Tar Lazio: L’Inpgi deve applicare le norme generali dell’Inps

Il principio vale sia per il regime sanzionatorio sia per la libertà di cumulo

Il giudice amministrativo, nel dichiarare illegittima la delibera
dell’Istituto (che aveva modificato per le aziende editoriali il regime
sanzionatorio), ha annullato il Decreto interministeriale di
approvazione della delibera stessa.


Franco Abruzzo: Se l’Inpgi è una cassa privatizzata
non può non comportarsi come quelle degli avvocati e dei ragionieri,
che riconoscono la libertà di cumulo ai propri iscritti; se è, ed è,
ente sostitutivo dell’Inps, l’Inpgi deve seguire la normativa dell’Inps
come impone il punto 4 dell’articolo 76 della legge n. 388/2000. Non
c’è una terza via. L’Inpgi è con le spalle al muro: il principio
costituzionale dell’uguaglianza di trattamento non lascia spazi di
manovra. Sulle ricadute sostanziali dell’articolo 3 della Costituzione,
la Consulta ha scritto, con la sentenza 437/2002, parole univoche e
limpide.


Roma, 13 giugno 2003. E' illegittima, secondo il Tar del
Lazio, la delibera del Cda dell'Inpgi del 7 luglio 2001 che aveva
modificato per le aziende editoriali il regime sanzionatorio per le
omissioni e inadempienze in materia contributiva previsto per tutte le
aziende dall’articolo 116 (comma 19) della legge n. 388/2000
(Finanziaria per il 2001). Con la sentenza depositata l’11 giugno, il
Tar ha annullato il decreto interministeriale (Lavoro e Tesoro) che
aveva approvato la delibera.
Dopo il ricorso proposto dalla Fieg,
dalla Editrice La Stampa S.p.A., dalla RCS Editori S.p.A. e RCS
Periodici S.p.A. e dal gruppo editoriale L'Espresso S.p.A., la delibera
dell'Inpgi è stata dichiarata illegittima dal Tar in quanto ha
introdotto ''una deroga ingiustificata al sistema di coordinamento''
con le norme che regolano il sistema delle prestazioni e dei contributi
delle forme di previdenza sociale obbligatoria, sia generale che
sostitutive, al quale regime l'Inpgi è sottoposto in base alla legge
per l'editoria (art. 38 della legge n. 416/1981, nel testo modificato
dall'art.76 della legge n. 388/2000).
Il Tar ha deciso che
l'esercizio da parte dell'Inpgi della potestà di autonomia normativa, a
decorrere dalla entrata in vigore della legge n. 388/2000 (Finanziaria
2001), ''richiede il coordinamento specifico con le norme generali
che regolano il sistema contributivo e delle prestazioni previdenziali''.
Il TAR del Lazio, nel dichiarare illegittima la delibera dell’INPGI, ha
annullato il Decreto interministeriale di approvazione della delibera
stessa.
A commento della decisione del TAR del Lazio sulla delibera dell’INPGI, la Fieg ha diffuso il seguente comunicato: La
decisione del TAR ripristina la parità di trattamento tra le imprese
editrici e tutte le altre imprese italiane, parità che era stata negata
dall’INPGI in nome della sua autonomia. Viene così sconfitta una linea
massimalista che ha determinato una situazione di grave tensione tra
l’Istituto di previdenza e gli editori e che ha avuto negativi riflessi
anche sulle relazioni sindacali del settore. Nemmeno la decisione della
Suprema Corte di Cassazione – che aveva già accertato la legittimità
della posizione editoriale – aveva indotto l’INPGI e la Federazione
della Stampa a rivedere la propria posizione di intransigenza sul
regime sanzionatorio da applicare agli editori. C’è voluto un giudizio
amministrativo per affermare che tutti – INPGI compreso – devono
rispettare le leggi dello Stato. La sentenza del TAR dimostra come
l’autonomia dell’INPGI non possa essere interpretata come separatezza
dell’Istituto dall’ordinamento giuridico italiano e non possa essere
utilizzata per arrecare danni agli editori. L’auspicio è che,
finalmente, cessi la politica dell’INPGI ispirata ad obiettivi di
penalizzazione degli editori e possa instaurarsi un clima di maggiore
collaborazione tra le componenti editoriali e giornalistiche del
settore.
Il Presidente della Fieg, Luca Cordero di Montezemolo, intervenendo sulla decisione del TAR relativa all’INPGI ha dichiarato: Siamo
molto soddisfatti della decisione del TAR anche se non è certo
fisiologico che si sia dovuto affrontare un giudizio per veder
riconosciuto un diritto così elementare, quale quello di non essere
discriminati rispetto alla legge dello Stato. Spero vivamente che
