Finanziaria 2003: la libertà di cumulo avanza e guadagna nuovi spazi (nell’Inps).


Finanziaria 2003: la libertà di cumulo avanza e guadagna nuovi spazi (nell’Inps).
I vecchi pensionati di anzianità possono comprarsi il diritto al cumulo
(I pensionati Inpgi per ora cittadini di serie B)


L’Inpgi (ente sostitutivo dell’Inps) è
tenuto a rispettare le nuove regole in base all’articolo 3 della
Costituzione; alla sentenza n. 437/2002 della Corte costituzionale
nonché all’articolo 3 (comma 12) della legge n. 335/1995 e alla
sentenza n. 6680/2002 della Cassazione

I vecchi pensionati di anzianità hanno l’obbligo di versare il 30
per cento di quanto dovuto entro il 17 marzo 2003 e la differenza in
cinque comode rate secondo modalità definite dall'ente previdenziale di appartenenza. C’è da augurarsi che l’Inpgi definisca in fretta le modalità, perché il 17 marzo 2003 non è lontano.
Se
l’Inpgi è una cassa privatizzata non può non comportarsi come quelle
degli avvocati e dei ragionieri, che riconoscono la libertà di cumulo
ai propri iscritti; se è, ed è, ente sostitutivo dell’Inps, l’Inpgi
deve seguire la normativa dell’Inps come impone il punto 4
dell’articolo 76 della legge n. 388/2000: Le forme previdenziali
gestite dall'Inpgi devono essere coordinate con le norme che regolano
il regime delle prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza
sociale obbligatoria, sia generali che sostitutive. Non c’è una
terza via. L’Inpgi è con le spalle al muro: il principio costituzionale
dell’uguaglianza di trattamento non lascia spazi di manovra. Sulle
ricadute sostanziali dell’articolo 3 della Costituzione, la Consulta ha
scritto, con la sentenza 437/2002, parole univoche e limpide.

 


analisi di Franco Abruzzo*

1. Premessa. Fondamentale e decisiva la maturazione dei requisiti di anzianità (37 anni di contributi e 58 anni di età = 95) alla data del 1° gennaio 2003. A
decorrere dal 1º gennaio 2003, il regime di totale cumulabilità tra
redditi da lavoro autonomo e dipendente e pensioni di anzianità a
carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme
sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, previsto
dall'articolo 72 (comma 1) della legge 23 dicembre 2000 n. 388, è
esteso ai casi di anzianità contributiva pari o superiore ai 37 anni a
condizione che il lavoratore abbia compiuto 58 anni di età. I predetti
requisiti debbono sussistere all'atto del pensionamento. Questo
principio, stabilito dal primo comma dell’articolo 44 della Finanziaria
2003, merita di essere tradotto e volgarizzato. In sostanza chi
percepisce la pensione di anzianità dal 1° gennaio 2003, avendo
maturato all'atto del pensionamento (appunto il 1° gennaio 2003) i due requisiti (37 anni di contributi e 58 anni di età),
può - come i titolari di pensione di vecchiaia (o di vecchiaia
anticipata) - cumulare liberamente l’assegno Inps (o Inpgi) con i
redditi derivanti sia da lavoro dipendente sia da lavoro autonomo. La
legge lancia un salvagente anche ai pensionati di anzianità, che
percepiscono (almeno dal dicembre 2002) l’assegno maturato con la
precedente e doppia regola dei 57 anni di età e dei 35 anni di
contributi (in base all’articolo 1, comma 25, della legge 335/1995 assorbito dall’articolo 4 del Regolamento Inpgi). Chi, infatti, risulta titolare di una pensione di anzianità (a carico dell’Inps o di ente sostitutivo come l’Inpgi) alla data del 1° dicembre 2002 e paga (entro il 17 marzo 2003) un determinato pedaggio può assicurarsi il beneficio (della libertà di cumulo) per tutta la vita (comma 2 dell’articolo 44 della Finanziaria 2003). In sostanza i vecchi percettori della pensione di anzianità possono comprarsi il diritto alla libertà di cumulo. La
Finanziaria 2003 stabilisce anche un condono per il pensionato che,
soggetto all'incumulabilità totale o parziale, non abbia informato il
proprio ente previdenziale sulle entrate percepite come libero
professionista o come dipendente.
I cittadini, che non devono
preoccuparsi di dichiarare i redditi da lavoro dipendente o autonomo al
proprio ente previdenziale in quanto liberi di cumulare, sono:


* i pensionati di vecchiaia liquidati con il sistema di
calcolo retributivo (misura scattata dal 1° gennaio 2001 per effetto
dell'articolo 72 della legge 388/2000);
* i pensionati di anzianità equiparati (in base all’art. 10, comma 7, del d.lgs. n. 503 del 1992) a quelli di vecchiaia al compimento dell'età pensionabile dei 65 anni (dal 1° gennaio 2001);
* il titolare di pensione liquidato sulla base di almeno 40 anni di contribuzione (dal 1° gennaio 2001);
*
i pensionati di anzianità liquidati con 37 anni di contributi e 58 anni
di età (requisiti riferiti alla data del 1° gennaio 2003 secondo il
primo comma dell'articolo 44 della Finanziaria 2003);
* i pensionati
di anzianità alla data del 1° dicembre 2002, che sborsano (entro il 17
marzo 2002) una determinata somma in base al comma 2 dell’articolo 44
della legge finanziaria per il 2003);
* i titolari di pensione
(eccetto l'anzianità) cumulabile totalmente quando dall'attività di
lavoro derivi un reddito complessivo annuo non superiore all'importo
(402 euro) del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori
dipendenti relativo al corrispondente anno;
* i pensionati con
redditi derivanti da attività svolte nell'ambito di programmi di
reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da
enti locali e altre istituzioni pubbliche e private (articolo 10, comma 5, del d.lgs. n. 503 del 1992 recepito nel punto 6 dell’articolo 15 del Regolamento Inpgi);
*
i pensionati che ricevono indennità per l'esercizio della funzione di
giudice di pace (articolo 11 della legge 374/91 e articolo 15 della
legge 673/94);
* i pensionati che ricevono indennità come
amministratori locali (legge n. 816/1985) e indennità connesse a
cariche pubbliche elettive (circolare Inps 58/98);
* i pensionati
con indennità percepite da giudici onorari aggregati per l'esercizio
delle loro funzioni (articolo 8 della legge n. 276/1997; circolare Inps
67/2000);
* i pensionati che percepiscono indennità per lo
svolgimento delle funzioni di giudice tributario (articolo 86 della
legge n. 342/2000 e circolare Inps 20/2001).


