GIOVANNI PAOLO II MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 14a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Diletti fratelli e sorelle in Cristo. La Chiesa cattolica celebrerà il 18 maggio prossimo la giornata
mondiale delle comunicazioni sociali, in ossequio a quanto disposto dal
Concilio ecumenico Vaticano II, il quale in uno dei suoi primi
documenti ha stabilito che ogni anno, in tutte le diocesi, vi sia una
giornata nella quale i fedeli preghino perché il Signore renda più
efficace il lavoro della Chiesa in questo settore e perché ognuno
rifletta sui propri doveri e contribuisca con l’offerta a mantenere e
incrementare le istituzioni e le iniziative promosse dalla Chiesa nel
campo delle comunicazioni sociali. Nel corso di questi anni tale giornata è andata acquistando
un’importanza crescente; in molti paesi, inoltre, i cattolici si sono
associati ai membri di altre comunità cristiane nel celebrarla,
offrendo così un opportuno esempio di solidarietà, conforme al
principio ecumenico di «non compiere separatamente quanto può essere
compiuto insieme». Di questo dobbiamo essere grati al Signore. Quest’anno, in sintonia col tema del prossimo sinodo dei Vescovi
che considererà i problemi riguardanti la famiglia nelle mutate
circostanze dei tempi moderni, siamo invitati a portare la nostra
attenzione sui rapporti tra mass-media e famiglia. Un fenomeno che oggi
investe tutte le famiglie anche nel loro intimo è proprio la vasta
diffusione degli strumenti della comunicazione sociale: stampa, cinema,
radio e televisione. E’ ormai difficile trovare una casa in cui non sia
entrato almeno uno di tali strumenti. Mentre fino a pochi anni fa la
famiglia era formata da genitori, figli, e da qualche altra persona
legata da vincoli di parentela o di lavoro domestico, oggi, in certo
senso, il cerchio si è aperto alla «compagnia» più o meno consueta di
annunciatori, attori, commentatori politici e sportivi ed anche alle
visite di personaggi importanti e famosi, appartenenti a professioni,
ideologie e nazionalità diverse. E’ questo un dato di fatto che offre straordinarie opportunità, ma
che nasconde anche insidie e pericoli non trascurabili. La famiglia
risente oggi delle forti tensioni e del crescente diso­rien­tamento,
che caratterizzano la vita sociale nel suo insieme. Sono venuti meno
alcuni fattori di stabi­lità che le assicuravano, nel passato, una
salda coesione interna e le consentivano - grazie ad una completa
comunanza di interessi e di bisogni e ad una convivenza spesso non
interrotta neppure dal lavoro - di svolgere un ruolo decisamente
prevalente nella funzione educativa e socializzante. In questa situazione di difficoltà, e a volte, perfino di crisi, i
mezzi di comunicazione sociale intervengono spesso come fattori di
ulteriore disagio. I messaggi che essi recano presentano non raramente
una visione deformata della natura della famiglia, della sua
fisionomia, del suo ruolo educativo. Essi possono introdurre, inoltre,
fra i suoi componenti abitudini negative di fruizione distratta e
superficiale dei programmi offerti, di acritica passività di fronte ai
loro contenuti, di rinuncia al confronto reciproco e al dialogo
costruttivo. In particolare, mediante i modelli di vita che essi
presentano, con la suggestiva efficacia dell’immagine, delle parole e
dei suoni, tendono a sostituirsi alla famiglia nei compiti di
avviamento alla percezione ed all’assimilazione dei valori esistenziali. A tale riguardo, è necessario sottolineare l’influenza crescente
che i mass-media, e tra questi specialmente la televisione, esercitano
sul processo di socializzazione dei ragazzi, fornendo una visione
dell’uomo, del mondo e dei rapporti con gli altri, che spesso
differisce profondamente da quella che la famiglia intende trasmettere.
