Lettera di Abruzzo a Cescutti: "Parlare chiaro con i colleghi"

Caro Cescutti, ho letto quel
che hai scritto nel comunicato del 20 e poi in quello del 21 ottobre a
conclusione della riunione del Consiglio d'amministrazione dell’Inpgi
dedicata all’assestamento del bilancio di previsione 1999. Hai
confessato, con mezze frasi comprensibili solo da una piccola parte
degli addetti ai lavori, che la situazione dell’Inpgi non è rosea e che
tende rapidamente al brutto.

Il 20 tu hai scritto testualmente: "….Ma il consolidamento
ottenuto in questi quattro anni dal Cda (che ha realizzato una
significativa manovra strutturale di contenimento della spesa
previdenziale) è sottoposto ad un rischio: il peso della cassa
integrazione e dei prepensionamenti derivanti dalla 416, che per i
giornalisti non sono finanziati da alcun introito contributivo
specifico (come all'Inps) e sono invece a totale carico dell'Inpgi.
Questo è il punto cruciale che dal '93 ad oggi ha provocato un onere
complessivo di 335 miliardi, e che minaccia di ripercuotersi
pesantemente su ogni risultato di gestione, compromettendone i buoni
effetti raggiunti. Quale rimedio? Quello proposto (ritorno dell'Inpgi
al "pubblico") è inspiegabilmente autolesionista. Meglio operare
assieme (come stanno facendo Federstampa e Inpgi) per arrivare ad una
riforma della 416, già all'attenzione del Governo. Se questo problema
sarà positivamente risolto la stabilità dell'Ente non potrà subire
alcun arretramento''.

Il 21 tu hai ribadito: "Per quanto riguarda i prepensionamenti
infine le richieste si sono limitate nell'anno a 9 casi ma esiste il
rischio di ulteriori massicci ricorsi da parte di alcune aziende.
Questo elemento rischia di ripercuotersi pesantemente su ogni risultato
di gestione compromettendone i buoni risultati raggiunti''. E’
evidente il riferimento alle vicende Unità, Ansa, Agi e Poligrafici.
Quel che è peggio le tue preoccupazioni nascondono una conoscenza degli
scenari occupazionali futuri che lascia intuire il peggio.

Tu vedi le minacce ai bilanci dell’Istituto dall’applicazione della
legge 416/1981 per quanto riguarda prepensionamenti e cassa
integrazione. E’ chiaro che la tua "riforma della 416" significhi il
restringimento o l’abolizione delle norme relative ai prepensionamenti
e alla cassa integrazione sul presupposto che questi istituti,
riguardando solo i giornalisti dei quotidiani, creano una
diseguaglianza di trattamento rispetto ai giornalisti che lavorano
nella emittenza radiotelevisiva e nei periodici. Federstampa e Inpgi
hanno il dovere di essere trasparenti e di riferire ai colleghi dei
quotidiani a rischio che hanno chiesto al Governo D’Alema
l’eliminazione (o la radicale attenuazione) dell’ombrello dei
prepensionamenti e della cassa integrazione, misura che dovrebbe essere
inserita nei collegati alla legge finanziaria.

Hai dimenticato, caro Cescutti, di spiegare che i rischi per l’Inpgi
vengono principalmente da altri fronti: gli editori non assumono e
preferiscono alleggerire gli organici, offrendo incentivi (è il caso
della Rcs). Nel 1998 i giornalisti assunti a tempo pieno (con
l’articolo 1) sono scesi di 7 unità rispetto al 1997 (da 9.829 a
9.822). Il calo è minimo ma indica una linea di tendenza negativa e
preoccupante. L’evoluzione delle tecnologie, purtroppo, richiederà meno
redattori al desk, mentre il ricorso a collaboratori liberi
professionisti esterni (o free lance), compensati per singola
prestazione, sarà massiccio. Gli esperti economici sostengono da tempo
che un piccolo gruppo sociale, come quello dei giornalisti, non può
alimentare l’autonomia finanziaria dell’Inpgi. L’Inpgi, sic stantibus rebus,
non potrà reggere se calano gli occupati e aumentano i pensionati. Come
vedi, non sono un visionario. E non sono autolesionista quando
consiglio di imboccare la via di una prudente ritirata, imitando i nove
ministri del Governo Dini, iscritti all’Inpdai, che, nel 1995,
salvarono il loro Inpdai, il quale da ente privatizzato (come l’Inpgi)
tornò a essere ente pubblico (ma con le regole dell’Inps).

Devi raccontare ai colleghi fatti criticamente veri e non illuderli
affermando, in buona fede, che abbiamo una riserva tecnica di sei
annualità di pensioni e che, quindi, siamo al di là delle cinque
annualità previste dalla Finanziaria del 1998. Hai dimenticato di
spiegare che le annualità sono calcolate in base alle pensioni in
essere nel 1994, mentre se fossero calcolate in base alle pensioni in
essere nel 1999, come vuole Amato, l’Inpgi sarebbe sotto di 300-350
miliardi e, quindi, prossimo al commissariamento. Amato, come emerge da
cronache recenti, non ha accantonato i suoi propositi.

Coraggio, Cescutti! Grazie alla Finanziaria 1998, i bilanci
dell’Inpgi sono stati rattoppati, ma il peggio, purtroppo, è davanti a
noi. Non se ne esce criminalizzando chi cerca di far ragionare i
colleghi e attribuendogli disegni mai sostenuti. Ho scritto – e ripeto
– che "l’Inpgi deve tornare ente pubblico come l’Inpdai con le regole restrittive dell’Inps" e che
"bisogna scongiurare l’assorbimento dell’Inpgi nell’Inps, fatto che
determinerebbe un aumento dei costi aziendali del 10 per cento con
ripercussioni sull’occupazione del settore".

La storia dell’Inpgi suggerisce una soluzione alternativa a quella
del ritorno al pubblico: si potrebbe seguire l’esempio dei giornalisti
degli anni 50, che, per salvare l’Istituto, accettarono di aumentare il
loro contributo mensile dell’1,50 per cento. Oggi, però, basta l’1,50
per cento? C’è un gruppo dirigente carismatico capace di imporre
sacrifici e rigore?

Cordialmente,

Il presidente dell’OgL
Dott. Franco Abruzzo