L’Inpgi assorbito nell’Inps? No, l’Inpgi torni ente pubblico come l’Inps. Vi spiego perché

Franco Abruzzo illustra la sua posizione sul futuro dell’Istituto

L’Inpgi deve tornare pubblico (come l’Inps), perché i giornalisti
non devono convivere con il rischio di ricevere un certo giorno la
pensione sociale.
Se fosse rimasto in vita il principio del Dlgs 509/1994 (riserva tecnica in misura non inferiore a cinque annualità dell'importo delle pensioni in essere) a quest’ora l’Inpgi dovrebbe essere governato da un commissario straordinario con il compito di adottare i provvedimenti necessari per il riequilibrio della gestione.
L’allora ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, ha salvato
l’Istituto abbassando sostanzialmente, con la legge finanziaria del
1998, la riserva tecnica da 5 a 3 annualità. La riserva tecnica è
sempre ferma a 1.400 miliardi di vecchie lire (ma dovrebbe essere di
2.500 secondo il Dlgs 509/1994). L’Istituto denuncia una riserva
tecnica di 1.750 miliardi (350 in più del necessario). Oggi la
Fondazione, se fosse vivo il vincolo del Dlgs n. 509/1994, sarebbe
sotto di circa 750 miliardi.
Alla Corte dei Conti (sezione controllo enti) la patata bollente dei finanziamenti Inpgi al sindacato.
Sono oltre 2.000 i praticanti d’ufficio dal 1989 ad oggi. L’Ordine di Milano ha salvato i conti dell’Inpgi
Tutto
quello che i giornalisti non sanno e che il sindacato non spiega: 1.
Età pensionabile a 65 anni (maschi) e a 60 anni (donne) dall’1. 1. 2007
(5mila giovani già con il contributivo); 2. L’autonomia dei giornalisti
(come afferma il Contratto) poggia solo sulla deontologia


 

di Franco Abruzzo

Alcuni personaggi avanti negli anni e quindi meritevoli di
rispetto e altri, che hanno cariche nel sindacato, per fini elettorali
mi hanno attribuito, contrariamente al vero, il progetto di voler
favorire l’assorbimento dell’Inpgi nell’Inps. E’ una falsità grossolana
e volgare, un colpo basso indecente. È un tam-tam sostenuto da chi fa
finta di dimenticare che, - se eletto sindaco della Fondazione (ipotesi
molto remota di fronte a una Fnsi e a 12 associazioni regionali
mobilitate in una difesa, certamente non corretta, dei loro candidati)
-, non avrò un ruolo politico ma soltanto di guardiano dei conti.
Dal 1995 notoriamente e coerentemente mi batto perché l’Inpgi torni a
essere pubblico come l’Inps. I numeri mi danno ragione: in base al Dlgs
n. 509/1994 l’Inpgi dovrebbe avere una riserva tecnica in misura non inferiore a cinque annualità dell'importo delle pensioni in essere (circa 2.500 miliardi di vecchie lire). Ho scritto ne Il Sole-.24 Ore del 7 gennaio 1998: La
Finanziaria '98 - in particolare le misure disposte dai commi 13,16,
20, 27, 28, 29 e 30 dell'articolo 59 - dà respiro ai conti dell'Inpgi.
L'azione congiunta Fnsi-Fieg è valsa ad ottenere, tramite la manovra di
quest'anno (legge n. 449/97), buoni risultati (sul fronte del
risanamento dei conti dell'ente), che possono essere così riassunti. La
riserva tecnica, pari a cinque annualità delle pensioni in pagamento,
verrà calcolata con riferimento a quelle in essere nel 1994 (salvo
adeguamento della somma complessiva che verrà determinata sulla base di
criteri individuati di volta in volta, con decreti interministeriali
del Lavoro e del Tesoro, una volta valutati i bilanci tecnici da
presentare con periodicità triennale). Nell'ottobre '97 la situazione
finanziaria dell'Inpgi presentava questi numeri: per rispettare le
prescrizioni della legge n. 509/1994 sulla privatizzazione delle casse
dei professionisti, l'Inpgi avrebbe dovuto possedere una riserva legale
di 2mila miliardi (contro 1750 effettivi). L'Istituto era sotto di 250
miliardi. Per effetto delle novità introdotte nella Finanziaria '98, la
riserva tecnica sarà calcolata nei 1.400 miliardi del 1994 (ciò
significa che l'Inpgi ha un eccesso di riserva di 350 miliardi).

