Legge 25 ottobre 1977, n. 881 (1)


Legge 25 ottobre 1977, n. 881 (1) - Ratifica ed esecuzione del patto
internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali,
nonché del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,
con protocollo facoltativo, adottati e aperti alla firma a New York
rispettivamente il 16 e il 19 dicembre 1966 (2).

(1) Pubblicata nel Suppl. ord. alla Gazz. Uff. 7 dicembre 1977, n. 333.
(2) Dei presenti patti si riporta soltanto il testo della traduzione non ufficiale.

1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i
seguenti atti internazionali, adottati e aperti alla firma a New York
rispettivamente il 16 e il 19 dicembre 1966:

a) patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali;
b) patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;
c) protocollo facoltativo al patto internazionale relativo ai diritti civili e politici.

2. Piena ed intera esecuzione è data agli atti internazionali di cui
all'articolo precedente a decorrere dalla loro entrata in vigore in
conformità rispettivamente agli articoli 27, 49 e 9 degli atti stessi.

3. L'espressione, «arestation ou détention illegales» contenuta nel
paragrafo 5 dell'articolo 9 del patto relativo ai diritti civili e
politici, deve essere interpretata come riferita esclusivamente agli
arresti o detenzioni contrarie alle disposizioni del paragrafo 1 dello
Stesso articolo 9.

4. L'ultima frase del paragrafo 1 dell'articolo 15 del patto
relativo ai diritti civili e politici «Si postérieurement à cette
infraction, la loi prevoit l'application d'une peine plus légère, le
delinquant doit en bénéficier» deve essere interpretata come riferita
esclusivamente alle procedure ancora in corso.
Conseguentemente,
un individuo già condannato con sentenza passata in giudicato non potrà
beneficiare di una legge, che posteriormente alla sentenza stessa,
prevede la applicazione di una pena più lieve.

TRADUZIONE NON UFFICIALE

N.B. - I testi facenti fede sono unicamente quelli indicati nel patto, fra cui il testo in lingua francese.
Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali

PREAMBOLO

Gli Stati parti del presente Patto,
Considerato che, in
conformità ai principi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite, il
riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia
umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il
fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Riconosciuto che questi diritti derivanno dalla dignità inerente alla persona umana;
Riconosciuto
che, in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
l'ideale dell'essere umano libero, che goda della libertà dal timore e
dalla miseria, può essere conseguito soltanto se vengono create
condizioni le quali permettano ad ognuno di godere dei propri diritti
economici, sociali e culturali, nonché dei propri diritti civili e
politici;
Considerato che lo Statuto delle Nazioni Unite impone agli
Stati l'obbligo di promuovere il rispetto e l'osservanza universale dei
diritti e delle libertà dell'uomo;
Considerato infine che
l'individuo, in quanto ha dei doveri verso gli altri e verso la
collettività alla quale appartiene, è tenuto a sforzarsi di promuovere
e di rispettare i diritti riconosciuti nel presente Patto;
Hanno convenuto quanto segue:

PARTE PRIMA

Articolo 1
1. Tutti i popoli hanno il diritto di
autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono
liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro
sviluppo economico, sociale e culturale.
2. Per raggiungere i loro
fini, tutti i popoli possono disporre liberamente delle proprie
ricchezze e delle proprie risorse naturali, senza pregiudizio degli
obblighi derivanti dalla cooperazione economica internazionale, fondata
sul principio del mutuo interesse, e dal diritto internazionale. In
nessun caso un popolo può essere privato dei propri mezzi di
sussistenza.
3. Gli Stati parti del presente Patto, ivi compresi
quelli che sono responsabili dell'amministrazione di territori non
autonomi e di territori in amministrazione fiduciaria, debbono
promuovere l'attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e
rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello Statuto
delle Nazioni Unite.

PARTE SECONDA

Articolo 2
1. Ciascuno degli Stati parti del presente Patto si
impegna ad operare, sia individualmente sia attraverso l'assistenza e
la cooperazione internazionale, specialmente nel campo economico e
tecnico, con il massimo delle risorse di cui dispone, al fine di
assicurare progressivamente con tutti i mezzi appropriati, compresa in
particolare l'adozione di misure legislative, la piena attuazione dei
diritti riconosciuti nel presente Patto.
2. Gli Stati parti del
presente Patto si impegnano a garantire che i diritti in esso enunciati
verrano esercitati senza discriminazione alcuna, sia essa fondata sulla
razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l'opinione
politica o qualsiasi altra opinione, l'origine nazionale o sociale, la
condizione economica, la nascita o qualsiasi altra condizione.
3. I
Paesi in via di sviluppo, tenuto il debito conto dei diritti dell'uomo
e delle rispettive economie nazionali, possono determinare in quale
misura essi garantiranno a individui non aventi la loro cittadinanza i
diritti economici riconosciuti nel Presente Patto.

Articolo 3
Gli Stati parti del presente Patto si impegnano a
garantire agli uomini e alle donne la parità giuridica nel godimento di
tutti i diritti economici, sociali e culturali enunciati nel presente
Patto.

