GIORNALISTI E SISMI L'Ordine nazionale radia Renato Farina (seduta 29 marzo 2007)


GIORNALISTI E SISMI
L'Ordine nazionale
radia Renato Farina
(seduta 29 marzo 2007)
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Renato Farina sospeso per 12 mesi
dall'Ordine di Milano (28.9.2006).
Il Pg impugna e chiede la radiazione

Il testo della delibera di Milano in allegato

Milano, 29 settembre 2006. Giornalisti
collaboratori del Sismi: il Consiglio, dopo 2 mesi e 22 giorni di
istruttoria, nella seduta del 28 settembre 2006 ha inflitto la sanzione
della sospensione per 12 mesi a Renato Farina (vicedirettore di
Libero) e ha assolto Claudio Antonelli (cronista di Libero). La
decisione è stata impugnata oggi dalla Procura generale della
Repubblica, che ha chiesto al Consiglio nazionale “di riformare la
decisione impugnata con riguardo alla posizione del giornalista
professionista Renato Farina applicando allo stesso la sanzione
disciplinare della radiazione….ponendo rimedio a quanto il Consiglio
territoriale non ha avuto la ‘forza’ numerica di fare”. L’atto è firmato dal sostituto procuratore generale, dott.ssa Maria Antonietta Pezza. Farina ha ammesso “i rapporti intrattenuti con uomini del Sismi in qualità di informatore” e ha “confessato di avere accettato rimborsi” dal Sismi; ha intervistato i Pm Spataro e Pomarici “per carpire informazioni da trasmettere al Sismi” e ha coinvolto nella storia “l’ignaro redattore Claudio Antonelli”. La
delibera, com’è noto, ha accertato la violazione da parte di Farina
delle norme di deontologia professionale di cui all’avviso disciplinare
del 6 luglio 2006, applicando, scrive la dott.ssa Pezza, “tuttavia una sanzione inadeguata rispetto alla gravità della condotta ascritta ed accertata”. Hanno partecipato alla seduta del 28 settembre
otto consiglieri su 9. La maggioranza era di 5 voti. Nessuna sanzione
(radiazione o sospensione di 12 mesi) ha raggiunto il quorum dei 5
voti. E’ passata così la sanzione meno grave nel rispetto del principio
generale del favor rei. In caso di parità di voti, generalmente
prevale il voto del presidente, ma non quando si decide sulle persone
come in questo caso. Scrive la dott.ssa Pezza: “Il Consiglio
territoriale, pure avendo rigettato l’improbabile istanza di
‘patteggiamento’ avanzato dal difensore, si è tuttavia lasciato
prendere la mano dal contegno di ‘studiata’ sottomissione assunto dal
giornalista in sede giudiziale (unica strada per evitare la conseguenza
più grave) e da valutazioni metagiuridiche (afflizione derivata dalla
pubblicità della vicenda) giungendo ad applicare una sanzione
inaccettabile perché non rapportata alla gravità estrema delle
violazioni che, ad avviso della scrivente, impongono di irrogare la
sanzione massima prevista dall’ordinamento disciplinare”. L’articolo 55 della legge 69/1963 sanziona con la
radiazione la condotta del giornalista che ha gravemente compromesso la
dignità professionale “fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell’Albo”.
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Negli ambienti legali di Milano e Roma girano dubbi e perplessità ….. Vicenda Farina: il ricorso del Pg presentato con 2 giorni di ritardo? Definitiva la delibera di sospensione a 12 mesi?   Le incertezze sono collegate alla notifica (al Pg) della
delibera avvenuta anche per via telematica il 29 settembre 2006. Il
ricorso del Pg doveva essere presentato entro 30 giorni, il 28 ottobre
e non il 30. La legge richiede il rispetto del principio
dell’uguaglianza: non vale il detto partigiano  secondo il quale  “la
legge si interpreta per gli amici e si applica soltanto ai nemici”. 
