COME SI SCRIVE PER IL SOLE 24 ORE

«Il Sole» spunta all’alba del 1° agosto 1865
nel chiosco dei giornali di piazza della Scala, a Milano, e si presenta
come «Giornale commerciale e politico che si pubblica ogni giorno alle
cinque del mattino».
Un quotidiano di servizio, al tempo stesso
attento alla cultura e rispettoso delle istituzioni, ma severo verso
ogni scelta politica che trascuri le compatibilità economiche e
l’equilibrio dei bilanci; sensibile ai problemi del mondo produttivo
italiano, ma aperto alla competizione, ai fatti e alle idee
internazionali.

All’indomani della seconda guerra mondiale, il 12
settembre 1946, esce a Milano il primo numero del Commercio 24 Ore,
quotidiano economico e finanziario che, quasi vent’anni dopo,
esattamente il 9 novembre 1965, darà vita, dopo la fusione con l’altra
testata, al primo numero del Sole-24 Ore.
A partire dal 1972 la tiratura si moltiplica per sette e la diffusione raggiunge il record
storico di 530mila copie il 12 febbraio 2000.
La foliazione, cresciuta gradualmente, oggi può arrivare (esclusi gli allegati) alle
48 pagine, grazie all’aumento del potenziale dei centri stampa di
Milano e Carsoli (L’Aquila) di proprietà della società; Verona,
Bologna, Udine, Benevento, Catania, Rende (Caltanissetta), Cagliari e
Roubaix (Francia). In parallelo si sono via via “allargati“ inserti e
rubriche: dal supplemento culturale della domenica a quello finanziario
«Plus», da «Alfa» a «Mondo Immobiliare», dalle sezioni dedicate al
«Management» alla «Scuola», all’«Agricoltura», all’«Auto», a «Mondo
& Mercati», a «Risparmio e Famiglia», ai «Rapporti», all’«Esperto
risponde» e agli «Enti locali».
Dall’ottobre 1986, con «Il Sole-24
Ore del Lunedì», il giornale si è arricchito del settimo numero, che ha
migliorato iniziative precedenti e ne ha ideato di nuove.
Nell’aprile 1999 ha debuttato il settimanale locale di informazione e servizio
«NordEst», dedicato alle realtà regionali, cui in seguito si sono
aggiunti «NordOvest», «CentroNord» e «Sud». Completa l’offerta
editoriale legata al quotidiano il magazine «Ventiquattro».

Ai colleghi
Fermo restando che il linguaggio è in
continua evoluzione, alcuni suggerimenti di carattere generale e taluni
sommari richiami a fondamentali norme ortografiche, grammaticali e
sintattiche non devono suonare come appunti o imposizioni. Semmai come
un modesto apporto di collaborazione.

SOMMARIO

A
Abbreviazioni e sigle, a capo, accenti, aggettivi, anidride carbonica, articoli, ausiliari, avverbi
B
Burocratese
C
Capoversi, che, che cosa fare, citazioni, composti del verbo dire, concordanze, congiuntivo, corsivo
D
“D“ eufonica, decenni, derivati, discorso diretto, dovere
E
Eccetera, errata corrige, euro
F
Firme e sigle, forme improprie, frutta, futuro
G
Gratis
I
Interviste
L
Luoghi comuni
M
Maiuscole (esempi di maiuscole e minuscole), maschile o femminile?, ministeri
N
Negazioni, neretti, nomi e cognomi, nomi composti, nomi scientifici, nomi stranieri, no e non, numeri
O
Ordinali
P
Parole italiane, parole straniere, passato remoto, percentuali, plurale, preposizioni, proclitiche, pronomi, punteggiatura
R
Regioni e Province, riferimenti
S
Secoli, segni diacritici, società, spazi, suggerimenti
T
Titoli di articoli, titoli di libri, trattini
U
Unità di misura, Unione europea
V
Verbi servili, virgolette alte “ “, virgolette basse « »

* Come si usa il sistema editoriale
** Il codice di autodisciplina dei giornalisti

ABBREVIAZIONI E SIGLE
Le abbreviazioni vanno usate il
meno possibile e, in ogni caso, sono da abolire per titoli accademici
od onorifici, a meno che non risultino significative nel contesto.

Esempi: avvocato (non: avv.); l’articolo 3 della legge (non: l’art. 3).
Nota bene: si fa eccezione nel caso di citazioni testuali o riproduzioni integrali di testi di legge o simili.

Sono ammesse, fra altre, le abbreviazioni seguenti: tv, ndr, ndt.
Le sigle si scrivono come i nomi propri, con l’iniziale maiuscola e il resto delle lettere minuscole e non separate dal punto.

Esempi: Nato, Onu.
Nota bene: fatta eccezione per le pochissime
sigle da tutti conosciute, è bene spiegare il significato delle altre
la prima volta che ricorrono nel testo.

Se la sigla sostituisce il relativo aggettivo va minuscola.

Esempio: il parlamentare ds.

né;
sé (pronome);
sì (come affermazione).
Non vogliono per contro l’accento:
qua, qui;
sta, sto;
su
fa
(sia come verbo che come nota musicale. Vuole invece l’accento rifà,
terza persona singolare dell’indicativo presente “rifare“);
blu (ma rossoblù).
Evitare l’uso dell’accento circonflesso nei plurali: vari, propri, omicidi ecc.
Gli accenti tonici che cadono nel corpo della parola non vanno, di norma,
segnati, a meno che non servano a una migliore comprensione del testo.

Esempi: condòmini (le persone), condomìni (gli edifici); subito / subìto; principi / princìpi; ancora / àncora ecc.

Nelle parole straniere si rispettano gli accenti originari (nella
lingua spagnola l’accento è sempre acuto: adiolé, autodafé ecc.).
I monosillabi prendono l’accento quando entrano a far parte di una parola composta: autogrù, Oltrepò ecc.

A CAPO
Sette semplici consigli, anche se agli “a capo“ ci pensa (in alcuni casi a sproposito) il computer:

1. non andare mai a capo con una vocale: quindi fia-to, reu-ma,
rea-le, mania-co. Sono accettabili anche re-ame e mani-aco, ma è meglio
applicare la regola a tutte le parole;
2. dividere sempre due consonanti uguali: af-fret-to, ter-ra, tet-to (si divide anche il rarissimo gruppo cq: ac-qua);
3.
non dividere mai un gruppo di consonanti formato da b, c, f, g, p, t, v
+ l o r: ru-blo, mi-crobo, af-fronto, si-gla, ca-pra, a-trio, a-vrei;
4. non dividere mai un gruppo formato da s + consonante: quindi a-spro, de-stra, ca-sto e mai as-pro, des-tra, cas-to;
5. dividere tutti i gruppi di consonanti non compresi nei punti 3 e 4: cal-ma, pom-pa, por-to, strin-go ecc.;
6. nei gruppi di tre o più consonanti la divisione va fatta fra la prima e la seconda: inter-stizio, scon-tro, pol-trona;
7.queste regolette vanno applicate anche alle parole composte con un
prefisso come trans, iper, sub, super: quindi tran-salpino e non
trans-alpino, iperat-tivo e non iper-attivo, superat-tico e non
super-attico.

