I giornalisti italiani uccisi dal 1943


Primo contributo all’iniziativa. Lettera di Pierluigi Roesler Franz
(presidente dell’Associazione Stampa Romana) a Franco Abruzzo
(presidente OgL)

I giornalisti italiani uccisi dal 1943

Caro Franco, come d'accordo, ti invio l'elenco dei 23 colleghi
italiani che dalla Resistenza ad oggi sono caduti nell'adempimento del
loro dovere di informare correttamente i cittadini. Il loro tributo di
sangue non può, nè deve essere dimenticato perchè hanno immolato la
loro vita per un futuro migliore della società e della convivenza
civile in Italia e all'estero. Ma deve restare nei nostri cuori e nella
nostra mente anche nelle generazioni future.

A cominciare dai giornalisti Carlo Merli, nato a Milano il 2/1/1913, e Enzio Malatesta,
nato a Carrara Apuania il 22/10/1914, già capo redattore de “Il
Giornale d'Italia“, entrambi aderenti al Movimento Comunista d'Italia -
Bandiera Rossa - furono arrestati durante la Resistenza l'11 dicembre
1943 e fucilati per ordine del Tribunale Speciale Tedesco.

Per continuare con i giornalisti assassinati dalla mafia in Sicilia: i quattro cronisti de “L'Ora“ e del “Giornale di Sicilia“ Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato,  Mauro De Mauro e Mario Francese negli Anni Settanta e Ottanta; Giuseppe Fava, fondatore del settimanale I siciliani; Mauro Rostagno (redattore di una tv privata) nel 1988 e Giuseppe Alfano del quotidiano “La Sicilia“; Giuseppe Impastato, sindacalista, dilaniato da una esplosione, che dai microfoni di aveva denunciato gli affari mafiosi della borgata di Cinisi.

Poi il pubblicista Giancarlo Siani (camorra) a Napoli e il direttore di OP Carmine Pecorelli
ucciso nella capitale in circostanze ancora misteriose (per il suo
assassinio è stato di recente condannato come mandante il senatore a
vita Giulio Andreotti).

Ed ancora: l'ex vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno e l'inviato speciale del Corriere della Sera Walter Tobagi, presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti,
entrambi assassinati dalle Br. Paradossalmente i nomi dei due grandi
giornalisti mancavano nel 1999 nel muro della memoria nel Journalist
Memorial, una suggestiva struttura di vetro, che si trova accanto al
NewMuseum di Arlington-Virginia (USA) dove sono incisi circa 1400 nomi
di giornalisti, fotografi e operatori morti nel mondo a partire dal
1812.

Il triestino Almerigo Grilz dell'agenzia di stampa Albatros fu ucciso in Mozambico nel 1987. Il 20 marzo 1994 furono uccisi insieme in Somalia Ilaria Alpi del Tg3 Rai e il telecineoperatore triestino Miran Hrovatin.
A nome di Ilaria Alpi è intitolato il Concorso Giornalistico Roma per
Roma, indetto dal Comune di Roma insieme al Provveditorato agli Studi
di Roma e all'Associazione Stampa Romana sindacato unitario dei
giornalisti di Lazio e Molise, (quella che si svolgerà a Pasqua del
2003 sarà la 44^ edizione e la 10^ da quando è stato intitolato
dall'A.S.R. il premio “Ilaria Alpi“ d'accordo con l'allora sindaco di
Roma Francesco Rutelli nel quadro delle celebrazioni del Natale di Roma
alla memoria della giovane collega del Tg3 Rai). All'ultima edizione
hanno partecipato ben 8 mila alunni della 5^ elementare e 191 scuole di
Roma pubbliche e private.

Un anno dopo, il 9 febbraio 1995, sempre in Somalia fu assassinato il telecineoperatore Rai Marcello Palmisano nell'agguato in cui rimase per fortuna solo lievemente ferita Carmen Lasorella.

Poi toccò ad altri tre triestini il giornalista Marco Luchetta e gli operatori Alessandro Ota e Dario D'Angelo,
assassinati a Mostar in Bosnia. A loro tre unitamente a Hrovatin è
intitolata l'Associazione solidarietà internazionale Trieste che
gestisce la casa di accoglienza di via Volussi che ha aiutato tanti
minori a sopravvivere.

Quindi Antonio Russo, inviato di Radio Radicale, ucciso due
anni fa sulla strada di Tblisi in Georgia. Russo fu l'ultimo a
documentare la pulizia etnica a Pristina (Kosovo).