  Milano, 1 novembre 2006. Negli ambienti legali di Milano e
Roma serpeggiano dubbi e perplessità sul ricorso del Pg contro la
delibera Farina. Il ricorso potrebbe essere dichiarato nullo, perché
sarebbe stato presentato con due giorni di ritardo. Il ritardo, se
accertato, potrebbe rendere definitiva la delibera di condanna di
Farina alla sospensione dall’Albo per 12 mesi. Il dibattito tra gli
“esperti” nasce dalla circostanza che gli Ordini territoriali decidono
in punto di diritto amministrativo (per quanto riguarda i giornalisti
si veda l’articolo 20 della legge 69/1963): in sostanza sono parificati
di fatto ai  tribunali amministrativi. Conseguentemente ai procedimenti
davanti agli Ordini professionali si applicano le regole del processo
amministrativo e del processo civile. Una conferma autorevole e
insuperabile viene dalla sentenza 505/1995 della Corte costituzionale: “Va
pertanto ribadito quanto già più volte rilevato da questa Corte, e cioè
che l'esercizio della funzione disciplinare nell'ambito del pubblico
impiego, della magistratura e delle libere professioni si esprime con modalità diverse, che caratterizzano i relativi procedimenti a volte come amministrativi,
altre volte come giurisdizionali, in relazione alle predette
peculiarità derivanti anche da ragioni storiche proprie dei diversi
settori ovvero in rispondenza a scelte del legislatore, la cui
discrezionalità in materia di responsabilità disciplinare spazia entro
un ambito molto ampio (sentenze nn. 71 e 119 del 1995)…… Vero è che il
principio del giusto procedimento amministrativo "non è
assistito in assoluto da garanzia costituzionale", nemmeno in base
all'art. 97 della Costituzione (così l'ordinanza n. 503 del 1987).
Tuttavia questa Corte, fermo restando che la discrezionalità del
legislatore nel regolare i procedimenti disciplinari non può comunque
superare il limite della ragionevolezza, ha rilevato le affinità delle
diverse procedure disciplinari, sottolineando "come il procedimento
che si tiene dinanzi ai consigli amministrativi di disciplina offre
numerosi punti di contatto con i procedimenti giudiziari, tanto che la
regola è la conformità del primo a questi" (sentenza n. 71 del 1995). La recente sentenza ora
richiamata stabilisce altresì che "tale accostamento trova ragione
nella natura sanzionatoria delle ‘pene disciplinari’, che sono
destinate ad incidere sullo stato della persona nell'impiego o nella
professione. L'irrogazione di queste sanzioni, che toccano le condizioni di vita della persona incidendo sulla sua sfera lavorativa,
richiede il rispetto di garanzie nella contestazione degli addebiti,
nell'istruttoria, nella partecipazione dell'interessato al
procedimento, nella valutazione e nel giudizio, in attuazione di
principi spesso elaborati prima dalla dottrina e dalla giurisprudenza e
poi legislativamente definiti. Da queste considerazioni, nonché dalla
ratio che è alla base di numerose norme tra le quali l'art. 6 della
Convenzione dei diritti dell'uomo, resa esecutiva dalla legge 4 agosto
1955, n. 848, la legge 7 agosto 1990, n. 241 sul procedimento amministrativo,
le norme sui ricorsi amministrativi (da ultimo d.P.R. 24 novembre 1971,
n. 1199), gli artt. 111 e 112 del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 (Testo
unico degli impiegati civili dello Stato) può desumersi che nella
vigente disciplina del procedimento amministrativo sia del nostro
ordinamento che di quello comunitario (regolamento CEE n. 99/63 del 25
luglio 1963, artt. 2 e 3) trovano diretta e necessaria applicazione i
principi relativi al diritto dell'interessato di conoscere gli atti che lo riguardano, una sua, pur limitata, partecipazione alla formazione degli stessi, e soprattutto la possibilità dell'interessato medesimo di contestarne il fondamento e difendersi di fronte agli addebiti che gli vengono mossi. Tali
principi, comuni a tutti i procedimenti amministrativi, devono ancor
più trovare applicazione nello speciale procedimento finalizzato
all'accertamento della responsabilità disciplinare, atteso che esso può
comportare conseguenze che incidono sull'esercizio di fondamentali
diritti da parte dei soggetti coinvolti”.  Quello davanti
agli Ordini territoriali è, quindi, un procedimento amministrativo al
quale vanno applicate tutte le regole del procedimento amministrativo
compreso l’istituto della notifica delle decisioni (delibere o
sentenze) per via telematica (art. 12 della legge 205/2000). Veniamo ora ai fatti. La  “delibera Farina” è stata notificata il
29 settembre 2006 per posta elettronica certificata alla Procura
generale della Repubblica di Milano così come disposto dal
presidente-estensore nell’ultima parte della delibera stessa: “Si
incarica la segreteria dell’OgL di provvedere alla notificazione di
questa delibera anche per mezzo della posta elettronica certificata ai
soggetti pubblici e privati in possesso di indirizzo telematico (art
151 Cpc; art 12 l. 205/2000; art. 3/bis l. 241/1990; art. 12 Dlgs
82/2005)”. Il ricorso del Pg, ex art. 60 della legge 69/1963, è stato
depositato soltanto il 30 ottobre 2006 presso la segreteria dell’Ordine
dei Giornalisti della Lombardia con due giorni di ritardo sul termine
dei 30 giorni previsto dallo stesso articolo 60. Il termine decorre per il pubblico ministero dal giorno della
notificazione. La delibera è stata notificata al Pg  anche a mezzo
ufficiale giudiziario il 2 ottobre 2006. Tra le due notificazioni –
quella prevista dalla legge professionale e quella prevista sia dal Cpc
sia dalla legge sul processo amministrativo – qual è quella che
prevale?  Dalla risposta a questo interrogativo, dipende l’esito del
ricorso del Pg. Se il ricorso dovesse risultare presentato fuori
dal termine dei 30 giorni, la delibera di sospensione per 12 mesi
diventerebbe definitiva. E’ indubbio che l’Ufficio del Pg abbia
ricevuto la delibera il 29 settembre e che quel giorno ne abbia preso
piena consapevolezza. La legge richiede il rispetto del principio
dell’uguaglianza: non vale il detto partigiano  secondo il quale  “la
legge si interpreta per gli amici e si applica soltanto ai nemici”.
