Diritto di accesso ai documenti amministrativi/GIURISPRUDENZA

Legge n. 241/1990

Articolo 22. Definizioni e princìpi in materia di accesso.

1. Ai fini del presente capo si intende:

a) per «diritto di accesso», il diritto degli interessati di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi;

b) per «interessati», tutti i soggetti privati, compresi quelli
portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse
diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione
giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto
l'accesso;

c) per «controinteressati», tutti i soggetti, individuati o
facilmente individuabili in base alla natura del documento richiesto,
che dall'esercizio dell'accesso vedrebbero compromesso il loro diritto
alla riservatezza;

d) per «documento amministrativo», ogni rappresentazione grafica,
fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del
contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico
procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti
attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura
pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale;

e) per «pubblica amministrazione», tutti i soggetti di diritto
pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro
attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o
comunitario.

2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti
finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale
dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di
assicurarne l'imparzialità e la trasparenza, ed attiene ai livelli
essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi
dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione. Resta
ferma la potestà delle regioni e degli enti locali, nell'àmbito delle
rispettive competenze, di garantire livelli ulteriori di tutela.

3. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all'articolo 24, commi 1, 2, 3, 5 e 6.

4. Non sono accessibili le informazioni in possesso di una pubblica
amministrazione che non abbiano forma di documento amministrativo,
salvo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196,
in materia di accesso a dati personali da parte della persona cui i
dati si riferiscono.

5. L'acquisizione di documenti amministrativi da parte di soggetti
pubblici, ove non rientrante nella previsione dell'articolo 43, comma
2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in
materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, si informa al
principio di leale cooperazione istituzionale.

6. Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica
amministrazione ha l'obbligo di detenere i documenti amministrativi ai
quali si chiede di accedere (83).

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(83) Articolo così sostituito dall'art. 15, L. 11 febbraio 2005,
n. 15, con la decorrenza indicata dal comma 3 dell'art. 23 della stessa
legge.

 

23. Àmbito di applicazione del diritto di accesso (84).

1. Il diritto di accesso di cui all'articolo 22 si esercita nei
confronti delle pubbliche amministrazioni, delle aziende autonome e
speciali, degli enti pubblici e dei gestori di pubblici servizi. Il
diritto di accesso nei confronti delle Autorità di garanzia e di
vigilanza si esercita nell'ambito dei rispettivi ordinamenti, secondo
quanto previsto dall'articolo 24 (85).

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(84) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

(85) Articolo così sostituito dall'art. 4, L. 3 agosto 1999, n. 265.

 

24. Esclusione dal diritto di accesso.

1. Il diritto di accesso è escluso:

a) per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge
24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi di
segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla
legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche
amministrazioni ai sensi del comma 2 del presente articolo;

b) nei procedimenti tributari, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano;

c) nei confronti dell'attività della pubblica amministrazione
diretta all'emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di
pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le
particolari norme che ne regolano la formazione;

d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti
amministrativi contenenti informazioni di carattere psicoattitudinale
relativi a terzi.

2. Le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di
documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro
disponibilità sottratti all'accesso ai sensi del comma 1 (86).

3. Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un
controllo generalizzato dell'operato delle pubbliche amministrazioni.

4. L'accesso ai documenti amministrativi non può essere negato ove sia sufficiente fare ricorso al potere di differimento.

5. I documenti contenenti informazioni connesse agli interessi di
cui al comma 1 sono considerati segreti solo nell'àmbito e nei limiti
di tale connessione. A tale fine le pubbliche amministrazioni fissano,
per ogni categoria di documenti, anche l'eventuale periodo di tempo per
il quale essi sono sottratti all'accesso.

6. Con regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Governo può prevedere casi di
sottrazione all'accesso di documenti amministrativi:

a) quando, al di fuori delle ipotesi disciplinate dall'articolo 12
della legge 24 ottobre 1977, n. 801, dalla loro divulgazione possa
derivare una lesione, specifica e individuata, alla sicurezza e alla
difesa nazionale, all'esercizio della sovranità nazionale e alla
continuità e alla correttezza delle relazioni internazionali, con
particolare riferimento alle ipotesi previste dai trattati e dalle
relative leggi di attuazione;

b) quando l'accesso possa arrecare pregiudizio ai processi di
formazione, di determinazione e di attuazione della politica monetaria
e valutaria;

