GIOVANNI PAOLO II MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 35a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI


GIOVANNI PAOLO II
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 35a GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
“PREDICATELO DAI TETTI”: IL VANGELO
NELL’ERA DELLA COMUNICAZIONE GLOBALE

1. Il tema che ho
scelto per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
2001 riprende le parole di Gesù stesso. Non potrebbe essere
altrimenti perché noi predichiamo Cristo soltanto. Ricordiamo le
parole che rivolse ai suoi primi discepoli: «Quello che vi dico nelle
tenebre ditelo nella luce, e quello che
ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti» (Mt 10, 27). Nel segreto del nostro cuore, abbiamo ascoltato la verità di Gesù. Ora dobbiamo proclamare quella verità dai tetti. Nel mondo attuale i tetti sono quasi sempre caratterizzati da una
foresta di trasmettitori e di antenne che inviano e ricevono
messaggi di ogni tipo verso e da i quattro angoli della terra. E’ di
importanza vitale garantire che fra questi numerosi messaggi vi sia la
Parola di Dio. Oggi proclamare la fede dai tetti significa proclamare
la Parola di Gesù nel mondo dinamico delle comunicazioni sociali e
attraverso di esso. 2. In tutte le culture e in tutte le epoche, e certamente
nelle odierne trasformazioni sociali, le persone si pongono sempre le
stesse domande fondamentali sul significato della vita: «Chi sono? Da
dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male? Che cosa ci sarà
dopo questa vita?» (Fides et Ratio, n. 1).In ogni epoca la
Chiesa offre l’unica risposta definitivamente soddisfacente agli
interrogativi profondissimi del cuore umano: Gesù Cristo stesso, «che
svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima
vocazione» (Gaudium et spes, n. 22). Quindi la voce di noi
cristiani non può mai tacere perché il Signore ci ha affidato la parola
di salvezza alla quale ogni cuore umano anela. Il Vangelo offre la
perla preziosa che tutti cerchiamo (cfr Mt 13, 45-46). Ne consegue che la Chiesa non può non impegnarsi sempre più
profondamente nel mutevole mondo delle comunicazioni sociali. La
rete mondiale delle comunicazioni sociali si sta estendendo e sta
diventando sempre più complessa e i mezzi di comunicazione
sociale hanno un effetto sempre più visibile sulla cultura e sulla sua
trasmissione.Mentre un tempo gli eventi venivano semplicemente
riportati, ora vengono spesso creati per soddisfare le esigenze dei
mezzi di comunicazione. Quindi il rapporto fra la realtà e i mezzi di
comunicazione sociale è divenuto sempre più intricato e questo dà
vita a un fenomeno ambivalente. Da una parte può sfumare la distinzione
fra verità e illusione, ma dall’altra possono schiudersi opportunità
senza precedenti per rendere la verità il più possibile
accessibile a un numero maggiore di persone. Il compito della Chiesa è
di garantire che sia quest’ultima eventualità a realizzarsi. 3. Il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a
volte sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale
cristiana. Questo è dovuto in parte al fatto che la cultura dei mezzi
di comunicazione sociale è così profondamente imbevuta di un senso
tipicamente postmoderno che la sola verità assoluta è che non esistono
verità assolute o che, se esistessero, sarebbero inaccessibili alla
ragione umana e quindi irrilevanti. Da questo punto di vista ciò che
conta non è la verità, ma «la storia». Se qualcosa è degno di essere
divulgato o fonte di intrattenimento, la tentazione di accantonare le
considerazioni sulla sua veridicità diventa quasi irresistibile. Di
conseguenza il mondo dei mezzi di comunicazione sociale a volte
appare come un ambiente ancor più ostile all’evangelizzazione di quello
pagano in cui agivano gli apostoli. Tuttavia, proprio come i
primi testimoni della Buona Novella non si tirarono indietro di
fronte alle avversità, non dovrebbero farlo nemmeno gli attuali seguaci
di Cristo. Il grido di san Paolo risuona ancora fra noi: «Guai a me se
non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Tuttavia, per quanto il mondo dei mezzi di comunicazione
sociale possa a volte sembrare in contrasto con il messaggio
cristiano, offre anche opportunità uniche per proclamare la verità
salvifica di Cristo a tutta la famiglia umana. Consideriamo, ad
esempio, le trasmissioni satellitari di cerimonie religiose che
spesso raggiungono un pubblico mondiale, o alla capacità positiva di
Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere
religioso oltre le barriere e le frontiere. Quanti hanno predicato il
Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto immaginare un pubblico
così vasto. Nella nostra epoca è necessario un utilizzo attivo e
creativo dei mezzi di comunicazione sociale da parte della Chiesa. I
cattolici non dovrebbero aver paura di lasciare aperte le porte delle
comunicazioni sociali a Cristo affinché la Sua Buona Novella possa
essere udita dai tetti del mondo! 4. E’ anche di vitale importanza che all’inizio di questo nuovo millennio ricordiamo la missione ad gentes che
Cristo ha affidato alla Chiesa. Circa due terzi dei sei miliardi
di abitanti del mondo non conoscono realmente Gesù Cristo e molti di
loro vivono in Paesi con antiche radici cristiane, dove interi gruppi
di battezzati hanno perso il senso vivo della fede o non si considerano
più membri della Chiesa, conducendo una vita lontana dal Signore e dal
Suo Vangelo (cfr Redemptoris missio, n. 33). E’ chiaro che una
risposta efficace a questa situazione esige qualcosa di più dell’opera
dei mezzi di comunicazione sociale, tuttavia nella lotta volta a far
fronte a certe sfide i cristiani non possono ignorare il mondo delle
comunicazioni sociali. Infatti, mezzi di comunicazione sociale di ogni
tipo possono svolgere un ruolo essenziale nell’evangelizzazione diretta
e nella trasmissione di verità e di valori che sostengono e accrescono
la dignità dell’uomo. La presenza della Chiesa nei mezzi di
comunicazione sociale è un aspetto importante dell’inculturazione del
Vangelo richiesta dalla nuova evangelizzazione alla quale lo Spirito
Santo esorta la Chiesa nel mondo. Mentre l’intera Chiesa cerca di tener conto di quest’esortazione
dello Spirito, i comunicatori cristiani hanno «un compito profetico,
una vocazione: parlare contro i falsi dei e idoli di oggi, il
materialismo, l’edonismo, il consumismo, il gretto nazionalismo...» (Etica nella comunicazione,
n. 31). Soprattutto hanno il dovere e il privilegio di dichiarare la
verità, la verità gloriosa sulla vita e sul destino
dell’uomo rivelati nel Verbo incarnato. Che i cattolici impegnati nel
mondo delle comunicazioni sociali predichino la verità di Gesù ancor
più gioiosamente e coraggiosamente dai tetti cosicché tutti gli uomini
e tutte le donne possano conoscere l’amore che il centro della
comunicazione che Dio fa di se stesso in Gesù Cristo, lo stesso ieri,
oggi e sempre (cfr Eb 13, 8). Dal Vaticano, 24 gennaio 2001, memoriale di san Francesco di Sales. JOANNES PAULUS II