I genitori in molti casi non se ne preoccupano abbastanza. Attenti in
genere a vigilare sulle amicizie che i loro figli intrattengono, essi
non lo sono altrettanto nei confronti dei messaggi che la radio, la
televisione, i dischi, la stampa ed i «fumetti» recano nell’intimità
«protetta» e «sicura» della loro casa. In tal modo i mass-media entrano
spesso nella vita dei più giovani senza quella necessaria mediazione
orientatrice da parte dei genitori e degli altri educatori, che
potrebbe neutralizzare eventuali loro elementi negativi e valorizzare
invece convenientemente i non piccoli apporti positivi, capaci di
servire allo sviluppo armonioso del processo educativo. E’ indubbio, per altro, che gli strumenti della comunicazione
sociale rappresentano anche una fonte preziosa di arricchimento
culturale per il singolo e per l’intera famiglia. Dal punto di vista di
quest’ultima, in particolare, non va dimenticato che essi possono
contribuire a stimolare il dialogo e l’interscambio nella piccola
comunità e ad ampliarne gli interessi, aprendola ai problemi della più
grande famiglia umana; essi consentono, inoltre, una certa
partecipazione ad avvenimenti religiosi lontani, che possono costituire
un motivo di singolare conforto per gli ammalati e per gli impediti; il
senso dell’universalità della Chiesa e della sua attiva presenza
nell’impegno per la soluzione dei problemi dei popoli diviene più
profondo. Cosi gli strumenti della comunicazione sociale possono molto
contribuire ad avvicinare i cuori degli uomini nella simpatia, nella
comprensione e nella fraternità. La famiglia può aprirsi, col loro
aiuto, a sentimenti più stretti e più profondi verso tutto il genere
umano. Benefici questi che non devono essere sottovalutati. Affinché, tuttavia, la famiglia possa trarre tali benefici
dall’uso dei mass-media, senza subirne i condizionamenti mortificanti,
è necessario che i suoi componenti, ed in primo luogo i genitori, si
pongano in un atteggiamento attivo di fronte ad essi, impegnandosi
nell’affinamento delle facoltà critiche e non assumendo passivamente
ogni messaggio trasmesso, ma cercando di comprenderne e di giudicarne
il contenuto. Sarà necessario, altresì, decidere in modo autonomo lo
spazio da assegnare alla loro utilizzazione, in rapporto anche alle
attività ed agli impegni che la famiglia come tale ed i vari suoi
membri devono affrontare. In sintesi: è compito dei genitori educare se stessi, e con sé i
figli, a capire il valore della comunicazione, a saper scegliere tra i
vari messaggi da essa veicolati, a recepire i messaggi scelti non
lasciandosene sopraffare, ma reagendo in forma responsabile ed
autonoma. Laddove tale compito sia convenientemente adempiuto, i mezzi
della comunicazione sociale cessano di interferire nella vita della
famiglia come pericolosi concorrenti che ne insidiano le funzioni
fondamentali e si offrono invece come occasioni preziose di confronto
ragionato con la realtà e come utili componenti di quel processo di
graduale maturazione umana, che l’introduzione dei ragazzi nella vita
sociale richiede. E’ ovvio che in questo impegno delicato le famiglie devono poter
contare in non piccola misura sulla buona volontà, sulla rettitudine e
sul senso di responsabilità dei professionisti dei «media» - editori,
scrittori, produttori, direttori, drammaturghi, informatori,
commentatori e attori, categorie tutte, nelle quali è prevalente la
presenza dei laici -. A tutti questi, uomini e donne, voglio ripetere
quanto ho detto lo scorso anno durante uno dei miei viaggi: «Le grandi
forze che modellano il mondo - politica “mass-media”, scienza,
tecnologia, cultura, educazione, industria e lavoro - sono campi nei
quali i laici sono particolarmente competenti per esercitare la loro
missione specifica» (Ioannis Pauli PP. II «Homilia in urbe “Limerick”
habita», die 1 oct. 1979: «Insegnamenti di Giovanni Paolo II», II,2
[1979] 497). Non c’è dubbio che i «mass-media» costituiscano oggi una delle
grandi forze che modellano il mondo, e che in questo campo un numero
crescente di persone, ben dotate e altamente preparate, è chiamato a
trovare il proprio lavoro e la possibilità di esercitare la propria
vocazione. La Chiesa pensa a loro con affetto sollecito e rispettoso e
prega per essi. Poche professioni richiedono tanta energia, dedizione,
integrità e responsabilità come questa, ma, nello stesso tempo, sono
poche le professioni che abbiano un’uguale incidenza sui destini
dell’umanità. Invito, pertanto, vivamente tutti coloro che sono impegnati nelle
attività connesse con gli strumenti della comunicazione sociale ad
associarsi alla Chiesa in questa giornata di riflessione e di
preghiera. Preghiamo insieme Dio perché questi nostri fratelli crescano
nella coscienza delle loro grandi possibilità nel servire l’umanità e
nell’indirizzare il mondo verso il bene; preghiamo perché il Signore
doni loro la comprensione, la saggezza ed il coraggio di cui hanno
bisogno per poter rispondere alle loro gravi responsabilità; preghiamo
perché siano sempre attenti ai bisogni dei recettori, che in gran parte
sono componenti di famiglie come le loro, con genitori spesso troppo
stanchi dopo una giornata di lavoro per poter essere sufficientemente
vigilanti e con fanciulli pieni di fiducia, impressionabili e
facilmente vulnerabili. Ricordando tutto questo, essi avranno anche
presenti le enormi risonanze che il loro lavoro può avere sia nel bene
che nel male, ed eviteranno di essere incoerenti con se stessi ed
infedeli alla loro particolare vocazione. La mia speciale benedizione apostolica va oggi a tutti coloro che
lavorano nel campo delle comunicazioni sociali, a tutte le famiglie e a
quanti, mediante la preghiera, la riflessione e la discussione, cercano
di mettere tali importanti strumenti al servizio dell’uomo e della
gloria di Dio. Dal Vaticano, 1° maggio 1980  IOANNES PAULUS PP. II