«Po’» (per poco) si scrive con l’apostrofo e non con l’accento
perché si tratta di una parola tronca. La stessa regola vale per mo’
(modo), ca’ (casa), de’ (dei), nonché per gli imperativi sta’, fa’,
va’, di’ e da’. Fa eccezione «piè» (piede).
Se stesso (e non sé stesso). Ma «sé stessi» (perché si può confondere con «se io stessi» o
«se tu stessi») e «sé stesse» (perché si può confondere con «se egli
stesse»).

Nota bene: la E maiuscola accentata non va mai con l’apostrofo (quindi È e non E’).

AGGETTIVI
E necessario prestare attenzione ad alcune particolarità:
“Acerrimo“
è già superlativo di “acre“. Quindi non è corretto scrivere “il più
acerrimo nemico“ (un lapsus, questo, decisamente frequente).
«Qual è» e «tal è» vanno sempre senza apostrofo (si tratta di troncamento e non di elisione).

ANIDRIDE CARBONICA
Attenzione: la formula dell’anidride carbonica è CO2 e non Co2 (che è invece quella del
cobalto in forma di molecola biatomica). Nel caso farsi aiutare da un
tecnico per la scrittura corretta.

ACCENTI
Le vocali a, i, o, u vogliono sempre l’accento grave (à), (ì), (ò), (ù) a fine parola.
La vocale «e» vuole l’accento grave (è) nei seguenti casi:
come voce del verbo essere;
nei nomi di origine straniera (tè, caffè, canapè, narghilè ecc.);
nei nomi propri: Noè, Mosè, Giosuè ecc.;
nei seguenti termini: cioè, ahimè, ohimè, piè.
La vocale «e» vuole l’accento acuto (é) nei seguenti casi:
nelle voci verbali tronche del passato remoto: poté ecc.;
nei composti di «che»: perché, poiché, affinché, benché ecc.;
nei composti di tre: ventitré ecc.;
nei composti di re: viceré ecc.;
nei monosillabi: sé (pronome), né, ché ecc.;
nella parola mercé.
I monosillabi non vogliono accento, tranne i seguenti:
ché (congiunzione causale o finale);
dà (indicativo presente del verbo dare);
dì (come giorno o imperativo del verbo dire);
è;
là e lì (come avverbio di luogo);

ARTICOLI
Davanti a parole che cominciano per vocale,
gn, ps, j, s impura (seguita da consonante), y, x, z, si usa l’articolo
lo al singolare e gli al plurale.
Esempi: l’orologio - gli orologi;
lo juventino - gli juventini; lo psicologo - gli psicologi; lo stivale
- gli stivali; lo sponsor - gli sponsor; lo yeti - gli yeti; lo
xenofobo - gli xenofobi; lo zucchero - gli zuccheri.
Quasi tutti i giornali sono soliti usare, ad esempio, l’espressione “cartina di
tornasole“, che equivale a dire “risotto di zafferano“.
La dizione corretta è, invece, “cartina al tornasole“, così come il risotto è allo zafferano.
Per analogia sono preferibili le forme lo pneumatico - gli pneumatici
rispetto a il pneumatico - i pneumatici (il cui uso si va, peraltro,
sempre più diffondendo).
Per certi nomi di città l’articolo si declina legandosi alla preposizione.
Esempi: L’Aquila, La Paz, La Spezia, Il Cairo. Per cui: all’Aquila (peraltro
previsto da un codicillo contenuto nel Regio decreto 23 novembre 1939,
n. 1891), alla Paz, della Spezia, dal Cairo.
Si usa «il» davanti ai nomi che cominciano per «w», anche se inglesi.
Esempi: il West; il whisky.
Nota bene: si scrive l’Fmi, lo Sdi, l’Sos.

AUSILIARI
I verbi transitivi vogliono l’ausiliare
avere all’attivo; quelli passivi, riflessivi e, di regola, intransitivi
vogliono l’ausiliare essere.
Preferiscono essere i verbi impersonali che indicano fenomeni atmosferici (è piovuto, era nevicato).
Gli errori più frequenti riguardano l’uso degli ausiliari dei verbi cosiddetti «servili», cioè potere e dovere.
La regola è semplice: i “servili“ prendono l’ausiliare del verbo che
servono. Con i verbi intransitivi prendono quindi l’ausiliare essere:
«Io non sono potuto venire», «Tu sei dovuto partire».
Assolvere è transitivo: assolvere un dovere, non a un dovere. Tuttavia, se ha
significato di “portare a compimento“ o “adempiere“ sono ammesse
entrambe le forme.
Esempio: assolvere gli (o agli) obblighi di leva.
Sfilare è transitivo se deriva da filo (sfilare una collana), è intransitivo se
deriva da fila (sfilata militare). Nel primo caso, ausiliare avere
(egli ha sfilato un bracciale), nel secondo caso essere (i bersaglieri
sono sfilati).

AVVERBI
Affatto - Significa del tutto, per intero, in
assoluto. Quindi non può avere valore negativo (in questo caso si deve
dire nient’affatto). Lo stesso vale per assolutamente.
Insieme - Per indicare compagnia di persona: insieme con. In senso di
contemporaneità: assieme a (comprare buste assieme a francobolli, ma
meglio buste e francobolli).
Tuttora - Una sola parola come sinora o finora.
Vicino - Come avverbio vuole la a (vicino a Milano); lo stesso vale per dietro, davanti, sotto.
È infatti tramontata la forma carducciana, peraltro utilizzata nel titolo
di due poesie: Davanti San Guido e Davanti una cattedrale.
Inerente non vuole il complemento diretto, quindi inerente a qualche cosa.
Sotto, sopra, oltre e lungo non vogliono la preposizione a, ma l’articolo determinativo.
Esempi: sotto il ponte, oltre la strada.

BUROCRATESE
Il “burocratese“ è una specie di malattia
contagiosa. Cerchiamo quindi di attenerci a un linguaggio semplice e di
facile comprensione.
A titolo di puro suggerimento si consiglia quindi di utilizzare:
attribuire e non ascrivere
deciso e non sancito
delibera e non deliberazione
dirigere e non direzionare
fare e non espletare
modifica e non modificazione
nome e non nominativo
orientare e non polarizzare
restare e non permanere
questo o quello e non detto, predetto o suddetto
sostenere e non supportare
vedere e non prendere visione

CAPOVERSI
È inaccettabile un pezzo senza capoversi. Di norma va fatto almeno un capoverso ogni 7-8 righe di testo.

CHE
Non dire: «Il giorno che arrivò», ma: «Il giorno in cui arrivò».
Quale
di queste tre forme concorrenti Cosa fare..., Che cosa fare..., Che
fare... è corretta? La prima è colloquiale ma non sbagliata; la seconda
corretta e la terza accettabile.

