IL DIRITTO DI SATIRA NELLA GIURISPRUDENZA DELLE NOSTRE CORTI

di Sabrina Peron, avvocato in Milano

Premesso che la satira, quale forma espressiva dell’umorismo,
persegue il fine di "indurre suoi i percettori al riso attraverso una
rappresentazione di episodi e/o di persone mirante a suscitare
l’ilarità presso chi è il destinatario di essa" (M. Matovani, Profili
penalistici del diritto di satira), secondo la nostra giurisprudenza
con "l’espressione sintetica diritto di satira devono, in primo luogo
essere indicate tutte le varie manifestazioni del pensiero, aventi
remote origini storiche, accomunate dall’intento immediato di suscitare
ilarità nei percettori e differenziate dalla specificità dei fini
ulteriori (la satira o caricatura politica, la parodia artistica, la
satira di costume, la satira a scopi pubblicitari o commerciali ecc.) e
dalla varietà delle forme espressive (lo schetch cinematografico o
televisivo, la vignetta o la caricatura stampata, l’articolo
giornalistico)" (Trib. Roma 5.6.1991).

La natura della satira consiste in un’alterazione ridicola del
modello da cui trae origine del quale sottolinea dettagli unilaterali e
parziali, divertendosi a provare ogni sorta d’associazioni e
accoppiamenti oltraggiosi ed operando una sorta di rovesciamento nel
quale i primi diventano gli ultimi, "il pesante diventa leggero ed il
leggero ridicolmente pesante" (V. Jankèlèvitch, L’ironia). Per far
questo è inevitabile che si sforzino i mezzi espressivi, si alteri
stranamente, goffamente o anche grottescamente l’espressione lavorando
su un vizio e portandolo all’esagerazione affinché se ne rida: e,
difatti, la satira "tratteggia macchiette, pesca dal reale facce che
incarnano la serietà della società, nei suoi luoghi comuni, nei suoi
idoli, nei suoi valori e le trasforma con linguaggio ironico mordace,
caustico; se adotta il mezzo espressivo visivo esagera i tratti
somatici delle sue vittime, esaspera e allucina il dato esteriore, fino
a ridurlo a caricatura, caricando (in senso letterario) il segno
grafico" (M. Chiarolla, Satira e tutela della persona)

Con la conseguenza che "ne risulta inevitabilmente un mostro
qualcosa che, a considerarlo in sé e per sé non può avere verità
alcuna" (L. Pirandello, L’umorismo). E, difatti, in relazione
all’esercizio del diritto di satira si ritiene che questo non può, per
sua stessa natura, essere soggetto ai medesimi limiti impiegati per
valutare la liceità del diritto di cronaca e di critica e, in
particolare, quelli inerenti la verità e la correttezza espressiva
(Trib. Roma, 5.6.1991). In particolare, secondo i nostri giudici, la
satira:

non costituisce una risposta ad esigenze informative (Trib. Roma 13.2.1992);

non ha alcun rapporto di necessità e coincidenza con la verità del
fatto (Trib. Roma 13.2.1992), essendo, infatti, peculiarità della
satira la deformazione del reale come espediente per provocare il
divertimento del pubblico cui è destinata, è evidente l’incompatibilità
logica tra satira e verità del fatto che ne forma oggetto. Funzionale
alla satira, dunque, può essere solo la grossolana alterazione del
vero, perché strumentale al paradosso (M. Mantovani, Profili
penalistici del diritto di satira);

non può, se mira all’efficacia del messaggio, obbedire a criteri di
equilibrata espressione (Trib. Roma, 13.2.1992). Anche se non va però
dimenticato che secondo la Suprema Corte la satira, per essere
accettata come libera manifestazione del pensiero, a norma dell’art. 21
Cost., deve essere innocente, innocua e sorridente; se, invece, eccede
da tali limiti per trasmodare "in un comportamento chiaramente
diffamatorio posto in essere attraverso una satira non accettabile, né
innocua, né sorridente e tanto meno innocente" (Cass. 20.1.1992), si è
in presenza di un comportamento denigratorio e lesivo dell’altrui
reputazione e, come tale, stante la sua illiceità, censurabile sia
penalmente che civilmente (Cass. 25.5.1996, n. 4943). Tale principio è
stato recentemente riaffermato dalla Suprema Corte che ha statuito che
la satira "non si deve risolvere in un insulto gratuito anche se
espresso in una parafrasi o in una similitudine più o meno fantasiosa,
né risolversi in un banale mendacio idoneo a ledere la reputazione del
destinatario" (Cass. 7.7.1998, n. 7990).