c) quando i documenti riguardino le strutture, i mezzi, le
dotazioni, il personale e le azioni strettamente strumentali alla
tutela dell'ordine pubblico, alla prevenzione e alla repressione della
criminalità con particolare riferimento alle tecniche investigative,
alla identità delle fonti di informazione e alla sicurezza dei beni e
delle persone coinvolte, all'attività di polizia giudiziaria e di
conduzione delle indagini;

d) quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza
di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni,
con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario,
professionale, finanziario, industriale e commerciale di cui siano in
concreto titolari, ancorché i relativi dati siano forniti
all'amministrazione dagli stessi soggetti cui si riferiscono;

e) quando i documenti riguardino l'attività in corso di
contrattazione collettiva nazionale di lavoro e gli atti interni
connessi all'espletamento del relativo mandato.

7. Deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai
documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o
per difendere i propri interessi giuridici. Nel caso di documenti
contenenti dati sensibili e giudiziari, l'accesso è consentito nei
limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti
dall'articolo 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in
caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale
(87).

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(86) Le categorie di documenti sottratti al diritto di accesso, ai sensi del presente comma, sono state stabilite con:

- D.M. 10 maggio 1994, n. 415, per il Ministero dell'interno e gli organi periferici dipendenti;

- D.M. 7 settembre 1994, n. 604, per il Ministero degli affari esteri e gli uffici all'estero;

- D.M. 26 ottobre 1994, n. 682, per il Ministero dei beni culturali ed ambientali;

- D.M. 4 novembre 1994, n. 757, per il Ministero del lavoro e della previdenza sociale;

- D.P.C.M. 20 dicembre 1994, n. 763, per il Consiglio di Stato,
il consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana, i
tribunali amministrativi regionali e il tribunale regionale di
giustizia amministrativa per il Trentino Alto Adige;

- D.M. 14 giugno 1995, n. 519, per il Ministero della difesa;

- D.M. 13 ottobre 1995, n. 561, per il Ministero del tesoro e gli organi periferici in qualsiasi forma da esso dipendenti;

- D.M. 10 gennaio 1996, n. 60, per il Ministero della pubblica
istruzione e gli organi periferici dipendenti comprese le istituzioni
scolastiche e gli enti vigilati;

- D.M. 25 gennaio 1996, n. 115, per il Ministero di grazia e giustizia e gli organi periferici;

- D.P.C.M. 26 gennaio 1996, n. 200, per l'Avvocatura dello Stato;

- D.M. 10 aprile 1996, n. 296, per il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni;

- D.M. 16 maggio 1996, n. 422, per il Ministero del commercio con l'estero;

- D.M. 29 ottobre 1996, n. 603, per il Ministero delle finanze e
gli organi periferici dipendenti compresi l'amministrazione autonoma
dei Monopoli di Stato ed il Corpo della Guardia di Finanza;

- D.P.C.M. 30 luglio 1997, per l'Istituto nazionale di statistica;

- D.M. 31 luglio 1997, n. 353, per il Ministero della sanità;

- D.M. 5 settembre 1997, n. 392, per il Ministero delle politiche agricole e forestali;

- Provv. 17 novembre 1997 (Gazz. Uff. 7 febbraio 1998, n. 31), per l'Ufficio Italiano dei Cambi;

- Del.Covip 3 febbraio 1999 (Gazz. Uff. 20 febbraio 1999, n. 42), per la Commissione di vigilanza sui fondi di pensione.

- D.P.C.M. 10 marzo 1999, n. 294, per la segreteria generale del
Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza (CESIS),
il servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) e il
servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE);

- Del. 26 marzo 1999 (Gazz. Uff. 28 aprile 1999, n. 98), per
l'Istituto nazionale di previdenza per i dirigenti di aziende
industriali;

- D.M. 24 agosto 1999, per la società per azioni Poste italiane;

- D.P.C.M. 29 settembre 1999, n. 425, per il Dipartimento per i servizi tecnici nazionali;

- D.M. 27 dicembre 1999, per l'Ente nazionale italiano per il turismo;

- Delib. 31 agosto 2000 (Gazz. Uff. 12 ottobre 2000, n. 239) per l'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici;

- D.M. 5 ottobre 2000, n. 349, per l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro;

- Del.Aut.gar.com. 24 maggio 2001, n. 217/01/CONS (Gazz. Uff. 20
giugno 2001, n. 141), modificata dalla Del.Aut.gar.com. 24 settembre
2003, n. 335/03/CONS (Gazz. Uff. 15 ottobre 2003, n. 240), per
l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;

- D.M. 14 marzo 2001, n. 292, per il Ministero dei lavori pubblici;

- Delib. 5 dicembre 2002, per l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni;

- Delib. 30 gennaio 2003, n. 2/2003, per l'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione (AIPA);

- Del. 28 luglio 2003, n. 127, per l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura;

- Provv. 3 marzo 2004, per l'ANAS S.p.A.;

- Comunicato 7 dicembre 2004 (Gazz. Uff. 7 dicembre 2004, n.
287), per la Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo
sciopero nei servizi pubblici essenziali.