Se fosse rimasto in vita il principio del Dlgs 509/1994 (riserva tecnica in misura non inferiore a cinque annualità dell'importo delle pensioni in essere) a quest’ora l’Inpgi dovrebbe essere governato da un commissario straordinario con il compito di adottare i provvedimenti necessari per il riequilibrio della gestione.
L’allora ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, ha salvato
l’Istituto abbassando sostanzialmente, con la legge finanziaria del
1998, la riserva tecnica da 5 a 3 annualità. La riserva tecnica è
sempre ferma a 1.400 miliardi di vecchie lire (ma dovrebbe essere di
2.500 secondo il Dlgs 509/1994). L’Istituto denuncia una riserva
tecnica di 1.750 miliardi (350 in più del necessario). Oggi la
Fondazione, se fosse vivo il vincolo del Dlgs n. 509/1994, sarebbe
sotto di circa 750 miliardi. I ministri dell’Economia e del Lavoro si
sono dimenticati di adeguare e rivalutare i 1.400 miliardi di riserva
legale tecnica del 1994. Questi numeri devono far riflettere i colleghi.

I rapporti di lavoro in essere sono 14.992 contro i 14.531
registrati a fine 2002 (+461). Gli articoli 1 a tempo indeterminato
sono 13.537 (con una crescita di 378 unità) cui si aggiungono 1.046
contratti a termine. I contratti a termine sono un fenomeno che
preoccupa, perché sono in crescita e si prevede che aumenteranno.
Nessuno poi parla dei 3mila giornalisti dormienti: sono coloro che,
iscritti all’Inpgi, non versano da tempo contributi. Costoro, se hanno
più di 12 mesi di versamenti, mantengono il diritto di voto. Ma chi
sono i dormienti? Persone che hanno cambiato mestiere o che vivono di
collaborazioni? Sono incluse nel numero dei giornalisti attivi? Oggi il
rapporto attivi-pensionati è di 2,72/1.

Le pensioni pagate dall’Istituto sono 5.284: 3.529 pensioni
dirette, 464 pensioni indirette, 1.291 trattamenti di reversibilità.
L'aumento 2003 della spesa pensionistica (5,56%) è superiore alla
crescita della contribuzione Ivs corrente (3,43%). Anche questi numeri
dovrebbero determinare meditazioni ragionevoli.

L’Inpgi deve tornare pubblico (come l’Inps), perché i giornalisti
non devono convivere con il rischio di ricevere un certo giorno la
pensione sociale. Voglio l’Inpgi pubblico come l’Inps per sentirmi,
andando avanti negli anni (Dio volendo), più sicuro per quanto riguarda
l’accredito mensile della pensione sul conto corrente bancario. E non
sono il solo a pensarla così. L’Inpgi privatizzato, privo dello scudo
pubblico, mi fa paura. Il ministro Maroni, intervistato recentemente da
Il Sole 24 Ore, ha detto che tutte le casse privatizzate hanno
una prospettiva non certa. Nessuno dice che se le cose dovessero andare
male (faccio scongiuri), lo Stato, secondo una sentenza della Corte
costituzionale, dovrà sì garantire il diritto alla pensione ma non avrà
l’obbligo di garantire il quantum (cioè l’assegno in essere). Ne
consegue che lo Stato assolverà il suo obbligo (articolo 38 della
Costituzionale) passando ai giornalisti iscritti all’Inpgi soltanto
l’assegno sociale (meno di 400 euro al mese). Perché dobbiamo correre
simili paurosi rischi? Perché non riflettere sulla necessità di
ritornare al pubblico e al come eravamo fino al 1994?. L’Inpgi non
ammette la pericolosità attuale dei bilanci (incassiamo 100 e spendiamo
90). Fortunatamente l’Inpgi è l’unica cassa privatizzata qualificata
dall’articolo 76 (punto 4) della legge 388/2000 ente sostitutivo dell’Inps.
L’altro collegamento Inpgi.-Inps è rappresentato dall’articolo 3 della
legge Vigorelli (n. 1122/1955): i due enti, in presenza di contributi
versati all’uno e all’altro Istituto, danno la pensione pro-quota (cioè
ripartita in proporzione dell’importo dei contributi a ciascuno versati).
Questi collegamenti con l’Inps, in caso di emergenze, potrebbero
significare la salvezza. Nessuno ha la palla di vetro. Il problema è:
aumenteranno gli occupati stabili o no? Dalla risposta dipende il
futuro dell’Inpgi. Preparare scenari diversi (tra cui quello del
ritorno al pubblico) è soltanto una misura dettata dalla prudenza.
Significa comportarsi da buoni padri di famiglia.