CITAZIONI
Non abusare di frasi o espressioni latine. Nel caso utilizzare quelle corrette.
Alcuni esempi: brevi manu, deo gratias, statu quo, vox populi, una tantum, ad
maiora, dulcis in fundo, currenti calamo, per aspera ad astra, deus ex
machina, cum grano salis, lupus in fabula, conditio sine qua non.

COMPOSTI DEL VERBO DIRE
Tutti i composti del verbo
dire (benedire, maledire, contraddire, disdire, predire, ridire)
seguono la coniugazione del verbo base: quindi benedicevo, maledicevo,
benedicesti, maledicesti e così via.
Fa eccezione la seconda persona dell’imperativo, che nel verbo dire è di’, mentre nei composti è -dici.
Esempio: «Signore, benedici questa casa».
Evitare, quindi, forme come benedivo e maledivo, benedii e maledii, benedisti e maledisti ecc.

CONCORDANZE
Il participio passato, se ha per ausiliare avere, non si concorda con il complemento oggetto («Ho preso due libri»).
Se il complemento oggetto precede il verbo, si può invece concordare («I libri che ho preso, o che ho presi»).
Nei riflessivi apparenti il participio passato concorda con il soggetto
(«Mi sono lavato le mani»; «I medici si sono riservati la prognosi»).
I verbi usati impersonalmente si concordano con il soggetto («Si corrono dei rischi»).
L’aggettivo riferito a due o più sostantivi di diverso genere si concorda sempre al
maschile plurale («Il fianco e la guancia sinistri»).

CONGIUNTIVO
Non sembra riscuotere le simpatie dei
giornalisti, ma è il modo verbale della possibilità, della previsione,
dell’incertezza, mentre l’indicativo è il modo della realtà.
Esempi: Non so se abbiate capito; mi dicono che è bravo; credo che sia furbo.
Nota bene: sebbene regge sempre il congiuntivo, come gli avverbi nonostante, malgrado, quantunque.

CORSIVO
Nei testi da comporre in carattere tondo si impiega il corsivo soltanto nei casi seguenti:
1. Per le frasi, le terminologie giuridiche e i nomi scientifici latini di animali e piante.
Alcuni esempi: habeas corpus, homo sapiens, pinus pinaster, de iure condendo.
2. Nelle note in parentesi seguite dalle indicazioni ndr e ndt (che vanno, invece, in tondo).
3. Nelle citazioni e nei testi normativi, là dove previsto.
Esempio: articolo 1-bis.
4. Nelle terminologie straniere, come Eurobond, thriller, merchant bank.
Nota bene: una tantum e non una tantum, in quanto le parole sono entrambe latine.

“D“ EUFONICA
Si usa soltanto nell’incontro di due vocali uguali.
Esempi: Franco ed Enrico, ad Ancona.
Nell’incontro di vocali diverse la “d“ eufonica si omette sempre. Unica eccezione: ad esempio.

DECENNI
Si scrivono sempre in numeri, nel modo che segue: gli anni 60 (e non: gli anni ’60). È accettabile: gli anni Sessanta.

DERIVATI
Aereo, nei composti diventa aero (quindi aeronautica, aeroporto).
Alcool (o alcol), invariato al plurale; con una sola o nei derivati (alcolico, alcolismo).
Deputata, come forma sostantivata del participio passato del verbo deputare, può essere usata invece di deputatessa.
Esempio: la deputata Bindi (meglio, però: l’onorevole Bindi).
Presidente (forma sostantivata del participio presente di presiedere) mantiene il
maschile anche se riferito a donna. Idem per ministro e architetto.
Esempi: il presidente (e non la presidente o la presidentessa) della Camera; il ministro Livia Turco.
Alla stessa stregua: avvocato e non avvocatessa; vigile e non vigilessa; giudice e non giudichessa.
Famigliare, come sostantivo, familiare come aggettivo.
Obiettare, obiettivo, obiezione, una sola b. Con due b (obbiettivo) nella terminologia fotografica.
Qualcosa concorda al maschile: qualcosa è avvenuto, un qualcosa.
San B..., San P...: nei derivati la n diventa m.
Esempi: Sambenedettese, sampietrino.
Sopra, sovra, intra: per i composti di questi avverbi c’è il raddoppio solo se
la seconda parola comincia per consonante (soprattutto, sopralluogo,
soprattassa, sopravvissuto. Ma: sopraelevare).
Tram: nei derivati la m diventa n. Quindi: tranvia, tranviere, autoferrotranviario.

DISCORSO DIRETTO
È introdotto dai caporali e non dagli
apici. Comincia sempre con la maiuscola quando segue i due punti ed è
preceduto dai caporali.
Esempio: Castelli: «Cerchiamo di attenerci a questo manuale aggiornato al 2004».
Comincia con la minuscola quando il virgolettato rientra nel discorso.
Esempio: Una tesi «che non sta in piedi», come ha polemicamente sostenuto Lorenza Moz.
Oppure quando non ci sono i caporali dopo i due punti.
Esempio: Fabi: siamo seri, per favore.
Nota bene: l’interiezione all’interno di un discorso diretto (— dice Tizio
—) va usata dopo le prime parole e non alla fine del periodo.
Esempio: «Esposti — afferma Zamboni — è un birichino».

DOVERE
In un contesto formale è più corretto utilizzare devo o debbo, devono o debbono?
Nessun problema, in quanto le forme citate sono intercambiabili, anche se devo
e devono sono preferibili. Ricordiamo, tuttavia, che il congiuntivo
debba ha ormai preso il sopravvento su deva.

ECCETERA
Eccetera (dal latino “et cetera“, cioè “e le altre cose“), solitamente abbreviato in ecc., non va preceduto dalla virgola.
Nota bene: usare “eccetera“ (o “ecc.“) solo quando le esigenze di stile lo rendono indispensabile.

ERRATA CORRIGE
È una locuzione invariabile (pur avendo significato plurale) e di genere maschile: quindi un errata corrige.

EURO
L’euro, essendo una moneta, va scritto con la e minuscola e risulta invariabile al plurale.
Si prega, inoltre, di non usare la sigla euro nei testi.

FIRME E SIGLE
Nel caso di due o più servizi scritti da uno stesso giornalista, il più importante va firmato, un altro siglato.
Non inserire quindi, di norma, più di una firma e una sigla nella stessa pagina.
Nel caso di un articolo a due firme si segue l’ordine alfabetico.
Nota bene: non vanno inseriti spazi fra le lettere delle sigle.
Esempi: E.Co.; V.D.G.; M.C.; E.Br.
È inoltre opportuno, “passando“ l’articolo di un collaboratore,
controllare che la sigla non sia stata già codificata per qualcun altro.
Attenzione: l’elenco delle firme e delle sigle viene regolarmente aggiornato e
distribuito. In ogni caso è disponibile in Segreteria di redazione.

