Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali

(adottata in Roma il 4
novembre 1950. Entrata in vigore il 3 settembre 1953. Ratificata con
legge 4 agosto 1955 n. 848. Il testo è aggiornato con le modifiche
introdotte dal Protocollo n. 11 firmato a Strasburgo l’11 maggio 1994
ed entrato in vigore il 1° novembre 1998 con legge 28 agosto 1997 n.
296).

1. Le Alte Parti Contraenti riconoscono ad ogni persona
soggetta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà definiti al
Titolo primo della presente Convenzione.


TITOLO 1 - Diritti e libertà


2. Diritto alla vita. -
1. Il diritto alla vita di
ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere
intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una
sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il
delitto è punito dalla legge con tale pena.

2. La morte non si considera inflitta in violazione di questo
articolo quando risulta da un ricorso alla forza resosi assolutamente
necessario:

a. per assicurare la difesa di ogni persona dalla violenza illegale;
b. per eseguire un arresto regolare o per impedire l'evasione di una persona regolarmente detenuta;
c. per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione.


3. Divieto della tortura. -
Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.


4. Divieto di schiavitù e del lavoro forzato. -
1. Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.

2. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio.

3. Non è considerato lavoro forzato o obbligatorio" ai sensi di questo articolo:

a. ogni lavoro normalmente richiesto ad una persona detenuta alle
condizioni previste dall'articolo 5 della presente Convenzione o
durante il periodo di libertà condizionata;
b. ogni servizio di
carattere militare o, nel caso di obiettori di coscienza nei paesi dove
l'obiezione di coscienza è riconosciuta legittima, ogni altro servizio
sostitutivo di quello militare obbligatorio;
c. ogni servizio richiesto in caso di crisi o di calamità che minacciano la vita o il benessere della comunità;
d. ogni lavoro o servizio che fa parte dei normali doveri civici.


5. Diritto alla libertà e alla sicurezza. -
1. Ogni
persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere
privato della libertà, salvo che nei casi seguenti e nei modi
prescritti dalla legge:

a. se è detenuto regolarmente in seguito a condanna da parte di un tribunale competente;
b.
se è in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione di un
provvedimento emesso, conformemente alla legge, da un tribunale o per
garantire l'esecuzione di un obbligo prescritto dalla legge;
c. se è
stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all'autorità
giudiziaria competente, quando vi sono ragioni plausibili per
sospettare che egli abbia commesso un reato o vi sono motivi fondati
per ritenere che sia necessario impedirgli di commettere un reato o di
fuggire dopo averlo commesso;
d. se si tratta della detenzione
regolare di un minore decisa per sorvegliare la sua educazione o della
sua detenzione regolare al fine di tradurlo dinanzi all'autorità
competente;
e. se si tratta della detenzione regolare di una persona
suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di un alienato, di
un alcolizzato, di un tossicomane o di un vagabondo;
f. se si tratta
dell'arresto o della detenzione regolari di una persona per impedirle
di entrare irregolarmente nel territorio, o di una persona contro la
quale è in corso un procedimento d'espulsione o d'estradizione.

2. Ogni persona arrestata deve essere informata, al più presto e in
una lingua a lei comprensibile, dei motivi dell'arresto e di ogni
accusa elevata a suo carico.

3. Ogni persona arrestata o detenuta, conformemente alle condizioni
previste dal paragrafo 1 (c) del presente articolo, deve essere
tradotta al più presto dinanzi ad un giudice o ad un altro magistrato
autorizzato dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto
di essere giudicata entro un termine ragionevole o di essere messa in
libertà durante la procedura. La scarcerazione può essere subordinata
ad una garanzia che assicuri la comparizione della persona all'udienza.

4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione
ha il diritto di presentare un ricorso ad un tribunale, affinché decida
entro breve termine sulla legittimità della sua detenzione e ne ordini
la scarcerazione se la detenzione è illegittima.

5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione ad
una delle disposizioni di questo articolo ha diritto ad una riparazione.