Da quanto sopra detto, discende che, i criteri cui commisurare la
liceità della satira, sono soprattutto rappresentati dalla notorietà
del personaggio e dalla "coerenza casuale tra la dimensione pubblica
dello stesso e contenuto satirico del messaggio propalato" (Trib. Roma
13.2.1992).

Quanto al primo criterio, quello della notorietà, questo trova il
suo fondamento sul presupposto che per dare "cittadinanza giuridica al
diritto in esame, non può imporsi ai destinatari del suo esercizio il
peso, spesso assai sgradevole, della diffusione ironica e sconveniente
della propria immagine, del proprio agire, della propria riservatezza,
tale essendo il prezzo che qualsiasi di società – e vieppiù quelle che
sulle comunicazioni di massa fondano l’esigenza di far circolare le
idee – deve imporre a chi abbia scelto la notorietà come espressione
del suo agire" (Trib. Roma 13.2.1992).In applicazione a tale principio
il Tribunale di Roma ha ritenuto che la partecipazione a varie
trasmissioni televisive comporti una "rinuncia a quella parte del
proprio diritto alla riservatezza direttamente correlata alla
dimensione pubblica" (Trib. Roma 26.2.1997) con la conseguenza che si
può ben essere messi alla berlina per le proprie fattezze
volontariamente offerte alla pubblica attenzione, sempreché il
contenuto del messaggio satirico non sia asservito ad un fine meramente
denigratorio (Trib. Roma 26.2.1997).

Il secondo criterio, quello della coerenza causale, invece, trova il
suo fondamento sul presupposto che la satira deve colpire quegli
aspetti del personaggio noto relativi alla sfera direttamente collegata
con la sua dimensione pubblica.

Tale principio della notorietà è destinato a valere soprattutto in
relazione alla satira politica dove il raggiungimento di una posizione
politica "determina, in misura direttamente proporzionale
all’importanza della stessa, una maggior grado di esposizione, da parte
di chi la occupa alle valutazioni e all’esame penetrante della pubblica
opinione" (M. Mantovani, cit.).

Recenti sentenze hanno però evidenziato come le vignette satiriche –
pur non dovendo necessariamente rappresentare e rispettare la verità
dei fatti – devono reputarsi illecite tutte le volte in cui vengono
poste a supporto di un articolo la cui finalità è quella di nuocere una
determinata persona (Cass. 26.5.1996, n. 4993), con le parole dei
nostri giudici, quindi, "non può considerarsi lecito esercizio del
diritto di satira la raffigurazione caricaturale di contenuto
offensivo, anche se ironica, che esplicitamente si colleghi attraverso
i titoli, ad articoli giornalistici, anche se il contenuto di questi
non sia di per sé diffamante" (Trib. Milano, 26.5.1994). In questo
caso, difatti, si ritiene che la vignetta non sia una pura e semplice
espressione satirica ma sia un vero e proprio veicolo d’informazione
giornalistica che – come tale – va assoggettato ai ben noti limiti del
diritto di cronaca.

Rassegna di massime della giurisprudenza sul diritto di satira.

CASS. sez. V, 07-07-1998, n. 7990, Diaconale: Il diritto di
satira, per poter utilmente escludere la configurabilità del reato di
diffamazione a mezzo stampa non si deve risolvere in un insulto
gratuito, anche se espresso in una parafrasi o in una similitudine più
o meno fantasiosa, né risolversi in un banale mendacio idoneo a ledere
la reputazione del destinatario (nella fattispecie le espressioni
"realburinismo" e "diesel fumoso al posto del cervello" indirizzate ad
un amministratore pubblico del Comune di Roma, sono state reputate
"senz’altro offensive della reputazione del querelante" mentre
l’evocazione di prassi devianti nel finanziamento dei partiti è state
ritenuta suscettibile di essere letta "come insinuazione di un diretto
coinvolgimento personale in condotte illecite", in definitiva "se è
vero che la deformazione grottesca della realtà è propria della satira,
è anche vero che il discorso satirico è necessariamente ambiguo, a metà
strada tra descrizione e manipolazione dei fatti, e non può ridursi a
banale mendacio") .