(F. AB.) -------------------------------- Notifica/ricerca di base (artt. 136 e 151 Cpc; art 12 l. 205/2000; art. 3/bis l. 241/1990; art. 12 Dlgs 82/2005).   Legge 69/1963. Articolo 57. Provvedimenti disciplinari: notificazione. I provvedimenti disciplinari sono adottati a votazione segreta. Essi devono essere motivati, e sono notificati all'interessato ed
al pubblico ministero a mezzo di ufficiale giudiziario entro trenta
giorni dalla deliberazione.   Legge 69/1963. Articolo 60. Ricorso al Consiglio nazionale. Le deliberazioni del Consiglio dell'Ordine relative alla
iscrizione o cancellazione dall'albo, dagli elenchi o dal registro e
quelle pronunciate in materia disciplinare possono essere impugnate
dall'interessato e dal pubblico ministero competente con ricorso al
Consiglio nazionale dell'Ordine nel termine di trenta giorni. Il termine decorre per l'interessato dal giorno in cui gli è
notificato il provvedimento e per il pubblico ministero dal giorno
della notificazione per i provvedimenti in materia disciplinare e
dal giorno della comunicazione eseguita ai sensi dell'articolo 44 per i
provvedimenti relativi alle iscrizioni o cancellazioni. I ricorsi al Consiglio nazionale in materia elettorale, di cui agli articoli 8 e 16, non hanno effetto sospensivo.   Legge 205/2000. Articolo 12. Mezzi per l'effettuazione delle notifiche. Il presidente del tribunale può disporre che la notifica del
ricorso o di provvedimenti sia effettuata con qualunque mezzo idoneo,
compresi quelli per via telematica o telefax, ai sensi dell'articolo
151 del Codice di procedura civile.   Legge 241/1990. Articolo 3-bis. Uso della telematica. 1. Per conseguire maggiore efficienza nella loro attività, le
amministrazioni pubbliche incentivano l'uso della telematica, nei
rapporti interni, tra le diverse amministrazioni e tra queste e i
privati (10). ------------------------ (10) Articolo aggiunto dall'art. 3, L. 11 febbraio 2005, n. 15.   Codice di procedura civile. Articolo 136. Comunicazioni. Il cancelliere, con biglietto di cancelleria in carta non bollata,
fa le comunicazioni [c.p.c. 47, 50, 58, 133, 134, 289, 485, 525, 574,
582, 630, 631, 709, 723, 728, 739; disp. att. c.p.c. 70] che sono
prescritte dalla legge o dal giudice al pubblico ministero [c.p.c. 71,
80, 418], alle parti [c.p.c. 170, 176, 267, 292], al consulente [c.p.c.
192] agli altri ausiliari del giudice [c.p.c. 68] e ai testimoni, e dà
notizia di quei provvedimenti per i quali è disposta dalla legge tale
forma abbreviata di comunicazione. Il biglietto è consegnato dal cancelliere al destinatario, che ne
rilascia ricevuta, o è rimesso all'ufficiale giudiziario per la
notifica. Le comunicazioni possono essere eseguite a mezzo telefax o a
mezzo posta elettronica nel rispetto della normativa, anche
regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la
ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi.   Codice di procedura civile. Articolo 151. Forme di notificazione ordinate dal giudice. Il giudice può prescrivere, anche d'ufficio, con decreto [c.p.c.