2. L’esclusione degli enti privatizzati, regolati dal Dlgs n.
509/1994, dall’ambito di applicazione delle leggi generali deve essere esplicitamente prevista per legge.
Il legislatore ha da tempo fissato un principio interpretativo
regolatore della materia, quando, con il secondo comma dell’articolo 73
della legge n. 448/1998 (legge finanziaria per il 1999), ha stabilito,
in tema di trattamenti previdenziali obbligatori, che l’esclusione
degli enti privatizzati, regolati dal Dlgs n. 509/1994, dall’ambito di
applicazione delle leggi generali debba essere esplicitamente prevista dalla legge e che in assenza di tale esplicita esclusione
si determina automaticamente l’applicazione delle relative
disposizioni. Il comma 7 dell’articolo 44 della Finanziaria 2003
stabilisce un principio diverso: Gli enti previdenziali
privatizzati possono applicare le disposizioni di cui al presente
articolo nel rispetto dei principi di autonomia previsti dal decreto
legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e dall'articolo 3, comma 12, della
legge 8 agosto 1995 n. 335. Nel corso del dibattito al Senato, alcuni parlamentari di diverso schieramento (Viviani,
Longhi, Flammia, Brunale, Caddeo da una parte e Demasi e Cozzolino
dall’altra) hanno tentato di far passare un emendamento che toglieva
agli enti privatizzati sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria
la discrezionalità di applicare le disposizioni previste dai commi 1 e
2 dell’articolo 44, che sanciscono la libertà di cumulo per i
pensionati Inps di anzianità. Gli emendamenti pressoché simili sono
stati bocciati sulla base di una considerazione legata alla lettura
dell’articolo 3 (comma 12) della legge n. 335/1995 (riforma Dini delle pensioni)
richiamato espressamente dal comma 7 dell’articolo 44. I senatori,
prima di discutere e di votare, avevano letto sia la sentenza n. 6680
della Cassazione (sezione lavoro) sia la sentenza n. 437/2002 della
Corte costituzionale. In breve i senatori hanno ritenuto che il
Parlamento non abbia dato il suo assenso al Dlgs n. 509/1994 per
consentire alle Casse privatizzare di violare il principio di
uguaglianza giuridica ed economica (articolo 3 della Costituzione),
trattando conseguentemente i propri iscritti come cittadini di serie B.
Quegli emendamenti erano e sono pertanto almeno superflui.


2.1. Il comma 12 dell’articolo 3 della legge n. 335/1995
distingue gli enti privatizzati tra quelli che gestiscono forme di
previdenza sostitutive (dell’Inps) e gli altri che non svolgono simili funzioni.
Il comma 12 dell’articolo 3 della legge n. 335/1995 distingue gli enti
privatizzati tra quelli che gestiscono forme di previdenza sostitutive
(dell’Inps) e gli altri che non svolgono simili funzioni. . Soltanto i primi sono tenuti a rispettare la normativa generale previdenziale. Si legge nel comma 12: Nel
rispetto dei princìpi di autonomia affermati dal decreto legislativo 30
giugno 1994, n. 509, relativo agli enti previdenziali privatizzati….. Nei
regimi pensionistici gestiti dai predetti enti, il periodo di
riferimento per la determinazione della base pensionabile è definito,
ove inferiore, secondo i criteri fissati all'articolo 1, comma 17, (della legge n. 335/1995, ndr), per gli enti che gestiscono forme di previdenza sostitutive e al medesimo articolo 1, comma 18, per gli altri enti. Ai fini dell'accesso ai pensionamenti anticipati di anzianità, trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 25 e 26, per gli enti che gestiscono forme di previdenza sostitutive, e al medesimo articolo 1, comma 28, per gli altri enti.
L’Inpgi - ente sostitutivo dell’Inps in base all’articolo 76 della
legge n. 388/2000, che richiama le leggi 20 dicembre 1951 n. 1564; 9
novembre 1955 n. 1122 e 25 febbraio 1987 n. 67 – è tenuto, quindi, ad
applicare i commi 1 e 2 dell’articolo 44 della legge finanziaria per il
2003, i quali prevedono la libertà di cumulo per i pensionati Inps di
anzianità. Gli emendamenti, quindi, erano e sono inutili. La Fondazione
Inpgi, ente sostitutivo dell’Inps, ha l’obbligo di applicare la
normativa generale previdenziale, perché il Parlamento non ha escluso esplicitamente tale vincolo. Tale obbligo nasce dallo svolgimento di una funzione pubblica: La
prima questione che si pone è quella dell'applicabilità di questa
normativa ad un ente di previdenza privatizzato, quale è l'Inpgi. In
proposito osserva il Collegio che la natura di ente pubblico o privato
è assolutamente irrilevante, perché ciò che conta, ai fini
dell'applicabilità delle norme pubblicistiche che regolano i poteri
dell'ente, i doveri dei privati e le sanzioni previste per la
violazione degli stessi, è la natura dell'attività esercitata, che
nella specie è l'assicurazione obbligatoria; per il raggiungimento
delle finalità sociali e pubblicistiche di questo tipo di
assicurazione, la legge riconosce anche all'istituto privato la natura
di ente impositore, cui deve conferire ed in effetti conferisce i
poteri necessari, anche sanzionatori; poteri che per la loro stessa
natura non rientrano fra quelli che competono ad una persona giuridica
privata e non possono essere lasciati, in nessun caso, alla
discrezionalità del privato gestore di un servizio pubblico (sentenza 6680/2002 della sezione lavoro della Corte di Cassazione). La sezione lavoro della Cassazione con il principio affermato (ciò
che conta, ai fini dell'applicabilità delle norme pubblicistiche…, è la
natura dell'attività esercitata, che nella specie è l'assicurazione
obbligatoria…) ha affermato in quell’occasione che l’Inpgi fosse
tenuto ad applicare l’articolo 116 (sulle sanzioni previdenziali) della
Finanziaria per il 2001 (legge n. 388/2001). Quel principio vale
ovviamente per la libertà di cumulo proclamata sia dall’articolo 72
della stessa legge n. 388/2000 sia anche dall’articolo 44 della
Finanziaria per il 2003.