FORME IMPROPRIE
Non si scrive «ambienti qualificati fanno sapere», ma «in ambienti qualificati si fa sapere».
L’occhio del ciclone è la regione centrale dell’anello dell’uragano dove la pioggia cessa e il vento è moderato.
Dire che una persona è nell’occhio del ciclone significa, quindi, che si trova in una posizione relativamente tranquilla.
Basta dire, dunque: una persona è nei guai, in difficoltà, al centro di uno scandalo ecc.
Al limite: espressione abusata, presa dal linguaggio matematico.
Meglio: «al massimo», «come minimo» o, più semplicemente, «tutt’al più», «quanto meno».
Si scrive componente della commissione, perché dicendo componente la commissione sembrerebbe che ce ne sia uno solo.
Comminare vuol dire «minacciare», non «infliggere».
La legge commina una pena che è inflitta (non comminata) dal giudice.
De non esiste come preposizione. Quindi non si può dire: de «Il Sole-24
Ore», de «I promessi sposi», ma del Sole-24 Ore, dei Promessi sposi
(senza caporali).
Per analogia: nel anziché ne il (Es.: nel Sole-24 Ore) e al anziché a il (Es.: al Sole-24 Ore).
«Secondo noi, secondo l’oratore» ecc. Ma non: «Secondo i casi». In tale
espressione si dice: «A seconda dei casi, a seconda delle circostanze».
Gas liquefatto (e non liquido, visto che è gas).

FRUTTA
Le forme maschili il frutto e i frutti indicano
i prodotti delle piante (o possono avere un senso figurato. Esempio: il
frutto del proprio lavoro).
La forma femminile collettiva la frutta si usa, invece, per indicare i frutti in generale.
Esempio: Le hanno regalato un bel cesto di frutta.
Con lo stesso valore collettivo è accettato, al plurale, le frutta, ma non le frutte.
I nomi dei frutti sono quasi sempre femminili: la banana, la pesca, la noce, la mela, l’arancia.
Al frutto femminile corrisponde invece un nome d’albero maschile: il banano, il pesco, il noce, il melo, l’arancio.
Nei casi seguenti sia il nome del frutto sia quello dell’albero sono
maschili: il cedro, il fico, il lampone, il limone, il bergamotto, il
chinotto, il mandarancio, il mandarino, il pompelmo.
Da notare, infine, che i nomi dei frutti esotici sono quasi sempre maschili:
l’ananas, l’avocado, il cachi, il kiwi, il mango, il mapo.

FUTURO
Va utilizzato sempre quando un’azione è proiettata nel tempo.
Esempio: a fine mese scadrà... (e non, a fine mese scade...)

GRATIS
L’avverbio gratis significa, come tutti sanno, gratuitamente e deriva dal latino gratiis.
Tenere presente che non va mai preceduto dalla preposizione a, perché sarebbe come scrivere (o dire) “a gratuitamente“.

INTERVISTE
Le domande vanno scritte in nero, le risposte in tondo (senza D., R., virgolette o trattini).
Nota bene: evitare ogni riferimento all’intervistante (vede..., le posso dire..., la sua risposta...).

LUOGHI COMUNI
Spesso si utilizzano frasi che esprimono due volte lo stesso significato.
Oppure si usano due parole quando ne basta una (in questo caso ci troviamo di fronte alle cosiddette tautologie).
Qualche esempio da evitare:
«A norma delle leggi vigenti» (ovvio che le leggi sono quelle vigenti).
«All’alba di ieri mattina» (ovvio che l’alba di ieri era di mattina).
E ancora:
destini futuri;
pugno chiuso;
entro e non oltre;
concludere infine;
proseguire poi;
uscire fuori;
requisiti richiesti;
trovati reperti archeologici;
protagonista principale;
in estrema sintesi;
rischio pericoloso;
una vigile attenzione;
previsioni future;
unici esempi (si dice i soli esempi).
Malgrado significa a dispetto di. Quindi «mio malgrado», ma non «malgrado la nuova legge».

MAIUSCOLE
I nomi propri, quelli che indicano
«personalità» e «unicità», si scrivono con la maiuscola: il Parlamento,
se si intende quello di Roma e non un qualunque parlamento. Così per
Governo, Stato, Fisco, Comune ecc.
Per associazioni, enti o imprese va in maiuscolo solo il primo nome (Associazione bresciana degli industriali).
I punti cardinali vogliono la maiuscola quando indicano realtà geopolitiche (il conflitto Nord-Sud) e non la direzione.
Esempio: dirigersi verso sud.
La maiuscola va di rigore dopo i due punti e aperte virgolette (Es.:il
ragazzo risponde: «Sono qui») oltre che dopo il punto interrogativo e i
punti esclamativi (Es.: Cosa è successo? Non lo so).
Nei titoli di opere letterarie e d’arte in genere, se composti da più parole, basta
“maiuscolare“ la prima («La traviata»; «Il sentiero dei nidi di ragno»).
Nei nomi di vie, piazze, luoghi di spettacolo: minuscolo il nome comune, maiuscolo quello proprio.
Esempi: via Lomazzo; via Nazione; teatro La Fenice ecc.
Festività e ricorrenze vogliono la maiuscola.
Esempi: Natale, Pasqua, Quaresima, Kippur, Ramadan, Columbus Day.
Esempi di maiuscole e minuscole
Aaa cercasi... (e non AAA cercasi...).
Usa, Eni, Snamprogetti, Aci, Acli..., ma ITT.
presidente della Repubblica, ma il Presidente.
ministro della Difesa, ministro dei Lavori pubblici, ministro delle Finanze...
Banca mondiale, Fondo monetario internazionale (Fmi).
Camera di commercio (Cdc), Corte di cassazione (ma «in Cassazione»), Corte dei conti, Corte costituzionale.
cassa integrazione guadagni (Cig oppure Cassa).
Camera, Senato, Governo.
Centro studi Confindustria (CsC).
Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo dei Congressi.
Consiglio dei ministri.
presidenza del Consiglio, presidenza della Repubblica.
decreto legge (Dl), disegno di legge (Ddl), proposta di legge (Pdl), decreto legislativo (Dlgs).
Fi (Forza Italia).
direzione Ds.
Comune, Provincia, Regione (come enti amministrativi).
provincia (come comprensorio geografico).
Paese (per Stato).
Dio: iniziale maiuscola per la divinità, altrimenti minuscola (il dio della pioggia).
consiglio di amministrazione (Cda).
commissione Bilancio.
contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl).
Codice civile, penale ecc.
Federazione lavoratori metalmeccanici (Flm).
Cgil, Cisl, Uil.
Ferrovie dello Stato (Fs).
Gazzetta Ufficiale (G.U.).
Testo unico (Tu).
Iva, Irpef, Istat...
Rai-tv.
Rca (oppure: Rc auto).
Società per azioni (Spa).
BTp, CcT, BoT, BTe, CTz.
Unione italiana vini (Uiv).
Associazione bancaria italiana (Abi).
Nota bene: quando si parla di Borse valori, la B è sempre maiuscola.

