GIOVANNI PAOLO II MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 29a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI


GIOVANNI PAOLO II
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 29a GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
CINEMA, VEICOLO DI CULTURA E PROPOSTA DI VALORI

    Cari Fratelli e Sorelle, Quest’anno, in occasione della Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, desidero invitarvi a riflettere sul Cinema,
inteso quale “veicolo di cultura e proposta di valori”. Come certo
saprete, infatti, nell’anno corrente iniziano in tutto il mondo le
celebrazioni per ricordare il primo centenario di questo diffuso mezzo
di espressione, ormai di facile accesso per tutti. La Chiesa ha spesso ribadito l’importanza dei mezzi di
comunicazione nella trasmissione e nella promozione di valori umani e
religiosi (cf. Pio XII, Miranda prorsus, 1957) e le particolari
conseguenti responsabilità da parte di coloro che lavorano in questo
difficile settore. Essa, infatti, considerati i progressi e gli
sviluppi che ha conosciuto in questi ultimi decenni il mondo della
comunicazione sociale, è ben consapevole sia del pericoloso potere di
condizionamento che detengono i mass media, sia delle possibilità che
essi offrono, se usati saggiamente, come valido aiuto
all’evangelizzazione. Come scrivevo nel Messaggio pubblicato in
occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 1989,
“la questione posta oggi alla Chiesa non è più quella di sapere se
l’uomo della strada può ancora recepire un messaggio religioso, ma
quella di trovare i linguaggi di comunicazione migliori per ottenere il
maggiore impatto possibile del messaggio evangelico” (Messaggio per la
Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1989). Tra gli strumenti della comunicazione sociale, il cinema è ormai
uno strumento molto diffuso ed apprezzato e da esso partono spesso
messaggi in grado di influenzare e condizionare le scelte del pubblico,
soprattutto di quello più giovane, in quanto forma di comunicazione che
si basa non tanto sulle parole, quanto su fatti concreti, espressi con
immagini di grande impatto sugli spettatori e sul loro subconscio. Il cinema fin dalla sua nascita, pur provocando talora per alcuni
aspetti della sua multiforme produzione motivi di critica e di biasimo
da parte della Chiesa, ha spesso affrontato anche temi di grande
significato e valore dal punto di vista etico e spirituale. Mi piace
qui ricordare, ad esempio, le numerose versioni cinematografiche della
vita e passione di Gesù e della vita dei Santi, ancora conservate in
molte cineteche, che servirono, oltretutto, ad animare numerose
attività culturali, ricreative e catechistiche, per iniziativa di
molteplici diocesi, parrocchie ed istituzioni religiose. E da queste
premesse che si è sviluppato un ampio filone di cinema religioso, con
un’enorme produzione di film che ebbero grande influsso sulle masse,
pur con i limiti che il tempo, inevitabilmente, tende ad evidenziare. Valori umani e religiosi che meritano attenzione e lode sono
spesso presenti, oltre che nei film che fanno diretto riferimento alla
tradizione del cristianesimo, anche in film di culture e religioni
diverse, confermando così l’importanza del cinema, inteso pure come
veicolo di scambi culturali ed invito all’apertura ed alla riflessione
nei confronti di realtà estranee alla nostra formazione e mentalità. In
questo senso, il cinema permette di abbattere le distanze ed acquista
quella dignità, propria della cultura, quel “modo specifico
dell’esistere e dell’essere dell’uomo che crea tra le persone dentro
ciascuna comunità un insieme di legami, determinando il carattere
interumano e sociale dell’esistenza umana” (Messaggio per la Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1984). A quanti lavorano nel settore cinematografico rivolgo un caloroso
invito a non rinunciare a questa importante componente culturale,
perché non è conforme alle più autentiche e profonde esigenze ed
aspettative della persona umana curare produzioni prive di contenuto e
miranti esclusivamente all’intrattenimento, con l’unica preoccupazione
di veder aumentare il numero degli spettatori. Come accade per tutti gli strumenti di comunicazione sociale, il
cinema, oltre ad avere il potere e il merito grande di contribuire alla
crescita culturale ed umana dell’individuo, può coartare la libertà
soprattutto dei più deboli, quando distorce la verità (cf. Pio XII, Miranda prorsus,
1957), e si pone come specchio di comportamenti negativi, con l’impiego
di scene di violenza e di sesso offensive della dignità della persona
con lo scopo di “suscitare emozioni violente per stimolare l’attenzione
dello spettatore” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, 1981). Non può essere definito libera
espressione artistica l’atteggiamento di chi, irresponsabilmente,
suscita degradanti emulazioni i cui effetti dannosi leggiamo ogni
giorno nelle pagine della cronaca. Come ci ricorda il Vangelo, solo
nella Verità l’uomo è reso libero (cf. Gv 8,32). L’urgenza di un tale problema nella nostra società, che sembra
trarre troppo spesso modelli negativi dagli stimoli quotidiani offerti
dal cinema, così come dalla televisione e dai giornali, mi spinge a
rivolgere, ancora una volta, un pressante appello, sia ai responsabili
del settore perché si impegnino ad operare con professionalità e
responsabilità, sia ai recettori perché sappiano porsi di fronte alle
sempre più pressanti proposte offerte dal mondo dei media, ivi compreso