TRIB Milano, 07-04-1997, Scotti c. Soc. R.C.S. ed. e altro: Il
diritto di satira costituisce una delle forme di manifestazione del
pensiero, caratterizzata dall'intento di suscitare la ilarità nei
percettori, che svolge una funzione di controllo sociale verso il
potere con l'arma del sorriso e alla quale non possono applicarsi i
criteri per la liceità della cronaca (verità, continenza, rilevanza
sociale) fatto salvo il limite dell'eventuale contenuto denigratorio
delle affermazioni.

TRIB. Milano, 07-04-1997, Scotti c. Soc. R.C.S. ed. e altro: La
satira di un personaggio famoso, quando ha carattere burlesco e
paradossale e le espressioni adoperate, considerate nel loro complesso,
sono proporzionate alla notorietà del soggetto irriso, impedisce di
qualificare come denigratorio e offensivo un articolo di giornale.

TRIB. Roma, 26-02-1997, Geraci — Soc. ed. L'Espresso: Il
diritto di satira può essere esercitato solo nei limiti della coerenza
causale fra la qualità della dimensione pubblica del personaggio preso
di mira ed il contenuto artistico espressivo della satira medesima, che
non va asserita ad un fine meramente denigratorio.

TRIB. Roma, 26-02-1997, Geraci — Soc. ed. L'Espresso: Il
diritto di satira, il quale ha rango di diritto soggettivo di rilevanza
costituzionale, non si pone in alcun rapporto di necessità e
coincidenza con la verità del fatto, né si deve conformare a canoni di
corretta ed equilibrata espressione, avendo come suoi limiti quello
interno legato alla notorietà del personaggio, ovvero quelli esterni
legati a ciascuno dei mezzi di diffusione della satira stessa ed ai
contenuti del messaggio satirico, onde non è da considerare lecita
l’attribuzione di fatti offensivi determinati (nella fattispecie si è
desunta dalla partecipazione dell’attore a varie trasmissioni
televisive la rinuncia a quella parte del proprio diritto alla
riservatezza direttamente correlata alla dimensione pubblica, con la
conseguenza che questi può ben essere messo alla berlina per le sue
fattezze, che egli ha offerto volontariamente alla pubblica attenzione).

CASS. sez. III, 29.05.1996, n. 4993, Soc. La Repubblica ed. c. Craxi: Il
diritto di satira, garantito dagli art. 9, 21 e 33 Cost., può essere
esercitato solo nei limiti della coerenza causale tra la qualità della
dimensione pubblica del personaggio fatto oggetto della satira ed il
contenuto artistico - espressivo della satira medesima con la
conseguenza che, pur caratterizzandosi per i suoi scopi caricaturali e
dissacratori, che gli consentono di non rispettare fedelmente la verità
dei fatti, non può essere asservito ad un fine meramente denigratorio.
(Nella specie la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la
motivazione della sentenza di merito che aveva considerato diffamatoria
una vignetta che, in un giornale, illustrava un fatto costituente reato
falsamente attribuito ad un noto personaggio politico in un articolo
pubblicato nel medesimo giornale, riproducendo, con una caricatura, il
personaggio stesso vestito da ladro in modo da rendere più immediata la
percezione, nel lettore, del collegamento tra questo personaggio e
l'episodio riferito nell'articolo).

TRIB Milano, 26-05-1994, Soc. ed. L'Unità — Soc. ed. A. Mondadori : Non
può considerarsi lecito esercizio del diritto di satira la
raffigurazione caricaturale di contenuto offensivo, anche se ironica,
che esplicitamente si colleghi, attraverso i titoli, ad articoli
giornalistici, anche se il contenuto di questi ultimi non sia di per sé
diffamatorio; in tal caso, infatti, la vignetta non è pura e semplice
espressione satirica ma vero e proprio veicolo di informazione
giornalistica e - come tale - assoggettata ai limiti propri del diritto
di cronaca.

