Guy de Maupassant: Bel-Ami

 

di Paola Pastacaldi

"Bel-Ami" di Guy de Maupassant (1850-1893) esce nel 1885 a puntate
sulla rivista "Gil Blas". È una storia di grande successo imperniata
sulla figura del giovane George Duroy, un bello di provincia, che cerca
fortuna al sorgere della Terza Repubblica. Ambizioso e cinico, anzi di
più, un parvenu assetato di successo e armato di fascino che userà
tutto nel fare l'arrampicatore sociale.
Per l' oscuro giovincello,
ex sottufficiale, che nessuno si filava, emigrato a Parigi con tre
franchi e quaranta in tasca, insufficienti per arrivare alla fine del
mese, sarà un giochetto da ragazzi diventare d'un colpo giornalista,
redattore, caporedattore e firma del giornale, coronando il tutto con
il titolo di barone Du Roy de Cantel.
Bel-Ami divenne popolare come
l'idolo delle donne e dei salotti. La sua storia fu ripresa il secolo
dopo da tanti film e persino dalle canzonette: negli anni Quaranta si
cantava "Sei l'amor di ogni cuor, donne qui, donne lì, bel-Ami".
La
"Biblioteca" del Corriere della Sera nel mese di agosto ha inserito il
capolavoro di Guy de Maupassant nel suo ricco elenco dei Grandi
Romanzi. A distanza di oltre cento anni l'adorabile canaglia, come lo
ha definito il "Corriere" nella presentazione, può diventare il
pretesto per ben altre riflessioni. Non tanto sugli arrampicatori
sociali, ma piuttosto su quelli affini al mondo dell'editoria. Il
contesto che fa da sfondo a ogni attimo della storia altro non è che la
costruzione di una carriera, quella di un giornalista, con il contorno
di trame "sporche" che si tessono nelle redazioni dei giornali. Il
contesto alla fine altro non è che la potente macchina
dell'informazione e le storture che mette in moto per sopravvivere
riccamente.
Maupassant fu vero un giornalista cronista. Non ebbe
problemi di rigore o di fedeltà a una testata. Collaborò infatti
contemporaneamente per
"Le Galois", monarchico e puritano, e per
"Gil Blas", di sinistra e contestatore. Si occupò spesso di cronaca, il
che gli diede ottimi spunti per i suoi racconti.
Rileggere Bel-Ami
sotto questa angolatura apre altre porte alla genialità di Guy de
Maupassant, non a caso allievo di Gustav Flaubert, l'autore di "Bouvard
e Pecuchet", il romanzo che fa un'analisi spietata del conformismo
borghese, il quale gli fu amico e lo difese nei momenti più difficili
della sua vita. In Bel-Ami il mondo del giornalismo, la scalata al
potere sono ben affrescati con gusto da pittore. L'autore aveva
conosciuto sia Corot che Courbet e aveva scritto numerosi articoli
sulle mostre di pittura. La sua scrittura ha il sapore dei quadri
impressionisti, ma ha nei contenuti lo stile del cronista. Le
descrizioni del modo di lavorare in un giornale sono dense di dettagli
e Bel-Ami, riletto non dimenticando le problematiche giornalistiche
attuali, dimostra come il giornalista di fama si affermasse grazie alla
sua spacconeria e alle bravate piuttosto che alla serietà e all'impegno.
Un
fitto intreccio di relazioni e scoperte fatte nelle alcove costituisce
il vero lavoro di questo giornalista. Ad essere onesti e autocritici,
oggi le questioni di letto o di sesso entrano prepotentemente persino
nella cronaca. E ancora poca importanza viene data al perché di questo
eccesso di curiosità quasi morbosa che i media danno al nudo e alla
sessualità. Nè, a mio avviso, basta certo a spiegarla la vecchia storia
di far vendere di più e subito. Le relazioni sessuali sono diventate
oggi strumenti di potere attraverso i quali si ricattano le persone, un
po' come faceva Bel-Ami? Bel-Ami con freddo cinismo politico e umano
trionfa, con articoli frutto di soffiate mondane fatte dall'amica
Madeleine Forestier, ex moglie dell' amico giornalista che lo aveva
assunto, amante del giornalismo intrigo e firma de plume di un gossip
velenoso sulle segrete faccende dei politici. Ma oggi Bel-Ami, sotto il
profilo etico giornalistico, fa quasi sorridere, perché fa strada
grazie a giochetti in alcove,frizzanti almeno quanto quelle descritte
dalle telenovele americane.
Esemplare di questo cinismo di vecchia
maniera, in senso sia letterario che di costume, è la caduta nelle
grinfie erotiche di Bel-Ami della non più giovane moglie dell'editore,
la signora de Marelle, coperta di veli e già prostrata da questo amore
impossibile.
Il romanzo di Guy de Maupassant rimane, comunque, un
capitolo fondamentale qualora si volesse redigere una storia
deontologica del giornalismo attraverso i romanzi. Bel-Ami è la prima
tappa di un giornalismo volgare e interessato che ha ceduto i suoi
principi etici ad un bisogno di affermazione quasi egotista del culto
dell'io, che avrà la sua punta massima negli anni odierni.
Il mondo
delle comunicazioni commerciali, del marketing, erano solo agli inizi.
Maupassant, nell'ultima pagina, tutto preso dal racconto dell'ultimo
trionfo di de Roy, cioè il matrimonio con la figlia dell'editore (dopo
aver sedotto e abbandonato la madre), scruta il suo uomo con una lente
di ingrandimento e scrive: «Il popolo di Parigi lo contemplava e lo
invidiava. Poi alzando gli occhi intravvide laggiù dietro la place de
la Concorde, la Camera dei deputati, e gli sembrò di essere sul punto
di passare, d'un balzo, dal portico della Madeleine al portico di
Palais-Bourbon». Il quarto potere agognava alla politica più che al
denaro. Ancora non aveva fatto la sua comparsa il nuovo padrone delle
redazioni, l'informazione commerciale.

Guy de Maupassant, Bel-Ami, Corriere della Sera-I grandi romanzi, Milano 2002