Articolo 4
Gli Stati parti del presente Patto riconoscono che,
nell'assicurare il godimento dei diritti in conformità del presente
Patto, lo Stato potrà asseggettarli esclusivamente a quei limiti che
siano stabiliti per legge, soltanto nella misura in cui ciò sia
compatibile con la natura di tali diritti e unicamente allo scopo di
promuovere il benessere generale in una società democratica.

Articolo 5
1. Nessuna disposizione del Presente Patto può essere
interpretata nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato,
gruppo o individuo di intraprendere attività o di compiere atti miranti
a sopprimere uno dei diritti o delle libertà riconosciuti nel presente
Patto ovvero a limitarlo in misura maggiore di quanto è previsto nel
Patto stesso.
2. Nessuna restrizione o deroga a diritti fondamentali
dell'uomo, riconosciuti o vigenti in qualsiasi Paese in virtù di leggi,
convenzioni regolamenti o consuetudini, può essere ammessa con il
pretesto che il presente Patto non li riconosce in minor misura.

PARTE TERZA

Articolo 6
1. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il
diritto al lavoro, che implica il diritto di ogni individuo di ottenere
la possibilità di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente scelto
od accettato, e prenderanno le misure appropriate per garantire tale
diritto.
2. Le misure che ciascuno degli Stati parti del presente
Patto dovrà prendere per assicurare la piena attuazione di tale diritto
comprenderanno programmi di orientamento e formazione tecnica e
professionale, nonché l'elaborazione di politiche e di tecniche atte ad
assicurare un costante sviluppo economico, sociale e culturale ed un
pieno impiego produttivo in condizioni che salvaguardino le
fondamentali libertà politiche ed economiche degli individui.

Articolo 7
Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il
diritto di ogni individuo di godere di giuste e favorevoli condizioni
di lavoro, le quali garantiscano in particolare:

a) la remunerazione che assicuri a tutti i lavoratori, come minimo:

i) un equo salario ed una uguale remunerazione per un lavoro di
eguale valore, senza distinzione di alcun genere; in particolare devo
no essere garantite alle donne condizioni di lavoro non inferiori a
quelle godute dagli uomini, con una eguale remunerazione per un eguale
lavoro;
ii) un'esistenza decorosa per essi e per le loro famiglie in conformità delle disposizioni del presente Patto;

b) la sicurezza e l'igiene del lavoro;
c) la possibilità uguale
per tutti di essere promossi, nel rispettivo lavoro, alla categoria
superiore appropriata, senza altra considerazione che non sia quella
dell'anzianità di servizio e delle attitudini personali;
d) il
riposo, gli svaghi, una ragionevole limitazione delle ore di lavoro, e
le ferie periodiche retribuite, nonché la remunerazione per i giorni
festivi.

Articolo 8
1. Gli Stati parti del presente Patto si impegnano a garantire:

a) il diritto di ogni individuo di costituire con altri dei
sindacati e di aderire al sindacato di sua scelta, fatte salve soltanto
le regole stabilite dall'organizzazione interessata, al fine di
promuovere e tutelare i propri interessi economici e sociali.
L'esercizio di questo diritto non può essere sottoposto a restrizioni
che non siano stabilite dalla legge e che non siano necessarie, in una
società democratica, nell'interesse della sicurezza nazionale o
dell'ordine pubblico o per la protezione dei diritti e delle libertà
altrui;
b) il diritto del sindacati di formare federazioni o
confederazioni nazionali e il diritto di queste di costituire
organizzazioni sindacali internazionali o di aderirvi;
c) il diritto
dei sindacati di esercitare liberamente la loro attività, senza altre
limitazioni che quelle stabilite dalla legge e che siano necessarie in
una società democratica nell'interesse della sicurezza nazionale o
dell'ordine pubblico o per la protezione dei diritti e delle libertà
altrui;
d) il diritto di sciopero, purché esso venga esercitato in conformità delle leggi di ciascun Paese.

2. Il presente articolo non impedisce di imporre restrizioni legali
all'esercizio di questi diritti da parte dei membri delle forze armate,
della polizia o dell'amministrazione pubblica.
3. Nessuna
disposizione del presente articolo autorizza gli Stati parti della
Convenzione del 1948 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro,
concernente la libertà sindacale e la tutela del diritto sindacale, ad
adottare misure legislative che portino pregiudizio alle garanzie
previste dalla menzionata Convenzione, o ad applicare le loro leggi in
modo da causare tale pregiudizio.

Articolo 9
Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il
diritto di ogni individuo alla sicurezza sociale, ivi comprese le
assicurazioni sociali.