6. Diritto ad un processo equo.
1. Ogni persona ha
diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed
entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale,
costituito per legge, il quale deciderà sia delle controversie sui suoi
diritti e doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni
accusa penale che le venga rivolta. La sentenza deve essere resa
pubblicamente, ma l'accesso alla sala d'udienza può essere vietato alla
stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell'interesse
della morale, dell'ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una
società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la
protezione della vita privata delle parti in causa, o nella misura
giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze
speciali la pubblicità può pregiudicare gli interessi della giustizia.

2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.

3. In particolare, ogni accusato ha diritto a :

a. essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a
lui comprensibile e in un modo dettagliato, della natura e dei motivi
dell'accusa elevata a suo carico;
b. disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa;
c.
difendersi personalmente o avere l'assistenza di un difensore di sua
scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere
assistito gratuitamente da un avvocato d'ufficio, quando lo esigono gli
interessi della giustizia;
d. esaminare o far esaminare i testimoni
a carico ed ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni a
discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico;
e. farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata all'udienza.


7. Nullum crimen sine lege. -
1. Nessuno può essere
condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è
stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o
internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave
di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso.

2. Il presente articolo non ostacolerà il giudizio e la condanna di
una persona colpevole di una azione o di una omissione che, al momento
in cui è stata commessa, era un crimine secondo i principi generale di
diritto riconosciuti dalle nazioni civili.


8. Diritto alla rispetto della vita privata e familiare. -
1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.

2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio
di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e
costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria
per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere
economico del paese, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei
reati, per la protezione della salute o della morale, o per la
protezione dei diritti e delle libertà altrui.


9. Libertà di pensiero, di coscienza e di religione. -
1.
Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di
religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o
credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il
proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in
privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza
dei riti.

2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo
non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono
stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società
democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell'ordine,
della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e
della libertà altrui.


10 - Libertà di espressione. -
1. Ogni persona ha
diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà
d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee
senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e
senza considerazione di frontiera. Il presente articolo non impedisce
agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di
radiodiffusione, di cinema o di televisione.

2. L'esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e
responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni,
restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che
costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la
sicurezza nazionale, per l'integrità territoriale o per la pubblica
sicurezza, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei reati,
per la protezione della salute o della morale, per la protezione della
reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di
informazioni riservate o per garantire l'autorità e l'imparzialità del
potere giudiziario.


11. Libertà di riunione e di associazione. -
1. Ogni
persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà
d'associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla
costituzione di sindacati e di aderire ad essi per la difesa dei propri
interessi.

2. L'esercizio di questi diritti non può essere oggetto di
restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e
costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la
sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per la difesa
dell'ordine e la prevenzione dei reati, per la protezione della salute
o della morale e per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.
Il presente articolo non vieta che restrizioni legittime siano imposte
all'esercizio di questi diritti da parte dei membri delle forze armate,
della polizia o dell'amministrazione dello Stato.


12. Diritto al matrimonio. -
Uomini e donne, in età
matrimoniale, hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia
secondo le leggi nazionali che regolano l'esercizio di tale diritto.


13. Diritto a un ricorso effettivo. -
Ogni persona i
cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione
siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad
un'istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da
persone che agiscono nell'esercizio delle loro funzioni ufficiali.


14. Divieto di discriminazione. -
Il godimento dei
diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve
essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle
fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le
opinioni politiche o di altro genere, l'origine nazionale o sociale,
l'appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o
ogni altra condizione.


15. Deroga in caso di stato d’urgenza. -
1. In caso
di guerra o in caso di altro pericolo pubblico che minacci la vita
della nazione, ogni Alta Parte Contraente può prendere misure in deroga
agli obblighi previsti dalla presente Convenzione, nella stretta misura
in cui la situazione lo richieda e a condizione che tali misure non
siano in contraddizione con gli altri obblighi derivanti dal diritto
internazionale.

2. La disposizione precedente non autorizza alcuna deroga
all'articolo 2, salvo per il caso di decesso causato da legittimi atti
di guerra, e agli articoli 3, 4 (paragrafo 1) e 7.

