GIOVANNI PAOLO II MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 24a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Fratelli e Sorelle,
Cari Amici,

In una delle sue Preghiere Eucaristiche, la Chiesa si rivolge a
Dio con queste parole: «A Tua immagine hai formato l’uomo, alle sue
mani operose hai affidato l’universo perché nell’obbedienza a Te, suo
Creatore, esercitasse il dominio su tutto il creato» (Preghiera
Eucaristica IV).

 

Per l’uomo e la donna creati ed incaricati di questo compito da
Dio, il lavoro quotidiano ha un significato grande e meraviglioso. Le
idee della gente, le attività e le imprese di ciascun essere umano -
per quanto comuni possano essere - sono usate dal Creatore per
rinnovare il mondo, per condurlo alla salvezza, per renderlo uno
strumento più perfetto della gloria divina.

 

Circa venticinque anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II,
riflettendo sulla Chiesa nel mondo moderno, dichiararono che gli uomini
e le donne, operando per le loro famiglie e per la comunità con le loro
quotidiane occupazioni, potevano considerare il loro lavoro come «un
prolungamento del lavoro del Creatore... e come loro personale
contributo alla realizzazione del disegno divino nella storia» (Gaudium
et Spes, 34).

 

I Padri del Concilio nel guardare al futuro e nel cercare di
discernere il contesto nel quale la Chiesa sarebbe stata chiamata a
compiere la sua missione, poterono chiaramente vedere che il progresso
della tecnologia stava già «trasformando la faccia della terra»
arrivando perfino a conquistare lo spazio (cfr Gaudium et Spes, 5).
Essi riconobbero che gli sviluppi nella tecnologia delle comunicazioni,
in particolare, erano di proporzioni tali da provocare reazioni a
catena con conseguenze inattese.

Lungi dal suggerire che la Chiesa debba mantenersi a distanza o
cercare di isolarsi dal flusso di questi eventi, i Padri Conciliari
videro la Chiesa essere nel cuore del progresso umano, partecipe delle
esperienze del resto dell’umanità, per cercare di capirle e di
interpretarle alla luce della fede. E proprio dei fedeli del Popolo di
Dio il compito di fare uso creativo delle nuove scoperte e tecnologie
per il bene dell’umanità e la realizzazione del disegno di Dio per il
mondo.

 

Questo riconoscimento di rapidi cambiamenti e questa apertura ai
nuovi sviluppi si sono dimostrati esatti negli anni successivi, perché
i ritmi del cambiamento e dello sviluppo sono andati ancor più
accelerando. Oggi, per esempio, non si pensa o non si parla più di
comunicazioni sociali come di semplici strumenti o tecnologie. Li si
considera piuttosto come parte di una cultura tuttora in evoluzione le
cui piene implicazioni ancora non si avvertono con precisione e le cui
potenzialità rimangono al momento solo parzialmente sfruttate.

 

Ecco il fondamento delle nostre riflessioni su questa XXIV
Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Ogni giorno che passa
diventa sempre più realtà quella che tanti anni fa era soltanto una
visione. Una visione che prevedeva la possibilità di un concreto
dialogo tra popoli lontani, di uno scambio universale di idee e di
aspirazioni, di una crescita nella conoscenza e nella comprensione
reciproche, di un rafforzamento della fratellanza al di là delle molte
barriere al momento insormontabili (cfr. Communio et Progressio,
181,182).

 

Con l’avvento delle telecomunicazioni computerizzate e di quelli
che sono conosciuti come sistemi computerizzati di partecipazione, alla
Chiesa si sono offerti ulteriori mezzi per compiere la sua missione.
Metodi di comunicazione agevolata e di dialogo fra i suoi stessi membri
possono rafforzare i legami di unità tra di loro. L’immediato accesso
all’informazione rende possibile alla Chiesa di approfondire il dialogo
col mondo contemporaneo. Nella nuova cultura del computer la Chiesa può
più rapidamente informare il mondo del suo «credo» e spiegare le
ragioni della sua posizione su ogni problema od evento. Può ascoltare
più chiaramente la voce dell’opinione pubblica, ed entrare in un
continuo dibattito con il mondo circostante, impegnandosi così più
tempestivamente nella ricerca comune di soluzioni ai molti pressanti
problemi dell’umanità (cfr. Communioet Progressio, 114ss).