Articolo 10
Gli Stati parti del presente Patto riconoscono che:

1. La protezione e l'assistenza più ampia che sia possibile devono
essere accordate alla famiglia, che è il nucleo naturale e fondamentale
della società, in particolare per la sua costituzione e fin quando essa
abbia la responsabilità del mantenimento e dell'educazione di figli a
suo carico. Il matrimonio deve essere celebrato con il libero consenso
dei futuri coniugi.
2. Una protezione speciale deve essere accordata
alle madri per un periodo di tempo ragionevole prima e dopo il parto.
Le lavoratrici madri dovranno beneficiare, durante tale periodo, di un
congedo retribuito o di un congedo accompagnato da adeguate prestazioni
di sicurezza sociale.
3. Speciali misure di protezione e di
assistenza devono essere prese in favore di tutti i fanciulli e gli
adolescenti senza discriminazione alcuna per ragione di filiazione o
per altre ragioni. I fanciulli e gli adolescenti devono essere protetti
contro lo sfruttamento economico e sociale. Il loro impiego in lavori
pregiudizievoli per la loro moralità o per la loro salute, pericolosi
per la loro vita, o tali da nuocere al loro normale sviluppo, deve
essere punito dalla legge. Gli Stati devono altresì fissare limiti di
età al di sotto dei quali il lavoro salariato di manodopera infantili e
sarà vietato e punito dalla legge.

Articolo 11
1. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il
diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per
la propria famiglia, che includa un'alimentazione, un vestiario, ed un
alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie
condizioni di vita. Gli Stati parti prenderanno misure idonee ad
assicurare l'attuazione di questo diritto, e riconoscono a tal fine
l'importanza essenziale della cooperazione internazionale, basata sul
libero consenso.
2. Gli Stati parti del presente Patto, riconoscendo
il diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà dalla fame,
adotteranno, individualmente e attraverso la cooperazione
internazionale, tutte le misure, e fra queste anche programmi concreti,
che siano necessarie:

a) per migliorare i metodi di produzione, di conservazione e di
distribuzione delle derrate alimentari mediante la piena applicazione
delle conoscenze tecniche e scientifiche, la diffusione di nozioni
relative ai principi della nutrizione, e lo sviluppo o la riforma dei
regimi agrari, in modo da conseguire l'accrescimento e l'utilizzazione
più efficaci delle risorse naturali;
b) per assicurare un'equa
distribuzione delle risorse alimentari mondiali in relazione ai
bisogni, tenendo conto dei problemi tanto dei Paesi importatori quanto
dei Paesi esportatori di derrate alimentari.

Articolo 12
1. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il
diritto di ogni individuo a godere delle migliori condizioni di salute
fisica e mentale che sia in grado di conseguire.
2. Le misure che
gli Stati parti del presente Patto dovranno prendere per assicurare la
piena attuazione di tale diritto comprenderanno quelle necessarie ai
seguenti fini:

a) la diminuzione del numero dei nati-morti e della mortalità infantile, nonché il sano sviluppo dei fanciulli;
b) il miglioramento di tutti gli aspetti della igiene ambientale e industriale;
c) la profilassi, la cura e il controllo delle malattie epidemiche, endemiche, professionali e d'altro genere;
d) la creazione di condizioni che assicurino a tutti servizi medici e assistenza medica in caso di malattia.

Articolo 13
1. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il
diritto di ogni individuo all'istruzione. Essi convengono sul fatto che
l'istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e
del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto per i diritti
dell'uomo e le libertà fondamentali. Essi convengono inoltre che
l'istruzione deve porre tutti gli individui in grado di partecipare in
modo effettivo alla vita di una società libera, deve promuovere la
comprensione, la tolleranza e l'amicizia fra tutte le nazioni e tutti i
gruppi razziali, etnici o religiosi ed incoraggiare lo sviluppo delle
attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
2. Gli Stati parti del presente Patto, al fine di assicurare la piena attuazione di questo diritto, riconoscono che:

a) l'istruzione primaria deve essere obbligatoria e accessibile gratuitamente a tutti;
b)
l'istruzione secondaria nelle sue diverse forme, inclusa l'istruzione
secondaria tecnica e professionale, deve essere resa generale ed
accessibile a tutti con ogni mezzo a ciò idoneo, ed in particolare
mediante l'instaurazione progressiva dell'istruzione gratuita;
c)
l'istruzione superiore deve essere resa accessibile a tutti su un piano
d'uguaglianza, in base alle attitudini di ciascuno, con ogni mezzo a
ciò idoneo, ed in particolare mediante l'instaurazione progressiva
dell'istruzione gratuita;
d) l'istruzione di base deve essere
incoraggiata o intensificata nella misura del possibile, a beneficio
degli individui che non hanno ricevuto istruzione primaria o non ne
hanno completato il corso;
e) deve perseguirsi attivamente lo
sviluppo di un sistema di scuole di ogni grado, stabilirsi un adeguato
sistema di borse di studio e assicurarsi un continuo miglioramento
delle condizioni materiali del personale insegnante.