TRIB Roma, 05-04-1994, D'Ecclesia — Magalli: Eccede i limiti
del diritto di critica e di satira ed integra un illecito lesivo
dell'altrui reputazione dileggiare le persone facendo riferimento alle
loro non fortunate condizioni fisiche o ad eventuali carenze culturali
(nel caso di specie l'offeso era stato qualificato "nano" e "uno che
non ha proprio il senso di quello che dice, dell'italiano, della
grammatica, di niente, è uno che apre bocca ed escono fiumi di cose che
Kafka si suiciderebbe sentendole").

TRIB Roma, 26-06-1993, Partito socialista democratico it. — Rai-Tv:
L'attività di satira - che corrisponde ad un'antichissima esigenza di
controllo sociale e di ridimensionamento dei potenti e dei famosi e
trova del resto riconoscimento anche in norme costituzionali (art. 9,
21, 23 e 33) - può considerarsi legittima, qualora si mantenga nei
limiti di volta in volta imposti dalla situazione concreta, non
equivalendo il c.d. diritto di satira al diritto di libero insulto;
deve pertanto reputarsi lesiva della reputazione, ma non anche
dell'identità personale, del partito politico - che è titolare di
diritti della personalità - la trasmissione satirica nella quale siano
contenute affermazioni denigratorie del partito stesso, non
direttamente collegate con la situazione oggetto di satira.

GIPT - G.i.p. T. Genova, 17-02-1994: Ancorché esercitato in
forma di satira, il diritto di critica, che deve essere riconosciuto a
chicchessia e, in primo luogo, ai giornalisti, trova le sue radici
nella libertà di manifestazione del pensiero tutelata dall'art. 21
Cost., soccombente soltanto rispetto alle violazioni del buon costume e
dell'altrui sfera di legittima reputazione.

C. APP Firenze, 18-10-1993, Cardinali: Neppure i fatti, i
simboli, le cose e le persone pertinenti alla religione possono
ritenersi immuni dall'esercizio del diritto di critica e da quello di
satira, che costituisce estrinsecazione tipica ed essenziale della
libertà di manifestazione del pensiero; l'unico limite frapposto dalla
legge penale alla libera manifestazione del pensiero anche in campo
religioso è quello del vilipendio, da intendersi, nell'accezione comune
e, altresì, in quella tecnico-giuridica, come ostentazione di
disprezzo, manifestazione di biasimo, espressione di apprezzamenti
negativi implicanti disdegno e disistima generalizzati, alla stregua di
canoni assiologici universali o, comunque, non circoscritti a
determinate dottrine o ideologie; offesa alla religione può pertanto
aversi solo ove siano spregiativamente chiamati in causa i valori
etico-spirituali e le credenze fondamentali della religione medesima,
nel loro complesso o in parti essenziali e qualificanti (nella specie,
la corte ha ritenuto non offensivo ai sensi dell'art. 403, 2º comma,
c.p. il riferimento agli istinti sessuali del sommo pontefice contenuto
in una vignetta manifestamente ispirata a registri umoristici e ad un
chiaro gusto bozzettistico, trattandosi di espressione satirica priva
di qualsiasi valenza ideologica e di ogni carica lesiva nei confronti
dei capisaldi o dell'intima sostanza della fede cattolica).

TRIB Roma, 13-02-1992, Carrisi — Arbore: La ricostruzione in
termini satirici di vicende e fatti di pubblico dominio riguardanti
personaggi noti si qualifica come una lecita espressione del diritto di
satira, il quale gode di tutela costituzionale in base agli art. 9, 21
e 33 Cost., e perciò non costituisce fattispecie diffamatoria atta a
dare luogo a risarcimento del danno.