(87) Articolo prima modificato dall'art. 22, L. 13 febbraio 2001,
n. 45 e, a decorrere dal 1° gennaio 2004 dal comma 1 dell'art. 176,
D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e poi così sostituito dall'art. 16, L. 11
febbraio 2005, n. 15, con la decorrenza indicata dal comma 3 dell'art.
23 della stessa legge.

 

25. Modalità di esercizio del diritto di accesso e ricorsi (88).

1. Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione
di copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti indicati
dalla presente legge. L'esame dei documenti è gratuito. Il rilascio di
copia è subordinato soltanto al rimborso del costo di riproduzione,
salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di
ricerca e di visura.

2. La richiesta di accesso ai documenti deve essere motivata. Essa deve essere rivolta all'amministrazione che ha formato il documento o che lo detiene stabilmente.

3. Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell'accesso sono
ammessi nei casi e nei limiti stabiliti dall'articolo 24 e debbono
essere motivati.

4. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si
intende respinta. In caso di diniego dell'accesso, espresso o tacito, o
di differimento dello stesso ai sensi dell'articolo 24, comma 4, il
richiedente può presentare ricorso al tribunale amministrativo
regionale ai sensi del comma 5, ovvero chiedere, nello stesso termine e
nei confronti degli atti delle amministrazioni comunali, provinciali e
regionali, al difensore civico competente per àmbito territoriale, ove
costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione. Qualora
tale organo non sia stato istituito, la competenza è attribuita al
difensore civico competente per l'àmbito territoriale immediatamente
superiore. Nei confronti degli atti delle amministrazioni centrali e
periferiche dello Stato tale richiesta è inoltrata presso la
Commissione per l'accesso di cui all'articolo 27. Il difensore civico o
la Commissione per l'accesso si pronunciano entro trenta giorni dalla
presentazione dell'istanza. Scaduto infruttuosamente tale termine, il
ricorso si intende respinto. Se il difensore civico o la Commissione
per l'accesso ritengono illegittimo il diniego o il differimento, ne
informano il richiedente e lo comunicano all'autorità disponente. Se
questa non emana il provvedimento confermativo motivato entro trenta
giorni dal ricevimento della comunicazione del difensore civico o della
Commissione, l'accesso è consentito. Qualora il richiedente l'accesso
si sia rivolto al difensore civico o alla Commissione, il termine di
cui al comma 5 decorre dalla data di ricevimento, da parte del
richiedente, dell'esito della sua istanza al difensore civico o alla
Commissione stessa. Se l'accesso è negato o differito per motivi
inerenti ai dati personali che si riferiscono a soggetti terzi, la
Commissione provvede, sentito il Garante per la protezione dei dati
personali, il quale si pronuncia entro il termine di dieci giorni dalla
richiesta, decorso inutilmente il quale il parere si intende reso.
Qualora un procedimento di cui alla sezione III del capo I del titolo I
della parte III del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, o di
cui agli articoli 154, 157, 158, 159 e 160 del medesimo decreto
legislativo n. 196 del 2003, relativo al trattamento pubblico di dati
personali da parte di una pubblica amministrazione, interessi l'accesso
ai documenti amministrativi, il Garante per la protezione dei dati
personali chiede il parere, obbligatorio e non vincolante, della
Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi. La richiesta di
parere sospende il termine per la pronuncia del Garante sino
all'acquisizione del parere, e comunque per non oltre quindici giorni.
Decorso inutilmente detto termine, il Garante adotta la propria
decisione (89).