3. Gli Stati parti del presente Patto si impegnano a rispettare la
libertà dei genitori e, ove del caso, dei tutori legali, di scegliere
per i figli scuole diverse da quelle istituite dalle autorità
pubbliche, purché conformi ai requisiti fondamentali che possono essere
prescritti o approvati dallo Stato in materia di istruzione, e di
curare l'educazione religiosa e morale dei figli in conformità alle
proprie convinzioni.
4. Nessuna disposizione di questo articolo sarà
interpretata nel senso di recare pregiudizio alla libertà degli
individui e degli enti di fondare e dirigere istituti di istruzione,
purché i principi enunciati nel 1° paragrafo di questo articolo vengano
rispettati e l'istruzione impartita in tali istituti sia conforme ai
requisiti fondamentali che possano essere prescritti dallo Stato.

Articolo 14
Ogni Stato parte del presente Patto che, al momento
di diventarne parte, non sia stato ancora in grado di assicurare nel
territorio metropolitano o in altri territori soggetti alla sua
giurisdizione, l'obbligatorietà e la gratuità della istruzione
primaria, si impegna a elaborare ed approvare, entro due anni, un piano
particolareggiato di misure al fine di applicare progressivamente, in
un ragionevole numero di anni fissato dal piano stesso, il principio
dell'istruzione primaria obbligatoria e gratuita per tutti.

Articolo 15
1. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo:

a) a partecipare alla vita culturale;
b) a godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni;
c)
a godere della tutela degli interessi morali e materiali scaturenti da
qualunque produzione scientifica, letteraria o artistica di cui egli
sia l'autore.

2. Le misure che gli Stati parti del presente Patto dovranno
prendere per conseguire la piena attuazione di questo diritto
comprenderanno quelle necessarie per il mantenimento, lo sviluppo e la
diffusione della scienza e della cultura.
3. Gli Stati parti del
presente Patto si impegnano a rispettare la libertà indispensabile per
la ricerca scientifica e l'attività creativa.
4. Gli Stati parti del
presente Patto riconoscono i benefici che risulteranno
dall'incoraggiamento e dallo sviluppo dei contatti e dalla
collaborazione internazionale nei campi scientifico e culturale.

PARTE QUARTA

Articolo 16
1. Gli Stati parti del presente Patto si impegnano a
presentare, in conformità alle disposizioni di questa parte del Patto,
dei rapporti sulle misure che essi avranno preso e sui progressi
compiuti al fine di conseguire il rispetto dei diritti riconosciuti nel
Patto.
2.

a) Tutti i rapporti sono indirizzati al Segretario generale delle
Nazioni Unite, che ne trasmette copie al Consiglio economico e sociale
per esame, in conformità alle disposizioni del presente Patto.
b) Il
Segretario generale delle Nazioni Unite trasmette altresì agli istituti
specializzati copia dei rapporti, o delle parti pertinenti di questi,
inviati dagli Stati parti del presente Patto che siano anche membri di
detti istituti specializzati, in quanto tali rapporti, o parti di
rapporti, riguardino questioni rientranti nella competenza di quegli
istituti ai sensi dei rispettivi statuti.

Articolo 17
1. Gli Stati parti del presente Patto debbono
presentare i loro rapporti a intervalli di tempo, secondo un programma
che verrà stabilito dal Consiglio economico e sociale entro un anno
dall'entrata in vigore del presente Patto, dopo aver consultato gli
Stati parti e gli istituti specializzati interessati.
2. I rapporti
possono indicare i fattori e le difficoltà che influiscano sul grado di
adempimento degli obblighi previsti nel presente Patto.
3. Qualora
informazioni pertinenti siano già state fornite alle Nazioni Unite o ad
un istituto specializzato da uno Stato parte del presente Patto, non
sarà necessario fornire nuovamente tali informazioni, ma sarà
sufficiente un riferimento preciso alle informazioni già date.

Articolo 18
In virtù delle competenze ad esso conferite dallo
Statuto delle Nazioni Unite nel campo dei diritti dell'uomo e delle
libertà fondamentali, il Consiglio economico e sociale può concludere
accordi con gli istituti specializzati, ai fini della presentazione da
parte loro di rapporti sui progressi compiuti nel conseguire il
rispetto delle disposizioni del presente Patto che rientrano
nell'ambito delle loro attività.
Questi rapporti possono includere
ragguagli circa le decisioni e raccomandazioni adottate dagli organi
competenti degli istituti specializzati in merito a tale attuazione.

Articolo 19
Il Consiglio economico e sociale può trasmettere alla
Commissione dei diritti dell'uomo a fini di studio e perché formuli
raccomandazioni di ordine generale o, eventualmente, per informazione,
i rapporti relativi ai diritti dell'uomo presentati dagli Stati in
conformità agli articoli 16 e 17 e i rapporti concernenti i diritti
dell'uomo, presentati dagli istituti specializzati in conformità
all'articolo 18.

Articolo 20
Gli Stati parti del presente Patto e gli istituti
specializzati interessati possono presentare al Consiglio economico e
sociale osservazioni su qualunque raccomandazione d'ordine generale
fatta in base all'articolo 19 o su qualunque menzione di una
raccomandazione d'ordine generale che figuri in un rapporto della
Commissione dei diritti dell'uomo in un documento menzionato in tale
rapporto.

