Cronisti di strada maledetti e premiati

Il Premio nazionale Cronisti 2002 " Piero Passetti" organizzato dalla Fnsi e dall’Unci al Circolo della Stampa di Milano


 


di Fabrizio de Marinis

Quel bavero alzato a schernirsi del freddo. Un pacco di vecchi libri e giornali per poltrona e la fedele lettera 22 Olivetti
compagna di tante battaglie e di rocambolesche testimonianze. Indro
Montanelli, maestro di grande cronismo e storico dell’istante per usare
una definizione di giornalista cara ad Umberto Eco, dal grande
manifesto scelto quale simbolo ieratico del Premio nazionale Cronisti
2002 " Piero Passetti", tenutosi sabato 9 novembre a Milano, al Circolo
della Stampa, a Palazzo Serbelloni, ricordava a tutti, lì seduto mentre
scrive il suo articolo di ritorno dalla Finlandia nel gennaio del 1940,
al Corriere della Sera, fotografato da Fedele Toscano, padre di
Oliviero, la caparbia sottile, l’impegno, la serietà derimente, la
responsabilità, la fierezza di un mestiere e di una fede, molto spesso
scomoda ai potenti di ieri e di oggi. E " Indro" pareva in poltrona lì,
in prima fila, come tante volte aveva fatto, tra i suoi "maledetti"
cronisti ad ascoltare e a dire la sua. Nel novantesimo anniversario del
Gruppo Cronisti lombardi, la premiazione organizzata dalla Federazione
nazionale della Stampa Italiana e dall’Unione nazionale Cronisti
Italiani (Unci), non a caso ha scelto un motto a riassumere ancora oggi
il senso di quella fede: " da novanta’anni testimoni della verità".
E questo in un momento in cui la professione del giornalista e del
cronista, hanno ricordato in molti, da Paolo Serventi Longhi,
segretario nazionale della Federazione della Stampa a Franco Abruzzo,
presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia a Guido Columba,
presidente dell’Unci, ancora una volta, è sottoposta, a duri attacchi e
limitazioni, con conflitti non privi di minacce, ritorsioni, falsi
licenziamenti, agguati alla carriera di varia natura. Un mestiere che
anche la recente legge n.° 241/90 per l’accesso ai documenti
amministrativi rende ancora più complesso.

E non è mancato il lungo elenco di conflitti e pericoli che
quotidianamente il cronista si trova davanti, fino alla minaccia
fisica, all’intimidazione velata e al ricatto. "Occore saper dire di
no a direttori ed editori e andare avanti per difendere la verità anche
se si va in contro a tante difficoltà", ha detto Annibale Carenzo
decano e presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, che per la sua
perseveranza professionale ha ricevuto un primio alla carriera, "molte
volte grazie all’intuito di testardi cronisti tante verità storiche
sono state smascherate e si è fatto luce su misteri e soprusi. Occorre
resistere e fare quadrato e non temere perché la forza della verità
trova sempre la sua strada. Oggi le difficoltà sono aumentate, lo
scontro tra poteri si è fatto più teso. Ma noi siamo caparbi".
Forse è bene ricordare che è grazie all’acuto spirito d’osservazione di
Carenzo, tra i primi testimoni ad arrivare sul caso Matteotti, in un
primo tempo fatto passare per semplice incidente aereo, che una verità
storica negata fu investita dai riflettori della cronaca, con i
risultati che tutti oggi conosciamo.

Già, perché è spesso lo sconosciuto cronista, giovane e astuto,
l’incognita impazzita della storia, temutissimo da chi della
controinformazione ha fatto un mestiere. E molti premi assegnati a
Palazzo Serbelloni lo hanno dimostrato, anche su casi che hanno fatto
scalpore andando a scavare nella storia. Come è accaduto a Lorenzo
Grassi di Metro, che ha ricevuto il riconoscimento speciale
"Targa del Presidente della Corte Costituzionale" per quanto ha scritto
e fatto. Il caso è quello del falso storico, scoperto da Grasso, la
celeberrima foto di Pio XII che a braccia spalancate sembra racchiudere
tutta intera la folla di romani che lo circonda, il giorno del
bombardamento anglo-americano sul quartiere di San Lorenzo a Roma, il
19 luglio del 1943. Quella foto – ha appurato Grasso, partendo dalla
testimonianza di un anziano romano, è falsa ed è stata scattata a San
Giovanni in Laterano il 13 agosto.