131] steso in calce all'atto, che la notificazione sia eseguita in modo
diverso da quello stabilito dalla legge, e anche per mezzo di
telegramma collazionato [c.c. 2706] con avviso di ricevimento quando lo
consigliano circostanze particolari o esigenze di maggiore celerità, di
riservatezza o di tutela della dignità (1) (2). ----------------------- (1) Comma così modificato dall'art. 174, D.Lgs. 30 giugno 2003, n.
196, a decorrere dal 1° gennaio 2004 ai sensi di quanto disposto
dall'art. 186 dello stesso decreto. Con D.P.R. 13 febbraio 2001, n.
123 (Gazz. Uff. 17 aprile 2001, n. 89) è stato approvato il regolamento
che disciplina l'uso di strumenti informatici e telematici nel processo
civile, nel processo amministrativo e nel processo dinanzi alle sezioni
giurisdizionali della Corte dei conti. Il testo del presente comma
in vigore prima della suddetta modifica era il seguente: «Il giudice
può prescrivere, anche d'ufficio, con decreto [c.p.c. 131] steso in
calce all'atto, che la notificazione sia eseguita in modo diverso da
quello stabilito dalla legge, e anche per mezzo di telegramma
collazionato [c.c. 2706] con avviso di ricevimento quando lo
consigliano circostanze particolari o esigenze di maggiore celerità.». (2) Per la definizione dei procedimenti in materia di diritto
societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria
e creditizia vedi l'art. 17, D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, in vigore
dal 1° gennaio 2004.   Dlgs 82/2005. Articolo 12. Norme generali per l'uso delle
tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni nell'azione
amministrativa. 1. Le pubbliche amministrazioni nell'organizzare autonomamente la
propria attività utilizzano le tecnologie dell'informazione e della
comunicazione per la realizzazione degli obiettivi di efficienza,
efficacia, economicità, imparzialità, trasparenza, semplificazione e
partecipazione. 2. Le pubbliche amministrazioni adottano le tecnologie
dell'informazione e della comunicazione nei rapporti interni, tra le
diverse amministrazioni e tra queste e i privati, con misure
informatiche, tecnologiche, e procedurali di sicurezza, secondo le
regole tecniche di cui all'articolo 71. 3. Le pubbliche amministrazioni operano per assicurare
l'uniformità e la graduale integrazione delle modalità di interazione
degli utenti con i servizi informatici da esse erogati, qualunque sia
il canale di erogazione, nel rispetto della autonomia e della
specificità di ciascun erogatore di servizi. 4. Lo Stato promuove la realizzazione e l'utilizzo di reti
telematiche come strumento di interazione tra le pubbliche
amministrazioni ed i privati. 5. Le pubbliche amministrazioni utilizzano le tecnologie
dell'informazione e della comunicazione, garantendo, nel rispetto delle
vigenti normative, l'accesso alla consultazione, la circolazione e lo
scambio di dati e informazioni, nonché l'interoperabilità dei sistemi e
l'integrazione dei processi di servizio fra le diverse amministrazioni
nel rispetto delle regole tecniche stabilite ai sensi dell'articolo 71.  ...............................................................
Farina per 12 mesi non potrà firmare,
non riceverà lo stipendio
e i contributi previdenziali.
Il nome tolto dalla gerenza
di "Libero".  Ma è poco?
Milano, 4 ottobre. Tanti colleghi chiedono di
conoscere le conseguenze della sospensione inflitta  al giornalista
Renato Farina per la vicenda della collaborazione con il Sismi.
Precisiamo che Farina per 12 mesi non potrà firmare, non riceverà lo
stipendio e i contributi previdenziali, mentre dal 30 settembre il suo
nome è stato tolto dalla gerenza di "Libero". E’ poco? Si aggiunga che,
a seguito delle sue scelte censurate aspramente dall’Ordine, Farina ha
subito una gogna mediatica devastante. La gogna è una misura punitiva
medioevale, che oggi si avvale dei moderni mezzi della comunicazione di
massa (tv, radio, giornali e web). Nel XIV secolo, si legge nello
Zingarelli, la gogna consisteva “nel mettere un collare di ferro che si
stringeva attorno alla gola dei condannati alla berlina”. Oggi i
massmedia espongono le persone  alla derisione e allo scherno pubblico.
Ed è quello che è avvenuto, purtroppo con Farina, prima di una condanna
penale o di una sanzione disciplinare. Resta una domanda: i
professionisti, che sbagliano (e Farina ha sbagliato di grosso), non 
hanno diritto come tutti i cittadini a un trattamento improntato a
umanità e tendente alla sua rieducazione?  I principi della
Costituzione si applicano a tutti, amici e nemici. La giustizia è
equità, non vendetta. (f. ab.).
