Cescutti spiega le ragioni della Fondazione: "Temiamo un’alluvione di domande e la crisi dei nostri conti"


Il testo della circolare. Cescutti spiega le ragioni della Fondazione:
"Temiamo un’alluvione di domande e la crisi dei nostri conti"


Cari colleghi, da oggi è operante una
importante modifica regolamentare sulle possibilità di cumulo tra
pensione e redditi da lavoro. Ciò deriva dall’approvazione, compiuta
dal Ministro del Lavoro, Roberto Maroni, di una delibera che l’Istituto
aveva da tempo proposto alle Parti sociali, per aumentare il tetto del
reddito che un giornalista pensionato possa maturare, senza
decurtazione della sua pensione. Contemporaneamente l’Istituto vede
autorevolmente riconosciuti – come afferma la nota del Ministro - "in
materia di cumulo i poteri di autonomia conferiti agli Enti
privatizzati sia dal decreto legislativo 509/94, che dall’art. 3, comma
12, della legge 335/95". E ciò anche "con riferimento alle disposizioni
introdotte dall’art. 44, comma 7, della legge 289/2002", meglio nota
come Finanziaria 2003. La possibilità di cumulare – e in che limiti –
pensione e redditi da lavoro ebbe una identica regolamentazione
all’Inpgi e all’Inps fino a tutto il 2000. Le cose cambiarono il 23
dicembre di quell’anno, allorché la legge 388 (Finanziaria 2001)
introdusse per il regime generale obbligatorio una nuova disciplina che
allargò la possibilità di sommare i due redditi.

L’Inpgi, Ente previdenziale privatizzato, non era però obbligato a
recepire le nuove regole. Ci si pose comunque l’esigenza di verificare
quali eventuali modifiche avrebbero potuto essere proposte al
Regolamento, naturalmente avendo presenti – come il decreto legislativo
509/94 prescrive – le conseguenze che ogni variazione avrebbe potuto
avere sui bilanci futuri. Ed anche (esigenza non secondaria) quali
effetti ciò avrebbe potuto comportare sull’occupazione.

Gli Uffici dell’Istituto verificarono che dopo l’emanazione della
Finanziaria 2001 era molto cresciuto l’interesse di colleghi tra i 57 e
i 58 anni ad accedere alla pensione di anzianità.

Molti di quegli stessi giornalisti riferirono di aver ricevuto dal
loro datore di lavoro la proposta di chiedere il pensionamento, con
l’assicurazione che sarebbe stato garantito loro, per gli anni
successivi, un contratto ben remunerato attraverso il quale avrebbero
potuto continuare a svolgere più o meno la stessa attività
professionale, ma in forma di collaborazione autonoma: e cioè senza più
versamenti di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.

Naturalmente questo progetto avrebbe potuto essere applicato
soltanto se l’Inpgi avesse accolto in toto le nuove norme sul cumulo,
previste per il regime generale obbligatorio.

Gli Uffici dell’Inpgi calcolarono tuttavia che una eventuale
decisione in tal senso avrebbe comportato un notevole aumento delle
richieste di pensione, con conseguente crescita della spesa per
l’Istituto, valutabile in almeno 17 miliardi di lire annue.

Un incremento pesante, il quale non avrebbe potuto essere compensato
nemmeno dal turn over (nuovi praticanti o disoccupati al posto dei neo
pensionati) in quanto molti degli stessi colleghi interessati al
pensionamento avevano riferito della possibilità loro offerta: di
continuare cioè – sia pure con altra forma giuridica – una intensa
attività professionale.

L’amministrazione dell’Istituto si pose comunque l’esigenza di
proporre ai Ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia) una variazione al
Regolamento, la quale consentisse ai giornalisti pensionati un introito
più consistente, senza però che ciò potesse determinare quel temuto
esodo, che avrebbe danneggiato l’Istituto senza alcun riscontro
positivo per l’occupazione.

Consiglio di amministrazione e Consiglio generale approvarono dunque
una delibera la quale, ratificata il 21 gennaio scorso dal Ministro del
Lavoro Maroni, prevede le seguenti possibilità di cumulo:

  • titolari di pensione di vecchiaia (ottenibile ad almeno 65 anni di
    età per gli uomini e a 60 per le donne) o titolari di pensioni di
    anzianità con almeno 40 anni di contributi: totale cumulabilità con
    redditi da lavoro, autonomo o dipendente;
  • titolari di pensione di vecchiaia anticipata (attualmente
    ottenibile con almeno 62 anni di età e almeno 30 contributi Inpgi):
    cumulabilità, per lavoro dipendente ed autonomo, fino a 7.746 euro
    annui (15 milioni di vecchie lire). L’eventuale eccedenza di reddito è
    decurtabile fino a raggiungere il 50 per cento della pensione;
  • titolari di pensione di anzianità con meno di 40 anni di
    contributi, o prepensionati in base alla legge 416/81: incumulabilità
    totale per i redditi da lavoro dipendente. Per redditi da lavoro
    autonomo è prevista invece la possibilità di cumulare fino a 7.746 euro
    annui. L’eventuale eccedenza è decurtabile fino a raggiungere il 50 per
    cento della pensione.

E’ il caso di sottolineare che la precedente normativa prevedeva che
se il reddito annuo del giornalista pensionato avesse superato, anche
di poche lire, il livello della cifra cumulabile (5.227,56 euro, pari
al minimo pensionistico Inps) il reddito sarebbe stato completamente
assorbito dall’Inpgi fino al 50 per cento della pensione.

La nuova norma invece stabilisce che fino a 7.746 euro il reddito
sia cumulabile e che soltanto l’eventuale eccedenza sia decurtabile
dalla pensione fino a raggiungere il 50 per cento della stessa.

Con l’approvazione della delibera, la cui efficacia è retroattiva
dal 1° gennaio 2001, si è pervenuti – grazie alla disponibilità del
Ministro Maroni e del suo Dicastero – ad una soluzione mediata che
salvaguarda la stabilità dell’Istituto e, contemporaneamente, i diritti
dei giornalisti pensionati e di quei colleghi che sono alla ricerca di
un posto di lavoro nonché, possibilmente, di una sistemazione
professionale stabile.

Cordialmente. Gabriele Cescutti