minimi del contratto a progetto:

  • Forma scritta,
  • Indicazione della durata del rapporto di collaborazione e del progetto,
  • Il corrispettivo e i criteri usati per la sua quantificazione,
  • Descrizione e definizione del progetto.