GIOVANNI PAOLO II MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 28a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Cari fratelli e sorelle, Negli ultimi decenni, la televisione ha rivoluzionato le
comunicazioni influenzando profondamente la vita familiare. Oggi, la
televisione è una fonte primaria di notizie, di informazioni e di svago
per innumerevoli famiglie fino a modellare i loro atteggiamenti e le
loro opinioni, i loro valori e i prototipi di comportamento. La televisione può arricchire la vita familiare: può unire tra
loro più strettamente i membri della famiglia e promuovere la loro
solidarietà verso altre famiglie e verso la più vasta comunità umana;
può accrescere in loro non solo la cultura generale, ma anche quella
religiosa, permettendo ad essi di ascoltare la Parola di Dio, di
rafforzare la propria identità religiosa e di nutrire la propria vita
morale e spirituale. La televisione può anche danneggiare la vita familiare:
diffondendo valori e modelli di comportamento falsati e degradanti,
mandando in onda pornografia e immagini di brutale violenza; inculcando
il relativismo morale e lo scetticismo religioso; diffondendo resoconti
distorti o informazioni manipolate sui fatti ed i problemi di
attualità; trasmettendo pubblicità profittatrice, affidata ai più bassi
istinti; esaltando false visioni della vita che ostacolano l’attuazione
del reciproco rispetto, della giustizia e della pace. La televisione può ancora avere effetti negativi sulla famiglia
anche quando i programmi televisivi non sono di per se moralmente
criticabili: essa può invogliare i membri della famiglia ad isolarsi
nei loro mondi privati, tagliandoli fuori dagli autentici rapporti
interpersonali, ed anche dividere la famiglia, allontanando i genitori
dai figli e i figli dai genitori. Poiché il rinnovamento morale e spirituale della famiglia umana
nella sua interezza deve radicarsi nell’autentico rinnovamento delle
singole famiglie, il tema della Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali 1994 - «Televisione e famiglia: criteri per sane abitudini nel
vedere» - è particolarmente appropriato, soprattutto in questo Anno
Internazionale della Famiglia, durante il quale la comunità mondiale
sta cercando come dare nuovo vigore alla vita familiare. In questo messaggio, desidero in particolare sottolineare le
responsabilità dei genitori, degli uomini e delle donne dell’industria
televisiva, le responsabilità delle pubbliche autorità e di coloro che
adempiono ai loro doveri pastorali e educativi all’interno della
Chiesa. Nelle loro mani sta il potere di rendere la televisione un
mezzo sempre più efficace per aiutare le famiglie a svolgere il proprio
ruolo che è quello di costituire una forza di rinnovamento morale e
sociale. Dio ha investito i genitori della grave responsabilità di aiutare
i figli a «cercare la verità ed a vivere in conformità ad essa, a
cercare il bene e a promuoverlo» (Messaggio per la Giornata Mondiale
della Pace 1991, n. 3). Essi hanno quindi il dovere di portare i loro
figli ad apprezzare «tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro,
amabile, onorato» (Fil 4,8). Quindi, oltre ad essere spettatori in grado di discernere per se
stessi, i genitori dovrebbero attivamente contribuire a formare nei
propri figli abitudini nel vedere la televisione che portino a un sano
sviluppo umano, morale e religioso. I genitori dovrebbero
anticipatamente informare i propri figli sul contenuto dei programmi e
fare, di conseguenza, la scelta consapevole per il bene della famiglia
se guardare o non guardare. A questo proposito possono essere di aiuto
sia le recensioni ed i giudizi forniti da organismi religiosi e da
altri gruppi responsabili, sia adeguati programmi educativi proposti
dai mezzi di comunicazione sociale. I genitori dovrebbero anche
discutere della televisione con i propri figli, mettendoli in grado di
regolare la quantità e la qualità dei programmi che guardano e di
percepire e giudicare i valori etici che stanno alla base di
determinati programmi, poiché la famiglia è «il veicolo privilegiato
per la trasmissione di quei valori religiosi e culturali che aiutano la
persona ad acquisire la propria identità» (Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace 1994, n. 2). Formare le abitudini dei figli, a volte può semplicemente voler
dire spegnere il televisore perché ci sono cose migliori da fare, o
perché la considerazione verso altri membri della famiglia lo richiede
o perché la visione indiscriminata della televisione può essere
dannosa. I genitori che si servono abitualmente ed a lungo della
televisione come di una specie di bambinaia elettronica, abdicano al
loro ruolo di primari educatori dei propri figli. Tale dipendenza dalla
televisione può privare i membri della famiglia dell’opportunità di
interagire l’uno con l’altro attraverso la conversazione, le attività e
la preghiera comuni. I genitori saggi sono inoltre consapevoli del
fatto che anche i buoni programmi debbono essere integrati da altre
fonti di informazione, intrattenimento, educazione e cultura. Per garantire che l’industria televisiva tuteli i diritti delle
famiglie, i genitori dovrebbero esprimere le loro legittime
preoccupazioni ai produttori e ai responsabili dei mezzi di
comunicazione sociale. A volte, sarà utile unirsi ad altri, formando
associazioni che rappresentino i loro interessi, in relazione ai mezzi
di comunicazione, ai finanziatori, agli «sponsors» e alle autorità
pubbliche. Coloro che lavorano per la televisione - «managers» e funzionari,
produttori e direttori, autori e ricercatori, giornalisti, personaggi
dello schermo e tecnici - tutti hanno gravi responsabilità morali verso
le famiglie, che costituiscono la gran parte del loro pubblico. Nella
loro vita professionale e personale, coloro che lavorano nell’ambito
televisivo dovrebbero porre ogni impegno nei confronti della famiglia
in quanto fondamentale comunità sociale di vita, amore e solidarietà.