Voglio l’Inpgi pubblico come l’Inps per sentirmi, andando avanti
negli anni (Dio volendo), più sicuro per quanto riguarda l’accredito
mensile della pensione sul conto corrente bancario. E non sono il solo
a pensarla così. L’Inpgi privatizzato, privo dello scudo pubblico, mi
fa paura. Il ministro Maroni, intervistato recentemente da , ha detto
che tutte le casse privatizzate hanno una prospettiva non certa.
Nessuno dice che se le cose dovessero andare male (faccio scongiuri),
lo Stato, secondo una sentenza della Corte costituzionale, dovrà sì
garantire il diritto alla pensione ma non avrà l’obbligo di garantire
il quantum (cioè l’assegno in essere). Ne consegue che lo Stato
assolverà il suo obbligo (articolo 38 della Costituzionale) passando ai
giornalisti iscritti all’Inpgi soltanto l’assegno sociale (meno di 400
euro al mese). Perché dobbiamo correre simili paurosi rischi? Perché
non riflettere sulla necessità di ritornare al pubblico e al come
eravamo fino al 1994?. L’Inpgi non ammette la pericolosità attuale dei
bilanci (incassiamo 100 e spendiamo 90). Fortunatamente l’Inpgi è
l’unica cassa privatizzata qualificata dall’articolo 76 (punto 4) della
legge 388/2000 . L’altro collegamento Inpgi.-Inps è rappresentato
dall’articolo 3 della legge Vigorelli (n. 1122/1955): i due enti, in
presenza di contributi versati all’uno e all’altro Istituto, danno la
pensione pro-quota (cioè Questi collegamenti con l’Inps, in caso di
emergenze, potrebbero significare la salvezza. Nessuno ha la palla di
vetro. Il problema è: aumenteranno gli occupati stabili o no? Dalla
risposta dipende il futuro dell’Inpgi. Preparare scenari diversi (tra
cui quello del ritorno al pubblico) è soltanto una misura dettata dalla
prudenza. Significa comportarsi da buoni padri di famiglia.

Alla Corte dei Conti (sezione controllo enti) la patata bollente dei
finanziamenti Inpgi al sindacato. Nel corso dell’assemblea del
Consiglio generale dell’Inpgi del 23 ottobre, il presidente del
collegio dei sindaci, Michele Daddi, ha comunicato che il collegio ha
deciso di trasmettere alla sezione controllo enti della Corte dei Conti
la lettera 13 ottobre 2003 del presidente dell’Ordine dei Giornalisti
della Lombardia, che ha chiesto chiarimenti sui finanziamenti
dell’Istituto alla Fnsi e alle sue strutture regionali per un importo
pari a circa 2,4 miliardi di vecchie lire. Questi i contributi: Fnsi,
due assegni rispettivamente di 77.368 e 72.532 euro (pari a circa 300
milioni di vecchie lire); Associazione ligure 49.717 euro (come Trento,
Trieste e Firenze); Associazione Emilia/Romagna 65.580 euro (come
Napoli, Palermo e Venezia); Torino 77.271 euro; Aosta 17.953; Milano
159.089; Ancona 28.256 (come Pescara); Perugia 19.366; Roma 166.988;
Reggio Calabria 37.028 (come Bari e Cagliari); Potenza 20.062. Quale
legge autorizza l’Inpgi a finanziare il sindacato con norma statutaria?