3. Ogni Alta Parte Contraente che eserciti tale diritto di deroga
tiene informato nel modo più completo il Segretario Generale del
Consiglio d'Europa sulle misure prese e sui motivi che le hanno
determinate. Deve ugualmente informare il Segretario Generale del
Consiglio d'Europa della data in cui queste misure cessano d'essere in
vigore e in cui le disposizioni della Convenzione riacquistano piena
applicazione.


16. Restrizioni all’attività politica degli stranieri. -
Nessuna
delle disposizioni degli articoli 10, 11 e 14 può essere considerata
come un divieto per le Alte Parti Contraenti di porre restrizioni
all'attività politica degli stranieri.


17. Divieto di abusi di diritti. -
Nessuna
disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come
implicante il diritto per uno Stato, un gruppo o un individuo di
esercitare un'attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei
diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione o porre
a questi diritti e a queste libertà limitazioni più ampie di quelle
previste in detta Convenzione.


18. Limiti alla restrizione dei diritti. -
Le
restrizioni che, in base alla presente Convenzione, sono poste a detti
diritti e libertà possono essere applicate solo allo scopo per cui sono
state previste.


TITOLO II -Corte europea dei Diritti dell'Uomo


19. Istituzione della Corte. -
Per assicurare il
rispetto degli impegni derivanti alle Alte Parti contraenti dalla
presente Convenzione e dai suoi protocolli, è istituita una Corte
europea dei Diritti dell'Uomo, di seguito denominata «la Corte». Essa
funziona in maniera permanente.


20. Numero di giudici. -
La Corte si compone di un numero di giudici eguale a quello delle Alte Parti contraenti.


21. Condizioni per l'esercizio delle funzioni. -
1. I
giudici devono godere della più alta considerazione morale e possedere
i requisiti richiesti per l'esercizio delle più alte funzioni
giudiziarie, o essere dei giureconsulti di riconosciuta competenza.

2. I giudici siedono alla Corte a titolo individuale.

3. Per tutta la durata del loro mandato, i giudici non possono
esercitare alcuna attività incompatibile con le esigenze di
indipendenza, di imparzialità o di disponibilità richieste da una
attività esercitata a tempo pieno. Ogni problema che sorga
nell'applicazione di questo paragrafo è deciso dalla Corte.


22 - Elezione dei giudici. -
1. I giudici sono eletti
dall'Assemblea parlamentare a titolo di ciascuna Alta Parte contraente
a maggioranza dei voti espressi su una lista di tre candidati
presentata dall'Alta Parte contraente.

2. La stessa procedura è seguita per completare la Corte nel caso in
cui altre Parti contraenti aderiscano e per provvedere ai seggi
divenuti vacanti.


23 - Durata del mandato.
1. I giudici sono eletti per
un periodo di sei anni. Essi sono rieleggibili. Tuttavia, per quanto
concerne i giudici designati con la prima elezione, i mandati di una
metà di essi scadranno al termine dei tre anni.

2. I giudici il cui mandato scade al termine del periodo iniziale di
tre anni sono estratti a sorte dal Segretario Generale del Consiglio
d'Europa, immediatamente dopo la loro elezione.

3. Al fine di assicurare nella misura del possibile il rinnovo dei
mandati di una metà dei giudici ogni tre anni, l'Assemblea parlamentare
può, prima di procedere ad ogni ulteriore elezione, decidere che uno o
più mandati dei giudici da eleggere abbiano una durata diversa da
quella di sei anni, senza tuttavia che questa durata possa eccedere
nove anni o essere inferiori a tre anni.

4. Nel caso in cui si debbano conferire più mandati e l'Assemblea
parlamentare applichi il paragrafo precedente, la ripartizione dei
mandati avviene mediante estrazione a sorte effettuata dal Segretario
generale del Consiglio d'Europa immediatamente dopo l'elezione.

5. Il giudice eletto in sostituzione di un giudice che non abbia
completato il periodo delle sue funzioni, rimane in carica fino alla
scadenza del periodo di mandato del suo predecessore.

6. Il mandato dei giudici termina quando essi raggiungono l'età di 70 anni.

7. I giudici restano in funzione fino a che i loro posti non siano
ricoperti. Tuttavia essi continuano a trattare le cause di cui sono
stati già stati investiti.