E da ultimi il medico reporter Raffaele Ciriello in Palestina e Maria Grazia Cutuli del Corriere della Sera in Afganistan.

Ti invio alcuni dati biografici e note di agenzia sui colleghi uccisi. Cordialmente, Pierluigi Franz

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GIORNALISTI: CONSOLO, IN SICILIA STRAGE CONTRO INFORMAZIONE

IL RICORDO DEL CRONISTA SPAMPINATO UCCISO A RAGUSA

(ANSA) - RAGUSA, 8 novembre 2002. “In Sicilia l'impegno
civile dei giornalisti è stato pagato con una strage di cronisti. Otto
morti. Credo che solo in qualche paese sudamericano, forse in Colombia,
sia accaduta una cosa del genere“.

L'indignazione di Vincenzo Consolo prende spunto dal ricordo di
Giovanni Spampinato, corrispondente del giornale L'Ora da Ragusa,
assassinato 30 anni fa mentre cercava la verità su un altro delitto che
aveva toccato gli ambienti più in vista della città. Le indagini
sull'uccisione di Angelo Tumino, antiquario con la passione per la
politica, avevano svelato un fosco retroscena e chiamato in causa il
suo amico Roberto Campria, figlio del presidente del tribunale.
Spampinato si era occupato del caso con passione e rigore
professionale, Campria lo aveva prima cercato per un 'chiarimento', poi
lo uccise.

Era il terzo cronista del giornale L'Ora, dopo Cosimo Cristina e
Mauro De Mauro, a essere eliminato. Troppi morti per un piccolo
giornale di 'frontiera' che, ha ricordato Consolo, lottava contro due
mafie: quella reale della Sicilia occidentale e quella di un 'fascismo
carsico' che ogni tanto riaffiora e 'oggi sta perfino al governo'.
L'obiettivo di queste mafie, ha sottolineato lo scrittore, era in
quegli anni il giornale L'Ora, il suo giornalismo d'inchiesta, i suoi
cronisti coraggiosi.

Sotto tiro è stata comunque, secondo Consolo, l'informazione
siciliana che ha espresso il suo valore civile pagandolo con una lunga
catena di morti.

La testimonianza di un lavoro di 'trincea' è stata portata da
Vittorio Nisticò, che ha diretto L'Ora per oltre 20 anni e di quella
esperienza ha ricavato anche un libro (“Accadeva in Sicilia. Gli anni
ruggenti dell'Ora di Palermo). Nisticò ha ricordato, in una sala molto
affollata, la vicenda umana di Spampinato, il suo orizzonte ideale e
professionale, il dolore che la sua morte provocò in una redazione già
segnata da altri lutti e dalle intimidazioni della mafia.

Franco Nicastro, collega e amico di Spampinato, ha richiamato il
contesto ambientale del delitto e l'effetto dirompente che gli articoli
di Spampinato avevano prodotto in una società dominata da una
'stagnazione sociale e culturale'. Quelle cronache si rifacevano a un
modello professionale e a un ruolo del giornale tratteggiato da
Emanuele Macaluso, ex senatore del Pci, secondo il quale L'Ora non fu
solo un giornale impegnato nella lotta alla mafia ma anche un
'riferimento importante per la modernizzazione della Sicilia'. 'Attorno
a quella testata - ha detto - si creo' un largo schieramento di forze
politiche e sociali. E il giornale mantenne una larga autonomia
rappresentando un contropotere.

Al dibattito, organizzato dal centro studi “Rossitto“, ha assistito
anche il fratello di Giovanni Spampinato, Alberto, anch'egli
giornalista. 'Dopo tanti anni - ha detto - non cerco una giustizia
fuori tempo massimo ne' riparazioni che non possono esserci. Sento però
l'impegno a sollecitare un ricordo collettivo. Ragusa dovrebbe
avvertirlo come un lutto della città, più di quanto non sia finora
accaduto. (ANSA).