MASCHILE O FEMMINILE?
Città come Milano, Palermo,
Torino, Catanzaro, Bergamo, Urbino, Taranto sono maschili o femminili?
In passato i nomi di città con desinenza in -o erano considerati
maschili; oggi, invece, tutti i nomi di città vengono considerati
femminili. Quindi si dice: la bella Torino, la mia Milano, la Palermo
normanna, sottintendendo sempre il nome città. In questo modo si
evitano anche confusioni con le relative squadre di calcio (il Torino,
il Catanzaro, il Palermo ecc.).
Fine settimana, in quanto “calco“
dell’inglese week-end“, vuole l’articolo maschile (quindi il fine
settimana). Per questa locuzione è comunque accettabile anche
l’articolo femminile.

MINISTERI
Ministero dell’Interno e non ministero degli Interni.
Per analogia: ministro dell’Interno e non ministro degli Interni.
Nota bene: per tutti i ministeri va maiuscola soltanto la prima lettera
(Es.: ministero della Funzione pubblica), eccezion fatta per il
ministero di Grazia e Giustizia.

NEGAZIONI
Le doppie negazioni si elidono.
Esempio: non ho alcun rimborso (e non: non ho nessun rimborso).

NERETTI
I neretti iniziali vanno seguiti da un punto e non dal trattino.
Esempio: Una regola importante. Se nel discorso che stiamo facendo...

NO E NON
Attenzione all’utilizzo dell’avverbio di
negazione non (che rappresenta soltanto una premessa negativa alla
frase che segue) al posto della parola olofrastica no, che corrisponde,
invece, a una intera proposizione negativa.
Per farla breve: si deve scrivere, ad esempio, “Progressisti e no“, “Avversari e no“,
“Allineamento Iva tra legalità e no“. È infatti errato scrivere
“Progressisti e non“, “Avversari e non“, “Allineamento Iva tra legalità
e non“, D’altra parte scrivereste: “Vuoi venire o non“? Certamente no.

NOMI E COGNOMI
La prima volta che in un pezzo si cita
una persona, anche notissima, indicarne sempre la carica e il nome di
battesimo (il presidente della Fiat, Umberto Agnelli).
Ricordarsi, inoltre, che il nome va sempre prima del cognome.

NOMI COMPOSTI
Vicepresidente, e non vice-presidente; vicedirettore, e non vice-direttore.
Allo stesso modo maxijoint, e non maxi-joint; superindice e non
super-indice. Nel caso, però, di scontro di due vocali uguali usare il
trattino. Quindi: maxi-intesa o mega-accordo.

NOMI SCIENTIFICI
L’uso dei nomi scientifici va ristretto ai casi assolutamente indispensabili.

NOMI STRANIERI
Se c’è una grafia ormai consacrata dall’uso, va seguita.
Esempi: Gorbaciov, Gheddafi.
Se si tratta di un nome geografico (e in mancanza di una grafia italiana
ormai consolidata) va seguito il Calendario Atlante De Agostini.
Se c’è una trascrizione “ufficiale“ in caratteri latini nel Paese
d’origine la si segue (è il caso più comune: comprende infatti la Cina,
il Giappone, l’India e i Paesi vicini, Israele, la Grecia e anche
alcuni Paesi arabi che trascrivono o seguono la pronuncia francese,
come Tunisia, Algeria, Marocco, Libano e Siria, o quella inglese, come
Egitto, Paesi del Golfo ecc.)
Nota bene: Tokio secondo consuetudine
del Sole - 24 Ore (e non Tokyo); Seul (e non Seoul); Irak (e non Iraq);
Thailandia (e non Tailandia); Giakarta (e non Jakarta). Malaysia (e non
Malesia).
Inoltre, se esiste, si usa la forma italiana: quindi Belgrado (e non Beograd), Fiume (e non Rjieka), Capodistria (e non Koper).

NUMERI
Fino a dieci, compreso, i numeri si scrivono sempre in lettere, tranne che per le date, le indicazioni di ore e simili.
Esempi: prima delle 6 del 2 gennaio; sei ore prima...
Nota bene: 1° gennaio e non 1 gennaio o primo gennaio.
Si scrivono in lettere cento, mille, mila, milioni e miliardi.
Esempio: seimila, ma, nei titoli, anche 6mila per ragioni di spazio.
Nota bene: il mila va attaccato al numero; milioni e miliardi no.
Nei numeri con quattro o più cifre, inserire il punto relativo alle migliaia (1.320; 21.418).
Nei numeri relativi agli anni il punto non va, invece, messo (1997, 1470).
Nell’enumerare in un testo più argomenti non si scriva 1) 2) 3) ma 1. 2. 3. seguiti
dalla minuscola, concludendo il testo dei singoli paragrafi con un
punto e virgola.
Utilizzare 1. 2. 3., e non 1) 2) 3), anche nei capoversi.
Se graficamente interessante utilizzare il negativo.
I numeri che fanno parte dei nomi si scrivono in lettere romane.
Esempio: Giovanni Paolo II.

Regole particolari:
a) si scrivono sempre in lettere i numeri all’inizio del periodo.
Esempio: ventisette chili di dinamite sono stati trovati...
b) si scrivono in lettere, per ragioni stilistiche, i numeri che hanno un valore aritmetico attenuato.
Esempi: la vita è bella a vent’anni; non metterà giudizio neanche a sessant’anni.
Nota bene: nei testi normativi, quando non si tratti di citazioni o
riproduzioni integrali, usare il «comma 4» e non il «comma quattro». È
accettabile il «4° comma» o, meglio, il «quarto comma».
Nei numeri telefonici, per evitare le più bizzarre versioni, i prefissi vanno
divisi dai numeri veri e propri da un trattino breve senza spazi. Il
numero telefonico non prevede, infatti, puntini.
Esempi: 0541-362876 oppure 0041-91-826355.

ORDINALI
Si scrivono in cifre o in lettere seguendo le
regole dei numeri o aggiungendo il segno tipografico ordinale, a
seconda dei casi, maschile º o femminile a (vedi anche sotto “Segni
diacritici“) .
Esempi: il terzo battaglione, il decimo invitato, il 23º stormo.
Regola particolare: si scrivono sempre in lettere romane gli ordinali che sono
parte di un nome proprio o di un nome di regnante.
Esempi: la nave Laura III, Giovanni Paolo II.
Nota bene: i numeri in lettere romane non vogliono mai il segno tipografico ordinale º. Quindi II e non IIº.