questa decisione contribuisca a riportare un clima di maggiore serenità
e all’abbandono di quel rituale di contrapposizione e di scontro che fa
solo danni e che non serve certo a difendere meglio gli interessi dei
giornalisti.
Paolo Serventi Longhi, segretario generale della Fnsi, ha dichiarato: ''Si
tratta di un problema assai rilevante che riguarda l'autonomia della
previdenza dei giornalisti e il futuro delle loro pensioni. L’esultanza
degli editori non trova ragione se si considera che la sentenza non
cancella le violazioni accertate dai servizi ispettivi dell’Inpgi e di
cui sono responsabili moltissimi editori che hanno evaso oppure eluso
contributi previdenziali dei giornalisti per decine di milioni di Euro.
Il Tar del Lazio ha messo in discussione soltanto i limiti più elevati
delle sanzioni applicate dall’Inpgi e questo significa che le aziende
dovranno comunque pagare multe, sia pure in percentuale più ridotta, e
dovranno sanare le violazioni contributive. La Federazione Nazionale
della Stampa, che ha condiviso l’iniziativa di rigorosa vigilanza delle
norme contributive da parte dell’Inpgi, sarà al fianco dell’Istituto in
relazione alle decisioni che si deciderà di assumere.
Il Tar del
Lazio ha annullato un decreto dei ministri del Lavoro e dell'Economia,
i quali avevano condiviso ed approvato una delibera dell'Inpgi in
materia di sanzioni per i contributi evasi od omessi dalle aziende
editoriali. La stessa sentenza non ha però annullato la legge 140/97,
la quale tuttora conferisce agli enti previdenziali privatizzati (quale
è l'Inpgi) la potestà' di deliberare autonomamente sulla materia
riguardante le sanzioni civili ed il condono.
E' quanto si legge
in una nota dell'Inpgi diffusa in seguito alla sentenza del Tar del
Lazio che ha dichiarato illegittima la delibera del Cda dell'Inpgi del
7 luglio 2001.
Questa potestà, dalla lettura del sunto della sentenza, non è disconosciuta, mentre - aggiunge l'Inpgi -
sembrano messi in discussione soltanto i tetti più elevati, rispetto al
sistema generale, riguardanti le fattispecie delle evasioni e delle
omissioni contributive. Tetti che, comunque, i ministeri vigilanti
avevano condiviso ed approvato. Una lettura completa della motivazione
della sentenza del Tar sarà comunque indispensabile per valutare la
portata del pronunciamento e per decidere l'eventuale ricorso al
Consiglio di Stato. Nell'attesa comunque, l'Inpgi ribadisce che ogni
azione ispettiva compiuta in tutti questi anni, lungi dall''arrecare
danni agli editori è sempre stata volta a fare applicare a tutte le
aziende editoriali le leggi sul lavoro e le norme contrattuali, a
tutela innanzitutto dei giornalisti, ma anche degli editori che
correttamente rispettano le leggi.
Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ha dichiarato: Sfugge
alla Fnsi e all’Inpgi la portata generale della sentenza del Tar Lazio:
l’Istituto è tenuto ad applicare il punto 4 dell’articolo 76 della
legge n. 338/2000. Il punto 4 dice: ‘Le forme previdenziali
gestite dall'INPGI devono essere coordinate con le norme che regolano
il regime delle prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza
sociale obbligatoria, sia generali che sostitutive’. L’Inpgi,
quindi, deve applicare agli editori l’articolo 116 (chi paga i
contributi evasi e le multe sfugge al giudizio penale) e ai giornalisti
pensionati l’articolo 72 della stessa legge n. 388/2000 nonché
l’articolo 44 della legge 289/2002 sulla libertà di cumulo. La sentenza
del Tar Lazio non è sorprendente, perché è coerente con la sentenza
6680/2002 della sezione lavoro della Corte di Cassazione e la sentenza
n. 437/2002 della Corte costituzionale. Se l’Inpgi è una cassa
privatizzata non può non comportarsi come quelle degli avvocati e dei
ragionieri, che riconoscono la libertà di cumulo ai propri iscritti; se
è, ed è, ente sostitutivo dell’Inps, l’Inpgi deve seguire la normativa
dell’Inps come impone il punto 4 dell’articolo 76 della legge n.
388/2000. Non c’è una terza via. L’Inpgi è con le spalle al muro: il
principio costituzionale dell’uguaglianza di trattamento non lascia
spazi di manovra. Sulle ricadute sostanziali dell’articolo 3 della
Costituzione, la Consulta ha scritto, con la sentenza 437/2002, parole
univoche e limpide.

(Fonti ANSA, www.fieg.it, www.fnsi.it, www.odg.mi.it).

(Documento inserito il 21 aprile 2005)