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Pubblichiamo la parte finale della delibera disciplinare:

8. L’audizione di Renato Farina del 28 settembre 2006 e la decisione. Renato Farina, assistito dagli avvocati Grazie
Volo e Cristiano Bianchini, è comparso davanti al Consiglio nella
seduta del 28 settembre 2006. Ha confermato il contenuto del suo
articolo (su “Libero”) dell’8 luglio (di cui al punto 3). Nella memoria
depositata dall’avv. Volo si legge: “Nell’ambito del rapporto con il
Sismi Farina ha accettato dei rimborsi”. La confessione pubblica di Farina, confermata
davanti al Consiglio, ha consentito al Consiglio stesso di superare la
questione posta dall’articolo 58 della legge professionale 69/1963
secondo il quale i procedimenti disciplinari debbano essere sospesi in
presenza di un’inchiesta penale (quella nella quale sono coinvolti sia
Farina sia Antonelli). Il Consiglio ha respinto la proposta di patteggiamento della sanzione prima a 2 mesi, poi a 4 e 6 mesi. La gravità dei fatti addebitati a Farina (compreso
quello di avere carpito la buona fede del redattore praticante
Antonelli) non hanno consentito di accogliere le proposte. Il Consiglio ha valutato sia la personalità di
Farina (incensurato sul piano deontologico) sia il prezzo devastante
che lo stesso ha già pagato sul piano dell’immagine e della credibilità
dopo l’esplosione dello scandalo; prezzo, che comprende anche gli
insulti ai suoi familiari. Nella moderna società dell’informazione, i
mezzi mediatici sono in grado di incidere profondamente sul decoro e
sulla dignità di una persona (ed è quello che è avvenuto con Farina
bersagliato da una campagna denigratoria senza confronti). La sanzione
massmediatica è più incisiva e afflittiva oggi della stessa pena o
della stessa sanzione disciplinare soprattutto quando il protagonista è
un professionista. Farina ha tradito la professione giornalistica,
asservendola al Sismi con il quale, almeno dal 2004, ha mantenuto un
rapporto costante. Gravissimo l’episodio dell’intervista “pilotata” a
due magistrati dell’Ufficio del Pubblico Ministero di Milano. Farina ha
compromesso la sua dignità e quella dell’Ordine al quale appartiene,
ferendo anche il rapporto di fiducia che deve esistere tra stampa e
lettori. Il Consiglio ritiene che Claudio Antonelli vada
assolto, perché ha collaborato con il suo vicedirettore all’oscuro dei
rapporti di quest’ultimo con il Sismi. Anche i direttori Vittorio
Feltri e Alessandro Sallusti ignoravano l’occulta attività di Farina. Il Consiglio respinge le argomentazioni dei legali
secondo le quali Farina non può “rendere dichiarazioni sulla vicenda
giudiziaria che lo riguarda” con una conseguente limitazione del suo
diritto di difesa. Farina, invece, si è difeso con ampia libertà
davanti al Consiglio, ha presentato proposte di patteggiamento, ha
presentato una memoria (di 6 pagine) nella seduta del 28 settembre nel
tentativo di giustificare due articoli: il primo sul “caso Abu Omar”
del 14 maggio e il secondo del 9 giugno dal titolo “Sorpresa, dietro le
missioni Cia il visto Prodi”. Nella sua memoria, Farina precisa che la
Commissione Ue (guidata da Prodi) è “implicata direttamente in termini
statutari”. Una versione, questa, che non ha convinto il Consiglio se è
vero che “l’atto politico di aiuto reciproco in casi di “removals”
esiste ed è stato concordato a livello di consiglio d’Europa allora
presieduto dalla Grecia”. Il Consiglio è giudice dei comportamenti dei
giornalisti. In questo caso il Consiglio era chiamato semplicemente a
valutare se il rapporto di Farina con il Sismi fosse coerente con le
prescrizioni deontologiche fissate negli articoli 2 e 48 della legge
professionale in presenza peraltro di una norma (articolo 7, primo
comma, della legge 801/1977) che vieta ai giornalisti di collaborare
con i servizi segreti. La risposta è negativa: Farina ha violato
pesantemente le norme deontologiche fissate nella legge professionale.