24 - Revoca. -
Un giudice può essere sollevato dalle
sue funzioni solo se gli altri giudici decidono, a maggioranza dei due
terzi, che ha cessato di rispondere ai requisiti richiesti.


25. - Ufficio di cancelleria e referendari. -
La
Corte dispone di un Ufficio di cancelleria i cui compiti e la cui
organizzazione sono stabiliti dal regolamento della Corte. Essa è
assistita da referendari.


26. - Assemblea plenaria della Corte. -
La corte riunita in Assemblea plenaria:

a) elegge per un periodo di tre anni il suo presidente ed uno o due vice-presidenti; essi sono rieleggibili;
b) costituisce Camere per un determinato periodo;
c) elegge i presidenti delle Camere della Corte che sono rieleggibili;
d) adotta il regolamento della Corte;
e) elegge il cancelliere ed uno o più vice-cancellieri.


27. - Comitati, Camere e grande Camera. -
1. Per la
trattazione di ogni affare che le viene sottoposto, la Corte si
costituisce in un comitato di tre giudici, in una Camera composta da
sette giudici ed in una grande Camera di diciassette giudici. Le Camere
della Corte istituiscono i comitati per un determinato periodo.

2. Il giudice eletto a titolo di uno Stato Parte alla controversia è
membro di diritto della Camera e della grande Camera; in caso di
assenza di questo giudice, o se egli non è in grado di svolgere la sua
funzione, lo Stato Parte nomina una persona che siede in qualità di
giudice.

3. Fanno altresì parte della Grande Camera il presidente della
Corte, i vice-presidenti, i presidenti delle Camere e altri giudici
designati in conformità con il regolamento della Corte. Se la
controversia è deferita alla grande Camera ai sensi dell'articolo 43,
nessun giudice della Camera che ha pronunciato la sentenza può essere
presente nella grande Camera, ad eccezione del presidente della Camera
e del giudice che siede a titolo dello Stato Parte interessato.


28. - Dichiarazioni di irrecevibilità da parte dei comitati. -
Un
comitato può, con voto unanime, dichiarare irricevibile o cancellare
dal ruolo un ricorso individuale presentato ai sensi dell'articolo 34
quando tale decisione può essere adottata senza un esame complementare.
La decisione è definitiva.


29. - Decisioni delle Camere sulla ricevibilità ed il merito. -
1.
Se nessuna decisione è stata adottata ai sensi dell'articolo 28, una
delle Camere si pronuncia sulla irrecevibilità e sul merito dei ricorsi
individuali presentati ai sensi dell'articolo 34.

2. Una delle Camere si pronuncia sulla ricevibilità e sul merito dei ricorsi governativi presentati in virtù dell'articolo 33.

3. Salvo diversa decisione della Corte in casi eccezionali, la decisione sulla ricevibilità è adottata separatamente.


30. - Dichiarazione d'incompetenza a favore della Grande Camera. -
Se
la questione oggetto del ricorso all'esame di una Camera solleva gravi
problemi di interpretazione della Convenzione o dei suoi protocolli, o
se la sua soluzione rischia di condurre ad una contraddizione con una
sentenza pronunciata anteriormente dalla Corte, la Camera, fino a
quando non abbia pronunciato la sua sentenza, può spogliarsi della
propria competenza a favore della Grande Camera a meno che una delle
Parti non vi si opponga.


31 - Competenze della Grande Camera. -
La Grande Camera:

a) si pronuncia sui ricorsi presentati ai sensi dell'articolo 33 o
dell'articolo 34 quando il caso le sia stato deferito dalla Camera ai
sensi dell'articolo 30 o quando il caso le sia stato deferito ai sensi
dell'articolo 43; e
b) esamina le richieste di pareri consultivi presentate ai sensi dell'articolo 47.


32 - Competenza della Corte. -
1. La competenza della
Corte si estende a tutte le questioni concernenti l'interpretazione e
l'applicazione della Convenzione e dei suoi protocolli che siano
sottoposte ad essa nelle condizioni previste dagli articoli 33, 34 e 37.