Articolo 21
Il Consiglio economico e sociale può presentare di
quando in quando all'Assemblea generale rapporti contenenti
raccomandazioni di carattere generale e un riassunto delle informazioni
ricevute dagli Stati parti del presente Patto e dagli istituti
specializzati sulle misure prese e sui progressi compiuti nel
conseguire il rispetto generale dei diritti riconosciuti nel presente
Patto.

Articolo 22
Il Consiglio economico e sociale può sottoporre
all'attenzione di altri organi delle Nazioni Unite, dei loro organi
sussidiari e degli istituti specializzati competenti a prestare
assistenza tecnica, qualsiasi questione risultante dai rapporti
menzionati in questa parte del presente Patto, che possa essere utile a
tali organismi per decidere, ciascuno nel proprio ambito di competenza,
sull'opportunità di misure internazionali idonee a contribuire
all'efficace progressiva attuazione del presente Patto.

Articolo 23
Gli Stati parti del presente Patto convengono che le
misure di ordine internazionale miranti all'attuazione dei diritti
riconosciuti nel Patto stesso comprendono, in particolare, la
conclusione di convenzioni, l'adozione di raccomandazioni, la
prestazione di assistenza tecnica e la organizzazione, di concerto con
i governi interessati, di riunioni regionali e di riunioni tecniche a
fini di consultazione e di studio.

Articolo 24
Nessuna disposizione del presente Patto può essere
interpretata in senso lesivo delle disposizioni dello Statuto delle
Nazioni Unite e degli statuti degli istituti specializzati che
definiscono le funzioni rispettive dei vari organi delle Nazioni Unite
e degli istituti specializzati riguardo alle questioni trattate nel
presente Patto.

Articolo 25
Nessuna disposizione del presente Patto può essere
interpretata in senso lesivo del diritto inerente a tutti i popoli di
godere e di disporre pienamente e liberamente delle loro ricchezze e
risorse naturali.

PARTE QUINTA

Articolo 26
1. Il presente Patto è aperto alla firma di ogni
Stato membro delle Nazioni Unite o membro di uno qualsiasi dei loro
istituti specializzati, di ogni Stato parte dello Statuto della Corte
internazionale di giustizia, nonché di qualsiasi altro Stato che sia
invitato dall'Assemblea generali delle Nazioni Unite a divenire parte
del presente Patto.
2. Il presente Patto è soggetto a ratifica. Gli
strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario generale
delle Nazioni Unite.
3. Il presente Patto sarà aperto all'adesione di qualsiasi Stato fra quelli indicati al paragrafo 1 del presente articolo.
4. L'adesione sarà effettuata mediante deposito di uno strumento di adesione presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.
5.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite informerà tutti gli Stati
che abbiano firmato il presente Patto, o che vi abbiano aderito, del
deposito di ogni strumento di ratifica o di adesione.

Articolo 27
1. Il presente Patto entrerà in vigore tre mesi dopo
la data del deposito presso il Segretario generale delle Nazioni Unite
del trentacinquesimo strumento di ratifica o di adesione.
2. Per
ognuno degli Stati che ratificheranno il presente Patto o vi aderiranno
successivamente al deposito del trentacinquesimo strumento di ratifica
o di adesione, il Patto medesimo entrerà in vigore tre mesi dopo la
data del deposito, da parte di tale Stato, del suo strumento di
ratifica o di adesione.

Articolo 28
Le disposizioni del presente Patto si applicano,
senza limitazione o eccezione alcuna, a tutte le unità costitutive
degli Stati federali.

Articolo 29
1. Ogni Stato parte del presente Patto potrà proporre
un emendamento e depositarne il testo presso il Segretario generale
delle Nazioni Unite. Il Segretario generale comunicherà quindi le
proposte di emendamento agli Stati parti del presente Patto, chiedendo
loro di informarlo se sono favorevoli alla convocazione di una
conferenza degli Stati parti per esaminare dette proposte e metterle ai
voti. Se almeno un terzo degli Stati parti si dichiarerà a favore di
tale convocazione, il Segretario generale convocherà la conferenza
sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Ogni emendamento approvato dalla
maggioranza degli Stati presenti e votanti alla conferenza sarà
sottoposto all'approvazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
2.
Gli emendamenti entreranno in vigore dopo essere stati approvati
dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e accettati, in conformità
alle rispettive procedure costituzionali, da una maggioranza di due
terzi degli Stati parti del presente Patto.
3. Quando gli
emendamenti entreranno in vigore, essi saranno vincolanti per gli Stati
parti che li abbiano accettati, mentre gli altri Stati parti rimarranno
vincolati dalle disposizioni del presente Patto e da qualsiasi
emendamento anteriore che essi abbiano accettato.

Articolo 30
Indipendentemente dalle notifiche effettuate ai sensi
del paragrafo 5 dell'articolo 26, il Segretario generale delle Nazioni
Unite informerà tutti gli Stati indicati al paragrafo 1 di detto
articolo:

a) delle firme apposte al presente Patto e degli strumenti di ratifica e di adesione depositati in conformità all'articolo 26;
b)
della data in cui il presente Patto entrerà in vigore, in conformità
all'articolo 27, e della data in cui entreranno in vigore gli
emendamenti ai sensi dell'articolo 29.