Farina ha tenuto un atteggiamento processuale “ammissivo” peraltro
confermato dalla proposta di patteggiamento a una sanzione da 2 a 6
mesi. Il Consiglio, infine, nega ogni valore alla
pretesa giustificativa di Farina di combattere una guerra personale
contro l’Islam e pertanto di avere aiutato il Sismi in tale contesto;   PQM   il Consiglio, valutate le prove raccolte e le audizioni di Antonelli e Farina, delibera a)     di infliggere la
sanzione della sospensione di 12 mesi al giornalista professionista
Renato Farina. Dice l’articolo 54 della legge 69/1963: “La sospensione
dall'esercizio professionale può essere inflitta nei casi in cui
l'iscritto con la sua condotta abbia compromesso la dignità
professionale”; b)     di assolvere il giornalista professionista Claudio Antonelli.   Nota.
Hanno partecipato alla seduta 8 consiglieri su 9. La maggioranza era di
5 voti. Nessuna sanzione (radiazione o sospensione di 12 mesi) ha
raggiunto il quorum dei 5 voti. E’ passata così la sanzione meno grave
nel rispetto del principio generale del favor rei. In caso di parità di
voti, generalmente prevale il voto del presidente, ma non quanto si
decide sulle persone come in questo caso. Il Consiglio seguirà con
attenzione le vicende processuali legate al caso Abu Omar e a
“Spiopoli”. Eventuali fatti nuovi a
carico di giornalisti saranno oggetto di altre istruttorie disciplinari.   La presente deliberazione è «di immediata efficacia in quanto atto di natura amministrativa»
(Cass., sez. un. civ., sentenza n. 9288/1994). (Si veda anche parere
dell’Ufficio VII della Direzione generale Affari civili e libere
professioni del Ministero di Giustizia 27 febbraio 1998; prot.
7/36004002/F007/744/U)    Così deciso in Milano il 28/9/2006
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Il Consiglio nazionale ha
respinto all'unanimità
la richiesta di sospensiva
presentata da Renato Farina

Roma,
16 novembre 2006. Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha
respinto all'unanimità la richiesta di sospensiva presentata da Renato
Farina per la sospensione di 12 mesi dall'Albo inflittagli dall'Ordine
della Lombardia per la vicenda dei giornalisti che hanno collaborato
con il Sismi.
No anche alle richieste di sospensiva presentate da
Antonio Damascelli, sospeso per 4 mesi dall'Ordine della Lombardia; da
Lamberto Sposini, sospeso per 3 mesi dall'Ordine di Roma; e da Franco
Melli, sospeso per 4 mesi sempre dall'Ordine di Roma.
Il Consiglio
- spiega una nota dell'Ordine nazionale - ha esaminato la richiesta
avanzata dal giornalista Renato Farina affinché venisse sospesa, in
attesa della pronuncia di merito sul suo ricorso, l'applicazione della
sanzione di sospensione dall'Albo (per 12 mesi) inflittagli dal
Consiglio regionale della Lombardia.
Contro la delibera
dell'Ordine ha presentato ricorso anche la Procura della Repubblica di
Milano chiedendo un aggravamento della sanzione. La richiesta di Farina
è stata respinta con 75 voti su 75 votanti. (ANSA) 

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Sequestro Abu Omar:
Renato Farina patteggia
una pena di sei mesi
per favoreggiamento

Roma, 16 febbraio 2007.
Il giornalista Renato Farina, vice direttore di Libero (ora sospeso
dalla professione) ha patteggiato la pena a sei mesi. Era accusato di
favoreggiamento nell'ambito del procedimento sul sequestro di Abu Omar
Il
patteggiamento a sei mesi di reclusione accordato dal gup di Milano
Caterina Interlandi a Renato Farina è stato convertito in una pena
pecuniaria di 6.840 euro. Un anno, 9 mesi e 10 giorni e' invece la pena
patteggiata dall'ex carabiniere del Ros Luciano Pironi, accusato di
concorso in sequestro di persona. La pena patteggiata dall'ex
maresciallo dei Ros Luciano Pironi, unico reo confesso per il
rapimento, è sospesa con la condizionale. (Ansa) 
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Renato Farina

si è dimesso

dall’Ordine

 Milano,  1 marzo 2007. Renato
Farina, già vicedirettore di “Libero”, si è dimesso dall’Ordine,
consegnando la lettera di rinuncia all’iscrizione all’Albo e la tessera
nelle mani del presidente Franco Abruzzo. Il Consiglio prenderà atto
della decisione nella seduta del 20 marzo. 
