Nuove norme sulla diffamazione: la libertà di informazione sotto minaccia


Nuove norme sulla diffamazione: la libertà di informazione sotto minaccia. A rischio anche i direttori responsabili
(In coda il nuovo testo della legge n. 47/1948 sulla stampa)

di Franco Abruzzo*

La Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge relativo a "norme
in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o
con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante".
Ora la parola passa al Senato. Per quanto riguarda l’aspetto penale del
reato scompare la sanzione del carcere sostituta, - nel caso di
diffamazione commessa con il mezzo della stampa, consistente
nell'attribuzione di un fatto determinato-, con la pena della multa da
euro 5.000 a euro 10.000. L’offesa semplice, invece, è punita con la
pena della multa da euro 3.000 a euro 8.000. In entrambi i casi di
condanna e nell’ipotesi di recidiva "consegue la pena accessoria dell'interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi".
Oggi la pena accessoria dell’interdizione è una facoltà riservata al
giudice penale, ma va detto che si contano al riguardo sentenze
sporadiche.


La previsione dell’interdizione dalla professione (con il
rischio per il giornalista di perdere lavoro e stipendio da uno a sei
mesi nonché di perdere anche il lavoro in maniera definitiva come
decisione dell’azienda editoriale verso un dipendente "inaffidabile")
porta ad affermare che questa riforma del reato di diffamazione a mezzo
stampa non convince. Non sono condivisibili le parole di un deputato
pronunciate nel corso del dibattito del 26 ottobre: "La pena
accessoria della sospensione dall'albo dei giornalisti da uno a sei
mesi in caso di recidiva è una scommessa, una sfida positiva lanciata
al mondo del giornalismo, considerata anche l'importanza che esso
riveste, in una società democratica e aperta come la nostra. Il mondo
del giornalismo deve saper raccogliere questa sfida positiva e
rivendicare il diritto di informare, nello stesso tempo punendo al
proprio interno chi non informa ma diffama, chi distrugge la vita di
una persona e della sua famiglia". L’interdizione è una sfida? La
realtà è molto, molto diversa. Non è accettabile che il destino dei
giornalisti, impegnati nella cronaca, sia consegnato in caso di recidiva nelle
mani dei giudici. I cronisti lavorano "sul tamburo" e hanno, -
soprattutto quando i fatti accadono in un’ora vicina alla chiusura del
giornale -, un nemico implacabile: il tempo. Nella fretta può capitare
di scrivere un aggettivo di troppo, di riferire una circostanza "a
metà", di collocare una persona in uno scenario negativo. Tali
sfumature possono provocare una querela della parte, che si ritiene
offesa. Pensiamo poi alle iniziative penali (intimidatorie?) di
sindaci, ministri, assessori adottate a tutela della dignità dell’ente
pubblico o della pubblica amministrazione. E’ vero: il reporter non
rischierà più la galera (da 1 a 6 anni, quando attribuisce un fatto
"determinato" oppure da sei mesi a tre anni, quando riferisce in
maniera generica). Se la potrà cavare nel massimo, come riferito, con
una multa.


L’interdizione temporanea dalla professione, però, verrà
applicata in modo automatico (e ci sarà anche una coda disciplinare
obbligatoria con il Consiglio dell’Ordine chiamato a sanzionare il
comportamento del "reo"). Nessun altro professionista (medico,
avvocato, commercialista, etc) corre tale alea.
Il rischio
dell’interdizione pesa anche sul direttore responsabile, qualora lo
stesso sia chiamato a rispondere del reato di diffamazione "in
concorso" con il suo cronista. I direttori, però, sono trattati in malo
modo: finora rispondevano di omessa vigilanza (reato colposo), mentre
in futuro risponderanno in chiave dolosa, ma la pena sarà ridotta di un
terzo rispetto a quella prevista per l’autore dell’articolo.
La
Camera ha respinto la proposta di far celebrare il processo davanti a
un tribunale in composizione collegiale. L’abolizione del carcere e
dell’udienza preliminare significa così che il giornalista finirà
davanti a un giudice onorario, che non ha l’esperienza e la maturità di
un magistrato di carriera. L’eventuale sentenza di condanna potrà
essere corretta solo in appello, quando l’imputato comparirà di fronte
a tre giudici togati. Tutto questo è collegato alla circostanza che il
Pm chiederà la citazione diretta a giudizio del giornalista. Oggi il
filtro del Gip elimina almeno il 50 per cento dei procedimenti penali.
Bisogna tener conto che nei processi per diffamazione vengono
ricostruite anche vicende storiche di grande rilievo con personaggi -
non solo giornalisti – spesso protagonisti della vita pubblica
nazionale. Il dibattimento di fronte a un giudice monocratico di
carriera offre garanzie e certezze che il giudice onorario non potrà
mai assicurare.