Articolo 31
1. Il presente Patto, di cui i testi cinese,
francese, inglese, russo e spagnolo fanno egualmente fede, sarà
depositato negli archivi delle Nazioni Unite.
2. Il Segretario
generale delle Nazioni Unite trasmetterà copie autenticate del presente
Patto a tutti gli Stati indicati all'articolo 2.

IN FEDE DI CHE , i sottoscritti, debitamente autorizzati dai loro
rispettivi Governi, hanno firmato il presente Patto, che e stato aperto
alla firma a New York il 19 dicembre 1966.

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 TRADUZIONE NON UFFICIALE

N.B. - I testi facenti fede sono unicamente quelli indicati nel patto, fra cui il testo in lingua francese.

Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici

PREAMBOLO

Gli Stati parti del presente Patto,
Considerato che, in
conformità ai principi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite, il
riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia
umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il
fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Riconosciuto che questi diritti derivano dalla dignità inerente alla persona umana;
Riconosciuto
che, in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
l'ideale dell'essere umano libero, che goda delle libertà civili e
politiche e della libertà dal timore e dalla miseria, può essere
conseguito soltanto se vengono create condizioni le quali permettano ad
ognuno di godere dei propri diritti civili e politici, nonché dei
propri diritti economici, sociali e culturali;
Considerato che lo
Statuto delle Nazioni Unite impone agli Stati l'obbligo di promuovere
il rispetto e l'osservanza universale dei diritti e delle libertà
dell'uomo;
Considerato infine che l'individuo, in quanto ha dei
doveri verso gli altri e verso la collettività alla quale appartiene, è
tenuto a sforzarsi di promuovere e di rispettare i diritti riconosciuti
nel presente Patto;
Hanno convenuto quanto segue:

PARTE PRIMA

Articolo 1
1. Tutti i popoli hanno il diritto di
autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono
liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro
sviluppo economico, sociale e culturale.
2. Per raggiungere i loro
fini, tutti i popoli possono disporre liberamente delle proprie
ricchezze e delle proprie risorse naturali senza pregiudizio degli
obblighi derivanti dalla cooperazione economica internazionale, fondata
sul principio del mutuo interesse, e dal diritto internazionale. In
nessun caso un popolo può essere privato dei propri mezzi di
sussistenza.
3. Gli Stati parti del presente Patto, ivi compresi
quelli che sono responsabili dell'amministrazione di territori non
autonomi e di territori in amministrazione fiduciaria, debbono
promuovere l'attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e
rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello Statuto
delle Nazioni Unite.

PARTE SECONDA

Articolo 2
1. Ciascuno degli Stati parti del presente Patto si
impegna a rispettare ed a garantire a tutti gli individui che si
trovino sul suo territorio e siano sottoposti alla sua giurisdizione i
diritti riconosciuti nel presente Patto, senza distinzione alcuna, sia
essa fondata sulla razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione,
l'opinione politica o qualsiasi altra opinione, l'origine nazionale o
sociale, la condizione economica, la nascita o qualsiasi altra
condizione.
2. Ciascuno degli Stati parti del presente Patto si
impegna a compiere, in armonia con le proprie procedure costituzionali
e con le disposizioni del presente Patto, i passi necessari per
l'adozione delle misure legislative o d'altro genere che possano
occorrere per rendere effettivi i diritti riconosciuti nel presente
Patto, qualora non vi provvedano già le misure legislative o d'altro
genere, in vigore.
3. Ciascuno degli Stati parti del presente Patto s'impegna a:

a) garantire che qualsiasi persona, i cui diritti o libertà
riconosciuti dal presente Patto siano stati violati, disponga di
effettivi mezzi di ricorso, anche nel caso in cui la violazione sia
stata commessa da persone agenti nell'esercizio delle loro funzioni
ufficiali;
b) garantire che l'autorità competente, giudiziaria,
amministrativa o legislativa, od ogni altra autorità competente ai
sensi dell'ordinamento giuridico dello Stato, decida in merito ai
diritti del ricorrente, e sviluppare le possibilità di ricorso in sede
giudiziaria;
c) garantire che le autorità competenti diano esecuzione a qualsiasi pronuncia di accoglimento di tali ricorsi.

Articolo 3
Gli Stati parti del presente Patto s'impegnano a
garantire agli uomini e alle donne la parità giuridica nel godimento di
tutti i diritti civili e politici enunciati nel presente Patto.

