GIOVANNI PAOLO II MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 30a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI


GIOVANNI PAOLO II
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 30a GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
I MEDIA: MODERNO AEROPAGO
PER LA PROMOZIONE DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ

    Cari fratelli e sorelle, quest’anno, il tema della Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali “I ‘Media’: moderno areopago per la promozione della donna
nella società”, riconosce che i mass media hanno un ruolo speciale non
solo come promotori della giustizia e dell’uguaglianza per le donne, ma
anche come fautori dei doni specificatamente femminili, che in altra
occasione ho definito il “genio” della donna (cf. Mulieris Dignitatem, 30; Lettera alle Donne, 10)., 30; , 10). L’anno scorso nella mia “Lettera alle Donne” cercai di iniziare un
dialogo, in particolar modo con loro stesse, su cosa significasse
essere donna nel mondo d’oggi (cf. n. 1). Indicai anche alcuni tra “gli
ostacoli che tuttora impediscono alle donne di essere pienamente
integrate nella vita sociale, politica ed economica di tante parti del
mondo” (n. 4). Questo è un dialogo che le persone che lavorano per i
mass media possono, ed in verità ne hanno l’obbligo, promuovere e
sostenere. Gli operatori della comunicazione sociale, diventando
spesso, lodevolmente, gli avvocati di coloro che non vengono ascoltati
e degli emarginati, sono in una posizione unica per stimolare la
coscienza pubblica a prestare attenzione a due seri problemi
concernenti la situazione della donna nel mondo d’oggi. Innanzitutto, come ho scritto nella mia Lettera, la maternità
viene spesso penalizzata invece di essere premiata, anche se l’umanità
deve la propria sopravvivenza a quelle donne che hanno scelto di essere
mogli e madri (cf. n. 4). È certamente un’ingiustizia che nei riguardi
di queste donne venga fatta una discriminazione sia economica che
sociale, per aver esse seguito una vocazione fondamentale. Analogamente
ho indicato l’urgente bisogno di raggiungere una effettiva pari dignità
con l’uomo, in ogni ambito: uguale guadagno per uguale lavoro, difesa
delle madri che lavorano, imparzialità negli avanzamenti di carriera,
uguaglianza per le spose nei diritti di famiglia e riconoscimento di
tutto ciò che fa parte dei diritti e doveri del cittadino in uno Stato
democratico (cf. n. 4). In secondo luogo, il progredire dell’emancipazione reale delle
donne è una questione di giustizia, che non può essere ulteriormente
trascurata; è una questione di benessere per la società. Fortunatamente
c’è una crescente consapevolezza sull’esigenza che la donna sia messa
in grado di avere la sua parte nella soluzione dei seri problemi della
società e del suo futuro. In ogni ambito, “una maggiore presenza delle
donne nella società si rivelerebbe più preziosa perché aiuterebbe a
rendere manifeste le contraddizioni che sono presenti in una società
organizzata unicamente secondo il criterio dell’efficienza della
produttività costringendo a riprogettare i sistemi in modo da favorire
il processo di umanizzazione che contraddistingue la ‘civiltà
dell’amore’ “(Ibid, N. 4) La “civiltà dell’amore” consiste, in definitiva, in una radicale
affermazione del valore della vita e del valore dell’amore. Le donne
sono particolarmente qualificate e privilegiate in entrambi i casi.
Riguardo alla vita esse, sebbene responsabili non da sole
dell’affermazione del suo valore intrinseco, godono di una funzione
unica grazie all’intima connessione che le lega al mistero della
trasmissione della vita. Riguardo all’amore, poi, sanno apportare ad
ogni aspetto dell’esistenza, ivi compresi i momenti decisionali di più
alta responsabilità, quell’essenziale qualità del genio femminile che
consiste nell’obiettività di giudizio temperata dalla capacità di
comprendere a fondo le esigenze proprie di ogni relazione
interpersonale. I mass media (stampa, cinema, radio, televisione, industria
musicale, reti informatiche), rappresentano il moderno areopago dove le
informazioni si ricevono e si trasmettono rapidamente ad un “audience”
universale, dove vengono scambiate idee, dove si forgiano comportamenti
e dove di fatto va delineandosi una nuova cultura. Essi sono quindi
destinati ad esercitare una potente influenza nel far si che la società
riconosca ed apprezzi non solo i diritti ma anche le specifiche qualità
delle donne. Con tristezza, spesso, assistiamo allo sfruttamento delle donne
nei mass media invece che alla loro esaltazione. Quante volte le
vediamo trattate non come persone con una dignità inviolabile ma come
oggetti destinati a soddisfare la sete di piacere e di potere di altri?
Quante volte vediamo sottovalutato e perfino ridicolizzato il ruolo
della donna come moglie e madre? Quante volte il ruolo delle donne nel
lavoro o nella vita professionale viene dipinto come una caricatura
dell’uomo, con il rifiuto delle qualità specifiche dell’intuito
femminile, la compassione e la comprensione, contributo essenziale alla
“civiltà dell’amore”? Le donne stesse possono fare molto per favorire un trattamento
migliore della donna nei mass media: promovendo tramite i mezzi di
comunicazione sociale programmi educativi, insegnando agli altri,
specialmente ai propri familiari, ad essere consumatori critici nel
mercato dei media, manifestando alle compagnie di produzione, agli
editori, alle emittenti radio televisive, agli inserzionisti
pubblicitari il proprio punto di vista circa i programmi e le
pubblicazioni che insultano la dignità delle donne o che sviliscono il
loro ruolo nella società. Inoltre, le donne possono e dovrebbero
prepararsi ad assumere esse stesse posizioni di responsabilità e
creatività nel mondo delle comunicazioni sociali, non in conflitto o ad
imitazione dei ruoli maschili, ma imprimendo il loro personale “genio”
nel proprio lavoro e nell’attività professionale. I mass media farebbero bene a mettere in luce le autentiche eroine
della società, ivi comprese le donne Sante della tradizione cristiana,
come modelli da seguire per le nuove generazioni e per quelle future.
Né possiamo dimenticare, a questo riguardo, le tante donne consacrate
che hanno sacrificato tutto per seguire Gesù e per dedicare se stesse
alla preghiera ed al servizio dei poveri, dei malati, degli analfabeti,
dei giovani, degli anziani e dei portatori di handicap; ve ne sono che
operano nei mass - media e lavorano per “annunziare ai poveri un lieto
messaggio” (cf. LC. 4:18). “L’anima mia magnifica il Signore” (LC. 1:46). La Beata Vergine
Maria riconoscendo le “cose grandi” che Dio aveva fatto per lei,
pronunziò queste parole in risposta al saluto di sua cugina Elisabetta.
L’immagine della donna che ci viene comunicata dai mass media dovrebbe
comportare il riconoscimento che ciascun dono femminile proclama la
grandezza del Signore, sorgente della vita e dell’amore, della bontà e
della grazia, fonte della dignità e dell’uguaglianza tra uomo e donna,
e dello specifico “genio” di lei. Io prego perché la trentesima Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali incoraggi tutti coloro che operano nei mass
media, specialmente i figli e le figlie della Chiesa, a promuovere un
reale miglioramento nel rispetto della dignità e dei diritti della
donna, presentando un’immagine vera e rispettosa del suo ruolo
all’interno della società così da mettere in luce “l’intera verità
sulle donne”(Lettera alle Donne, N 12)., N 12). Dal Vaticano 24 gennaio 1996 IOANNES PAULUS PP. II