PROTOCOLLO SULLA TRASPARENZA PUBBLICITARIA

Protocollo d’intesa
firmato il 14 aprile 1988 tra il Consiglio nazionale dell’Ordine dei
giornalisti e la Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), e
Associazione italiana agenzie di pubblicità a servizio completo
(Assap), Associazione italiana studi di comunicazione (Aisscom),
Associazione agenzie di relazioni pubbliche a servizio completo
(Assorel), Federazione relazioni pubbliche italiana (Ferpi),
Associazione italiana delle organizzazioni professionali di tecnica
pubblicitaria (Otep), Associaizone italiana di tecnici pubblicitari
(Tp). Il diritto-dovere ad una veritiera e libera
informazione è principio universale nel quale si riconoscono e al
rispetto del quale si impegnano le categorie professionali firmatarie
del presente accordo. Il cittadino è titolare del diritto ad una
corretta informazione. Nei confronti del pubblico (lettore-ascoltatore)
la responsabilità della correttezza dei messaggi è – ciascuno per la
sua parte – delle categorie professionali delle comunicazioni di massa. Primo dovere è di rendere sempre riconoscibile l’emittente del messaggio. Il lettore o lo spettatore dovrà essere sempre in
grado di riconoscere quali notizie, servizi od altre attività
redazionali sono responsabilità della redazione o di singoli firmatari
e quali invece sono direttamente e liberamente espresse da altri. Nel caso di messaggi pubblicitari, dovrà essere
riconoscibile al lettore, spettatore o ascoltatore l’identità
dell’emittente in favore del quale viene trasmesso il messaggio, che
può essere identificato come impresa od ente o anche come singola marca
o prodotto o servizio purché chiaramente identificabile o riconoscibile. Dovrà essere inoltre riconoscibile al mezzo di
informazione che ospita la pubblicità (editore, emittente
radiotelevisiva o altri) non solo l’identità di chi per conto del mezzo
vende tempo e spazio (concessionaria), ma anche sempre l’identità del
committente. Nel caso delle relazioni pubbliche, dovrà essere
nota al giornalista (o altro operatore culturale) che riceve
un’informazione non solo l’identità di chi la emette o trasmette
(agenzia di relazioni pubbliche o singolo professionista) ma anche
quella del committente (impresa, ente o gruppo di opinione) per conto
del quale l’informazione viene trasmessa. In ogni caso la “firma” di ciascun messaggio deve essere chiara e trasparente. Le categorie firmatarie di questo accordo
convengono quindi sull’obbligo per i propri iscritti di rispettare la
competenza, l’autonomia e la specifica professionalità delle altre
categorie; e quindi di astenersi da iniziative che incrocino e
confondano le competenze di professioni diverse. Al fine di una
distinzione netta di differenti forme di comunicazione di massa, e di
una compiuta autonomia di esse e delle professionalità specifiche,
Assap, Ferpi, FNSI, Ordine dei giornalisti, Otep e T.P. concordano
sulla necessità di assicurare una più diffusa conoscenza - sia da parte
degli appartenenti alle diverse categorie, sia da parte del pubblico -
delle norme e dei codici di comportamento che regolano i settori del
giornalismo, della pubblicità e delle relazioni pubbliche; sulla
valutazione che i principi ed i fini di tali norme e codici di
comportamento sono comuni; sulle constatazioni che la piena conoscenza
e la compiuta applicazione di dette normative è strumento adatto e
sufficiente ad assicurare trasparenza e correttezza nella comunicazione
di massa, nel rispetto dei ruoli distinti delle diverse categorie di
operatori. In forza dei principi enunciati, e in coerenza con
le norme ed i codici di comportamento vigenti per ciascuna delle
categorie professionali della comunicazione, si conviene quanto segue: a) Per l’attività professionale non si dovranno
accettare, richiedere od offrire (anche se con il consenso del datore
di lavoro o committente) compensi di alcun genere che possano
confondere o sovrapporre i ruoli professionali. b) Le attività economiche, i beni (prodotti e
servizi) e le opinioni di singoli enti e gruppi possono essere soggetto
di messaggio pubblicitario, di attività di relazioni pubbliche o di
informazione giornalistica, senza alcuna limitazione o censura né
reciproco condizionamento, nel solo rispetto delle leggi vigenti e
delle norme di autodisciplina. Ma il “tipo” di messaggio deve essere
riconoscibile e la collocazione di messaggi di natura diversa deve
essere distinta. c) L’obbligo di correttezza è nei confronti di
tutti i soggetti (pubblico, mezzi, aziende o enti). Le categorie
sottoscriventi riconoscono perciò la necessità della massima
correttezza non solo nei rapporti reciproci ma anche nei confronti dei
rispettivi committenti e porranno la massima attenzione alla veridicità
delle informazioni trasmesse. Ciò implica in particolare per la
professione giornalistica (in ragione della sua responsabilità “in
proprio” dell’informazione) la verifica preventiva di attendibilità e
di correttezza di quanto viene diffuso e la adeguata correzione di
informazione che, dopo la loro diffusione, si rivelino non esatte,
specialmente quando tali notizie possano risultare ingiustamente lesive
o dannose per singole persone, enti o categorie. d) Gli associati delle organizzazioni firmatarie
sono tenuti ad agire in modo tale da non indurre i componenti di altre
categorie professionali a discostarsi dalle norme di comportamento
proprie di ciascuna. Assap, Ferpi, FNSI, Ordine dei giornalisti, Otep e
T.P., per dare efficacia a questo accordo, stabiliscono di costituire
un Comitato permanente, formato da un rappresentante per ciascuno degli
organismi firmatari. Il Comitato si riunirà in via ordinaria tre volte
l’anno, e comunque in tutte le occasioni in cui ciò sia richiesto
dall’insorgere di questioni, comuni o reciproche, che ricadano nei temi
oggetto del presente accordo anche su richiesta di una singola
associazione firmataria. Il Comitato potrà ricevere segnalazioni o
richieste da iscritti alle singole organizzazioni o da esse trasmessi
sulla base di esposti di cittadini. Il Comitato, accertato che il caso
rientri nelle materie oggetto del presente accordo, potrà decidere di
sottoporlo agli organi di vigilanza e autodisciplina delle singole
categorie. Il Comitato avrà soltanto potere di iniziativa nei
confronti degli organi giudicanti, delle singole organizzazioni, ai
quali soltanto rimarrà affidato – secondo le norme ed i regolamenti in
vigore – il compito di pronunciarsi nel merito dei singoli casi.