il cinema, con spirito critico, pronti a discernere quanto può essere
motivo di crescita, da quanto può essere occasione di danno. Quando il cinema, obbedendo ad uno dei suoi principali scopi,
fornisce un’immagine dell’uomo così come esso è, deve proporre,
partendo dalla realtà, valide occasioni di riflessione sulle condizioni
concrete nelle quali egli vive. Offrire spunti di riflessione su
argomenti quali l’impegno nel sociale, la denuncia della violenza,
dell’emarginazione, della guerra e delle ingiustizie, spesso affrontati
dal cinema nei cento anni della sua storia, e che non possono lasciare
indifferenti quanti sono preoccupati per le sorti dell’umanità,
significa promuovere quei valori che la Chiesa ha a cuore e contribuire
materialmente alla loro diffusione attraverso un mezzo di così facile
impatto con il pubblico (cf. Pio XII, Il film ideale, 1955). Soprattutto oggi, alle soglie del terzo millennio, è
indispensabile porsi di fronte a determinati interrogativi, non eludere
i problemi, ma cercare soluzioni e risposte. In questo contesto non
bisogna trascurare di dare al cinema il posto ed il valore che gli
spettano, sollecitando i responsabili ad ogni livello a prendere piena
coscienza della grande influenza che possono esercitare sulla gente e
della missione che sono chiamati a svolgere in questo nostro tempo che
sempre di più avverte l’urgenza di messaggi universali di pace e di
tolleranza, come pure il richiamo a quei valori che trovano fondamento
nella dignità conferita all’uomo da Dio creatore. Coloro che lavorano nel delicato settore del cinema, in quanto
comunicatori, devono mostrarsi aperti al dialogo e alla realtà che li
circonda, impegnandosi a sottolineare gli eventi più importanti con la
realizzazione di opere che stimolino alla riflessione, nella
consapevolezza che tale apertura, favorendo l’avvicinamento delle
diverse culture e degli uomini tra loro, può farsi portatrice di frutti
positivi per tutti. Per assicurare piena e completa comprensione dei messaggi che il
cinema può proporre per la crescita umana e spirituale dei fruitori, è
anche importante curare la formazione dei recettori al linguaggio
cinematografico, che spesso rinuncia alla rappresentazione diretta
della realtà, per ricorrere a simbologie di non sempre facile
comprensione; sarebbe opportuno che già nelle scuole gli insegnanti
dedicassero attenzione al problema, sensibilizzando gli studenti alle
immagini e sviluppando nel tempo il loro atteggiamento critico nei
confronti di un linguaggio che ormai è parte integrante della nostra
cultura; anche perché “l’applicazione della tecnologia della
comunicazione è stata solo in parte un beneficio e... la sua
utilizzazione consapevole necessita di valori sani e di scelte avvedute
da parte degli individui, del settore privato, dei governi e
dell’insieme della società” (Aetatis novae, 1992). Mentre non si è ancora spenta l’eco dei messaggi e delle
riflessioni che hanno accompagnato le celebrazioni dell’Anno della
Famiglia appena concluso, ritengo importante ricordare alle famiglie
che anche a loro è affidato il compito di formare i figli ad una esatta
lettura e comprensione delle immagini cinematografiche che entrano ogni
giorno nelle loro case, grazie ai televisori ed ai videoregistratori,
che perfino i ragazzi più giovani sono ormai in grado di far
funzionare. Nel contesto della necessaria formazione dei recettori, non va
neppure dimenticata la componente sociale del mezzo cinematografico,
che può offrire opportune occasioni di dialogo tra coloro che fruiscono
di tale mezzo, attraverso lo scambio di opinioni sul tema trattato.
Sarebbe pertanto assai utile facilitare, soprattutto per i più giovani,
la creazione di “cineforum” che, animati da validi ed esperti
educatori, potrebbero condurre i ragazzi ad esprimersi ed imparare ad
ascoltare gli altri, in costruttivi e sereni dibattiti. Prima di concludere questo messaggio non posso non richiamare
l’attenzione sul particolare impegno che una simile tematica reclama da
tutti coloro che si professano cristiani e che conoscono la propria
missione nel mondo, ben sapendo che il proprio compito è la
proclamazione del Vangelo, la buona notizia di Gesù, “Redentore
dell’uomo”, a tutti gli uomini del loro tempo. Il cinema, con le sue molteplici potenzialità, può divenire valido
strumento per l’evangelizzazione. La Chiesa esorta i registi, i
cineasti e tutti coloro che ad ogni livello, professandosi cristiani,
operano nel complesso ed eterogeneo mondo del cinema, ad agire in
totale coerenza con la propria Fede, prendendo coraggiosamente
iniziative anche nel campo della produzione per far sempre più presente
in quel mondo tramite la loro professionalità, il messaggio cristiano
che è per ogni uomo messaggio di salvezza. La Chiesa sente il dovere di offrire, soprattutto ai più giovani,
quell’aiuto spirituale e morale senza il quale diventa quasi
impossibile operare nel senso auspicato, e deve concretamente
intervenire, nel merito, con opportune iniziative di sostegno e di
incoraggiamento. Nella speranza che queste mie parole possano essere per tutti
motivo di riflessione ed occasione di rinnovato impegno, di cuore invio
una speciale Benedizione Apostolica a quanti, pur in diverse mansioni,
lavorano nel settore, e a tutti coloro che cercano di usare il cinema
come autentico veicolo di cultura per la crescita integrale di ogni
uomo e dell’intera società. Dal Vaticano, 6 gennaio dell’Anno 1995, Epifania del Signore. IOANNES PAULUS PP. II