Nel corso dell’assemblea del Consiglio generale dell’Inpgi del 23
ottobre, il presidente del collegio dei sindaci, Michele Daddi, ha
comunicato che il collegio ha deciso di trasmettere alla sezione
controllo enti della Corte dei Conti la lettera 13 ottobre 2003 del
presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, che ha chiesto
chiarimenti sui finanziamenti dell’Istituto alla Fnsi e alle sue
strutture regionali per un importo pari a circa 2,4 miliardi di vecchie
lire. Questi i contributi: Fnsi, due assegni rispettivamente di 77.368
e 72.532 euro (pari a circa 300 milioni di vecchie lire); Associazione
ligure 49.717 euro (come Trento, Trieste e Firenze); Associazione
Emilia/Romagna 65.580 euro (come Napoli, Palermo e Venezia); Torino
77.271 euro; Aosta 17.953; Milano 159.089; Ancona 28.256 (come
Pescara); Perugia 19.366; Roma 166.988; Reggio Calabria 37.028 (come
Bari e Cagliari); Potenza 20.062. Quale legge autorizza l’Inpgi a
finanziare il sindacato con norma statutaria?

Bisognerà far chiarezza anche sui 180.759 euro elargiti
dalla Banca di Roma all’Istituto e destinati, come ha ammesso Gabriele
Cescutti con la circolare (Prot. Pres. N. 560) del 14 ottobre 2003 alle
spese sostenute per convegni, congressi, scopi istituzionali
dell’Istituto stesso, e per interventi a favore di associazioni di
categoria. Cescutti non ha smentito la notizia (da me resa pubblica
il 12 ottobre 2003 e segnalata ufficialmente all’Inpgi il giorno
successivo) secondo la quale gli aiuti della Banca di Roma non vengono
contabilizzati in bilancio. Entrate e uscite di questa voce, quindi,
non figurano nei conti con il risultato che il bilancio non appare
veritiero (articolo 2423 Cc) e che conseguentemente vengono elusi i
principi di trasparenza e di pubblicità. Ma quali sono le regole in
base alle quali vengono erogati i contributi? La questione è
tecnico/giuridica ma è anche politica. Nessuno sa nulla sulle
erogazioni della Fondazione al sindacato e sulle erogazioni collegate
ai 180mila euro della Banca di Roma. Sull’argomento non c’è una
comunicazione pubblica agli iscritti, che pure versano i loro
contributi all’Istituto e che ne sono in effetti gli azionisti.

Sono oltre 2.000 i praticanti d’ufficio dal 1989 ad oggi. L’Ordine
di Milano ha salvato i conti dell’Inpgi. Il Consiglio dell’Ordine della
Lombardia ha fissato da tempo delle regole per il riconoscimento del
praticantato d’ufficio. Il Consiglio ha difeso la legalità e i diritti
di tanti vessati nelle redazioni. Sono presidente dell’Ordine di Milano
dal 15 maggio 1989: da allora il Consiglio, ha iscritto nel Registro
oltre 2.000 praticanti d’ufficio (comprendendo in questo numero anche
le delibere di retrodatazione delle iscrizioni). Abbiamo contributo a
salvare i conti dell’Inpgi. Oggi tutto questo lavoro viene sminuito da
alcuni strani e pentiti personaggi, che hanno lavorato con me (in via
Monte Santo 7 e in via Appiani 2), approvando le mie
richieste in sede di votazione. L’Ordine di Milano non fa la carità, ma
applica rigorosamente le leggi della Repubblica democratica in difesa
di chi lavora come giornalista (in nero). Ho guadagnato anche diverse
denunce, ma ne sono uscito sempre vittorioso. Sono le mie medaglie…al
valore civile. Tengo a precisare che io, i consiglieri e i sindaci
lavoriamo, come si diceva il secolo scorso, a titolo onorifico e
gratuito. Questo è anche il nostro orgoglio.

Il Consiglio dell’Ordine della Lombardia ha fissato da tempo delle
regole per il riconoscimento del praticantato d’ufficio. Il Consiglio
ha difeso la legalità e i diritti di tanti vessati nelle redazioni.
Sono presidente dell’Ordine di Milano dal 15 maggio 1989: da allora il
Consiglio, ha iscritto nel Registro oltre 2.000 praticanti d’ufficio
(comprendendo in questo numero anche le delibere di retrodatazione
delle iscrizioni). Abbiamo contributo a salvare i conti dell’Inpgi.
Oggi tutto questo lavoro viene sminuito da alcuni strani e pentiti
personaggi, che hanno lavorato con me (in via Monte Santo 7 e in via
Appiani2),approvando le mie richieste in sede di votazione. L’Ordine di
Milano non fa la carità, ma applica rigorosamente le leggi della
Repubblica democratica in difesa di chi lavora come giornalista (in
nero). Ho guadagnato anche diverse denunce, ma ne sono uscito sempre
vittorioso. Sono le mie medaglie…al valore civile. Tengo a precisare
che io, i consiglieri e i sindaci lavoriamo, come si diceva il secolo
scorso, a titolo onorifico e gratuito. Questo è anche il nostro
orgoglio.