5. Contro le determinazioni amministrative concernenti il diritto di
accesso e nei casi previsti dal comma 4 è dato ricorso, nel termine di
trenta giorni, al tribunale amministrativo regionale, il quale decide
in camera di consiglio entro trenta giorni dalla scadenza del termine
per il deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti che ne
abbiano fatto richiesta. In pendenza di un ricorso presentato ai sensi
della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e successive modificazioni, il
ricorso può essere proposto con istanza presentata al presidente e
depositata presso la segreteria della sezione cui è assegnato il
ricorso, previa notifica all'amministrazione o ai controinteressati, e
viene deciso con ordinanza istruttoria adottata in camera di consiglio.
La decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla
notifica della stessa, al Consiglio di Stato, il quale decide con le
medesime modalità e negli stessi termini (90).

5-bis. Nei giudizi in materia di accesso, le parti possono stare
in giudizio personalmente senza l'assistenza del difensore.
L'amministrazione può essere rappresentata e difesa da un proprio
dipendente, purché in possesso della qualifica di dirigente,
autorizzato dal rappresentante legale dell'ente (91).

6. Il giudice amministrativo, sussistendone i presupposti, ordina l'esibizione dei documenti richiesti (92).

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(88) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

(89) Comma così sostituito prima dall'art. 15, L. 24 novembre
2000, n. 340 e poi dall'art. 17, L. 11 febbraio 2005, n. 15, con la
decorrenza indicata nel comma 3 dell'art. 23 della stessa legge.

(90) Comma così modificato dall'art. 17, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

(91) Comma aggiunto dall'art. 17, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

(92) Comma così sostituito dall'art. 17, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

 

26. Obbligo di pubblicazione (93).

1. Fermo restando quanto previsto per le pubblicazioni nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dalla legge 11 dicembre
1984, n. 839, e dalle relative norme di attuazione, sono pubblicati,
secondo le modalità previste dai singoli ordinamenti, le direttive, i
programmi, le istruzioni, le circolari e ogni atto che dispone in
generale sulla organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi, sui
procedimenti di una pubblica amministrazione ovvero nel quale si
determina l'interpretazione di norme giuridiche o si dettano
disposizioni per l'applicazione di esse.

2. Sono altresì pubblicate, nelle forme predette, le relazioni
annuali della Commissione di cui all'articolo 27 e, in generale, è data
la massima pubblicità a tutte le disposizioni attuative della presente
legge e a tutte le iniziative dirette a precisare ed a rendere
effettivo il diritto di accesso.

3. Con la pubblicazione di cui al comma 1, ove essa sia
integrale, la libertà di accesso ai documenti indicati nel predetto
comma 1 s'intende realizzata.

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(93) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

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Giurisprudenza

 L’accesso dei giornalisti è privilegiato

Con la decisione 570/96, la Quarta sezione del Consiglio di Stato,
affrontando la questione dell’accesso (dei giornalisti, ndr) agli atti
amministrativi - accesso previsto dagli articoli 22, 23, 24 e 25 della
legge 241/1990 - sostanzialmente richiama “la autorevole affermazione
secondo cui il regime della “pubblicità” degli atti amministrativi
garantito dalla legge n. 241 - del quale il regime del diritto di
accesso costituisce pur sempre una particolare forma di esplicazione -
costituirebbe addirittura manifestazione del più generale diritto
all’informazione garantito dall’articolo 21 della Costituzione (tesi,
quest’ultima, che se fosse in futuro coniugata dalla giurisprudenza con
il precedente costituito dalla pronuncia 570/96, potrebbe condurre a
ben sostenere che gli organi di stampa sono naturaliter titolari certi
e primi del diritto di accesso previsto dalla cosiddetta <legge
sulla trasparenza amministrativa>). Può cogliersi, allora,
l’importanza della affermazione compiuta, nella specie, dal Consiglio
di Stato: <..... il quisque, soggetto finora giustamente escluso
dal novero di coloro che possono esercitare l’accesso ai documenti
amministrativi, goderebbe comunque di un certo grado di conoscenza
dell’azione amministrativa grazie alla “mediazione” di organi di stampa
attenti e sensibili all’agire della Pubblica amministrazione e ai
differenti rapporti che, volta a volta, possono intercorrere tra questa
e gli amministrati” (Così Italo Volpe in “Trasparenza
amministrativa: un primo orientamento che rafforza la libertà di
informazione”, commento alla sentenza della Quarta sezione del
Consiglio di Stato, 5 marzo-6 maggio 1996 n. 570, sulla rivista
<Guida al diritto>, n. 23,  8 giugno 1996, pagg. 100-104). La
massima di tale sentenza (riportata da <Guida al diritto>, pag.
100) è questa: <Contrasta con i principi fondamentali
dell’ordinamento giuridico italiano la pretesa di equiparare la
posizione di una testata giornalistica  a quella di qualunque soggetto
giuridico in quanto attiene al diritto di accesso ai documenti
amministrativi, onde farne derivare l’inesistenza in capo alla prima di
una posizione differenziata e qualificata alla conoscenza di atti
amministrativi, non riservati, che possono interessare i lettori. A un
organo di stampa può dunque legittimamente riconoscersi il diritto di
chiedere  all’amministrazione copie di atti - in numero anche elevato -
la cui conoscenza è specificamente preordinata all’esercizio del
diritto do cronaca o di informazione>.