2. In caso di contestazione sulla questione della propria competenza, è la Corte che decide.


33 - Ricorsi interstatali. -
Ogni Alta Parte
contraente, può deferire alla Corte ogni inosservanza delle
disposizioni della Convenzione e dei suoi protocolli che essa ritenga
possa essere imputata ad un'altra Parte contraente.


34 - Ricorsi individuali.
La Corte può essere
investita di una domanda fatta pervenire da ogni persona fisica, ogni
organizzazione non governativa o gruppo di privati che pretenda
d'essere vittima di una violazione da parte di una delle Alte Parti
contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi
protocolli. Le Alte Parti contraenti si impegnano a non ostacolare con
alcuna misura l'effettivo esercizio efficace di tale diritto.


35 - Condizioni di ricevibilità.
1. La Corte non può
essere adita se non dopo l'esaurimento delle vie di ricorso interne,
qual è inteso secondo i princìpi di diritto internazionale generalmente
riconosciuti ed entro un periodo di sei mesi a partire dalla data della
decisione interna definitiva.

2. La Corte non ritiene alcuna domanda singola avanzata sulla base dell'art. 34, se:

a) è anonima; oppure
b) è essenzialmente la stessa di una
precedentemente esaminata dalla Corte o già sottoposta ad un'altra
istanza internazionale d'inchiesta o di regolamentazione e non contiene
fatti nuovi.

3. La Corte dichiara irricevibile ogni singola domanda avanzata
sulla base dell'art. 34 quand'essa giudichi tale domanda incompatibile
con le disposizioni della Convenzione o dei suoi protocolli,
manifestamente infondata o abusiva.

4. La Corte respinge ogni domanda che consideri irricevibile in
applicazione del presente articolo. Essa può procedere in tal modo in
ogni fase della procedura.


36 - Intervento di terzi. -
1. Per qualsiasi
questione all'esame di una Camera e o della Grande Camera, un'Alta
Parte contraente in cui un cittadino sia ricorrente ha diritto di
presentare osservazioni per iscritto e di partecipare alle udienze.

2. Nell'interesse di una corretta amministrazione della giustizia,
il presidente della Corte può invitare ogni Alta Parte, contraente che
non è parte in causa o ogni persona interessata diversa dal ricorrente
a presentare osservazioni per iscritto o a partecipare alle udienze.


37 - Cancellazione. -
1. In ogni momento della
procedura la Corte può decidere di cancellare un ricorso dal ruolo
quando le circostanze consentono di concludere:

a) che il ricorrente non intende mantenerlo; oppure
b) che la controversia è stata risolta; oppure
c) che non è più giustificato, per ogni altro motivo di cui la Corte accerta l'esistenza, proseguire l'esame del ricorso.

Tuttavia la Corte prosegue l'esame del ricorso qualora ciò sia
richiesto dal rispetto dei Diritti dell'Uomo garantiti dalla
Convenzione e dai suoi protocolli.

2. La Corte può decidere di riscrivere il ricorso sul ruolo quando ritenga che ciò è giustificato dalle circostanze.


38. - Esame in contraddittorio del caso e procedura di composizione amichevole. -
1. Quando dichiara che il ricorso è ricevibile, la Corte:

a) procede all'esame della questione in contraddittorio con i
rappresentanti delle Parti e, se del caso, ad un'inchiesta per la quale
tutti gli Stati interessati forniranno tutte le facilitazioni
necessarie ai fini della sua efficace conduzione;
b) si mette a
disposizione degli interessati per pervenire ad una regolamentazione
amichevole della controversia sulla base del rispetto dei Diritti
dell'Uomo come riconosciuti dalla Convenzione e dai suoi protocolli.

2. La procedura descritta al paragrafo 1.b è riservata.


39 - Ottenimento di una composizione amichevole. -
Se
consegue una regolamentazione amichevole, la Corte cancella il ricorso
dal ruolo mediante una decisione che si limita ad una breve esposizione
dei fatti e della soluzione adottata.


40. - Udienza pubblica e accesso ai documenti.
1. L'udienza è pubblica a meno che la Corte non decida diversamente a causa di circostanze eccezionali.