Franco Abruzzo

Voglio l’Inpgi pubblico come l’Inps per sentirmi,
andando avanti negli anni (Dio volendo), più sicuro per quanto riguarda
l’accredito mensile della pensione sul conto corrente bancario. E non
sono il solo a pensarla così. L’Inpgi privatizzato, privo dello scudo
pubblico, mi fa paura. Il ministro Maroni, intervistato recentemente da
, ha detto che tutte le casse privatizzate hanno una prospettiva non
certa. Nessuno dice che se le cose dovessero andare male (faccio
scongiuri), lo Stato, secondo una sentenza della Corte costituzionale,
dovrà sì garantire il diritto alla pensione ma non avrà l’obbligo di
garantire il quantum (cioè l’assegno in essere). Ne consegue che lo
Stato assolverà il suo obbligo (articolo 38 della Costituzionale)
passando ai giornalisti iscritti all’Inpgi soltanto l’assegno sociale
(meno di 400 euro al mese). Perché dobbiamo correre simili paurosi
rischi? Perché non riflettere sulla necessità di ritornare al pubblico
e al come eravamo fino al 1994?. L’Inpgi non ammette la pericolosità
attuale dei bilanci (incassiamo 100 e spendiamo 90). Fortunatamente
l’Inpgi è l’unica cassa privatizzata qualificata dall’articolo 76
(punto 4) della legge 388/2000 . L’altro collegamento Inpgi.-Inps è
rappresentato dall’articolo 3 della legge Vigorelli (n. 1122/1955): i
due enti, in presenza di contributi versati all’uno e all’altro
Istituto, danno la pensione pro-quota (cioè Questi collegamenti con
l’Inps, in caso di emergenze, potrebbero significare la salvezza.
Nessuno ha la palla di vetro. Il problema è: aumenteranno gli occupati
stabili o no? Dalla risposta dipende il futuro dell’Inpgi. Preparare
scenari diversi (tra cui quello del ritorno al pubblico) è soltanto una
misura dettata dalla prudenza. Significa comportarsi da buoni padri di
famiglia.Nel corso dell’assemblea del Consiglio generale dell’Inpgi del
23 ottobre, il presidente del collegio dei sindaci, Michele Daddi, ha
comunicato che il collegio ha deciso di trasmettere alla sezione
controllo enti della Corte dei Conti la lettera 13 ottobre 2003 del
presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, che ha chiesto
chiarimenti sui finanziamenti dell’Istituto alla Fnsi e alle sue
strutture regionali per un importo pari a circa 2,4 miliardi di vecchie
lire. Questi i contributi: Fnsi, due assegni rispettivamente di 77.368
e 72.532 euro (pari a circa 300 milioni di vecchie lire); Associazione
ligure 49.717 euro (come Trento, Trieste e Firenze); Associazione
Emilia/Romagna 65.580 euro (come Napoli, Palermo e Venezia); Torino
77.271 euro; Aosta 17.953; Milano 159.089; Ancona 28.256 (come
Pescara); Perugia 19.366; Roma 166.988; Reggio Calabria 37.028 (come
Bari e Cagliari); Potenza 20.062. Quale legge autorizza l’Inpgi a
finanziare il sindacato con norma statutaria?Il Consiglio dell’Ordine
della Lombardia ha fissato da tempo delle regole per il riconoscimento
del praticantato d’ufficio. Il Consiglio ha difeso la legalità e i
diritti di tanti vessati nelle redazioni. Sono presidente dell’Ordine
di Milano dal 15 maggio 1989: da allora il Consiglio, ha iscritto nel
Registro oltre 2.000 praticanti d’ufficio (comprendendo in questo
numero anche le delibere di retrodatazione delle iscrizioni). Abbiamo
contributo a salvare i conti dell’Inpgi. Oggi tutto questo lavoro viene
sminuito da alcuni strani e pentiti personaggi, che hanno lavorato con
me (in via Monte Santo 7 e in via Appiani2),approvando le mie richieste
in sede di votazione. L’Ordine di Milano non fa la carità, ma applica
rigorosamente le leggi della Repubblica democratica in difesa di chi
lavora come giornalista (in nero). Ho guadagnato anche diverse denunce,
ma ne sono uscito sempre vittorioso. Sono le mie medaglie…al valore
civile. Tengo a precisare che io, i consiglieri e i sindaci lavoriamo,
come si diceva il secolo scorso, a titolo onorifico e gratuito. Questo
è anche il nostro orgoglio.