---------

 

Si può affermare che chiunque inoltri una richiesta di accesso ai
documenti amministrativi è tenuto ad indicare la propria posizione
legittimante al fine della tutela di situazioni giuridicamente
rilevanti ( l. 7 agosto 1990, n. 241; d.p.r. 27 giugno 1992, n. 352) e
deve, altresì, fornire la motivazione della richiesta stessa. Tale
motivazione non può concretizzarsi nell'esposizione di mere e generiche
esigenze difensive ovvero nella semplice riproposizione di espressioni
riportate negli articoli di legge bensì deve essere data prova
dell'esistenza di un puntuale interesse alla conoscenza della
documentazione stessa e della correlazione logico-funzionale
intercorrente fra la cognizione degli atti e la tutela della posizione
giuridica del soggetto che esercita il diritto. T.A.R. Lazio Roma 16-02-2004, n. 1453; Giannella D. c. Ministero della Difesa; FONTI Massima redazionale, 2004

 

Nell'ambito degli atti provenienti da soggetti privati ed utilizzati
ai fini dell'attività amministrativa, non può essere consentito
l'accesso agli atti che provengano proprio dal soggetto che richiede
l'accesso, atteso che da un lato non può imporsi all'amministrazione di
sopperire alla negligenza dell'interessato (il quale non si è provvisto
di una copia dell'atto) e dall'altro che il diritto di accesso è
finalizzato alla conoscenza di atti che sono nella disponibilità
esclusiva dell'amministrazione. (Cons. Stato Sez.V 16-06-2003, n. 3382;
FONTI Ragiusan, 2003, 233/234, 212).

 

Le garanzie e le tutele approntate in tema di esercizio del
diritto di accesso di cui alla L. 7 agosto 1990 n. 241, non vanno
interpretate ed applicate in maniera acritica e generalizzata, ma
finalisticamente ed in ragione dell'effettivo scopo che la normativa
stessa si prefigge, ovvero di assicurare attraverso la diretta
conoscibilità di atti e documenti un'effettiva azionabilità della
tutela giurisdizionale, con la conseguenza che l'esercizio del diritto
strumentale va correlato a quelle situazioni direttamente connesse con
l'esercizio del diritto potenziale e non può estendersi
indiscriminatamente nei confronti di atti e documenti del tutto
indifferenti ai fini di tale tutela. (Cons. Stato Sez.V 07-04-2003, n. 1837; Azienda Istituti ospitalieri di Cremona c. D'Este; FONTI Foro Amm. CDS, 2003, 1308)

 

Il diritto di accesso agli atti del procedimento amministrativo
non può comportare un controllo generalizzato ed indiscriminato
sull'operato della pubblica Amministrazione, che non rientra nelle
finalità garantistiche previste dall'art. 25 della legge 7 agosto 1990,
n. 241, e va dunque respinta la pretesa del contribuente di esercitare
l'accesso non già agli atti che lo riguardano direttamente, ma a tutti
gli atti di accertamento assunti ai fini dell'ICI dall'Amministrazione
comunale in un triennio solare nei confronti di tutti i cittadini del
Comune, allo scopo di verificare nel suo complesso la correttezza
dell'attività di accertamento e riscossione del tributo ICI, e per
desume eventuali incongruenze. (T.A.R. Veneto sez. I 15-04-2003, n. 2395; FONTI Boll. Trib., 2004, 296).

 

 

Ai sensi dell'art. 22 l. 7 agosto 1990 n. 241, il diritto di accesso
consiste nel diritto ad essere informati degli atti e dei procedimenti
che possono incidere sulla sfera giuridica del soggetto, al fine di
consentirgli le dovute difese; pertanto, il diritto di accesso si
configura come autonomo bene della vita, ma esso può essere esercitato
solo quando sussiste un'esigenza concreta ed attuale dell'interessato
alla tutela delle sue situazioni giuridicamente rilevanti.