"Ma quale grande folla – inizia a raccontare la vicenda Lorenzo Grasso
– partendo dai ricordi di Gaetano Bordoni e dal resoconto dei giornali
dell’epoca – erano tutti morti e noi sopravvissuti pensavamo solo a
scavare fra cumuli di macerie per cercare i nostri cari. I corpi
venivano gettati sui camion come sacchi di patate e della visita del
Papa non si è accorto nessuno".

La clamorosa scoperta – è la motivazione del premio – viene al
termine di una minuziosa inchiesta, tra cronaca e storia, alla ricerca
dei protagonisti della giornata e dei negativi originali, rintracciati
dopo una lunga rincorsa tra un archivio e l’altro, all’Istituto Luce.
Per decenni si è sostenuta la veridicità della fotografia: Grassi
dimostra che tra propaganda e cronaca c’è una differenza: la verità.

Le difficoltà cui il lavoro di cronista è sottoposto, ricordando
anche i colleghi morti, sono state sottolineate da Paolo Serventi
Longhi, che ha ricordato le aggressioni, le minacce, le denunce, oltre
all’applicazione distorta della legge sulla vita privata, fino al fermo
di polizia, di cui molti giornalisti sono spesso vittime. Sulla stessa
linea d’allarme le dichiarazioni di Franco Abruzzo e Guido Columba, che
hanno tutti puntato il dito sui grandi conflitti tra poteri costituiti,
"verità ufficiali" spesso smentite, ostruzionismi anche da parte di
organi ufficiali dello stato che in base alle leggi dovrebbero
collaborare con il cronista, cui l’intera categoria spesso si trova
davanti. Approfondita e puntuale la relazione dell’avvocato Maria
Beatrice Pieraccini di Viareggio, sul diritto di accesso e la
professione del giornalista cronista, proprio sulla legge 241/90, con
allarmanti casi di conflitto.

Quanti giovani-vecchi cronisti a ricordare un mestiere
delicato e spesso pericoloso. L’impegno di quel testimone pronto alla
pioggia e al vento, quando un treno schianta, una bomba esplode, un
omicidio terribile scardina la quiete delle famiglie, il fattaccio
paralizza la vita di un uomo, di una città, dell’intero paese. Di quel
cronista che lavora col cuore in mano e descrive la sofferenza della
gente, che sposa la causa dei diseredati, che si erge a muraglia in
difesa dei deboli, spesso, poco si sa.


"Se qualche volta abbiamo insistito, ingegner De Nardo, ci scusi tanto".
Si conclude così il servizio speciale di Ivano Liberati del Giornale
Radio Rai, premiato, a pochi giorni della scoperta dei corpi di Susy
Cassini e del Figlio Luca straziati da 97 coltellate nella loro
abitazione di Novi Ligure. Scuse per l’invadenza con la quale i
giornalisti hanno frugato nella vita della sua famiglia, anche se in
parte giustificata dalla eccezionalità del delitto commesso dalla
figlia Erika e dal fidanzato Omar, in quella che fino ad allora era
apparso un paese normale, una famiglia normale, una casa normale.