2. I documenti depositati presso l'Ufficio di cancelleria sono
accessibili al pubblico a meno che il presidente della Corte non decida
diversamente.


41. - Equa soddisfazione. -
Se la Corte dichiara che
vi è stata violazione della Convenzione o dei suoi protocolli e se il
diritto interno dell'Alta Parte contraente non permette che in modo
incompleto di riparare le conseguenze di tale violazione, la Corte
accorda, quando è il caso, un'equa soddisfazione alla parte lesa.


42. - Sentenza delle Camere. -
Le sentenze delle Camere divengono definitive in conformità con le disposizioni dell'articolo 44, paragrafo 2.


43. - Rinvio dinanzi alla Grande Camera. -
1. Entro
un termine di tre mesi a decorrere dalla data della sentenza di una
Camera, ogni Parte alla controversia può, in casi eccezionali, chiedere
che il caso sia rinviato dinanzi alla Grande Camera.

2. Un Collegio di cinque giudici della Grande Camera accoglie la
domanda quando la questione oggetto del ricorso solleva gravi problemi
di interpretazione o di applicazione della Convenzione o dei suoi
protocolli o di carattere generale.

3. Quando il Collegio ha accolto la domanda, la Grande Camera si pronuncia sul caso mediante una sentenza.


44. - Sentenze definitive. -
1. La sentenza della Grande Camera è definitiva.

2. La sentenza di una Camera diviene definitiva:

a) quando le Parti dichiarano che non richiederanno il rinvio del caso dinanzi alla Grande Camera; oppure
b) tre mesi dopo la data della sentenza, se non è stato richiesto il rinvio del caso dinanzi alla Grande Camera; oppure
c) se il Collegio della Grande Camera respinge una richiesta di rinvio formulata secondo l'art. 43.

3. La sentenza definitiva è pubblicata.


45. - Motivazione delle sentenze e delle decisioni. -
1. Le sentenze e le decisioni che dichiarano i ricorsi ricevibili o non ricevibili devono essere motivate.

2. Se la sentenza non esprime in tutto o in parte l'opinione unanime
dei giudici, ogni giudice avrà diritto di unirvi l'esposizione della
sua opinione individuale.


46. - Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze. -
1.
Le Alte Parti contraenti s'impegnano a conformarsi alle sentenze
definitive della Corte nelle Controversie nelle quali sono Parti.

2. La sentenza definitiva della Corte è trasmessa al Comitato dei Ministri che ne sorveglia l'esecuzione.


47. - Pareri consultivi. -
1. La Corte può, su
richiesta del Comitato dei Ministri, fornire pareri consultivi su
questioni giuridiche relative all'interpretazione della Convenzione e
dei suoi protocolli.

2. Tali pareri non devono vertere su questioni inerenti al contenuto
o alla portata dei diritti e libertà definiti nel Titolo I della
Convenzione e nei protocolli, né su altre questioni che la Corte o il
Comitato dei Ministri si troverebbero a dover giudicare per via della
presentazione di un ricorso previsto dalla Convenzione.

3. La decisione del Comitato dei Ministri di chiedere un parere alla
Corte è adottata con un voto di maggioranza dei rappresentanti che
hanno il diritto di avere un saggio al Comitato.


48. - Competenza consultiva della Corte. -
La Corte
decide se la domanda di parere consultivo presentata dal Comitato dei
Ministri è di sua competenza secondo l'articolo 47.


49. - Motivazione dei pareri consultivi. -
1. Il parere della Corte è motivato.

2. Se il parere non esprime in tutto o in parte l'opinione unanime
dei giudici, ogni giudice avrà diritto di unirvi l'esposizione della
sua opinione individuale.

3. Il parere della Corte è trasmesso al Comitato dei Ministri.

50. - Spese di funzionamento della Corte. -
Le spese di funzionamento della Corte sono a carico del Consiglio d'Europa.


51. - Privilegi ed immunità dei giudici. -
I giudici
beneficiano durante l'esercizio delle loro funzioni dei privilegi e
delle immunità previste all'articolo 40 dello Statuto del Consiglio
d'Europa e negli accordi conclusi a titolo di detto articolo.