08-NOV-02 - 12:10

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Scia di sangue in Sicilia
Otto i morti tra i giornalisti: “Scrivevano troppo“

 

MESSINA. . Il presidente del consiglio regionale stampa, Giorgio De Cristoforo, ricorda che quello di Beppe Alfano è
l'ennesimo omicidio di un giornalista in Sicilia. Solo in un caso le
indagini hanno portato ad individuare gli assassini. Per questi otto
delitti c'e', in comune, la motivazione: . La stagione più difficile è a cavallo fra la fine degli Anni 60 e l'inizio dei 70. Nel '66, un giornalista de , Cosimo Cristina,
viene ucciso e il suo corpo buttato sulle rotaie, mentre arrivava il
treno. Era il corrispondente da Termini Imerese. Restano misteriose
persino le esatte del decesso che qualcuno tentò di passare per
suicidio. Quattro anni dopo un altro cronista de scompare. Mauro De Mauro
era il giornalista delle grandi inchieste del quotidiano palermitano
del pomeriggio. Una, in particolare, potrebbe essergli stata fatale:
quella sulla misteriosa morte del presidente dell'Eni Enrico Mattei.
Nel '72 a Ragusa viene ucciso ancora un giornalista de . Giovanni Spampinato,
corrispondente, aveva accusato di cattive frequentazioni un rampollo
della città-bene. Fu questi ad ucciderlo. E' l'unico caso chiuso con
una condanna. Sette anni dopo, '79, il di Palermo perde uno dei suoi cronisti di punta. Si chiamava Mario Francese;
qualche giorno prima del delitto, sarebbe stato testimone involontario
di un omicidio, nel popolare mercato della Vucciria. L'anno prima,
dilaniato da una esplosione, il sindacalista Giuseppe Impastato. Dai microfoni di aveva
denunciato gli affari mafiosi della borgata di Cinisi. Nel 1984,
Catania vive il suo primo,e forse unico, delitto eccellente: un killer
solitario uccide nella sua auto Pippo Fava, giornalista e scrittore, direttore della rivista .
Tre anni dopo, quel giornale dovrà chiudere per mancanza di fondi.
Proprio nel nono anniversario della scomparsa, il figlio di Pippo Fava,
Claudio, ha annunciato per il prossimo 15 febbraio la ripresa delle
pubblicazioni. Il 26 settembre del 1988, a Valderice, nel Trapanese,
viene ucciso Mauro Rostagno, sociologo di Trento che aveva deciso di scommettere in Sicilia la sua vita.

Rostagno, fondatore della comunità per tossicodipendenti ,
ogni sera denunciava dalle telecamere di RTC il malaffare che regna a
Trapani. Poi una calma apparente, fino a venerdì notte. Beppe Alfano si
aggiunge a quella lista, già lunga. Il presidente della Regione,
Giuseppe Campione, ieri ha espresso . Il segretario regionale dell'associazione stampa, Mario Petrina, ha detto: . Il
presidente De Cristoforo convocherà la prossima riunione del consiglio
regionale e dell'associazione della stampa a Barcellona. Nei mesi
scorsi, una analoga iniziativa era stata presa a Gela, dove da mesi
quasi tutti i cronisti subiscono attentati e ntimidazioni per il loro
lavoro. (f. al., “La Stampa“ del 10 gennaio 1993).

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1944. FORTE BRAVETTA (Roma)


Nei nove mesi di Roma occupata furono eseguite 77
fucilazioni per ordine del Tribunale Speciale Tedesco. Fra di loro due
giornalisti. 
Ecco chi erano i due giornalisti, che avevano anche
dato vita a un foglio clandestino, e che vennero fucilati dai nazisti
il 2 febbraio 1944 a Forte Bravetta per ordine del Tribunale Speciale
Tedesco:

 - Carlo Merli, nato a Milano il 2 gennaio
1913, giornalista, aderente al Movimento Comunista d'Italia - Bandiera
Rossa - fu arrestato l'11 dicembre 1943, detenuto in Via Tasso e
condannato a morte;

 - Enzio Malatesta, nato a Carrara Apuania il
22/10/1914, figlio di Alberto Malatesta, ex deputato socialista di
Novara, nel 1938 conseguì la laurea a Milano. Successivamente insegnò
al Liceo “Parini“ e fu direttore della rivista “Cinema e Teatro“. Nel
1940, a Roma, fu capo redattore del quotidiano “Il Giornale d'Italia“.
Dopo l'armistizio prese parte alla guerra di liberazione, nelle file
del movimento Bandiera Rossa, e fu tra gli organizzatori delle
cosiddette “bande esterne“ nel Lazio. Catturato dai tedeschi l'11
dicembre 1943 e detenuto in via Tasso, fu accusato di aver organizzato
formazioni armate e si assunse coraggiosamente ogni responsabilità  e
condannato a morte. Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.