Cons. Stato, Sez. IV, 24/02/2000, n. 984; FONTE Foro Amm., 2000, 406; RIFERIMENTI NORMATIVI L 07/08/1990 n. 241 Art. 22

 

Il diritto di accesso ai documenti amministrativi ben può essere
esercitato per la tutela di situazioni di diritto soggettivo di cui sia
titolare il richiedente.

Cons. Stato sez. VI 13-05-2003, n. 2549; Ministero beni
culturali e altri c. Repubblica di Francia; FONTI Guida al Diritto,
2003, 23, 81

 

L'accesso agli atti amministrativi ai sensi dell'art. 22 l. n.
241 del 1990 è consentito soltanto a coloro ai quali gli atti stessi,
direttamente o indirettamente, si rivolgono e che se ne possono
eventualmente avvalere per la tutela di una posizione soggettiva
giuridicamente rilevante, non identificabile con il generico interesse
di ogni cittadino al buon andamento dell'attività amministrativa.

Cons. Stato, Sez. VI, 02/03/2000, n. 1122; FONTE Giur. It.,
2000, 1295; Riv. Amm. della Repubblica Italiana, 2000, 387; RIFERIMENTI
NORMATIVI L 07/08/1990 n. 241 Art. 22

 

Ai sensi dell'art. 22 l. n. 241 del 1990 sono soggette all'accesso
tutte le tipologie di attività delle p.a. e, quindi, anche gli atti
disciplinati dal diritto privato, atteso che essi rientrano
nell'attività di amministrazione in senso stretto degli interessi della
collettività e che la legge non ha introdotto alcuna deroga alla
generale operatività dei principi della trasparenza e dell'imparzialità
e non ha garantito alcuna “zona franca“ nei confronti dell'attività
disciplinata dal diritto privato.

Cons. Stato, Sez. V, 08/06/2000, n. 3253

FONTE Riv. Corte Conti, 2000, f. 4, 127; Foro Amm., 2000, 2158;
Riv. Giur. Edil., 2000, I, 893; Riv. Amm. della Repubblica Italiana,
2000, 886; RIFERIMENTI NORMATIVI L 07/08/1990 n.241 Art. 22

 

L'interesse che, ai sensi della l. n. 241 del 1990, legittima la
richiesta di accesso ai documenti amministrativi, da accertare caso per
caso, deve essere personale e concreto, oltre che ricollegabile alla
persona dell'istante da uno specifico nesso.

T.A.R. Lazio, Sez. II, 31/10/2000, n. 8813; FONTE Comuni d'Italia, 2001, 139; RIFERIMENTI NORMATIVI L 07/08/1990 n. 241 Art. 22

 

Anche nel caso in cui gli atti per i quali si chieda l'accesso, ai
sensi dell'art. 22 l. 7 agosto 1990 n. 241, siano stati oggetto di
denuncia penale, è illegittimo il diniego di accesso in mancanza di un
provvedimento di sequestro, trattandosi di circostanza inidonea ad
ingenerare in capo all'amministrazione uno specifico obbligo di
segretezza e, di riflesso, ad escludere o limitare la facoltà per i
soggetti interessati di averli in visione.

Cons. Stato, (Ad. Plen.), 28/04/1999, n. 6 ; FONTE Cons. Stato,
1999, I, 565; Cons. Stato, 1999, II, 1784; Riv. Amm. della Repubblica
Italiana, 1999, 312; RIFERIMENTI NORMATIVI L 07/08/1990 n. 241 Art. 22

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CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI

REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO E DEI CASI
DI ESCLUSIONE DEL DIRITTO DI ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI IN
ATTUAZIONE DELL’ART. 24 C0. 4 DELLA LEGGE 7 AGOSTO 1990 n. 241

Il presente regolamento disciplina le modalità di esercizio e dei
casi di esclusione del diritto di accesso ai documenti amministrativi
dei Consigli regionali o interregionali dell’Ordine dei Giornalisti.

