Carlo Rossella e la capigliatura (abbondante) di Berlusconi: assolto il direttore di "Panorama".


Carlo Rossella e la capigliatura (abbondante) di Berlusconi: assolto il
direttore di "Panorama". "La piaggeria non è un illecito disciplinare,
anche se è qualcosa di peggio sul piano morale individuale".


Delibera del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

 

Milano, 22 luglio 2003. Sul numero 20 di Panorama del 15
maggio 2003, alle pagine 1 e 36, sono state pubblicate due immagini del
premier Silvio Berlusconi (nonché editore del settimanale), che
raffigurano il presidente del Consiglio ripreso di spalle nell’aula del
tribunale di Milano durante una sua dichiarazione spontanea. La foto di
copertina e quella interna differiscono, perché nella prima l’immagine
della nuca dell’uomo politico è stata ritoccata e mostra il premier
diversamente dalla realtà con abbondante capigliatura. Il presidente
dell’Ordine, Franco Abruzzo, ha avviato una istruttoria sulla vicenda,
che presenta aspetti almeno sconcertanti. Il Consiglio (unanime),
archiviando il procedimento, ha ritenuto, comunque, di non dover
sanzionare una piaggeria di Carlo Rossella verso il suo
editore-presidente. La piaggeria non è un illecito disciplinare, anche
se è qualcosa di peggio sul piano morale individuale. Sarà valutata
successivamente la posizione del fotoreporter Luigi Nocentini, che ha
"firmato" la foto "taroccata" del premier. Secondo il difensore di
Rossella "…..Appare evidente che se manipolazione vi è stata, cosa che non si esclude, essa non è certamente avvenuta presso la redazione di Panorama…".


Delibera di archiviazione di procedimento disciplinare

1.    I fatti.

In data 19 maggio 2003 il presidente di questo Consiglio ha fatto
notificare un avviso disciplinare al giornalista professionista Carlo
Rossella, direttore responsabile di "Panorama". La segreteria dell’ente
aveva acquisito il numero 20 di Panorama del 15 maggio 2003,
che, alle pagine 1 e 36, riportava due immagini del premier Silvio
Berlusconi (nonché editore del settimanale), che raffigurano il
presidente del Consiglio ripreso di spalle nell’aula del tribunale di
Milano durante una sua dichiarazione spontanea. La foto di copertina e
quella interna differiscono, perché nella prima l’immagine della nuca
dell’uomo politico è stata ritoccata e mostra il premier diversamente
dalla realtà con abbondante capigliatura.

"In base all’articolo 9 della legge n. 675/1996, – si legge nell’avviso disciplinare -, i dati personali devono essere "trattati in modo lecito e secondo correttezza",
mentre la legge professionale n. 69/1963 impegna i giornalisti a tenere
comportamenti improntati al rispetto della lealtà, della buona fede, e
al rafforzamento della fiducia tra i lettori e la stampa. La
legge sulla privacy, infatti, presuppone la correttezza del trattamento
dei dati. La fotografia è pertanto un dato personale, che non può
essere alterato".

"Il comportamento del direttore di "Panorama", configurato
dalla legge n. 633/1941 come autore dell’opera collettiva dell’ingegno
che in questo caso è il periodico leader della Mondadori, potrebbe
arrecare – si leggeva ancora nell’avviso - un vulnus all’immagine di "Panorama",
del corpo redazionale, dell’editore nonché all’immagine dello stesso
Carlo Rossella, perché fa apparire il direttore e il periodico
impegnati a costruire una figura estetica del personaggio Berlusconi in
contrasto con la realtà e a creare il culto e il mito del "capo" bello
e perfetto nelle forme. Va aggiunto che l’episodio potrebbe portare
nuovo discredito alla stampa italiana accusata spesso, anche in sede
internazionale, di essere asservita al potere politico".

L’avviso disciplinare concludeva così: "Questa iniziativa non
comporta, neppure implicitamente, alcuna pronuncia di colpevolezza, ma
costituisce mero atto preliminare alla valutazione dei fatti da parte
del Consiglio, tenuto ad esercitare il potere disciplinare ex art. 2229
del Codice civile ed art. 1 (V comma) della legge n. 69/1963 (Cass.
sez. un. civili 25 ottobre 1979 n. 5573".

2.    La difesa scritta di Carlo Rossella

Carlo Rossella, con memoria dell’avv. Caterina Malavenda, si difende
asserendo, forte di tre testimonianze scritte (Giorgio Mulè, Beppe
Preti e Paola Bernia), che la foto di prima pagina è stata consegnata
in redazione dall’amministratore delegato di Olycom SpA e che la stessa
è stata "creditata correttamente come foto Nocenti/Olympia laddove Nocenti è il nome del fotografo che ha materialmente scattato la foto". Scrive il vicedirettore del settimanale Giorgio Mulè: "A quanto mi risulta nessun intervento è stato realizzato in redazione per ritoccare la fotografia". Preti (art director) e Bernia (redattore) garantiscono che "la foto non è stata in alcun modo ritoccata né in redazione né in tipografia".

L’avvocato Malavenda osserva che "…..Appare evidente che se manipolazione vi è stata, cosa che non si esclude,
essa non è certamente avvenuta presso la redazione di Panorama e quindi
con l’avallo o quanto meno con l’omesso controllo del direttore
responsabile…La discrasia tra le due foto, anzi, è la prova più
evidente e più convincente della buona fede del direttore e
dell’assoluta mancanza di volontà di manipolare dati personali e di
offuscare l’immagine di chicchessia…".

3.    Conclusioni

La foto è una notizia. Le notizie vanno ricostruite, accertate, verificate. Sotto questo aspetto Carlo Rossella ("che forse ha addirittura scelto la foto tra quelle mostrategli"
come scrive l’avvocato Malavenda) poteva rendersi conto facilmente che
la foto di prima pagina – con Berlusconi dalla folta chioma – era
taroccata, che era un "falso". Il direttore ha preferito pubblicarla
evidentemente per procurarsi la simpatia del suo editore-presidente. Ha
dichiarato (su "Sette" n. 20/2003) Antonio Ricci: "…se prendi
in giro Berlusconi sui capelli si incazza come una bestia perché lo vai
a toccare su una roba che sta taroccando evidentemente….". Il
Consiglio (unanime) ritiene, comunque, di non dover sanzionare una
piaggeria di Carlo Rossella verso il suo editore-presidente. La
piaggeria non è un illecito disciplinare, anche se è qualcosa di peggio
sul piano morale individuale.