Articolo 4
1. In caso di pericolo pubblico eccezionale, che
minacci l'esistenza della nazione e venga proclamato con atto
ufficiale, gli Stati parti del presente Patto possono prendere misure
le quali deroghino agli obblighi imposti dal presente Patto, nei limiti
in cui la situazione strettamente lo esiga, e purché tali misure non
siano incompatibili con gli altri obblighi imposti agli Stati medesimi
dal diritto internazionale e non comportino una discriminazione fondata
unicamente sulla razza, sul colore, sul sesso, sulla lingua, sulla
religione o sull'origine sociale.
2. La suddetta disposizione non autorizza alcuna deroga agli articoli 6, 7, 8 (paragrafi 1 e 2) 11, 15, 16 e 18.
3.
Ogni Stato parte del presente Patto che si avvalga del diritto di
deroga deve informare immediatamente, tramite il Segretario generale
delle Nazioni Unite, gli altri Stati parti del presente Patto sia delle
disposizioni alle quali ha derogato sia dei motivi che hanno provocato
la deroga. Una nuova comunicazione deve essere fatta, per lo stesso
tramite, alla data in cui la deroga medesima viene fatta cessare.

Articolo 5
1. Nessuna disposizione del presente Patto può essere
interpretata nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato,
gruppo o individuo di intraprendere attività o di compiere atti miranti
a sopprimere uno dei diritti o delle libertà riconosciuti nel presente
Patto ovvero a limitarlo in misura maggiore di quanto è previsto dal
Patto stesso.
2. Nessuna restrizione o deroga a diritti fondamentali
dell'uomo riconosciuti o vigenti in qualsiasi Stato parte del presente
Patto in virtù di leggi, convenzioni, regolamenti o consuetudini, può
essere ammessa col pretesto che il presente Patto non li riconosce o li
riconosce in minor misura.

PARTE TERZA

Articolo 6
1. Il diritto alla vita è inerente alla persona umana.
Questo diritto deve esser protetto dalla legge. Nessuno può essere
arbitrariamente privato della vita.
2. Nei Paesi in cui la pena di
morte non è stata abolita, una sentenza capitale può essere pronunciata
soltanto per i delitti più gravi, in conformità alle leggi vigenti al
momento in cui il delitto fu commesso e purché ciò non sia in contrasto
né con le disposizioni del presente Patto né con la Convenzione per la
prevenzione e la punizione del delitto di genocidio. Tale pena può
essere eseguita soltanto in virtù di una sentenza definitiva, resa da
un tribunale competente.
3. Quando la privazione della vita
costituisce delitto di genocidio, resta inteso che nessuna disposizione
di questo articolo autorizza uno Stato parte del presente Patto a
derogare in alcun modo a qualsiasi obbligo assunto in base alle norme
della Convenzione per la prevenzione e la punizione del delitto di
genocidio.
4. Ogni condannato a morte ha il diritto di chiedere la
grazia o la commutazione della pena. L'amnistia, la grazia o la
commutazione della pena di morte possono essere accordate in tutti i
casi.
5. Una sentenza capitale non può essere pronunciata per
delitti commessi dai minori di 18 anni e non può essere eseguita nei
confronti di donne incinte.
6. Nessuna disposizione di questo
articolo può essere invocata per ritardare o impedire l'abolizione
della pena di morte ad opera di uno Stato parte del presente Patto.

Articolo 7
Nessuno può essere sottoposto alla tortura né a
punizioni o trattamenti crudeli, disumani o degradanti. In particolare,
nessuno può essere sottoposto, senza il suo libero consenso, ad un
esperimento medico o scientifico.

Articolo 8
1. Nessuno può esser tenuto in stato di schiavitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi sono proibite sotto qualsiasi forma.
2. Nessuno può esser tenuto in stato di servitù.
3.

a) nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato od obbligatorio;
b)
la lettera a) del presente paragrafo non può essere interpretata nel
senso di proibire, in quei Paesi dove certi delitti possono essere
puniti con la detenzione accompagnata dai lavori forzati, che sia
scontata una pena ai lavori forzati, inflitta, da un tribunale
competente;
c) l'espressione «lavoro forzato o obbligatorio», ai fini del presente paragrafo, non comprende:

i) qualsiasi lavoro o servizio, diverso da quello menzionato alla
lettera b), normalmente richiesto ad un individuo che sia detenuto in
base a regolare decisione giudiziaria o che, essendo stato oggetto di
una tale decisione, sia in libertà condizionata;
ii) qualsiasi
servizio di carattere militare e, in quei Paesi ove è ammessa
l'obiezione di coscienza, qualsiasi servizio nazionale imposto per
legge agli obiettori di coscienza;
iii) qualsiasi servizio imposto in situazioni di emergenza o di calamità che minacciano la vita o il benessere della comunità;
iv) qualsiasi lavoro o servizio che faccia parte dei normali obblighi civici.