"Raccontare le tragedie, mantenere il distacco dopo aver
visto cose non sempre descrivibili per efferatezza, intuire, saper
mantenere l’attenzione alla sensibilità umana, aborrire il cinismo,
sono atti di forza d’animo", commenta Annibale Carenzo, che ha iniziato la sua carriera di cronista alla Provincia Pavese, nel 1957, per poi essere assunto all’Ansa, "sono
tutte doti che vanno acquisite e che spesso mettono a dura prova. Il
cronista si trova di fronte alla Storia che si manifesta e poi verrà
raccontata dagli storici, ma intanto è lui che la deve registrare. Sono
stato il primo ad arrivare di notte quando l’aereo di Mattei cadde e da
lì in poi ho seguito i grandi eventi degli ultimi anni, dal caso
Feltrinelli a Calabrese, da Piazza Fontana fino a Mani Pulite. A volte
si mastica amaro". Per la sua perseveranza nel perseguire la via della verità e non delle "versioni ufficiali", Carenzo ha ricevuto il Premio Matteotti.

Cronisti di strada, spesso cronisti sconosciuti, non da Quarto
Potere, che camminano per la città e ascoltano. Ricordate il film di
Ron Howard, Cronisti d’Assalto? Sì molto spesso è così. Ecco
alcuni esempi premiati. Un fiume di solidarietà destinato alle famiglie
povere d’Europa finiva nelle dispense di gente benestante di Caserta. A
scoprire l’ennesima truffa comunitaria è un cronista, Claudio Coluzzi, Il Mattino di Napoli,
che impiega la più tradizionale qualità del mestiere: la curiosità.
Coluzzi una mattina vede passare per strada un camion con la scritta "Aiuti Ce, prodotti non commerciabili",
qualcosa non va e dal numero di targa risale al conducente e
all’edificio dal quale escono decine di persone con capaci buste piene
di generi alimentari. E’ la sede di una’associazione di casalinghe che
smercia le derrate alle iscritte. L’unico requisito richiesto è
l’iscrizione di 25 mila lire e un contributo spese di mille lire a
pacco. Nessun controllo, nessuna verifica sulla loro situazione
economica. Dall’inchiesta di Coluzzi sono partite le indagini dei
carabinieri e della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che hanno
portato all’incriminazione di centinaia di persone. Un altro caso è
quello denunciato da Cesario Picca di Bologna, allora a Il Domani. Un
appalto bandito per 832 milioni, assegnato per 716 ad una società
romana e realizzato per 200, da una società bolognese. Guadagno per la
società romana: 500 milioni senza colpo ferire. Tanto più che a bandire
l’appalto è stato il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Picca
conduce un’approfondita e accurata inchiesta e oggi anche la Procura
della Repubblica di Bologna e di Roma indagano. Storie, insomma, di
cronaca e di cronisti che non demordono.

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I premiati

Premiati dall’Unci nella Sala dei Ricevimenti di Palazzo Serbelloni, Stefano Ciervo (Nuova Ferrara); Vanja Cardone (Rai International); Manlio Di Salvo (Il Secolo XIX); Anna Migotto (TG4); Claudio Coluzzi (Il Mattino); Lorenzo Grassi (Metro); Davide Dionisi, Antonio Mancini, Lisa Zengarini (Radio Vaticana); Ivano Liberati (Giornale Radio Ra); Patrizia Senatore ( Il Ducato); Fiorenza Sarzanini (Corriere della Sera); Cesare Picca (Il Domani).
Riconoscimento speciale a Popolare Network. Nel corso del Premio, il
Gruppo Cronisti Lombardi, per celebrare il suo 90° anniversario, ha
conferito i riconoscimenti alla carriera ad Annamaria Gandini, Pino
Lucchelli, Masimiliano Monti, Ibio Paolucci, Franco Presicci e Alberto
Trivulzio. I riconoscimenti all’impegno professionale sono andati a
Lucia Bellaspina (Avvenire); Maria Castelli (Rai Como); Zita Dazzi (La Repubblica); Vera Fisogni (La Provincia di Como); Carlo Gariboldi (La Provincia Pavese); Carmen Tancredi (Eco di Bergamo) e Fabrizio Gatti (Corriere della Sera). E a conclusione della cerimonia, una bella e applaudita sorpresa: Micheline Crosti ha consegnato un premio ad Annibale Carenzo "monumento della cronaca giudiziaria milanese".