Giornalismo, bisogna
tornare ai fondamentali
Relazione di Walter Passerini Condirettore per la Didattica
del Master biennale in giornalismo dell’Università Cattolica di Milano
QUANDO 3 X 3 PUÒ FARE… 10. GIORNALISMO, LA PROFESSIONE PIÙ AMATA DAI GIOVANI. Non se la passa troppo bene, ma resta la professione più amata dai giovani. Il giornalismo vive un momento di riflessione, di forte drammatizzazione e di "rivoluzione". Di riflessione, etimologicamente, che può trovare prospettive nuove non rinchiudendosi nella fortezza delle vecchie certezze ma aprendoci alla sfide. Di drammatizzazione, perché la guerra è il momento spesso più alto ma anche più tragico di una professione che trova sul campo la sua identità (56 giornalisti uccisi nel 2004). Di rivoluzione per quel che sta capitando nei quotidiani, ma non solo, con l’avvento di nuove formule che, dietro l’apparenza della razionalità tecnologica, nascondono opportunità e insidie.
I TRE SAPERI MINIMI NECESSARI. Non si tratta di rifondare ma di ricordare e, semmai, di ri-tornare. Dove? Ai fondamentali. Nella Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica di Milano si parla spesso, e si cerca di mettere in pratica, la teoria dei tre saperi necessari. Sarà perché viene da lontano (le origini risalgono al 1961, quando il filologo e storico del teatro, Mario Apollonio, fondò la Scuola superiore di giornalismo e mezzi audiovisivi, oggi Master biennale in giornalismo, con 20 studenti ogni anno). Sarà per l’ambizione di voler sempre fare sistema (il Master in giornalismo è oggi inserito nell’Alta scuola in media, comunicazione e spettacolo, che offre altri sei master e dottorati di ricerca). Sarà per il vezzo dei semiologi, abili a coniare definizioni, e per la presenza mista di docenti universitari e di noti professionisti della carta stampata e delle radio-Tv. Sarà per quel mix di soggettività e di istituzione che da sempre la caratterizza e che è parte integrante del suo Dna, ma la formula dei tre saperi rappresenta ancora oggi una bussola utile. La premessa culturale è che il giornalismo è una professione e non solo un mestiere, che il giornalismo ha una deontologia stabilita dalla legge sull’Ordine e che il giornalista è un comunicatore ma di tipo diverso dagli altri comunicatori. Uno dei differenziali sta proprio nel tentativo di tenere insieme nell’offerta formativa i tre saperi: i saperi pratici (su cui la Scuola ha prodotto innovazioni importanti), i saperi, senza aggettivi (le conoscenze fondative necessarie e una buona cultura di base), e i saperi critici (la chiave di lettura degli avvenimenti e la qualità dell’interpretazione, ricordando che il giornalista è un professionista ma anche persona).
LE TRE SFIDE DEL FUTURO. E’ con questa visione che il Master affronta le sfide del futuro, che sinteticamente, tra le tante, possono essere ridotte a tre. La prima sfida è la capacità di corrispondere a una domanda e a una forte aspirazione che viene dai giovani, che desiderano diventare giornalisti. Si tratta oggi di ragazzi con laurea, ma più giovani che in passato. Tecnicamente spesso dotati, ma socialmente e criticamente qualche volta meno attrezzati. La sfida vera è come accompagnarli alla professione, che desiderano e che spesso mitizzano, senza creare delusioni, ma fornendo quel che davvero serve, rispettando sempre il patto formativo, senza produrre uniformità e conformismi, ma dotandoli di forte spirito critico. Senza nascondere che il mercato, troppo spesso mitizzato, rappresenta un impatto forte sulle condizioni in cui si svolge oggi la professione, schiacciata tra assunzioni regolari col contagocce, collaborazioni esterne, un destino da free lance e le sirene delle pubbliche relazioni. La seconda sfida è quella del rapporto ambiguo tra informazione e pubblicità. L’invadenza del marketing e della pubblicità è sotto gli occhi di tutti. Vanno ristabilite le regole, che restano quelle della netta separazione e della reciproca autonomia. Un male oscuro pervade le redazioni: speciali, redazionali, "marchette" convivono con la produzione delle notizie, in una macedonia non sempre invitante. A ciascuno il suo mestiere e la sua professione. Sapendo che ciò che tiene in piedi un giornale è il rispetto, nella separazione, di tutti. E che il peso di pubblicità e dei cosiddetti prodotti collaterali è oggi in termini di ricavi nettamente al di sopra dei ricavi da vendite e da copie. La terza sfida è l’accennata "rivoluzione" in corso. La chiamano "full color", ma il colore è solo una parte. La chiamano "all in", che significa tutto dentro un unico dorso, ma non è tutto. Di sicuro è una trasformazione che cambierà i quotidiani. Per molti sarà il tramonto dei dorsi, dei supplementi e della segmentazione dei target. Avremo modo di riparlarne, perché vivremo in diretta, insieme ai nostri aspiranti giornalisti questa rivoluzione. Sarà una trasformazione produttiva, organizzativa, tecnica, grafica e cromatica, ma anche nei linguaggi, nei modi di scrivere e nella dislocazione del potere. Come sempre le sfide sono un insieme di rischi e di opportunità. Siamo convinti che queste ultime prevarranno sui primi.