PAROLE ITALIANE

Corrette
Sbagliate

Accelerare

accellerare

Appropriato

appropiato

Avallo

avvallo

Beneficenza

beneficenza

Birichino

biricchino

Caltanissetta

Caltanisetta

Colluttazione

collutazione

Coscienza

coscenza

Cui

a cui

d’accordo

daccordo

dopodomani

dopo domani

eccezionale

eccezzionale

essiccare

essicare

esterrefatto

esterefatto

estortivo

estorsivo

ingegnere

ingegniere

Machiavelli

Macchiavelli

Menù

menu

Mississippi

Missisipi

Meteorologia

metereologia

Nullaosta

nulla osta

Ossequente

ossequiente

Peronospora

peronospora

Pessimista

pessimistico (è però

(sostantivo)

corretto come aggettivo)

pressoché

pressocché

schermirsi

schernirsi

scienza

scenza

sinora, tuttora

sin’ora, tutt’ora

scorrazzare

scorazzare

tutt’e due

tuttedue

egli fa, sta, va

egli fà, stà, và

lassù

lassu

un amico, buon amico

un’amico, buon’amico

un’amica, buon’amica

un amica, buon amica

che essi vadano

che essi vadino

...vengano

...venghino

che egli desse

che egli dasse

...stesse

...stasse

non oso dire

non mi oso di dire

vorrei che tu venissi

vorrei che tu vieni (o venga)

inerente al...

inerente il...

qui, qua

quì, quà

redigere

redarre

tranviere (vedere anche sotto Derivati)

tramviere

un murale

un murales

un silo

un silos

un vigilante

un vigilantes

vendonsi case

vendesi case

le specie

le speci

all’atto pratico

al lato pratico

 

Corrette
Preferite

all’erta

allerta

cosidetto, cosifatto

cosiddetto, cosifatto

caso mai

casomai

ciò nonostante

ciononostante

efficienza

efficienza

soprattutto

soprattutto

sufficienza

sufficienza

the

tutt’al più

tuttalpiù

zabaglione

zabaione

Nota bene: l’uso del femminile per indicare le cariche elettive del
Senato è stato riconosciuto dall’ufficio di presidenza di Palazzo
Madama. Negli atti parlamentari si dirà quindi «senatrice»,
«relatrice», ma non presidentessa che, secondo i linguisti, può avere
intonazione scherzosa (vedere anche sotto Derivati).
Cadavere è sostantivo, non aggettivo. Quindi non si può dire: un uomo è stato
trovato cadavere, ma è stato trovato il cadavere di un uomo.

PAROLE STRANIERE

bike e non byke (Es.: mountain bike);
cashmere (ma anche cachemire o kashmir);
chance
comfort (inglese) e non confort (francese);
crack (e non crak o crac);
cric (e non crik, crich o crick)
cuscus e non couscous;
débâcle;
ex aequo e non ex equo;
flashback (tutta una parola)
footing
forfait e non forfeit (ma “forfetizzare“);
gol (italianizzato) e non goal;
harakiri e non karakiri;
hascisc e non hashish;
un’impasse (femminile);
legitima suspicione (una sola t perché è latino) per legittimo sospetto;
mirabilia (e non mirabiliae);
nylon (o nailon italianizzato);
ok e non o.k.;
online (tutta una parola)
playboy (tutta una parola);
pullman e non pulman;
selz (grafia italiana derivante dal francese seltz, dall’inglese seltzer e dal tedesco selter);
shock e non choc;
show;
silhouette (con la h);
spider (e non spyder);
Sos e non s.o.s.;
suspense e non suspence o suspance;
travellers’ chèque e non traveller’s chèque;
valzer e non walzer.
Nota bene: le banche svizzere hanno un nome ufficiale italiano dal momento
che in Svizzera (e non Isvizzera, come si scriveva una volta)
l’italiano è lingua nazionale. Quindi è preferibile Credito svizzero e
non Crédit Suisse.
Per quanto riguarda opera omnia, espressione
latina composta da un sostantivo e da un aggettivo concordati al neutro
plurale, va detto e scritto “gli opera omnia“ e non “l’opera omnia“.

PASSATO REMOTO

Aprire, coprire, offrire, riaprire, ricoprire, riscoprire, scoprire
hanno due forme di passato remoto: apersi e aprii, copersi e coprii,
offersi e offrii, riapersi e riaprii, ricopersi e ricoprii, riscopersi
e riscoprii, scopersi e scoprii. Sono corrette entrambe.

PERCENTUALI
Si scrive sempre il numero in cifre, seguito (senza spazio) dal segno percentuale.
Unica eccezione: quando il numero è immediatamente seguito dal punto che
conclude la frase. In questo caso si userà infatti l’espressione «per
cento» per esteso.
Esempi: il 7% delle...; la Borsa ha guadagnato il 2,1 per cento. Ma: le Fiat hanno guadagnato venti centesimi (+3%).
Eresia matematica: gli interessi allo 0% (zero per cento). Se è zero, è zero
per dieci, per cento, per mille. Quindi, interessi zero e basta.

PLURALE

dei nomi terminanti in -cia, -gia, -logo
I nomi terminanti in -cia e -gia con la i muta formano il plurale in ce e ge se la c e la
g sono precedute da consonante (province, mance, pronunce, denunce,
guance, strisce, angosce ecc.), in cie e gie se c e g sono precedute da
una vocale (valigie, ciliegie, acacie, camicie ecc.).
I nomi terminanti in -logo al plurale terminano in -logi (psicologi,
neurologi, sociologi, astrologi, archeologi ecc.) se si riferiscono a
persone; in -ghi se si riferiscono a cose (cataloghi, monologhi,
dialoghi, prologhi).
Alcuni nomi terminanti in -co e in -go possono avere un doppio plurale.
Esempi: manico (manici, ma anche manichi), chirurgo (chirurghi, ma anche chirurgi).

dei nomi irregolari
Arbitrio: plurale con due i
(arbitrii). Inoltre: odio - odii; olio - olii; presidio - presidii (o
presìdi); principio - principii (o princìpi). Ma: notaio - notai;
esempio - esempi.
Assise: è sempre plurale. L’articolo le non si elide (le assise).
Carcere: maschile al singolare, femminile al plurale.
Fila: le file. Mentre le fila (come i fili) è plurale di filo.
Marrone: tutti gli aggettivi che indicano colori derivanti da sostantivi
(marrone, pisello, rosa, viola, arancio ecc.) sono invariabili al
plurale. Quindi, ad esempio, scarpe marrone, calze arancio o arancione.

dei nomi composti
Il plurale dei nomi composti con
capo, se si riferiscono a persona che predomina o che presiede a un
lavoro, si forma modificando la desinenza della parola capo e lasciando
invariata l’altra (capibanda, capiclasse, capiredattore, capireparto,
capiufficio). Ma con alcune eccezioni: capocomici, capocontabili,
capocuochi (o capicuochi), capomastri (o capimastri).
Se la parola capo indica posizione di preminenza o di inizio di qualcosa, il plurale
si forma modificando soltanto la desinenza della seconda parola
(capodanni, capogiri, capolavori, capostipiti, capoversi). Per
caposaldo e capoluogo sono accettate entrambe le forme: quindi
caposaldi o capisaldi, capoluoghi o capiluoghi.
Se il composto è di genere femminile, e la parola capo si riferisce a una donna, che è a
capo di qualcosa, il plurale non cambia (le capofamiglia, le caposala,
le caposquadra, le capoturno, le capoufficio). Fanno eccezione le...
caporedattrici, le capocroniste e le capocuoche.
I nomi composti con la parola alto e basso ammettono due forme di plurale.
Esempi: gli altoforni o gli altiforni; gli altopiani o gli altipiani; i bassofondi o i bassifondi.
La stessa possibilità è prevista anche per le altre parole comuni.
Esempi: il camposanto, pl. i camposanti o i campisanti; il pellerossa, pl. i
pellirosse o i pellirossa; il pescecane, pl. i pescecani o i pescicani;
la roccaforte, pl. le roccaforti o le roccheforti; il pomodoro, pl. i
pomodori, ma anche i pomidoro o i pomidori.