L’eventuale multa di 5 mila euro e di 10mila euro non
esaurisce il processo penale. E’ una condanna, che sarà seguita da una
causa civile per stabilire l’entità del danno (non solo morale). Il
giornalista entra in una catena di montaggio giudiziaria dalla quale
rischia di uscire stritolato. Oggi le querele sono facili e abbondano.
Raccogliere due, tre o quattro querele è probabilità facile. Quale
cronista rischierà il posto dopo aver subito una prima condanna penale?
Ecco perché questa riforma va fermata anche per evitare autocensure o
cronache ricostruite al telefono o pantofolaie. La battaglia è
un’altra: bisogna chiedere al Senato la cancellazione del reato di
diffamazione a mezzo stampa. Le eventuali controversie per offese
all’onore dovrebbero essere regolate soltanto in sede civile.
La nuova legge, però, offre vie impossibili per sfuggire alla condanna penale e all’interdizione. "L'autore dell'offesa non è punibile se provvede, ai sensi dell'articolo 8, alla pubblicazione di dichiarazioni o rettifiche".
E se il direttore e l’editore rifiutano la pubblicazione della
smentita? Al cronista non resta che citare in giudizio il suo direttore
e la sua azienda per chiedere al giudice in via d’urgenza un
provvedimento con il quale ordini (al direttore e all’azienda) di
pubblicare la smentita. E poi che accadrà nella vita professionale del
cronista "ribelle"?


In sede civile, invece, "nella determinazione del
danno derivante dalla pubblicazione ritenuta lesiva della reputazione o
contraria a verità, il giudice tiene conto dell'effetto riparatorio
della pubblicazione della rettifica, se richiesta dalla persona offesa".
La smentita attenua l’entità del risarcimento. C’è un contrasto, però,
fra sfera penale e civile, che crea disuguaglianze di trattamento. In
sede penale la smentita neutralizza il reato, mentre in sede civile la
smentita attenua solo l’entità del risarcimento. Il problema potrebbe
finire all’attenzione della Corte costituzionale, che prevedibilmente
sarà chiamata a dirimere altre due questioni: l’amnistia impropria
concessa al senatore Lino Jannuzzi (mentre altri detenuti per condanne
definitive di diversa indole restano in prigione) e il tetto del
risarcimento fissato in 30mila euro, quando "il giudice procede alla liquidazione del danno in via equitativa". Tale
misura è volta ad eliminare le richieste milionarie, ma si può porre un
limite al risarcimento in via equitativa? Ci si potrà rivolgere al
giudice civile per il resto del risarcimento del danno patrimoniale o
biologico?

*presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

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La legge sulla stampa con le modifiche introdotte dalla Camera nella seduta del 26 ottobre 2004

Legge 8 febbraio 1948, n. 47 (1).Disposizioni sulla stampa.
(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 20 febbraio 1948, n. 43. (in nero le modifiche)

1. Definizione di stampa o stampato.
Sono
considerate stampe o stampati, ai fini di questa legge, tutte le
riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o
fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione.
Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, ai siti INTERNET aventi natura editoriale.

2. Indicazioni obbligatorie sugli stampati.
Ogni stampato
deve indicare il luogo e l'anno della pubblicazione, nonché il nome e
il domicilio dello stampatore e, se esiste, dell'editore.
I giornali, le pubblicazioni delle agenzie d'informazioni e i periodici di qualsiasi altro genere devono recare la indicazione:
del luogo e della data della pubblicazione;
del nome e del domicilio dello stampatore;
del nome del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile.
All'identità
delle indicazioni, obbligatorie e non obbligatorie, che contrassegnano
gli stampati, deve corrispondere identità di contenuto in tutti gli
esemplari.