Va detto anche, a tutela della correttezza passata dell’Inpgi, che l’Istituto ha recepito: a. l’articolo 1 (comma 25) della legge 335/1995 nel punto 4 del suo Regolamento: per i giornalisti il
diritto alla pensione di anzianità si consegue al raggiungimento di
un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni, in concorrenza
con almeno 57 anni di età anagrafica; b. l’articolo 10 (comma 7) del dlgs. n. 503/1992 nel punto 8 del suo Regolamento: Le
pensioni di anzianità sono equiparate alle pensioni di vecchiaia quando
i titolari di esse compiono l'età stabilita per le pensioni di
vecchiaia.

Sarebbe veramente difficile per l’ente, in violazione dell’articolo
3 della Costituzione, opporre oggi un diniego all’applicazione dei
commi 1 e 2 dell’articolo 44 della legge finanziaria per il 2003 sulla
libertà di cumulo dei propri pensionati di anzianità (e sulla libertà
di cumulo dei propri pensionati di vecchiaia compresi nell’articolo 72,
primo comma, della legge n. 388/2000).


3. Le esigenze di bilancio (articolo 2 del Dlgs n. 509/1994)
non prevalgono sul diritto all’eguaglianza di trattamento (articolo 3
Costituzione e sentenza n. 437/2002 della Corte costituzionale). E’ prevedibile, però, che l’Inpgi, invocando autonomia gestionale ed esigenze di bilancio (articolo
2 del Dlgs n. 509/1994), tenti di non applicare i commi 1 e 2
dell’articolo 44 della legge finanziaria per il 2003 sulla libertà di
cumulo per i pensionati di anzianità come ha già fatto con l’articolo
72 della legge n. 388/2000, il quale dà la libertà di cumulo ai
pensionati di vecchiaia. L’articolo 2 (comma 2) del Dlgs n. 509/1994
dice: La gestione economico-finanziaria deve assicurare
l'equilibrio di bilancio mediante l'adozione di provvedimenti coerenti
alle indicazioni risultanti dal bilancio tecnico da redigersi con
periodicità almeno triennale. I provvedimenti coerenti sono quelli indicati dal comma 12 dell’articolo 3 della legge n. 335/1995: ….Provvedimenti
di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei
coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione
del trattamento pensionistico nel rispetto del principio del pro rata
in relazione alle anzianità già maturate rispetto alla introduzione
delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti.

Le cautele dell’Inpgi sono state bruciate dalla sentenza n. 437/2002 della Corte costituzionale:E’….da
osservare anzitutto che il perseguimento dell’obiettivo tendenziale
dell’equilibrio di bilancio non può essere assicurato da parte degli
enti previdenziali delle categorie professionali …. con il ricorso ad
una normativa che, trattando in modo ingiustificatamente diverso
situazioni sostanzialmente uguali, si traduce in una violazione
dell’art. 3 della Costituzione. L’iscrizione ad albi o elenchi per lo
svolgimento di determinate attività è, infatti, prescritta a tutela
della collettività ed in particolare di coloro che dell’opera degli
iscritti intendono avvalersi.In secondo luogo, si rileva che le norme
concernenti il cumulo tra reddito da lavoro e prestazione previdenziale
presuppongono la liceità dell’esercizio dell’attività lavorativa da
parte del pensionato ed operano quindi su un piano diverso ed in un
momento successivo a quelle del tipo della disposizione censurata,
finalizzate ad impedirne lo svolgimento. Avvocati e ragionieri,
comunque, possono cumulare liberamente pensione e redditi da lavoro.
Non si comprenderebbe, quindi, un atteggiamento negativo dell’Inpgi. Se
l’Istituto è una cassa privatizzata non può non comportarsi come quelle
degli avvocati e dei ragionieri, che riconoscono la libertà di cumulo
ai propri iscritti; se è, ed è, ente sostitutivo dell’Inps, l’Inpgi
deve seguire la normativa dell’Inps come impone il punto 4
dell’articolo 76 della legge n. 388/2000: Le forme previdenziali
gestite dall'Inpgi devono essere coordinate con le norme che regolano
il regime delle prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza
sociale obbligatoria, sia generali che sostitutive. Non c’è una
terza via. L’Inpgi è con le spalle al muro: il principio costituzionale
dell’uguaglianza di trattamento non lascia spazi di manovra. Sulle
ricadute sostanziali dell’articolo 3 della Costituzione, la Consulta ha
scritto, con la sentenza 437/2002, parole univoche e limpide.