TRIB Roma, 31-10-1992, Gatto — Soc. ed. La Repubblica: L'esimente
del diritto di satira può essere invocata solo quando sia dato
ravvisare un nesso di coerenza causale tra la qualità della dimensione
pubblica del personaggio ed il contenuto artistico espressivo
sottoposto ai percettori del messaggio (nel caso in questione,
l'utilizzazione dell'immagine di un artigiano è stata ritenuta
illecita, in quanto non strumento di una satira diretta e palese del
medesimo, bensì veicolo di un messaggio satirico indirizzato nei
confronti di un terzo).

CASS., sez. V, 20-01-1992, Carrubba: Fra gli altri estremi,
il diritto di critica e di cronaca, per costituire causa di non
punibilità in tema di diffamazione a mezzo stampa, deve essere
esercitato nei limiti della continenza; e ciò, ovviamente, anche quando
si adoperino le vignette e le caricature e si voglia fare della satira
e dell'ironia (nella specie, la corte di cassazione ha ritenuto che
nessuna giustificazione può riconoscersi di fronte ad una situazione
che certamente ed inequivocabilmente eccede dalla semplice satira,
dall'indirizzo ironico, dall'umorismo, per trasmodare in vera
contumelia e in concreta denigrazione).

TRIB Roma, 05-06-1991, Berlusconi — Soc. ed. L'Espresso: In
presenza di un nesso causale tra dimensione pubblica del personaggio e
contenuto artistico, la satira oggetto di un diritto costituzionalmente
fondato sugli art. 9, 21 e 33 non è soggetta a censure, non potendosi
ad essa applicare i limiti della verità del fatto e della correttezza
formale elaborati in tema di diritto di cronaca.

PRET. Roma, 16-02-1989, Vanzina — Soc. Videotime: Va accolta
l'istanza di tutela cautelare urgente avanzata da chi lamenti di essere
stato oggetto di satira, senza che sussista un nesso di coerenza
causale tra la sua notorietà ed il messaggio satirico, e con modalità
che offrano un'immagine forzatamente distorta della sua persona (nella
specie, è stata inibita la futura utilizzazione delle sequenze ritenute
lesive; riguardo alla programmazione in atto della serie televisiva, è
stata invece disposta l'inserzione, prima dei titoli di testa, della
seguente precisazione: "D'ordine del pretore di Roma, si avverte che la
satira del regista Carlo Vanzina, realizzata da Francesco Salvi, è
stata ritenuta illecita (...) perché del tutto strumentale rispetto
all'intendimento del comico di creare la "macchietta" del regista
demente").

PRET. Roma, 16-02-1989, Vanzina — Soc. Videotime: Il c.d.
"diritto di satira", pur trovando garanzia e fondamento negli art. 9,
21, 33 Cost. deve ritenersi soggetto a limiti secondo un criterio di
coerenza causale tra "qualità" della dimensione pubblica del
personaggio fatto oggetto di satira e contenuto artistico espressivo
sottoposto ai percettori del messaggio, alla stregua del principio che,
nell'informazione consente la libera diffusione dell'immagine
personale, anche in deroga alla generale esigenza del consenso
dell'avente diritto, ogni qual volta la notorietà della persona ne dia
giustificazione, in rapporto alle generali esigenze di conoscenza della
collettività, con la conseguenza che dovrà ritenersi illecita la satira
meramente denigratoria tale da strumentalizzare pretestuosamente il
nome e l'immagine di un personaggio al fine di creare un "tipo" comico,
una "macchietta" da riproporre nel corso del programma televisivo.

PRET. Roma, 16-02-1989, Vanzina — Soc. Videotime: Ricorrono i
presupposti per l'emissione di un provvedimento d'urgenza ex art. 700
c.p.c. a tutela del diritto all'identità personale del ricorrente
rispetto ad un programma di intrattenimento trasmesso da una rete
televisiva privata nel caso in cui la satira effettuata nel contesto
del programma sia idonea, per le concrete modalità di realizzazione, ad
offrire una immagine forzatamente distorta della persona rappresentata,
senza un preciso nesso tra notorietà specifica del soggetto
rappresentato e discorso comico realizzato e quindi senz'altro fine che
quello della mera irrisione della persona fatta oggetto di
rappresentazione denigratoria ed ossessivamente ricorrente.