3. Direttore responsabile.
Ogni giornale o altro periodico deve avere un direttore responsabile.
Il
direttore responsabile deve essere cittadino italiano e possedere gli
altri requisiti per l'iscrizione nelle liste elettorali politiche.
Può
essere direttore responsabile anche l'italiano non appartenente alla
Repubblica, se possiede gli altri requisiti per la iscrizione nelle
liste elettorali politiche.
Quando il direttore sia investito di
mandato parlamentare, deve essere nominato un vice direttore, che
assume la qualità di responsabile.
Le disposizioni della presente
legge, concernenti il direttore responsabile, si applicano alla persona
che assume la responsabilità ai sensi del comma precedente (2) (2/a).
(2) Vedi anche gli articoli. 46 e 47 della legge 3 febbraio 1963 n. 69.
(2/a)
L'art. 9, L. 6 febbraio 1996, n. 52, ha equiparato i cittadini degli
stati membri della Comunità europea ai cittadini italiani, agli effetti
degli artt. 3 e 4 della presente legge.


4. Proprietario.
Per poter pubblicare un giornale o
altro periodico, il proprietario, se cittadino italiano residente in
Italia, deve possedere gli altri requisiti per l'iscrizione nelle liste
elettorali politiche.
Se il proprietario è cittadino italiano
residente all'estero, deve possedere gli altri requisiti per
l'iscrizione nelle liste elettorali politiche.
Se si tratta di
minore o di persona giuridica, i requisiti indicati nei comma
precedenti devono essere posseduti dal legale rappresentante.
I
requisiti medesimi devono essere posseduti anche dalla persona che
esercita l'impresa giornalistica, se essa è diversa dal proprietario
(2/a).
(2/a) L'art. 9, L. 6 febbraio 1996, n. 52, ha equiparato i
cittadini degli stati membri della Comunità europea ai cittadini
italiani, agli effetti degli artt. 3 e 4 della presente legge.


5. Registrazione.
Nessun giornale o periodico può
essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del
tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi.
Per la registrazione occorre che siano depositati nella cancelleria:

1) una dichiarazione, con le firme autenticate del proprietario e
del direttore o vice direttore responsabile, dalla quale risultino il
nome e il domicilio di essi e della persona che esercita l'impresa
giornalistica, se questa è diversa dal proprietario, nonché il titolo e
la natura della pubblicazione;
2) i documenti comprovanti il possesso dei requisiti indicati negli artt. 3 e 4;
3)
un documento da cui risulti l'iscrizione nell'albo dei giornalisti, nei
casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull'ordinamento
professionale;
4) copia dell'atto di costituzione o dello statuto, se proprietario è una persona giuridica.

Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, verificata
la regolarità dei documenti presentati, ordina, entro quindici giorni,
l'iscrizione del giornale o periodico in apposito registro tenuto dalla
cancelleria.
Il registro è pubblico.


6. Dichiarazione dei mutamenti.
Ogni mutamento che
intervenga in uno degli elementi enunciati nella dichiarazione
prescritta dall'articolo 5, deve formare oggetto di nuova dichiarazione
da depositarsi, nelle forme ivi previste, entro quindici giorni
dall'avvenuto mutamento, insieme con gli eventuali documenti.
L'annotazione del mutamento è eseguita nei modi indicati nel terzo comma dell'art. 5.
L'obbligo
previsto nel presente articolo incombe sul proprietario o sulla persona
che esercita l'impresa giornalistica, se diversa dal proprietario.


7. Decadenza della registrazione.
L'efficacia della
registrazione cessa qualora, entro sei mesi dalla data di essa, il
periodico non sia stato pubblicato, ovvero si sia verificata nella
pubblicazione una interruzione di oltre un anno.


8. Risposte e rettifiche.
Il direttore o, comunque, il
responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o
nel periodico o nell'agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche
dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano
stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi
della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le
rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.
Per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma precedente sono pubblicate, senza commento,
non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, in testa
di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato
la notizia cui si riferiscono.
Per i periodici, le dichiarazioni o
le rettifiche sono pubblicate, non oltre il secondo numero successivo
alla settimana in cui è pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che
ha riportato la notizia cui si riferisce.
Per le trasmissioni
radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono
effettuate ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 agosto 1990 n. 223.
Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono
pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse
caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la
stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.
Le
rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le
ha determinate e devono essere pubblicate nella loro interezza, purché
contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime
caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce
direttamente alle affermazioni contestate.
Per la stampa non
periodica l'autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all'articolo
57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona
offesa, alla pubblicazione, a propria cura e spese su non più di due
quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa delle
dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state
pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri
o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o
contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano
contenuto suscettibile di incriminazione penale. La pubblicazione in
rettifica deve essere effettuata entro sette giorni dalla richiesta con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l'ha determinata.
Qualora, trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, e sesto comma, la rettifica o dichiarazione non sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, quinto e sesto comma,
l'autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma
del decimo comma dell'articolo 21, può chiedere al pretore, ai sensi
dell'articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la
pubblicazione.
Della stessa procedura può avvalersi l'autore
dell'offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del
periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o
delle trasmissioni informatiche o telematiche, non pubblicano la
smentita o la rettifica richiesta.
La mancata o incompleta
ottemperanza all'obbligo di cui al presente articolo è punita con la
sanzione amministrativa da lire 15.000.000 a lire 25.000.000 (3).
La
sentenza di condanna deve essere pubblicata per estratto nel quotidiano
o nel periodico o nell'agenzia. Essa, ove ne sia il caso, ordina che la
pubblicazione omessa sia effettuata (4).
(3) La sanzione
originaria della multa è stata sostituita con la sanzione
amministrativa dall'art. 32, L.24 novembre 1981, n. 689, e così elevata
dall'art. 114,primo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689, in
relazione all'art. 113, secondo comma, della stessa legge.
(4) Così sostituito dall'art. 42, L. 5 agosto 1981, n. 416.