dei nomi stranieri
I nomi comuni entrati nell’uso italiano
non mutano al plurale: gli sport, gli stock, i referendum, tre cow-boy,
i manager, i bar, 20 peseta...
Se invece non si tratta di nomi
comuni, si seguono le regole della grafia originale, ma vanno riportati
in corsivo e non tra virgolette (vedi anche sotto “Corsivo“).
Nota bene: i nomi stranieri che sono entrati nell’italiano solo nella forma plurale restano invariabili al plurale.
Esempi: i peones di Montecitorio, i compradores della vecchia Cina, i conquistadores del Perù, gli ulema d’Egitto.
In linea con la regola adottata che al plurale le parole straniere restino
invariate, il plurale di curriculum sarà preferibilmente curriculum e
non curricula. Consigliato, ma non tassativo.

di alcuni aggettivi
gli aggettivi bicolore, bicorne,
bifronte, bilingue, bilaterale, bimestrale, bivalve e bipenne al
plurale, associati sia a sostantivi maschili che femminili, vogliono la
i finale (quindi, tavolette bilingui, e non tavolette bilingue).

PREPOSIZIONI

Costrutti sconsigliati

Costrutti consigliati

biglietto di visita

da visita

duello alla pistola

con la pistola

commerciante in pellame

di pellame

portale in bronzo

di bronzo

vestito in seta

di seta

giubbetto in pelle

di pelle

figlio a Giovanni

di Giovanni

una donna a nome Maria

di nome Maria

vestire alla moda

secondo la moda

a mano a mano

mano a mano

a iniziativa

per iniziativa

a nome di

in nome di

insieme a qualcuno

insieme con qualcuno

a mezzo posta

per (mezzo della) posta

in presenza del sindaco

alla presenza del sindaco

scrivere alla lavagna

sulla lavagna

persistere a negare

nel negare

non giungere in tempo

a tempo

composto da

composto di

trattenersi da qualcuno

presso qualcuno

promosso a capoclasse

promosso capocLasse

interessarsi a qualcosa

interessarsi di qualcosa

PROCLITICHE
Alcuni monosillabi, latini, si scrivono solo
appoggiati (proclitici) alla parola seguente, ma senza trattino
d’unione (Es.: ex ministro, ex aequo, ex libris, pro capite, pro loco)
Altri, invece, derivati da una lingua straniera, ne seguono le regole e in
genere vogliono il trattino (Es.:off-limits, week-end, check-up).

PRONOMI
La lingua cambia e, come pronome personale,
gli viene sempre più usato non solo con il significato di a lui, ma
anche con quello di a loro, a essi o a esse. Niente matita blu, quindi,
come per il passato. Tuttavia sul Sole-24 Ore è gradita la forma più
corretta. Quindi: «Io dissi loro» e non «Io gli dissi».
Non si può invece dire o scrivere: io gli dissi per io dissi a lei, bensì io le dissi.
Cui è un pronome relativo che significa letteralmente al quale, alla quale
e alle quali. Quindi non vuole la preposizione a quando si usa come
complemento di termine. Non si dirà quindi “l’uomo a cui parlo“, ma “
l’uomo cui parlo“. Negli atri casi mantiene invece le varie
preposizioni. Ad esempio: “La ragazza con cui sono partito“; “I fatti
di cui parliamo“.

PUNTEGGIATURA
Fra le norme grammaticali, quelle che
riguardano la punteggiatura sono le meno rigide. Spesso la scelta
dipende dal gusto individuale, dalla sensibilità e dall’intenzione
espressiva. In ogni caso:
La virgola non si deve usare fra soggetto
e predicato; fra predicato e complemento oggetto; davanti alla “e“ o
alla “o“ congiunzioni; prima di quasi tutti i complementi introdotti
dalle varie preposizioni (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra).
È invece obbligatoria davanti a ma, però, tuttavia e anzi. Le virgole
sono inoltre facoltative negli incisi infatti, di fatto, in effetti. In
questi casi occorre tenere presente che se se ne mette una bisogna
mettere anche l’altra.
Esempio: la donna, infatti, non si era accorta che...
Il punto e virgola spezza frasi troppo lunghe senza interrompere il filo
del periodo. È consentito però cambiare il soggetto della frase.
Inoltre il punto e virgola è usato nelle enumerazioni e negli elenchi, quando i
singoli elementi sono accompagnati da un’apposizione o da un’espansione
più o meno lunga.
Esempio: «Nel buio, l’uomo scorse un bambino, alto
e robusto per la sua età; una donna vestita malamente di stracci; una
ragazzina che poteva avere sì e no quindici anni».
Il punto va usato frequentemente (le frasi brevi sono più leggibili).
Il punto esclamativo è quasi sempre da evitare.
I due punti si usano per una breve pausa prima di una frase espositiva o virgolettata.
Dopo il punto interrogativo e quello esclamativo non occorre altro segno di punteggiatura.
Nota bene: a conclusione di un periodo virgolettato, il punto va fuori dalle virgolette.
Inoltre, il punto non va mai usato nei simboli, e precisamente:
nella chimica: ZN (zinco), H2O (acqua);
nelle sigle delle province: Mi (Milano), Na (Napoli);
nei simboli che indicano grandezze fisiche: m (metro), l (litro), Km (chilometro).

RIFERIMENTI
«Il Sole-24 Ore» nei riferimenti
In una intervista al Sole-24 Ore o al Sole-24 Ore del lunedì e non «al nostro giornale». Ma «Il Sole-24 Ore» del...

REGIONI E PROVINCE
Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige vanno unite con un trattino corto senza spazi.
La regione Friuli-Venezia Giulia comprende il Friuli (dove si parla il
friulano) e la parte rimasta all’Italia in seguito alla seconda guerra
mondiale della Venezia Giulia (dove si parla il dialetto veneto).
Il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia è Trieste (che, con Gorizia, Monfalcone e Grado, si trova appunto in Venezia Giulia).
Diversi lettori giuliani ci hanno quindi cortesemente pregato di evitare di
abbreviare il nome di questa regione soltanto in Friuli.
Massa e Carrara: la provincia di Massa e Carrara è per legge soltanto di Massa, ma i
Comuni sono due: Massa (con la frazione di Marina di Massa) e Carrara (con la frazione di Marina di Carrara).
Il capoluogo della Calabria è Catanzaro (e non Reggio Calabria).
La provincia del Verbano - Cusio - Ossola ha come capoluogo Verbania (sigla Vb).

SECOLI
Si scrivono sempre in lettere, come i millenni, con iniziale maiuscola.
Esempi: il Trecento, il Seicento, nell’anno Mille, nel Duemila.