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1. Tutto quello che i giornalisti non sanno
e che il sindacato non spiega:
Età pensionabile a 65 anni (maschi)
e a 60 anni (donne) dall’1. 7. 2007
(5mila giovani già con il contributivo)

Dal 1° gennaio 2001 i giornalisti conseguono la pensione di
vecchiaia a 65 anni e le giornaliste a 60 anni (con un minimo di 20
anni di contributi). La pensione di vecchiaia anticipata (quest’anno
scatta per chi ha 62 anni e 30 anni di contributi) scomparirà alla fine
del giugno  2007, quando termineranno le scorciatoie ancora oggi in
vigore (e per i prossimi tre anni). Dal primo luglio 2007, quindi, i
giornalisti andranno in pensione tutti a 65 anni (se maschi) e a 60 (se
donne). Ai giovani giornalisti assunti per la prima volta dopo il 25
luglio 1998 (sono 5mila, un terzo dei giornalisti attivi) si applica
già il calcolo contributivo con il risultato che gli stessi
percepiranno una pensione inferiore del 22-24 per cento rispetto a
quelle erogate oggi ai colleghi meno giovani. Nessuno dice che se le
cose dovessero andare male (faccio scongiuri), lo Stato garantirà il
diritto alla pensione (ma non il quantum) e darà ai giornalisti Inpgi
soltanto l’assegno sociale (meno di 400 euro al mese). Perché dobbiamo
correre simili paurosi rischi? Perché non riflettere sulla necessità di
ritornare al pubblico e al come eravamo fino al 1995?. L’Inpgi non
ammette la pericolosità attuale dei bilanci (incassiamo 100 e spendiamo
90).

 

2. L’autonomia dei giornalisti
(come afferma il Contratto)
poggia solo sulla deontologia

La Fnsi favoleggia sulla presunta autonomia previdenziale dei giornalisti.
Che non esiste. E’ un mito. La sezione lavoro della Cassazione ha già
stabilito (sentenza n. 6680/2002) che l’Inpgi, essendo ente sostituivo
dell’Inps, deve applicare i principi contenuti nella legge finanziaria
per il 2001 (legge n. 388/2000). L’articolo 76 di questa legge
stabilisce al punto 4 che le forme previdenziali gestite dall'INPGI
devono essere coordinate con le norme che regolano il regime delle
prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza sociale
obbligatoria, sia generali che sostitutive. Ne consegue – ha scritto la terza sezione del Tar Lazio con la sentenza n. 5280/2003 -
che l'esercizio della potestà di autonomia normativa e del dovere di
garantire l'equilibrio finanziario della gestione…. a decorrere
dall'entrata in vigore della legge finanziaria 2001 richiede il
coordinamento specifico con le norme generali che regolano il sistema
contributivo e delle prestazioni previdenziali. L’unica autonomia
dei giornalisti da difendere a spada tratta è quella che, richiamata
dall’articolo 1 (III comma) del Contratto, è garantita dalla
deontologia fissata nell’articolo 2 della legge professionale n.
69/1963: La legge su «Ordinamento della professione giornalistica»
del 3 febbraio 1963 n. 69 garantisce l'autonomia professionale dei
giornalisti e fissa i contenuti della loro deontologia professionale
specificando che «è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà
di informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di
legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo
inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati
sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede».
(da Tabloid n. 11/2003)

(Documento inserito il 21 aprile 2005)