9. Pubblicazione obbligatoria di sentenze.
Nel
pronunciare condanne per reato commesso mediante pubblicazione in un
periodico, il giudice ordina in ogni caso la pubblicazione della
sentenza, integralmente o per estratto, nel periodico stesso. Il
direttore responsabile è tenuto a eseguire gratuitamente la
pubblicazione a norma dell'art. 615, primo comma, del Codice di
procedura penale.


10. Giornali murali.
Il giornale murale, che abbia un
titolo e una normale periodicità di pubblicazione, anche se in parte
manoscritto, è regolato dalle disposizioni della presente legge.
Nel
caso di giornale murale a copia unica, è sufficiente, agli effetti
della legge 2 febbraio 1939, n. 374 , che sia dato avviso della
affissione all'autorità di pubblica sicurezza.
L'inosservanza di questa norma è punita ai sensi dell'art. 650 del Codice penale.
I giornali murali sono esenti da ogni gravame fiscale (5).
(5) Vedi, anche, il D.P.R. 24 giugno 1954, n. 342; art. 19 e All. B, n. 15.


11. Responsabilità civile.
Per i reati commessi
col mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido con gli
autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione e
l'editore.

11-bis. Risarcimento del danno.
1. Nella determinazione del danno
derivante dalla pubblicazione ritenuta lesiva della reputazione o
contraria a verità, il giudice tiene conto dell'effetto riparatorio
della pubblicazione della rettifica, se richiesta dalla persona offesa.

2. Quando il giudice procede alla liquidazione del danno in via
equitativa, l'entità del danno non patrimoniale non può comunque
eccedere la somma di euro 30.000. Il giudice non è vincolato al limite
predetto nel caso in cui l'imputato sia già stato condannato, in sede
civile o penale, con sentenza definitiva, al risarcimento del danno in
favore della medesima parte offesa.

12. Riparazione pecuniaria. (abrogato)

13. Pene per la diffamazione.
1. Nel caso di
diffamazione commessa con il mezzo della stampa, consistente
nell'attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della
multa da euro 5.000 a euro 10.000.
2. Alla condanna per il delitto
di cui al comma 1 consegue la pena accessoria della pubblicazione della
sentenza nei modi stabiliti dall'articolo 36 del codice penale e, nelle
ipotesi di cui all'articolo 99, secondo comma, del codice penale, la
pena accessoria dell'interdizione dalla professione di giornalista per
un periodo da un mese a sei mesi.
3. L'autore dell'offesa non è punibile se provvede, ai sensi dell'articolo 8, alla pubblicazione di dichiarazioni o rettifiche.
3-bis. Nel dichiarare la non punibilità, il giudice valuta la rispondenza della rettifica ai requisiti di legge.
4.
Il giudice dispone la trasmissione degli atti al competente ordine
professionale per le determinazioni relative alle sanzioni
disciplinari".

14. Pubblicazioni destinate all'infanzia o all'adolescenza.
Le
disposizioni dell'art. 528 del Codice penale si applicano anche alle
pubblicazioni destinate ai fanciulli ed agli adolescenti, quando, per
la sensibilità e impressionabilità ad essi proprie, siano comunque
idonee a offendere il loro sentimento morale od a costituire per essi
incitamento alla corruzione, al delitto o al suicidio. Le pene in tali
casi sono aumentate.
Le medesime disposizioni si applicano a quei
giornali e periodici destinati all'infanzia, nei quali la descrizione o
l'illustrazione di vicende poliziesche e di avventure sia fatta,
sistematicamente o ripetutamente, in modo da favorire il disfrenarsi di
istinti di violenza e di indisciplina sociale (8).
(8) Vedi la L. 17 giugno 1975, n. 355.