SOCIETÀ
CartaSi (senza accento sulla i e con la S maiuscola).
DuPont (parola unica con la P maiuscola).
Va invece divisa nel caso la società venga scritta per esteso. Esempio: Du Pont de Nemours italiana.
Si prega, inoltre, di prestare attenzione quando si cita il Teflon,
essendo un marchio registrato della DuPont. La definizione generica è
infatti Ptfe (politetrafluoroetilene). Analogamente, tanto per essere
più chiari, l’Algoflon è il marchio registrato del Ptfe della
Montedison, l’Hostaflon quello del Ptfe della Hoechst, il Fluon quello
della Ici e il Polyflon quello della Daikin.

SPAZI
Non inserire alcuno spazio:
1.all’inizio dei paragrafi;
2.tra un segno di punteggiatura (. , : ; ! ?) e la parola che lo precede;
3.tra l’apertura della parentesi e la parola che segue e tra la chiusura di una parentesi e la parola che precede;
4.tra l’apertura di virgolette e la parola che segue e tra la chiusura delle virgolette e la parola che precede;
5.dopo l’apostrofo;
6.fra le lettere delle sigle (vedi anche sotto «Firme e sigle»).
Inserire un solo spazio:
1.dopo ogni segno di punteggiatura;
2.tra l’apertura di una parentesi e la parola precedente e tra la chiusura di una parentesi e la parola che segue;
3.tra l’apertura delle virgolette e la parola precedente e fra la chiusura delle virgolette e la parola che segue;
4.subito prima e subito dopo i trattini usati nelle frasi incidentali;
5.fra il punto di pag. e il numero della pagina (Esempio: a pag.3; alle pagg. 20 e 21).
La e commerciale (&) va preceduta e seguita da uno spazio bianco

SUGGERIMENTI
Utilizzare profilattico e non
preservativo; mucca e non vacca; invalido, disabile o portatore di
handicap e non handicappato o andicappato.
Cosa pensa del decreto? Cosa è un nome comune. Meglio, quindi: Che cosa pensa del decreto? Oppure: Che pensa del decreto?
«Bisogna decidere se agire o meno»: il se contiene già il dubbio fra il sì e il
no. Quindi limitarsi alla forma: «Bisogna decidere se agire».

TITOLI DI ARTICOLI
Non separare mai un concetto, e soprattutto l’aggettivo dal sostantivo, su due righe.
Evitare, quando possibile, la virgola a fine riga.
Limitare anche i due punti, che si usano quando si riferiscono a frasi di
persone (Es.: Clinton: non ne posso più), mentre la virgola viene
utilizzata negli altri casi (Es.: Bosnia, arriva la guerra). Non
mettere mai il punto.
È inoltre opportuno ricordare che l’occhiello
introduce il titolo e il sommario lo completa: il primo potrà quindi
iniziare con “mentre“, il secondo no (che invece accetterà l’uso di
“intanto“).

TITOLI DI LIBRI
Possono essere scritti in corsivo o fra virgolette basse « » (caporali).

TRATTINI
All’inizio di un articolo (dopo la città) va il trattino lungo (presente sulla tastiera schiacciando il carattere maiuscolo).
Trattini lunghi anche negli incisi, che possono essere seguiti da un segno di punteggiatura.
Esempio: Ciravegna sbuffava — e gli succede spesso —, ma anche Mariani non gli era da meno.
Il trattino corto va fra parole congiunte senza spazi.
Esempi: «Il Sole-24 Ore»; l’interscambio italo-francese; articolo 2-bis.

UNIONE EUROPEA
La sigla adottata dal nostro giornale è quella di Ue, alla quale ci atterremo.
L’ex Consiglio dei ministri Cee è ora denominato Consiglio dell’Unione europea (quindi, Consiglio Ue).
Per gli atti giuridici, la denominazione “Commissione delle Comunità
europee“, unica giuridicamente corretta, viene mantenuta in quanto il
trattato sull’Unione europea non ha modificato l’articolo 9 relativo
all’istituzione, appunto, della Commissione delle Comunità europee. Lo
stesso discorso vale per la Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee.

UNITÀ DI MISURA
Unità di potenza: W (watt), kW (1.000 watt).
Unità di energia: Wh (watt-ora), kWh (1.000 Wh).
Le altre unità di misura: m, Km, g, Kg, q, t, m2, m3 ecc.
Nota bene: quando è possibile è meglio scrivere per esteso le parole che
indicano misure. Quindi chilometri, tonnellate, metri quadrati ecc.
Tenere inoltre presente che l’energia prodotta è in chilowattore mentre la potenza installata è in chilowatt.
In attuazione della direttiva Cee relativa alle unità di misura, il Dpr 12
agosto 1982 n. 802 lascia intendere che il nome tecnico del chilogrammo
sia kilogrammo. Non se ne deduce però, almeno nell’uso comune, che ci
sia l’obbligo di scrivere sempre k al posto di ch. Quindi ben resti il
vecchio chilogrammo.
metri quadrati si abbrevia in mq e non in m2.

VERBI SERVILI
I verbi servili prendono l’ausiliare del
verbo che reggono. Pertanto “ho dovuto andare“ non è un errore, e anzi
ha una sfumatura diversa da “sono dovuto andare“. La prima versione è
infatti più forte, dal momento che indica una costrizione assoluta.

VIRGOLETTE ALTE (apici) ““
Si usano limitatamente ai seguenti casi:
1.Quando si riportano parole straniere o dialettali non entrate nell’uso corrente.
Esempio: nelle elezioni americane il sistema del “gerrymander“...
2.Per riportare un discorso diretto all’interno di un altro discorso diretto.
Esempio: «Lui allora mi domandò: “Dove sei stato?“ e io ...».
3.Quando si riportano titoli di articoli di giornali e simili.
Esempio: in riferimento ad “Attenti a quei tre“ pubblicato sul «Financial Times»...
Si usano poi con moderazione quando si vuol dare particolare enfasi a una
parola o mettere in rilievo che viene utilizzata con un senso diverso
da quello usuale.
Esempi: Gattuso è partito in “contropiede“; il Fisco ha chiesto “solo“ 20 centesimi.
Nota bene: nel caso di scontro fra caporali (Es.: Buttiglione ha dichiarato
a «Panorama»: «Io la penso così»), utilizzare per la testata gli apici.
(Es.: Lippi ha precisato a “Tuttosport“: «Della Sampdoria me ne importa poco o nulla»).

VIRGOLETTE BASSE (caporali) «»
Si usano per il discorso diretto e quando si riportano frasi e parole testuali.
Esempi:
«Questa legge va cambiata», ha detto il ministro. Secondo il ministro
«questa legge va cambiata». Da cambiare, ha detto il ministro, c’è
«questa legge».
Si usano anche per le testate di giornali e riviste.
Esempi: «Il Sole-24 Ore», «Il Giornale».
Nota bene: se due o più capoversi risultano virgolettati consecutivamente, i
caporali non si chiudono alla fine del periodo che va a capo, ma in
ogni caso si devono riaprire all’inizio del successivo.
Esempio: «Me la sono sempre presa perché i colleghi non rispettavano questo manualetto. Ma forse non ne valeva la pena.
«D’ora in poi vedrò quindi di bere una camomilla per non arrabbiarmi più di
tanto. Anche se non posso garantire a priori l’effetto calmante».