Riconoscendo la capacità di persuasione della struttura presso la quale
lavorano, dovrebbero farsi promotori di autentici valori spirituali e
morali ed evitare «tutto ciò che può ledere la famiglia nella sua
esistenza, nella sua stabilità, nel suo equilibrio e nella sua
felicità... che si tratti di erotismo o violenza, di apologia del
divorzio o di atteggiamenti antisociali fra i giovani» (Paolo VI,
Messaggio per Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 1969, n. 2). La televisione si trova spesso a trattare argomenti seri: la umana
debolezza ed il peccato e le loro conseguenze per gli individui e la
società; le debolezze delle istituzioni sociali, inclusi i governi e la
religione; i fondamentali interrogativi circa il significato della
vita. Essa dovrebbe trattare questi temi im maniera responsabile, senza
sensazionalismi, con una sincera sollecitudine verso il bene della
società ed uno scrupoloso rispetto per la verità. «La verità vi farà
liberi» (Gv 8,32), ha detto Gesù; e tutta la verità ha il suo
fondamento in Dio, che è anche la fonte della nostra libertà e della
nostra capacità creativa. Nell’adempiere alle proprie responsabilità, l’industria televisiva
dovrebbe sviluppare e osservare un codice etico che includa l’impegno a
soddisfare le necessità delle famiglie e a promuovere valori a sostegno
della vita familiare. Anche i Consigli, formati sia da membri
dell’industria televisiva sia da rappresentanti dei fruitori dei mezzi
di comunicazione di massa, sono un modo auspicabile per rendere la
televisione più reattiva ai bisogni e ai valori degli utenti. I canali della televisione, siano essi gestiti dall’industria
televisiva pubblica o privata, sono uno strumento pubblico al servizio
del bene comune; essi non sono solamente un «terreno» privato per
interessi commerciali o uno strumento di potere o di propaganda per
determinati gruppi sociali, economici o politici; essi esistono per
servire il benessere della società nella sua totalità. In quanto «cellula» fondamentale della società, la famiglia merita
quindi di essere assistita e difesa con appropriate misure da parte
dello Stato e delle altre istituzioni (cfr. Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace 1994, n. 5). Ciò sottolinea la responsabilità che
incombe sulle autorità pubbliche nei confronti della televisione. Riconoscendo l’importanza di un libero scambio di idee e di
informazioni, la Chiesa sostiene la libertà di parola e di stampa (cfr.
Gaudium et Spes, n. 59). Allo stesso tempo, insiste sul fatto che «deve
essere rispettato il diritto di ciascuno, delle famiglie e della
società, alla «privacy», alla pubblica decenza e alla protezione dei
valori fondamentali della vita» (Pontificio Consiglio delle
Comunicazioni Sociali, Pornografia e violenza nei mezzi di
comunicazione: una risposta pastorale, n. 21). Le autorità pubbliche
sono invitate a fissare e a far rispettare ragionevoli modelli etici
per la programmazione, che promuovano i valori umani e religiosi su cui
si basa la vita familiare e che scoraggino tutto ciò che le è dannoso;
esse dovrebbero, inoltre, promuovere il dialogo fra l’industria
televisiva e il pubblico, fornendo strutture e occasioni perché ciò
possa avvenire. Gli organismi religiosi, da parte loro, possono rendere un
eccellente servizio alle famiglie istruendole sui mezzi di
comunicazione sociale e offrendo loro giudizi su films e programmi.
Dove le risorse lo permettono, le organizzazioni ecclesiali di
comunicazione sociale possono anche aiutare le famiglie, producendo e
trasmettendo programmi per la famiglia o promuovendo questo tipo di
programmazione. Le Conferenze Episcopali e le Diocesi dovrebbero con
forza inserire nel loro programma pastorale per le comunicazioni
sociali la «dimensione familiare» della televisione (cfr. Pontificio
Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis Novae, 21 e 23). Poiché lavorano per presentare una visione della vita ad un ampio
pubblico che comprende bambini e adolescenti, i professionisti della
televisione hanno la possibilità di avvalersi del ministero pastorale
della Chiesa, che può aiutarli ad apprezzare quei principi etici e
religiosi che conferiscono pieno significato alla vita umana e
familiare: «programmi pastorali in grado di garantire una formazione
permanente, capace di aiutare questi uomini e queste donne - molti dei
quali sono sinceramente desiderosi di sapere e di praticare ciò che è
giusto in campo etico e morale - ad essere sempre più compenetrati da
criteri morali tanto nella loro vita professionale che in quella
privata» (ibid., n. 19). La famiglia, basata sul matrimonio, è una comunione unica di
persone, costituita da Dio come «nucleo naturale e fondamentale della
società» (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, art. 16, 3).
La televisione e gli altri mezzi di comunicazione sociale hanno un
potere immenso per sostenere e rafforzare tale comunione all’interno
della famiglia, così come la solidarietà verso le altre famiglie e lo
spirito di servizio verso la società. Grata per il contributo che la televisione, in quanto mezzo di
comunicazione, ha dato e può dare a tale comunione all’interno della
famiglia e tra le famiglie, la Chiesa - essa stessa comunione nella
verità e nell’amore di Gesù Cristo, Parola di Dio - coglie l’occasione
della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali per incoraggiare le
famiglie stesse, coloro che lavorano nell’ambito dei mezzi di
comunicazione sociale e le autorità pubbliche, a realizzare appieno il
nobile mandato di sostenere e rafforzare la prima e più vitale
«cellula» della società: la famiglia. Dal Vaticano, 24 gennaio 1994  IOANNES PAULUS PP. II