4.
Gli altri pensionati di anzianità possono comprarsi il diritto alla
libertà di cumulo, versando un importo pari al 30 per cento della
pensione lorda relativa al mese di gennaio 2003. I soggetti
pensionati di anzianità alla data del 1 ° dicembre 2002, nei cui
confronti trovano applicazione il divieto parziale o totale di cumulo,
possono accedere al regime di totale cumulabilità a decorrere dal 1°
gennaio 2003, versando un importo pari al 30 per cento della pensione
lorda relativa al mese di gennaio 2003, ridotta di un ammontare pari al
trattamento minimo mensile Inps (402,12 euro), moltiplicato per il
numero risultante come differenza fra la somma dei requisiti di
anzianità contributiva e di età anagrafica utili per l'affrancamento
del divieto (95, e cioè 37 più 58), e la somma dei predetti requisiti
in possesso alla data del pensionamento di anzianità. In sintesi, il
coefficiente risulta pari a 3 per chi è andato ìn pensione con 35 anni
di contributi e 57 di età (95 meno 92, somma di 57più 35); 2 per chi
poteva vantare 57 anni e 36 di contributi, e così via.

Dice ancora il comma 2: Le annualità di anzianità
contributiva e di età sono arrotondate al primo decimale e la loro
somma è arrotondata all'intero più vicino. Se l'importo da versare è
inferiore al 20 per cento della pensione di gennaio 2003 o se il
predetto numero è nullo o negativo, ma alla data del pensionamento non
erano stati raggiunti entrambi i requisiti di cui al comma 1, viene
comunque versato il 20 per cento della pensione di gennaio 2003. Il
versamento massimo è stabilito in misura pari a tre volte la predetta
pensione.

La disposizione si applica anche agli iscritti che hanno maturato
i requisiti per il pensionamento di anzianità, hanno interrotto il
rapporto di lavoro e presentato domanda di pensionamento entro il 30
novembre 2002; qualora essi non percepiscano nel gennaio 2003 la
pensione di anzianita`, è considerata come base di calcolo la prima
rata di pensione effettivamente percepita. Se la pensione di gennaio
2003 è provvisoria, si effettua un versamento provvisorio, procedendo
al ricalcolo entro due mesi dall'erogazione della pensione definitiva.

I vecchi pensionati di anzianità hanno l’obbligo di versare il 30
per cento di quanto dovuto entro il 17 marzo 2003 e la differenza in
cinque comode rate secondo modalità definite dall'ente previdenziale di appartenenza. C’è da augurarsi che l’Inpgi definisca in fretta le modalità, perché il 17 marzo 2003 non è lontano.


5. Conclusioni. I pensionati Inpgi cittadini di serie B.
Anche la data del 31 dicembre 1994 fissa un altro confine di
disuguaglianza tra pensionati Inps e Inpgi. Con la sentenza n.
468/2002, la Corte costituzionale, nel dichiarare l’illegittimità
dell'articolo 128 del Rdl n. 1827/35 nella parte in cui non consente,
entro i limiti del quinto, la pignorabilità (per crediti tributari) dei
trattamenti Inps, ha affermato sul punto la perfetta uguaglianza tra
pensionati Inps e pensionati delle Casse privatizzate (tra le quali
l’Inpgi), scrivendo: Così come per i crediti alimentari, non sussiste ragione alcuna, con riguardo a quelli tributari, perché i titolari di pensioni INPS godano di un trattamento di favore – rispetto ai dipendenti dalle pubbliche amministrazioni e, conseguentemente, ai professionisti che percepiscono assegni dalle rispettive Casse di previdenza
– in punto di pignorabilità o sequestrabilità dei crediti da essi
vantati, a titolo di pensioni, assegni o altre indennità, nei confronti
dell’Inps. Questa sentenza riserva, quindi, ai pensionati Inps e
ai pensionati Inpgi un trattamento improntato alla perfetta uguaglianza
sotto il profilo della pignorabilità o della sequestrabilità di un
quinto dell’assegno. Per quanto riguarda il cumulo, l’articolo 15 del
Regolamento dell’Inpgi è improntato, invece, alla violazione
macroscopica dell’articolo 3 della Costituzione, nonostante la sentenza
n. 6680/2002 della sezione lavoro della Cassazione abbia scritto che la
legge n. 388/2000 (e, di conseguenza, il suo articolo 72) si applichi
all’Istituto e nonostante la sentenza 437/2002 della Corte
costituzionale abbia sancito che per le Casse privatizzate l’articolo 3
della Costituzione prevalga sulle esigenze di bilancio. Le clausole
dell’articolo 15 del Regolamento Inpgi si traducono in una limitazione a tempo indefinito della possibilità di lavoro dei pensionati,
circostanza questa censurata (per i ragionieri) dalla sentenza n.
437/2002 della Corte costituzionale. Il diritto al lavoro in sostanza è
un diritto perenne garantito dall’articolo 4 della Costituzione.

La data del 31 dicembre 1994 fissa un altro confine di
disuguaglianza tra pensionati Inps e Inpgi. Gli assicurati Inps, che
hanno maturato il diritto all’assegno entro il 31 dicembre 1994,
possono (ex comma 8 dell’articolo 10 del dlgs n. 503/1992)
liberamente cumulare pensione e redditi da lavoro dipendente e
autonomo, mentre i pensionati Inpgi possono cumulare soltanto i redditi
da lavoro autonomo (ma non quello da lavoro dipendente). I pensionati
di vecchiaia Inps, tali dal 1° gennaio 1995 in poi, hanno conquistato
la libertà di cumulo dal 1° gennaio 2001 (per effetto dell’articolo 72
della legge n. 388/2000). Dal 1° gennaio 2003 la stessa libertà di
cumulo è riconosciuta ai pensionati Inps di anzianità (con 37 anni di
contributi e 58 anni di età), mentre gli altri pensionati di anzianità
possono comprarsi questo diritto. I pensionati Inpgi, - oggi cittadini
di serie B con i loro diritti tagliati e offesi - sono eguali, quindi,
ai pensionati Inps soltanto sotto il profilo della pignorabilità o
sequestrabilità di un quinto dell’assegno. La situazione è davvero
insostenibile, perché l’Inpgi si ostina a non volere applicare
l’articolo 72 della legge n. 388/2000 e probabilmente (o quasi
sicuramente) farà barricate sull’articolo 44 della Finanziaria per il
2003.