PRET. Roma, 04-03-1989, Tognazzi — Nicolazzi: Il
diritto di caricatura e di satira è configurabile come diritto
soggettivo di rilevanza costituzionale, rientrante nell'ambito di
applicazione dell'art. 21 Cost. oltre che degli art. 9 e 33 che
tutelano la libertà di espressione del messaggio culturale ed
artistico, anche in sede di spettacolo o manifestazione artistica, tale
da raggiungere elevati livelli creativi ed estetici.

PRET. Roma, 04-03-1989, Tognazzi — Nicolazzi: Costituisce
libero esercizio del diritto di satira, e quindi non ricorrono i
presupposti per la concessione di provvedimento d'urgenza ex art. 700
c.p.c. a tutela dell'identità personale dell'interessato l'inserzione
da parte dell'interprete, entro una rappresentazione teatrale, di
riferimenti ironici o di allusioni in tono farsesco ad eventi od a
personaggi dell'attualità o della politica, qualora ciò sia
giustificabile in quanto elaborazione creativa, oggettivamente
apprezzabile dalla natura dello spettacolo, per la quale non può farsi
riferimento ai canoni di verità e di correttezza espressiva propri
invece dell'informazione, avuto riguardo al soggetto preso di mira ed
alla sua notorietà.

Sul diritto di satira si segnalano inoltre i seguenti contributi della dottrina:

PALMIERI Alessandro, Gli insulti volano e le notizie strisciano:
splendori e miserie della satira televisiva (Nota a T. Roma, 18 aprile
1997, Vattimo c. Soc. Rti e T. Roma, 14 febbraio 1997, Vattimo c. Soc.
Rti), in Foro it., 1997, I, 3695.

PERON Sabrina, La Suprema Corte ed il diritto di satira (Nota a
Cass., sez. III, 29 maggio 1996, n. 4993, Soc. ed. La Repubblica c.
Craxi), in Resp. Civ. e prev. 1997, 1186.

BENEDETTI Alberto Maria, Il diritto di satira fra libertà di
espressione e tutela dei valori della persona (Nota a T. Milano, 26
maggio 1994, Soc. ed. L'Unità c. Soc. ed. A. Mondadori), in Nuova giur.
civ., 1996, I, 337.

CARBONE Vincenzo, La satira e il diritto all'identità personale
(Nota a Cass., sez. III, 29 maggio 1996, n. 4993, Soc. ed. La
Repubblica c. Craxi), in Danno e resp., 1996, 585.

GIAMPIERI Alberto, Satira e reputazione del partito politico (Nota a
T. Roma, 26 giugno 1993, Partito socialista democratico it. c. Rai-Tv),
in Giur. it., 1994, I, 2, 341.

DOGLIOTTI Massimo, Al Bano, Romina, Arbore, D'Agostino: satira,
privacy e mass media (Nota a T. Roma, 13 febbraio 1992, Carrisi c.
Arbore), in Dir. famiglia, 1994, 171.

WEISS Luigi, Diritto costituzionale di satira o diritto di
pettegolezzo? (Nota a T. Roma, 13 febbraio 1992, Carrisi c. Arbore) in
Dir. famiglia, 1994, 181.

LOPEZ Ettore, Sui limiti di liceità` del diritto di satira (Nota a
T. Roma, 13 febbraio 1992, Carrisi c. Arbore), in Dir. famiglia, 1994,
198.

MANTOVANI Marco, Profili penalistici del diritto di satira, in Dir. informazione e informatica, 1992, 295.

VIGLI Cristiana, Il diritto di satira; tra licenza e censura (Nota a
T. Roma, 5 giugno 1991, Berlusconi c. Soc. ed. L'Espresso), in Dir.
informazione e informatica, 1992, 68.

DE SANCTIS Lorenzo, Il diritto di satira all'esame della pretura di
Roma; ipotesi di riferibilità alla problematica della parodia
dell'opera dell'ingegno (Nota a P. Roma, 4 marzo 1989, Tognazzi c.
Nicolazzi), in Dir. autore, 1990, 146.

CHIAROLLA Mirella, Satira e tutela della persona: il pretore e la
musa infetta; (Nota a P. Roma, 16 febbraio 1989, Vanzina c. Soc.
Videotime), in Foro it., 1990, I, 3039.