Abruzzo a Cescutti: perequare subito le pensioni erogate dall’Inpgi almeno in base alle percentuali 2001 e 2002


Abruzzo a Cescutti: perequare subito
le pensioni erogate dall’Inpgi
almeno in base alle percentuali 2001 e 2002
fissate per l’Inps dal ministro Tremonti

Milano, 14 dicembre 2002. Questo il
testo della lettera di Franco Abruzzo, presidente dell’OgL, al
presidente dell’Inpgi, Gabriele Cescutti, sulla perequazione delle
pensioni: “Caro presidente Cescutti,   mi  considero un neo-pensionato, percependo l’assegno dall’Inpgi dal 1° marzo 2001. Non so nulla di perequazione automatica.

Ho letto (e ti trasmetto) il  decreto 20 novembre 2002 del ministero
dell’Economia, che fissa le percentuali 2001 e 2002 per la perequazione
automatica delle pensioni. Questo decreto si applica anche a noi
pensionati Inpgi? Credo di sì, anche perché nel 1995 la categoria ha
accettato la privatizzazione, pensando di  ottenere “di più”
dall’Istituto, non di meno rispetto all’Inps.

Ti prego di  non rispondermi ancora una volta, precisando che
l’Inpgi è una  “repubblica autonoma”, libera di comportarsi come crede.
Ti ricordo, in base all’articolo 76 della legge n. 388/2000, 

a.  che “l’Inpgi gestisce in regime di sostitutività le forme di
previdenza obbligatoria nei confronti dei giornalisti professionisti,
praticanti  e giornalisti pubblicisti”;   

b. e che “le forme previdenziali gestite dall'Inpgi devono essere
coordinate con le norme che regolano il regime delle prestazioni e dei
contributi delle forme di previdenza sociale obbligatoria, sia generali
che sostitutive”.

Dall’articolo 76 della legge 388/2000 emerge che l’Inpgi deve almeno coordinare i
suoi comportamenti, i suoi provvedimenti  e le sue decisioni con quelli
dell’Inps. L’Inpgi ha già applicato la legge 388/2000 con la delibera
n. 7 del Consiglio generale dell’Inpgi del 4 luglio 2000.

Sottolineo, infine, che l’Inpgi  non può giustificare, con il
ricorso all’equilibrio di bilancio,  un eventuale diverso e sfavorevole
regime di adeguamento periodico degli assegni erogati ai  suoi
pensionati rispetto ai pensionati dell’Inps.  Nella sentenza 437/2002 
della Corte costituzionale si legge: “E’, infatti, da osservare
anzitutto che il perseguimento dell’obiettivo tendenziale
dell’equilibrio di bilancio non può essere assicurato da parte degli
enti previdenziali delle categorie professionali …con il ricorso ad una
normativa che, trattando in modo ingiustificatamente diverso situazioni
sostanzialmente uguali, si traduce in una violazione dell’art. 3 della
Costituzione”. L’articolo 3 della Costituzione,  esaltando la pari
dignità sociale dei cittadini, garantisce il diritto all’uguaglianza 
(giuridica ed economica). In sostanza l’Inpgi deve assicurare ai suoi
pensionati   quei “mezzi adeguati alle loro esigenze di vita”  di cui parla l’articolo 38 della  Costituzione”.

(Documento inserito il 21 aprile 2005)