E’ indubbio che gli articoli 72 della legge n. 388/2000 e 44 della
Finanziaria per il 2003 (sulla libertà di cumulo) costituiscano, sulla
base delle sentenze citate della Corte costituzionale e della sezione
lavoro della Cassazione, princìpi fondamentali dell’ordinamento
economico-sociale della Repubblica e che gli stessi, pertanto, siano
vincolanti anche per le Casse privatizzate sostitutive dell’Inps. Le
barricate dell’Inpgi hanno il solo effetto di aumentare la litigiosità
civilistica e di esporre i suoi dirigenti politicosindacali a
richieste di risarcimento di danni da parte dei pensionati
dell’Istituto vittime di atteggiamenti sia incomprensibili e
irragionevoli sia discriminatori e stressanti Si annuncia una lunga
guerra nella quale l’Inpgi e i suoi dirigenti politicosindacali reciteranno la parte degli sconfitti in partenza. Senza avere l’alibi delle esigenze di bilancio, perché i bilanci, - grazie
anche ai praticanti d’ufficio lombardi e all’azione trentacinquennale
dell’Ordine di Milano contro il l’abusivato redazionale -, da anni presentano risultati in nero.


*(Fonti: l’articolo di Giuseppe Rodà pubblicato da Il Sole 24 Ore del 24 dicembre 2002 dal titolo Pensioni: con un pedaggio
si salta il divieto di cumulo e quello di Gigi Leonardi, dal titolo
Cumulo totale? Lo si può comprare, pubblicato da ItaliaOggi del 17
dicembre 2002).

Tabella (da Il Sole 24 Ore del 24 dicembre 2002)


Il cumulo totale delle pensioni retributive con i redditi da lavoro dipendente e autonomo dopo la legge finanziaria 2003

* Vecchiaia
* pensione liquidata con almeno 40 anni di contributi;
* pensione di anzianità equiparata a quella di vecchiaia per compimento dell'età pensionabile
Decorrenza - Dal 1° gennaio 2001 (articolo 72 della legge 388/2000 - Finanziaria 2001)


* Pensione di anzianità liquidata con almeno 37 anni di contributi e 58 anni di età
Decorrenza - Dal 1° gennaio 2003 (articolo 44 Finanziaria 2003)


* Titolari di pensione di anzianità alla data del 1^ dicembre 2002 che
si sottopongono all'esborso di una determinata somma di denaro da
versare entro il 17 marzo 2003, cadendo di domenica il giorno 16,
oppure mediante rateizzazione in cinque rate trimestrali con la
maggiorazione degli interessi legali
Decorrenza - Dal 1° gennaio 2003 (articolo 44 Finanziaria 2003)


 

Normativa richiamata


Legge finanziaria per il 2003. Articolo 44. (Abolizione del divieto di cumulo tra pensioni di anzianità e redditi da lavoro)

1. A decorrere dal 1º gennaio 2003, il regime di totale
cumulabilità tra redditi da lavoro autonomo e dipendente e pensioni di
anzianità a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle
forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, previsto
dall'articolo 72, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è
esteso ai casi di anzianità contributiva pari o superiore ai 37 anni a
condizione che il lavoratore abbia compiuto 58 anni di età. I predetti
requisiti debbono sussistere all'atto del pensionamento.

2. Gli iscritti alle forme di previdenza di cui al comma 1, già
pensionati di anzianità alla data del 1º dicembre 2002 e nei cui
confronti trovino applicazione i regimi di divieto parziale o totale di
cumulo, possono accedere al regime di totale cumulabilità di cui al
comma 1 a decorrere dal 1º gennaio 2003 versando un importo pari al 30
per cento della pensione lorda relativa al mese di gennaio 2003,
ridotta di un ammontare pari al trattamento minimo mensile del Fondo
pensioni lavoratori dipendenti, moltiplicato per il numero risultante
come differenza fra la somma dei requisiti di anzianità contributiva e
di età anagrafica di cui al comma 1, pari a 95, e la somma dei predetti
requisiti in possesso alla data del pensionamento di anzianità.

Le annualità di anzianità contributiva e di età sono arrotondate
al primo decimale e la loro somma è arrotondata all'intero più vicino.
Se l'importo da versare è inferiore al 20 per cento della pensione di
gennaio 2003 o se il predetto numero è nullo o negativo, ma alla data
del pensionamento non erano stati raggiunti entrambi i requisiti di cui
al comma 1, viene comunque versato il 20 per cento della pensione di
gennaio 2003. Il versamento massimo è stabilito in misura pari a tre
volte la predetta pensione.

La disposizione si applica anche agli iscritti che hanno maturato
i requisiti per il pensionamento di anzianità, hanno interrotto il
rapporto di lavoro e presentato domanda di pensionamento entro il 30
novembre 2002; qualora essi non percepiscano nel gennaio 2003 la
pensione di anzianità, è considerata come base di calcolo la prima rata
di pensione effettivamente percepita. Se la pensione di gennaio 2003 è
provvisoria, si effettua un versamento provvisorio, procedendo al
ricalcolo entro due mesi dall'erogazione della pensione definitiva.

3. Per gli iscritti alle gestioni di cui al comma 1 titolari di
reddito da pensione, che hanno prodotto redditi sottoposti al divieto
parziale o totale di cumulo e che non hanno ottemperato agli
adempimenti previsti dalla normativa di volta in volta vigente, le
penalita` e le trattenute previste, con i relativi interessi e
sanzioni, non trovano applicazione, per il periodo fino al 31 marzo
2003, qualora l'interessato versi un importo pari al 70 per cento della
pensione relativa al mese di gennaio 2003, moltiplicato per ciascuno
degli anni relativamente ai quali si è verificato l'inadempimento. A
tal fine le frazioni di anno sono arrotondate all'unita` superiore. Il
versamento non può eccedere la misura pari a quattro volte la pensione
di gennaio 2003. La quota di versamento relativa ai mesi di gennaio,
febbraio e marzo 2003 viene restituita all'iscritto che abbia proceduto
anche al versamento di cui al comma 2. Se la pensione di gennaio 2003 è
provvisoria, si effettua un versamento provvisorio, e si procede al
ricalcolo entro due mesi dall'erogazione della pensione definitiva.