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Ma era dimissionario dal 1° marzo Renato Farina radiato dall'Ordine   Roma, 29 marzo 2007. Renato Farina, ex vicedirettore di
Libero, e' stato radiato, con 68 voti a favore, 5 astenuti, 2 contrari
e 4 schede bianche, dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei
giornalisti, ''in accoglimento della richiesta avanzata dal Procuratore
generale della Repubblica di Milano". Lo riferisce l'Ordine dei
Giornalisti in una nota. "Il Procuratore generale aveva argomentato la
sua richiesta rilevando che la sospensione di 12 mesi comminata dal
Consiglio regionale della Lombardia è 'inadeguata rispetto alla
gravita' della condotta ascritta ed accertata'. Secondo il Procuratore
generale 'il comportamento di Farina va sanzionato con l'ipotesi
prevista dall'art. 55 della legge n. 69/63 che punisce con la
radiazione la condotta del giornalista che ha gravemente compromesso la
dignita' professionale, fino a rendere incompatibile con la dignita'
stessa la sua permanenza nell'Albo'", riferisce ancora l'Ordine. "La
proposta di radiazione avanzata dalla Commissione ricorsi del Consiglio
nazionale dell'Ordine dei giornalisti rileva -conclude la nota
dell'Ordine- che 'il comportamento di Farina resta incompatibile con
tutte le norme deontologiche della professione giornalistica ed ha
provocato un gravissimo discredito per l'intera categoria. E non solo
in relazione alla vicenda Abu Omar e ai rapporti con Pio Pompa. E'
Farina che, nelle sue difese, rivela e rivendica un ruolo in una
trattativa con Milosevic, ruolo che autorevoli membri del governo
dell'epoca negano abbia mai avuto. E' Farina che fa riferimento a suoi
rapporti con un servizio ultrasegreto statunitense (una Cia parallela
agli ordini diretti di Condoleezza Rice). E' Farina che dichiara ai
magistrati di aver accettato dai servizi all'incirca 30 mila euro'". (Sin/Col/Adnkronos) 29-MAR-07   Da vicedirettore ad agente “Betulla” Milano, 29 marzo 2007. Renato Farina, l'ex vicedirettore
del quotidiano 'Libero' diretto da Vittorio Feltri, è stato radiato
oggi dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti per essersi
'arruolato' nel Sismi con il nome di 'Betulla'. Operativamente la
vicenda prese il via il 5 luglio 2006 quando il giornalista venne
raggiunto da un avviso di garanzia in riferimento all'inchiesta sul
rapimento di Abu Omar: l'ipotesi accusatoria formulata dai pm milanesi
Armando Spataro e Ferdinando Pomarici era quella di favoreggiamento
nell' occultamento di prove nell'ambito del sequestro dell'imam
condotto da agenti della Cia. Proprio dai pm, Farina avrebbe tentato di
avere informazioni intervistandoli insieme con il redattore della
giudiziaria del quotidiano Claudio Antonelli, che e' rapidamente
risultato del tutto estraneo ai fatti (come subito ammesso anche dal
vicedirettore), sia per l'Ordine professionale che per la magistratura.
Nello stesso giorno furono arrestati due dirigenti dei servizi segreti
militari, Marco Mancini e Gustavo Pignero per concorso in sequestro.
Contestualmente furono indagati i due funzionari del Sismi, Pompa e
Seno. Tre giorni dopo, l'8 luglio in un articolo su 'Libero' Farina
ammise il suo coinvolgimento. ''Confesso - scrisse -. Ho dato una mano
ai nostri servizi segreti militari, il Sismi. Ho passato loro delle
notizie, ne ho ricevute, ho cercato contatti persino con i terroristi,
mettendo a disposizione le mie conoscenze ma anche il mio corpaccione.