15. Pubblicazioni a contenuto impressionante o raccapricciante.
Le
disposizioni dell'art. 528 del Codice penale si applicano anche nel
caso di stampati i quali descrivano o illustrino, con particolari
impressionanti o raccapriccianti, avvenimenti realmente verificatisi o
anche soltanto immaginari, in modo da poter turbare il comune
sentimento della morale o l'ordine familiare o da poter provocare il
diffondersi di suicidi o delitti (9) (10/cost).
(9) Vedi la L. 17 giugno 1975, n. 355V.
(10) La Corte costituzionale, con sentenza 11-17 luglio 2000, n. 293 (Gazz. Uff. 26 luglio 2000, n.
31, serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di
legittimità costituzionale dell'art. 15, sollevata in riferimento agli
artt. 3, 21, sesto comma, e 25 della Costituzione.


16. Stampa clandestina.
Chiunque intraprenda la
pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata
eseguita la registrazione prescritta dall'art. 5, è punito con la
reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000 (11).
La
stessa pena si applica a chiunque pubblica uno stampato non periodico,
dal quale non risulti il nome dell'editore né quello dello stampatore o
nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero.
(11) La misura della multa è stata così elevata dall'art. 113, secondo comma, L. 24 novembre 1981, n.
689, riportata alla voce Ordinamento giudiziario. Per effetto dell'art.
24 c.p. l'entità della sanzione non può essere inferiore a lire 10.000.
La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell'art.32,
secondo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689.


17. Omissione delle indicazioni obbligatorie sugli stampati.
Salvo
quanto è disposto dall'articolo precedente, qualunque altra omissione o
inesattezza nelle indicazioni prescritte dall'articolo 2 o la
violazione dell'ultimo comma dello stesso articolo è punita con la
sanzione amministrativa sino a lire 100.000 (12).
(12) La
sanzione originaria dell'ammenda è stata sostituita, da ultimo, con la
sanzione amministrativa dall'art. 32, L. 24 novembre 1981, n. 689.
L'importo della sanzione è stato così elevato dall'art. 114, primo
comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689, in relazione all'art.
113, secondo comma, della stessa legge. Per effetto dell'art. 26 c.p.
l'entità della sanzione non può essere inferiore a lire 4.000.

18. Violazione degli obblighi stabiliti dall'articolo 6.
Chi
non effettua la dichiarazione di mutamento nel termine indicato
nell'art. 6, o continua la pubblicazione di un giornale o altro
periodico dopo che sia stata rifiutata l'annotazione del mutamento, è
punito con la sanzione amministrativa fino a lire 250.000 (13).
(13)
La sanzione originaria dell'ammenda è stata sostituita, da ultimo, con
la sanzione amministrativa dall'art. 32, L. 24 novembre 1981, n. 689.
L'importo della sanzione è stato così elevato dall'art. 114, primo
comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689, in relazione all'art.
113, secondo comma, della stessa legge. Per effetto dell'art. 26 c.p.
l'entità della sanzione non può essere inferiore a lire 4.000.


19. False dichiarazioni nella registrazione di periodici.
Chi
nelle dichiarazioni prescritte dagli artt. 5 e 6 espone dati non
conformi al vero è punito a norma del primo comma dell'art. 483 del
Codice penale.


20. Asportazione, distruzione o deterioramento di stampati.
Chiunque
asporta, distrugge o deteriora stampati per i quali siano state
osservate le prescrizioni di legge, allo scopo di impedirne la vendita,
distribuzione o diffusione, è punito, se il fatto non costituisce reato
più grave, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Con la stessa
pena è punito chiunque con violenza o minaccia impedisce la stampa,
pubblicazione o diffusione dei periodici, per i quali siano state
osservate le prescrizioni di legge.
La pena è aumentata se il fatto
è commesso da più persone riunite o in luogo pubblico, ovvero presso
tipografie, edicole, agenzie o altri locali destinati a pubblica
vendita.
Per i reati suddetti si procede per direttissima (13).
(13) Vedi, anche, l'art. 8, L. 4 aprile 1956, n. 21.


