Esselunga-Repubblica-Rai. Le notizie non sono in vendita

Il caso Esselunga di viale Papiniano, a Milano, impone una riflessione alla quale la categoria dei giornalisti e l’opinione pubblica non si possono sottrarre. La magistratura sta indagando su un grave episodio di aggressione ai danni di una dipendente del supermercato in questione.

Il quotidiano La Repubblica e la Rai hanno riferito il fatto, esercitando il loro diritto di cronaca e di critica, Esselunga ha risposto con una pagina pubblicitaria a pagamento sul Corriere della Sera, adombrando querele e richieste di risarcimento danni nei confronti di Cgil, Uil, Repubblica e Rai per il danno subito. Il diritto di cronaca e di critica da parete dei giornalisti nonché il diritto all’informazione da parte del cittadino sono sanciti e tutelati da leggi (art. 21 Costituzione e Legge n. 69/1963, in primis) che non si possono violare e da sentenze (Corte Costituzionale 105/1972, Cassazione penale F.It. 1982, II313; G.It. 1982, II, 346; G. Pen. 1994, II, 496 e altre) che è opportuno non disconoscere.

In nessun caso un giornalista può accettare condizionamenti dalle fonti per la pubblicazione o la soppressione di una informazione. Tanto meno se una delle fonti, anziché col trasparente confronto sulla verità dei fatti, divulga le proprie informazioni attraverso una inserzione pubblicitaria. Le notizie non si pagano e non hanno prezzo.