 

1. Tenuta albo e provvedimenti inerenti: iscrizioni e cancellazioni

Ciascun Ordine regionale o interregionale provvede ad avviare le
procedure di iscrizione e cancellazione all’albo o agli elenchi o al
registro secondo le modalità previste dalla L. n.69/63 osservando,
altresì, le seguenti regole:

a)    il procedimento viene assegnato dal Presidente,
che ne conserva la responsabilità, ad un consigliere istruttore che
esercita i poteri e le funzioni di cui all’art.6, lett. a), b), c) ed
e), della legge 7 agosto 1990 n. 241. L’assegnazione viene fatta
seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle istanze o di
apertura del procedimento; degli adempimenti previsti dalla lette. d)
dell’art. 6 della L.241/90 è responsabile il dipendente delegato dal
presidente del Consiglio regionale o interregionale dell’Ordine o, in
assenza, il Consigliere segretario;

b)    le comunicazioni agli interessati relative
all’avvio del procedimento dovranno osservare le forme di cui all’art.
8 L. n. 241/1990 ai fini dell’esercizio delle facoltà di cui all’art.
10 della stessa legge;

c)    dell’esito degli accertamenti compiuti il
Consigliere istruttore riferisce tempestivamente al Consiglio onde
consentire l’adozione dei provvedimenti di iscrizione o di
cancellazione dall’albo, dagli elenchi o dal registro nel termine di
cui all’art. 29, u.co. L. N.69/63.

 2. Procedimenti disciplinari

a. - Le questioni di rilievo disciplinare possono
formare oggetto di procedura preliminare diretta ad accertare
l’attendibilità dei fatti denunciati o notori della cui fondatezza non
si abbia ancora sufficiente conferma, ai fini di una più coerente
valutazione, da parte del competente Consiglio regionale o
interregionale, della sussistenza dei presupposti minimi onde far luogo
all’apertura del procedimento disciplinare di cui all’art. 49 della
L.69/63;

b. - L’esame e gli accertamenti dei fatti di cui al punto a)
sono svolti dal Presidente, che ne conserva la responsabilità, o da un
Consigliere istruttore delegato, i quali esercitano i poteri e le
funzioni di cui all’art. 6 lett. a), b), c) ed e) della legge n.241/90;

c. - Ove se ne ravvisi la necessità, il Presidente (di
propria iniziativa o su sollecitazione del Consigliere istruttore)
richiede all’interessato di fornire gli opportuni chiarimenti ai sensi
degli artt. 7 e 8 della L.241/90;

d. - Atteso il carattere strettamente personale delle
questioni di rilievo disciplinare e la specifica loro attinenza
all’interessato, è esclusa la possibilità di intervento di altri
soggetti nel procedimento a carattere preliminare. Tale esclusione vale
anche nei confronti di chi abbia eventualmente portato a conoscenza il
fatto con un esposto. E’ consentito, però, al consigliere delegato, ove
occorrano chiarimenti in merito all’esposto, convocare l’esponente,
redigendo verbale dell’audizione;

e. - Il consigliere delegato riferisce dell’esito delle
indagini compiute al Presidente, provvedendo altresì a presentare,
sulla base delle risultanze ottenute, almeno dieci giorni prima della
data fissata per la seduta consiliare, proposta motivata di
archiviazione o di apertura di procedimento disciplinare;

f. - Nel caso in cui, anche a prescindere dalla eventuale
fase preliminare, il Consiglio dell’Ordine deliberi che non intende
esercitare il potere di apertura d’ufficio del procedimento
disciplinare, il relativo provvedimento di archiviazione, adeguatamente
motivato, deve essere comunicato all’interessato, nonché al P.M. e
all’eventuale esponente al fine di consentire l’esercizio del diritto
di impugnativa. Qualora il Consiglio dell’Ordine - o direttamente o
previo espletamento della procedura preliminare - ritenga invece
d’individuare fatti commessi dal giornalista potenzialmente illeciti
sotto il profilo deontologico, adotta una delibera di apertura del
procedimento disciplinare della quale il Presidente del Consiglio
dell’Ordine, previa designazione del consigliere delegato
all’istruttoria, è obbligato a dare immediata comunicazione
all’interessato mediante atto, spedito a mezzo raccomandata con
ricevuta di ritorno, contenente una indicazione sommaria dei fatti che
gli vengono addebitati e delle eventuali prove raccolte. Anche tale
comunicazione dovrà osservare le forme di cui all’art. 8 L. 241/1990 ai
fini dell’esercizio delle facoltà di cui all’art. 10 della stessa legge;

g. - Il procedimento disciplinare innanzi al Consiglio dell’Ordine si articola nelle seguenti ulteriori fasi:

a)  istruttoria;

b)  audizione dell’interessato;

c)  adozione del provvedimento finale.