21. Competenza e forme del giudizio.
La
cognizione dei reati commessi col mezzo della stampa appartiene al
tribunale, salvo che non sia competente la Corte di assise.
Non è consentita la rimessione del procedimento al pretore.
Al giudizio si procede col rito direttissimo.
È
fatto obbligo al giudice di emettere in ogni caso la sentenza nel
termine massimo di un mese dalla data di presentazione della querela o
della denuncia.
La competenza per i giudizi conseguenti alle
violazioni delle norme in tema di rettifica, di cui all'articolo 8
della presente legge, appartiene al pretore (14).
Al giudizio si procede con il rito direttissimo (14).
È fatto obbligo:

a) al pretore di depositare in ogni caso la sentenza entro sessanta giorni dalla presentazione della denuncia;
b)
al giudice di appello di depositare la sentenza entro quarantacinque
giorni dalla scadenza del termine per la presentazione dei motivi di
appello;
c) alla Corte di cassazione di depositare la sentenza entro
sessanta giorni dalla scadenza del termine per la presentazione dei
motivi del ricorso (14).

I processi di cui al presente articolo sono trattati anche nel
periodo feriale previsto dall'articolo 91 dell'ordinamento giudiziario
approvato con R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 (14).
La colpevole inosservanza dell'obbligo previsto nel settimo comma costituisce infrazione disciplinare (14).
In
ogni caso, il richiedente la rettifica può rivolgersi al pretore
affinché, in via d'urgenza, anche ai sensi degli articoli 232 e 219 del
codice di procedura penale, ordini al direttore la immediata
pubblicazione o la trasmissione delle risposte, rettifiche o
dichiarazioni (14).
(14) Comma aggiunto dall'art. 43, L. 5 agosto 1981, n. 416.


22. Periodici già autorizzati.
Per i giornali e
gli altri periodici autorizzati ai sensi delle leggi precedenti, la
registrazione prescritta dall'articolo 5 deve essere effettuata nel
termine di quattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge.


23. Abrogazioni.
Sono abrogati il regio
decreto-legge 14 gennaio 1944, n. 13, e ogni altra disposizione
contraria o incompatibile con quelle della presente legge.


24. Norme di attuazione.
Il Governo emanerà le norme per l'attuazione della presente legge (15).
(15) Tali norme non sono state mai emanate.


25. Entrata in vigore della legge.
La presente
legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

CODICE PENALE

Articolo 57. Reati commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione.
Salva
la responsabilità dell'autore della pubblicazione, e fuori dei casi di
concorso, il direttore o il vicedirettore responsabile del quotidiano,
del periodico o della testata giornalistica, radiofonica o televisiva,
risponde dei delitti commessi con il mezzo della stampa, della
diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione se il
delitto è conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul
contenuto della pubblicazione. La pena è in ogni caso ridotta di un
terzo.

Articolo 594 - (Ingiuria).
Chiunque offende l'onore o il decoro di una persona presente è punito con la multa fino a euro 5.000.
Alla
stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione
telegrafica, telefonica o telematica, o con scritti o disegni, diretti
alla persona offesa.
Le pene sono aumentate qualora l'offesa
consista nell'attribuzione di un fatto determinato, ovvero sia commessa
in presenza di più persone.

Articolo 595. Diffamazione.
Chiunque, fuori dei casi indicati
nell'articolo 594, comunicando con più persone, offende l'altrui
reputazione, è punito con la multa fino da euro 1.500 a euro 6.000.
La pena è aumentata se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato.
Se
l'offesa è arrecata con il mezzo della stampa o con qualsiasi altro
mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, si applica la pena della
multa da euro 3.000 a euro 8.000.
Si applicano le disposizioni di
cui al comma 3 dell'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e
successive modificazioni, nel caso in cui l'autore dell'offesa
pubblichi una completa rettifica del giudizio o del contenuto lesivo
dell'altrui reputazione.
Alla condanna consegue la pena accessoria
dell'interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un
mese a sei mesi, nelle ipotesi di cui all'articolo 99 (recidiva, ndr), secondo comma, del codice penale".

Modifica all’articolo 427 del Codice di procedura penale.
1. Dopo il comma 3 dell’articolo 427 del codice di procedura penale è inserito il seguente:
"
3-bis. Il giudice può altresì condannare il querelante al pagamento di
una somma da 1.000 euro a 10.000 euro a favore della cassa delle
ammende ".

Norma transitoria.

1. Nel caso in cui la condanna a pena detentiva per i reati di cui
alla presente legge debba essere ancora eseguita prima della data di
entrata in vigore della legge stessa, ovvero, a tale data, sia in corso
di esecuzione, la pena della reclusione è convertita in pena pecuniaria
ai sensi dell’articolo 135 del codice penale.