Ho usato tutto, secondo me dentro i confini della legalita', di certo
scegliendo una scelta morale trepidante ma molto salda''. A quel punto,
un procedimento viene subito aperto nei confronti di Farina dall'Ordine
dei Giornalisti della Lombardia: procedimento che porta a una
sospensione di un anno. Ma il procuratore generale di Milano il 30
ottobre impugna la decisione e chiede la radiazione del giornalista. Il
quale risponde dimettendosi dall'ordine il 1/o marzo scorso. Ma oggi
viene radiato comunque dal Consiglio Nazionale dell'ordine. Sul fronte
giudiziario, dopo la richiesta del rinvio a giudizio, Farina ha
patteggiato il 16 febbraio 2007 sei mesi di reclusione, accordati dal
Gup milanese Caterina Interlandi, poi convertiti in una pena pecuniaria
di 6.840 euro. In questo periodo il giornalista ha subito minacce da
gruppi terroristici: l'8 novembre scorso un pacco, contenente un sasso
e frasiingiuriose oltre a rivendicazioni, e' stato trovato sotto la sua
casa a Desio (Milano). La firma era del Fronte rivoluzionario per il
Comunismo. (ANSA). SI 29-MAR-07   Grazia Volo: ricorso al Tar. Possibile anche l’azione penale contro chi ha votato la radiazione. Decisione “per biechi fini elettorali”. Roma, 29 marzo 2007. L'avvocato Grazia Volo, difensore di
Renato Farina, ha annunciato che presenterà ricorso al Tar del Lazio
contro il provvedimento di radiazione adottato dal Consiglio nazionale
dell'Ordine dei giornalisti nei confronti dell'ex vice direttore di
'Libero'. ''Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti - ha
affermato l'avvocato Grazia Volo - fa campagna elettorale con il caso
Farina e decreta la sua radiazione per biechi fini elettorali''. A
giudizio dell'avvocato Volo, la decisione dell'Ordine dei giornalisti è
stata assunta ''in carenza di giurisdizione e non tiene conto di varie
questioni processuali che erano state sollevate''. Annunciando il
ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento, l'avvocato Volo ha
spiegato che la decisione di presentare ricorso è stata adottata a
tutela della incolumita' del cittadino Farina non più giornalista''.
L'avvocato Volo inoltre ha annunciato ''tutte le azioni possibili a
tutela di Renato Farina'' anche per eventuali profili di abuso che la
decisione dell'Ordine dei giornalisti potrebbe avere''. (ANSA). FL/REN 29-MAR-07   Feltri: scriverà in base alla Costituzione. Milano, 29 marzo 2007. ''Renato Farina scrivera' per noi in
base alla Costituzione che consente fino a ora la libera espressione
del pensiero. Non ha attivita' redazionali o incarichi gerarchici,
percio' credo che abbia il diritto di dire quello che pensa''. Lo ha
detto il direttore di 'Libero', Vittorio Feltri, parlando del suo ex
vicedirettore. ''Abbiamo brindato quando Farina si e' dimesso dalla
corporazione di cui per fortuna non ha piu' bisogno - ha sottolineato
Feltri -. Brinderemo di nuovo anche oggi e anche se c'e' uno stupore
divertito perche' viene radiato chi si e' gia' dimesso. D'altro canto
anch'io fui radiato dalla Fnsi pur essendo non iscritto da una decina
di anni. Sono tuttavia preoccupato per la salute mentale della
categoria, compresa la mia''. ''Credo ancora che ci sia la possibilita'
di esprimere le proprie idee - ha concluso il direttore - e Renato lo
fara' visto che la Costituzione lo prevede, sempre che non si
restringano ancora gli spazi di liberta' come le proposte di legge di
Pecorella e dintorni prefigurano''. (ANSA). SI 29-MAR-07   Ruben Razzante: non si giudica un ex-collega. Milano, 29 marzo 2007. Ruben Razzante, segretario della
Commissione giuridica del Consiglio nazionale dell'Ordine dei
giornalisti, ha spiegato di essere uno dei cinque consiglieri che,
oggi, durante la votazione per la radiazione di Renato Farina, l'ex
vicedirettore di 'Libero', e' uscito dall'aula. ''Ho provato un forte
imbarazzo - ha sottolineato Razzante - nell'essere chiamato a giudicare
su un ex collega e per questo ho deciso di non partecipare alla
votazione. Non entro nel merito del caso Farina. Mi pare che la legge
sui servizi segreti e la legge professionale dei giornalisti non
lascino dubbi di sorta: collaborare con i servizi segreti, anche solo
saltuariamente, equivale a una grave violazione deontologica che va
sanzionata in modo esemplare. In questo caso pero', secondo me, c'e' un
evidente vizio di forma: Renato Farina non ricade piu' sotto la
giurisdizione dell'ordine perche' ha restituito la tessera
professionale e si e' dimesso''. ''Per altri ordini professionali - ha
concluso Razzante - la legge prevede esplicitamente la possibilita' di
portare a conclusione il procedimento disciplinare anche in caso di
dimissioni. La nostra legge professionale non lo prevede. L'Ordine
regionale dei giornalisti del Lazio, nel caso di Aldo Biscardi, non
appena questi si e' dimesso, non ha esitato a sospendere il
procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti. Pertanto noi non
dovevamo procedere con la votazione e io ho preso le distanze dal
Consiglio solo per questa ragione''. (ANSA). COM-SI/GCM 29-MAR-07    

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