4. Gli importi di cui ai commi 2 e 3 sono versati entro il 16 marzo
2003, secondo modalità definite dall'ente previdenziale di
appartenenza. L'interessato può comunque optare per il versamento entro
tale data del 30 per cento di quanto dovuto, con rateizzazione in
cinque rate trimestrali della differenza, applicando l'interesse
legale. Per i pensionati non in attività lavorativa alla data del 30
novembre 2002, il versamento può avvenire successivamente al 16 marzo
2003, purche´ entro tre mesi dall'inizio del rapporto lavorativo, su
una base di calcolo costituita dall'ultima mensilità di pensione lorda
erogata prima dell'inizio della attivita` lavorativa, con la
maggiorazione del 20 per cento rispetto agli importi determinati
applicando la procedura di cui al comma 2. Per i soggetti di cui al
penultimo periodo del comma 2, il versamento viene effettuato entro
sessanta giorni dalla corresponsione della prima rata di pensione. Per
i soggetti di cui all'ultimo periodo del comma 2 e all'ultimo periodo
del comma 3, il versamento di conguaglio avviene entro due mesi
dall'erogazione della pensione definitiva.

5. Dalla data del 1º aprile 2003 i comparti interessati
dell'amministrazione pubblica, ed in particolare l'anagrafe tributaria
e gli enti previdenziali erogatori di trattamenti pensionistici,
procedono all'incrocio dei dati fiscali e previdenziali da essi
posseduti, per l'applicazione delle trattenute dovute e delle relative
sanzioni nei confronti di quanti non hanno regolarizzato la propria
posizione ai sensi del comma 3.

6. In attesa di un complessivo intervento di armonizzazione dei
regimi contributivi delle diverse tipologie di attività di lavoro,
anche in relazione alla riforma delle relative discipline, l'aliquota
di finanziamento e l'aliquota di computo della pensione, per gli
iscritti alla gestione previdenziale di cui all'articolo 2, commi 26 e
seguenti, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive
modificazioni, che percepiscono redditi da pensione previdenziale
diretta, sono incrementate di 2,5 punti a partire dal 1º gennaio 2003 e
di ulteriori 2,5 punti a partire dal 1º gennaio 2004, ripartiti tra
committente e lavoratore secondo le proporzioni vigenti nel caso di
lavoro parasubordinato. Alla predetta gestione affluisce il 10 per
cento delle entrate di cui al comma 4, vincolato al finanziamento di
iniziative di formazione degli iscritti non pensionati; con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro quattro mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinati
criteri e modalità di finanziamento e di gestione delle relative
risorse.

7. Gli enti previdenziali privatizzati possono applicare le
disposizioni di cui al presente articolo nel rispetto dei principi di
autonomia previsti dal decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e
dall'articolo 3, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335.

*-*-*-*-*-*


Legge 8 agosto 1995 n. 335. Articolo 3. Disposizioni diverse in materia assistenziale e previdenziale.

Comma 12. Nel rispetto dei princìpi di autonomia affermati dal decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, relativo agli enti previdenziali privatizzati,
allo scopo di assicurare l'equilibrio di bilancio in attuazione di
quanto previsto dall'articolo 2, comma 2, del predetto decreto
legislativo, la stabilità delle rispettive gestioni è da ricondursi ad
un arco temporale non inferiore a 15 anni. In esito alle risultanze e
in attuazione di quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, del predetto
decreto, sono adottati dagli enti medesimi provvedimenti di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficienti di rendimento o
di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico
nel rispetto del principio del pro rata in relazione alle anzianità già
maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai
provvedimenti suddetti. Nei regimi pensionistici gestiti dai
predetti enti, il periodo di riferimento per la determinazione della
base pensionabile è definito, ove inferiore, secondo i criteri fissati all'articolo 1, comma 17, (della legge n. 335/1995, ndr), per gli enti che gestiscono forme di previdenza sostitutive e al medesimo articolo 1, comma 18, per gli altri enti. Ai fini dell'accesso ai pensionamenti anticipati di anzianità, trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 25 e 26, per gli enti che gestiscono forme di previdenza sostitutive,
e al medesimo articolo 1, comma 28, per gli altri enti. Gli enti
possono optare per l'adozione del sistema contributivo definito ai
sensi della presente legge.

*-*-*-*-*-*

lgs n. 509/1994. Articolo 2. Gestione.

2. La gestione economico-finanziaria deve assicurare l'equilibrio di
bilancio mediante l'adozione di provvedimenti coerenti alle indicazioni
risultanti dal bilancio tecnico da redigersi con periodicità almeno
triennale.

*-*-*-*-*-*

Legge 388/2000. Articolo 76 (Previdenza giornalisti)

1. L'articolo 38 della legge 5 agosto 1981, n. 416, è sostituito dal seguente:
Art. 38. - (INPGI).
- 1. L'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani
Giovanni Amendola (INPGI) ai sensi delle leggi 20 dicembre 1951, n.
1564, 9 novembre 1955, n. 1122, e 25 febbraio 1987, n. 67, gestisce in regime di sostitutività le forme di previdenza obbligatoria nei confronti dei giornalisti professionisti e praticanti e provvede, altresi', ad analoga gestione anche in favore dei giornalisti pubblicisti
di cui all'articolo 1, commi secondo e quarto, della legge 3 febbraio
1963, n. 69, titolari di un rapporto di lavoro subordinato di natura
giornalistica. I giornalisti pubblicisti possono optare per il
mantenimento dell'iscrizione presso l'Istituto nazionale della
previdenza sociale. Resta confermata per il personale pubblicista
l'applicazione delle vigenti disposizioni in materia di fiscalizzazione
degli oneri sociali e di sgravi contributivi.
2. L'INPGI provvede a corrispondere ai propri iscritti:
a) il trattamento straordinario di integrazione salariale previsto dall'articolo 35;
b) la pensione anticipata di vecchiaia prevista dall'articolo 37.
3. Gli oneri derivanti dalle prestazioni di cui al comma 2 sono a totale carico dell'INPGI.
4.
Le forme previdenziali gestite dall'INPGI devono essere coordinate con
le norme che regolano il regime delle prestazioni e dei contributi
delle forme di previdenza sociale obbligatoria, sia generali che
sostitutive.