h. - Il procedimento disciplinare si svolge secondo le
modalità previste dalle norme vigenti, assumendo il Consigliere
delegato ai sensi del punto b) la funzione di istruttore. Il
consigliere istruttore, nel più breve tempo possibile, comunque non
oltre trenta giorni dalla delibera di apertura del procedimento, compie
gli atti istruttori necessari e, previa individuazione dei testimoni
dei quali sia opportuna l’audizione, chiede che il Presidente provveda
alla fissazione della data per la trattazione del giudizio, ordinando
l’audizione dell’incolpato al quale gli Uffici di Segreteria devono
comunicare l’atto di citazione contenente le sue generalità, la
menzione degli addebiti, l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora
della comparizione; l’avvertimento che potrà essere assistito da un
difensore e che, in caso di mancata comparizione, si procederà al
giudizio in sua assenza; l’eventuale elenco dei testimoni che
saranno presentati in giudizio; il termine entro il quale lui e il suo
difensore potranno prendere visione degli atti del procedimento,
proporre deduzioni e documenti ed indicare testimoni. La citazione
dovrà indicare la data di emissione ed essere firmata dal Presidente;

i. - Il consigliere istruttore apre la trattazione del
procedimento disciplinare esponendo i fatti e le risultanze
istruttorie; seguono l’audizione dell’incolpato, il quale ha la facoltà
di farsi assistere da un difensore, e l’esame degli eventuali testimoni
e dell’eventuale esponente ove occorra. Anche in sede di giudizio
disciplinare è esclusa la possibilità di intervento di soggetti diversi
dall’incolpato. E’, in linea di massima, altresì escluso ogni rinvio
della trattazione, salvo il caso di assoluta impossibilità
dell’incolpato o del suo difensore di essere presenti o per la
riscontrata necessità di ulteriori esigenze istruttorie che dovranno
essere disposte contestualmente. Il rinvio della trattazione è disposto
per una successiva adunanza, ferma restando la designazione del
consigliere istruttore. Ove il rinvio sia disposto in presenza
dell’incolpato o del difensore e dei testimoni già citati, non è
necessaria la notificazione di un nuovo avviso;

l. - Anche le riunioni del Consiglio nelle quali vengono
trattate questioni disciplinari non sono pubbliche. Possono
parteciparvi soltanto l’incolpato e il suo difensore. Gli atti
che documentano il procedimento disciplinare (verbali delle fasi
preliminari, istruttoria e dibattimento, nonché documenti acquisiti al
fascicolo d’ufficio) non possono essere resi pubblici, né portati a
conoscenza degli eventuali terzi richiedenti;

m. - Le decisioni dei procedimenti disciplinari adottate
secondo la legge 3 febbraio 1963 n.69 sono depositate, unitamente alla
motivazione, nel termine di trenta giorni dalla pronuncia negli Uffici
di Segreteria dell’Ordine e vengono notificati, a mezzo di Ufficiale
Giudiziario, in copia integrale, entro trenta giorni dalla
deliberazione agli interessati e al P.M.. I dispositivi dei
provvedimenti adottati vengono portati a conoscenza degli iscritti
mediante affissione nella Segreteria dell’Ordine; quelli che dispongono
la definitiva o temporanea perdita dello status di giornalista devono
essere inoltre comunicati a tutti i Consigli dell’Ordine. Il Consiglio
dell’Ordine può, sentito obbligatoriamente il parere del Procuratore
Generale della Corte di Appello competente, rilasciare copia dei
provvedimenti sanzionatori al terzo che ne faccia richiesta motivata
sulla base di specifici, dimostrati, diretti e personali interessi
giuridicamente tutelabili. L’esame dei documenti è gratuito mentre il
rilascio di copie è regolato dall’art. 25 della L.7.8.1990 n.241.

3. Diritto d’accesso

Salvo quanto stabilito nel presente regolamento, l’accesso ai
documenti ai sensi dell’art. 22 della legge 7 agosto 1990 n.241 è
escluso, ai sensi del secondo e quarto comma dell’art. 24 della stessa
legge e dell’art. 8, comma quinto, lettera d) Dpr 27 giugno 1992 n.352,
per tutti gli atti dei procedimenti disciplinari, anche per le fasi
preliminari, per i quali l’accesso è consentito solo all’incolpato e al
Pubblico Ministero.

4. Entrata in vigore

Il presente regolamento entrerà in vigore dalla data nella quale ciascun Consiglio regionale ne delibererà il recepimento.

 

   Il segretario                                                                             Il presidente

 (Stefano  Gigotti)                                                                    (Gianni  Faustini)

 

                              Recepito il 10.5.1994 dal Consiglio dell’OgL