Diffamazione, cancellato il carcere Via "l’emendamento Mormino"

Esclusiva da "Il Sole 24 Ore" del 19 settembre 2003. Vertice Cdl con Bonaiuti: si torna al vecchio Ddl senza pene detentive per i giornalisti


ROMA. Niente più carcere per il reato di diffamazione a mezzo
stampa. In un incontro ieri a Palazzo Chigi tra il sottosegretario alla
presidenza (con delega per l'editoria) Paolo Bonaiuti e alcuni
esponenti della maggioranza, tra cui il presidente della commissione
Giustizia della Camera Gaetano Pecorella, è stato deciso di escludere
dal Ddl di riforma del reato di diffamazione l'<emendamento
Mormino> che ammetteva come sanzione la detenzione fino a tre anni
per i giornalisti condannati. Un emendamento, introdotto nel mese di
maggio tra le proteste di gran parte dei parlamentari, che fece
registrare fra l'altro una presa di posizione ufficiale da parte di
Palazzo Chigi. Fu lo stesso premier a intervenire per dire che <prevedere il carcere per il reato di diffamazione è una cosa fuori dal mondo>.
Il sì all'emendamento Mormino determinò anche le dimissioni del
relatore della legge, Gianfranco Anedda (An), in polemica con un
provvedimento che descrisse come <ormai snaturato>. Il
testo originario infatti escludeva le pene detentive, lasciava solo
quelle pecuniarie, introduceva la pena accessoria della sospensione
dalla professione e considerava la rettifica come causa di esclusione
della punibilità. Proprio all'ex relatore ieri è arrivata la richiesta
di rientrare nel suo ruolo dopo la sostanziale marcia indietro.

Dopo il <blitz> di Mormino l'esame del provvedimento si era
praticamente impantanato, sottoposto com'era a continui rinvii: due
volte è stato calendarizzato per l'Aula e in entrambi i casi la
commissione ha chiesto un rinvio. A fine luglio, durante la
tradizionale cerimonia di consegna del "ventaglio", alla stampa
parlamentare il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini aveva
però annunciato: <C'è l'orientamento per un nuovo testo>.

Nell'incontro alla presidenza del Consiglio ieri si sarebbe deciso
di ritornare al vecchio testo, quello redatto da Anedda, introducendovi
solo alcune piccole modifiche. A suo tempo, il sottosegretario
Bonaiuti, oltre a schierarsi contro ogni ipotesi di sanzione detentiva,
si era espresso in favore di un provvedimento nel quale fosse la
rettifica il principale strumento di riparazione per la diffamazione. E
altre due questioni erano state poste all'attenzione dei parlamentari
della commissione Giustizia: porre un eventuale tetto al risarcimento e
definire una norma transitoria per i processi in corso. Il forzista
Pecorella aveva inoltre chiesto di valutare le normative europee in
materia. Durante l'estate gli uffici di Montecitorio lo hanno
accontentato, mettendo a punto uno studio apposito. Ora, insomma, ci
sono tutti gli elementi. E il dado è stato tratto. Con ogni probabilità
Gianfranco Anedda tornerà a fare il relatore della legge (<scioglierò le riserve tra oggi e domani>)
e martedì prossimo un comitato ristretto convocato presso la
commissione Giustizia di Montecitorio metterà a punto il nuovo testo.

MARIOLINA SESTO