2. L'opzione di cui all'articolo 38 della legge 5 agosto 1981, n.
416, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, deve essere
esercitata entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge.

*-*-*-*-*-*


Legge 8 agosto 1995 n. 335. Articolo 1. Princìpi generali;
sistema di calcolo dei trattamenti pensionistici obbligatori e
requisiti di accesso; regime dei cumuli.

Comma 2. Le disposizioni della presente legge costituiscono
princìpi fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica. Le
successive leggi della Repubblica non possono introdurre eccezioni o
deroghe alla presente legge se non mediante espresse modificazioni
delle sue disposizioni.


Comma 10. Per gli iscritti all'assicurazione generale
obbligatoria ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima,
l'aliquota per il computo della pensione è fissata al 33 per cento. Per
i lavoratori autonomi iscritti all'Istituto nazionale della previdenza
sociale (INPS) detta aliquota è fissata al 20 per cento (4/b).

(4/b) Vedi, anche, l'art. 2, D.Lgs. 29 giugno 1996, n. 414.


Comma 25. Il diritto alla pensione di anzianità dei
lavoratori dipendenti a carico dell'assicurazione generale obbligatoria
per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e delle forme di essa
sostitutive ed esclusive si consegue:
a) al raggiungimento di
un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni, in concorrenza
con almeno 57 anni di età anagrafica;
b) al raggiungimento di un'anzianità contributiva non inferiore a 40 anni.

*-*-*-*-*-*

Regolamento dell’Inpgi. Articolo 4 - Pensione di vecchiaia e di anzianità

1. Il diritto alla pensione di vecchiaia matura al compimento del
sessantacinquesimo anno di età per gli uomini e del sessantesimo anno
di età per le donne, quando siano stati versati almeno 240 contributi
mensili. Per le pensioni aventi decorrenza dal 1° gennaio 1993 i
requisiti di età e di contribuzione sono quelli indicati alle tabelle A
e B in conformità alle disposizioni contenute nel Decreto legislativo
30 dicembre 1992 n. 503, secondo la progressione indicata nelle tabelle
A e B allegate al presente Regolamento.

2. Il diritto alla pensione di vecchiaia può essere anticipato in
presenza di almeno 360 contributi mensili accreditati presso l'Istituto
per gli uomini al conseguimento dei requisiti di età indicati nella
tabella C allegata.

3. La pensione di vecchiaia è liquidata, su domanda dell'iscritto
avente diritto, con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a
quello di presentazione della domanda ovvero dal momento della
maturazione del diritto.

4. L'iscritto è, a domanda, ammesso, in base alle decorrenze previste per il Fondo pensioni lavoratori dipendenti, alla pensione di anzianità:

a) al raggiungimento di un'anzianità contributiva obbligatoria,
volontaria o figurativa pari o superiore a 35 anni, in concorrenza con
almeno 57 anni di età;
b) al raggiungimento di un'anzianità contributiva non inferiore a 40 anni;
c)
in via transitoria, alla maturazione dei requisiti ed alle decorrenze
previsti ai commi da 6 a 8 dell'articolo 59 della legge 27 dicembre
1997, n. 449, per i lavoratori dipendenti iscritti all'assicurazione
generale obbligatoria per l'invaliditià, la vecchiaia ed i superstiti.

5. Il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia o di anzianità è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro.

6. Ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia è riconosciuto
utile il periodo di contribuzione nell'assicurazione obbligatoria IVS o
in forme sostitutive, esclusive o esonerative e nella Gestione
Previdenziale Separata, costituita in favore dei giornalisti che
svolgono attività autonoma di libera professione anche sotto forma di
collaborazione coordinata e continuativa.

7. Ai fini del diritto alla pensione di anzianità è riconosciuto
utile il periodo dicontribuzione nell'assicurazione obbligatoria IVS ai
sensi e con gli effetti di cui all'art.3 della Legge n.1122 del 9
novembre 1955.

8. I giornalisti pensionati titolari di un rapporto di lavoro
autonomo, non iscritti alla Gestione Previdenziale Separata - in base
all'art. 1, comma 6, del Regolamento di attuazione delle attività di
previdenza a favore dei giornalisti professionisti, dei pubblicisti e
dei praticanti iscritti presso la Gestione Separata dell'Inpgi,
istituita ai sensi dell'art. 7, comma 1, lett. b), del decreto
legislativo 10 febbraio 1996, n. 103 - sono tenuti al versamento di un
contributo di solidarietà pari all'1 per cento del reddito da lavoro
autonomo, destinato al finanziamento della spesa previdenziale
dell'Inpgi. Il contributo in questione deve essere versato all'Inpgi
entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello di riferimento.