La Chiesa evidentemente deve anche avvalersi delle nuove risorse
offerte dalla ricerca nel campo della tecnologia del computer e del
satellite per il suo sempre più impellente compito di evangelizzazione.
Il messaggio vitale e più urgente della Chiesa riguarda la conoscenza
di Cristo e la via di salvezza che Egli offre. E questo che essa deve
presentare alle persone di ogni età, invitandole ad abbracciare il
Vangelo con amore, senza dimenticare che «la verità non si impone che
in forza della verità stessa, la quale penetra nelle menti soavemente
ed insieme con vigore» (cfr. Dignitatis Humanae, 1).

Come la saggezza ed il discernimento degli anni passati ci
insegnano: «Dio ha parlato all’umanità secondo la cultura propria di
ogni epoca. Parimenti la Chiesa, vivendo nel corso dei secoli in
condizioni diverse, ha utilizzato le risorse delle differenti culture
per diffondere e spiegare il messaggio di Cristo» (cfr. Gaudium et
Spes, 58). «Il primo annuncio, la catechesi o l’approfondimento
ulteriore della fede non possono fare a meno dei mezzi (di
comunicazione sociale)... La Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte
al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi che
l’intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati. E servendosi
di essi che Ella "predica sui tetti" il messaggio di cui è depositaria»
(cfr. Evangelii Nuntiandi, 45).

 

Certamente noi dobbiamo essere grati alla nuova tecnologia che ci
permette di immagazzinare l’informazione in vaste memorie artificiali
create dall’uomo, fornendo in tal modo un ampio ed immediato accesso
alle conoscenze che costituiscono il nostro patrimonio umano, alla
tradizione e all’insegnamento della Chiesa, alle parole della Sacra
Scrittura, agli insegnamenti dei grandi maestri di spiritualità, alla
storia e alle tradizioni delle Chiese locali, degli Ordini Religiosi e
degli Istituti Laicali, e alle idee ed esperienze di precursori ed
innovatori le cui intuizioni danno costante testimonianza della fedele
presenza in mezzo a noi di un Padre amoroso che rivela dalle sue
ricchezze cose nuove e antiche (cfr. Mt 13,52).

I giovani specialmente si stanno adattando prontamente alla
cultura del computer ed al suo «linguaggio», e questo è sicuramente un
motivo di soddisfazione. Diamo fiducia ai giovani! (cfr. Communio et
Progressio, 70). Essi hanno avuto il vantaggio di crescere
contemporaneamente allo sviluppo di queste nuove tecnologie, e sarà
loro compito impiegare questi nuovi strumenti per un più ampio ed
intenso dialogo fra tutte le diverse razze e classi che abitano questo
«mondo sempre più piccolo». Spetterà a loro scoprire i modi con i quali
i nuovi sistemi di conservazione e scambio dei dati possono essere
utilizzati per contribuire alla promozione di una più grande giustizia
universale, di un più grande rispetto dei diritti umani, di un sano
sviluppo di tutti gli individui e popoli, e delle libertà che sono
essenziali per una vita pienamente umana.

 

Tutti, giovani e anziani, raccogliamo la sfida delle nuove
scoperte e tecnologie, inquadrandole in una visione morale fondata
sulla nostra fede religiosa, sul nostro rispetto della persona umana, e
sul nostro impegno di trasformare il mondo secondo il Disegno di Dio!
In questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, preghiamo
perché le potenzialità «dell’era del computer» siano utilizzate al
servizio della vocazione umana e trascendente dell’uomo, così da
glorificare il Padre dal quale hanno origine tutte le cose buone.

Dal Vaticano, 24 gennaio 1990

IOANNES PAULUS PP. II