*-*-*-*-*-*

TABELLA A:

Età richiesta per il pensionamento di vecchiaia

periodo di riferimento uomini donne
dal 1° gennaio 1994 al 30 giugno 1995 61° anno 56° anno
dal 1° luglio 1995 al 31 dicembre 1996 62° anno 57° anno
dal 1° gennaio 1997 al 30 giugno 1998 63° anno 58° anno
dal 1° luglio 1998 al 31 dicembre 1999 64° anno 59° anno
dal 1° gennaio 2000 in poi 65° anno 60° anno

TABELLA B:

Requisiti assicurativi e contributivi per la pensione di vecchiaia

Periodi anni
dall'1.1.1993 al 31.12.1994 16
dall'1.1.1995 al 31.12.1996 17
dall'1.1.1997 al 31.12.1998 18
dall'1.1.1999 al 31.12.2000 19
dall'1.1.2001 in poi 20

TABELLA C:

Età richiesta per il pensionamento di vecchiaia anticipato

decorrenza della pensione uomini
dall'1.1.1994 al 30.06.1995 56
dall'1.7.1995 al 30.12.1996 57
dall'1.1.1997 al 30.06.1998 58
dall'1.7.1998 al 31.12.1999 59
dall'1.1.2000 al 30.06.2001 60
dall'1.7.2001 al 31.12.2002 61
dall'1.1.2003 al 30.06.2004 62
dall'1.7.2004 al 31.12.2005 63
dall'1.1.2006 al 30.06.2007 64
dall'1.1.2007 in poi 65

*-*-*-*-*-*

Legge 8 agosto 1995 n. 335. Articolo 1. Princìpi generali; sistema
di calcolo dei trattamenti pensionistici obbligatori e requisiti di
accesso; regime dei cumuli.

Comma 26. Per i lavoratori dipendenti iscritti alle forme
previdenziali di cui al comma 25, fermo restando il requisito
dell'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni, nella
fase di prima applicazione, il diritto alla pensione di anzianità si
consegue in riferimento agli anni indicati nell'allegata tabella B, con
il requisito anagrafico di cui alla medesima tabella B, colonna 1,
ovvero, a prescindere dall'età anagrafica, al conseguimento della
maggiore anzianità contributiva di cui alla medesima tabella B, colonna
2.

TABELLA B (articolo 1, comma 26, della legge 335/1995)

+-------------+----------------+---------------+
| | colonna | colonna |
| | 1 | 2 |
| Anno +----------------+---------------+
| | Età | Anzianità |
| | anagrafica | contributiva |
+-------------+----------------+---------------+
| 1996 | 52 | 36 |
| 1997 | 52 | 36 |
| 1998 | 53 | 36 |
| 1999 | 53 | 37 |
| 2000 | 54 | 37 |
| 2001 | 54 | 37 |
| 2002 | 55 | 37 |
| 2003 | 55 | 37 |
| 2004 | 56 | 38 |
| 2005 | 56 | 38 |
| 2006 | 57 | 39 |
| 2007 | 57 | 39 |
| 2008 in poi | 57 | 40 |

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Questa è la normativa dell’Inpgi
che nega ai giornalisti
il diritto alla libertà di cumulo,
riducendoli a cittadini di serie B

Regolamento dell’Inpgi. Articolo 15 - Disciplina del cumulo tra pensioni e redditi da lavoro dipendente ed autonomo.

1. A decorrere dal 1° gennaio 1994 le pensioni di vecchiaia, erogate
dall'Istituto, non sono cumulabili con i redditi da lavoro dipendente
ed autonomo nella misura del 50 per cento della quota eccedente il
trattamento minimo di cui al IV comma dell'articolo 7 e fino a
concorrenza dei redditi stessi.

2. Le disposizioni di cui al comma precedente non si applicano nei
confronti dei titolari di pensione i cui importi sono esclusi dalla
base imponibile ai fini IRPEF, degli assunti con contratti di lavoro a
termine qualora la durata degli stessi non superi complessivamente le
cinquanta giornate nell'anno solare ovvero di coloro dalla cui attività
dipendente o autonoma derivi un reddito complessivo annuo non superiore
all'importo del trattamento minimo di cui al comma precedente.

3. Nei casi di cumulo con redditi di lavoro autonomo, i pensionati
sono tenuti a produrre all'Istituto una dichiarazione dei redditi da
lavoro riferiti all'anno precedente, entro lo stesso termine previsto
per la dichiarazione ai fini IRPEF, nei casi di cumulo con redditi da
lavoro dipendente, i pensionati devono produrre all'Istituto la
certificazione del datore di lavoro attestante la retribuzione
corrisposta.

4. Nei casi di cumulo con redditi da lavoro dipendente o autonomo la trattenuta è effettuata dall'Istituto.

5. La disciplina di cui al presente articolo si applica anche nei
casi di cumulo della pensione di invalidità, di cui all'articolo 8, con
redditi di lavoro autonomo o dipendente, di natura non giornalistica.

6. I trattamenti pensionistici sono totalmente cumulabili con i
redditi derivanti da attività svolte nell'ambito di programmi di
reinserimento degli anziani in attività socialmente utili, promosse da
enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private. I predetti
redditi non sono soggetti alle contribuzioni previdenziali né danno
luogo al diritto alle relative prestazioni.

7. Le pensioni di anzianità non sono cumulabili con redditi da
lavoro dipendente, nella loro interezza, e con quelli da lavoro
autonomo nella misura del 50% della eccedenza dell'ammontare
corrispondente al trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori
dipendenti dell' INPS, fino a concorrenza dei redditi stessi.

8. Le pensioni di anzianità sono equiparate, agli effetti del
presente articolo, alle pensioni di vecchiaia quando i titolari di esse
compiono l'età stabilita per le pensioni di vecchiaia.

9. Agli iscritti, che alla data del 31 dicembre 1994 risultano già
pensionati, ovvero, hanno maturato il diritto a pensionamento di
vecchiaia o di anzianità, continuano ad applicarsi, se più favorevoli,
le seguenti disposizioni:

1) per i titolari di pensione di vecchiaia, che prestino lavoro
subordinato alle dipendenze altrui con una retribuzione non inferiore a
un terzo di quella minima di redattore stabilita per l'anno precedente
dal contratto di lavoro giornalistico, opera una riduzione del
trattamento di pensione pari al 50% dell'importo complessivo, fatto
comunque salvo il trattamento minimo;

2) per i titolari di pensione di anzianità il trattamento stesso è
totalmente incumulabile con retribuzioni di qualsiasi importo derivanti
da rapporti di lavoro a carattere subordinato.

(Documento inserito il 21 aprile 2005)