Articolo 9
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla
sicurezza della propria persona. Nessuno può essere arbitrariamente
arrestato o detenuto. Nessuno può essere privato della propria libertà,
se non per i motivi e secondo la procedura previsti dalla legge.
2.
Chiunque sia arrestato deve essere informato, al momento del suo
arresto, dei motivi dell'arresto medesimo, e deve al più presto aver
notizia di qualsiasi accusa mossa contro di lui.
3. Chiunque sia
arrestato o detenuto in base ad un'accusa di carattere penale deve
essere tradotto al più presto dinanzi a un giudice o ad altra autorità
competente per legge ad esercitare funzioni giudiziarie, e ha diritto
ad essere giudicato entro un termine ragionevole, o rilasciato. La
detenzione delle persone in attesa di giudizione non deve costituire la
regola, ma il loro rilascio può essere subordinato a garanzie che
assicurino la comparizione dell'accusato sia ai fini del giudizio, in
ogni altra fase del processo, sia eventualmente, ai fini della
esecuzione della sentenza.
4. Chiunque sia privato della propria
libertà per arresto o detenzione ha diritto a ricorrere ad un
tribunale, affinché questo possa decidere senza indugio sulla legalità
della sua detenzione e, nel caso questa risulti illegale, possa
ordinare il suo rilascio.
5. Chiunque sia stato vittima di arresto o detenzione illegali ha diritto a un indennizzo.

Articolo 10
1. Qualsiasi individuo privato della propria libertà
deve essere trattato con umanità e col rispetto della dignità inerente
alla persona umana.
2.

a) gli imputati, salvo circostanze eccezionali, devono essere
separati dai condannati e sottoposti a un trattamento diverso, consono
alla loro condizione di persone non condannate;
b) gli imputati minorenni devono esser separati dagli adulti e il loro caso deve esser giudicato il più rapidamente possibile.

3. Il regime penitenziario deve comportare un trattamento dei
detenuti che abbia per fine essenziale il loro ravvedimento e la loro
riabilitazione sociale. I rei minorenni devono essere separati dagli
adulti e deve esser loro accordato un trattamento adatto alla loro età
e al loro stato giuridico.

Articolo 11
Nessuno può essere imprigionato per il solo motivo che non è in grado di adempiere a un obbligo contrattuale.

Articolo 12
1. Ogni individuo che si trovi legalmente nel
territorio di uno Stato ha diritto alla libertà di movimento e alla
libertà di scelta della residenza in quel territorio.
2. Ogni individuo è libero di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio.
3.
I suddetti diritti non possono essere sottoposti ad alcuna restrizione,
tranne quelle che siano previste dalla legge, siano necessarie per
proteggere la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, la sanità o la
moralità pubbliche, ovvero gli altrui diritti e libertà, e siano
compatibili con gli altri diritti riconosciuti dal presente Patto.
4. Nessuno può essere arbitrariamente privato del diritto di entrare nel proprio Paese.

Articolo 13
Uno straniero che si trovi legalmente nel territorio
di uno Stato parte del presente Patto non può esserne espulso se non in
base a una decisione presa in conformità della legge e, salvo che vi si
oppongano imperiosi motivi di sicurezza nazionale, deve avere la
possibilità di far valere le proprie ragioni contro la sua espulsione,
di sottoporre il proprio caso all'esame dell'autorità competente, o di
una o più persone specificamente designate da detta autorità, e di
farsi rappresentare innanzi ad esse a tal fine.

Articolo 14
1. Tutti sono eguali dinanzi ai tribunali e alle
corti di giustizia. Ogni individuo ha diritto ad un'equa e pubblica
udienza dinanzi a un tribunale competente, indipendente e imparziale,
stabilito dalla legge, allorché si tratta di determinare la fondatezza
di un'accusa penale che gli venga rivolta, ovvero di accertare i suoi
diritti ed obblighi mediante un giudizio civile. Il processo può
svolgersi totalmente o parzialmente a porte chiuse, sia per motivi di
moralità, di ordine pubblico o di sicurezza nazionale in una società
democratica, sia quando lo esiga l'interesse della vita privata delle
parti in causa, sia, nella misura ritenuta strettamente necessaria del
tribunale, quando per circostanze particolari la pubblicità nuocerebbe
agli interessi della giustizia; tuttavia, qualsiasi sentenza
pronunciata in un giudizio penale o civile dovrà essere resa pubblica,
salvo che l'interesse di minori esiga il contrario, ovvero che il
processo verta su controversie matrimoniali o sulla tutela dei figli.
2.
Ogni individuo accusato di un reato ha il diritto di essere presunto
innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata
legalmente.
3. Ogni individuo accusato di un reato ha diritto, in posizione di piena eguaglianza, come minimo alle seguenti garanzie:

a) ad essere informato sollecitamente e in modo circostanziato, in
una lingua a lui comprensibile, della natura e dei motivi dell'accusa a
lui rivolta;
b) a disporre del tempo e dei mezzi necessari alla preparazione della difesa ed a comunicare con un difensore di sua scelta;
c) ad essere giudicato senza ingiustificato ritardo;
d)
ad essere presente al processo ed a difendersi personalmente o mediante
un difensore di sua scelta: nel caso sia sprovvisto di un difensore, ad
essere informato del suo diritto ad averne e, ogni qualvolta
l'interesse della giustizia lo esiga, a vedersi assegnato un difensore
di ufficio, a titolo gratuito se egli non dispone di mezzi sufficienti
per compensarlo;
e) a interrogare o far interrogare i testimoni a
carico e ad ottenere la citazione e l'interrogatorio dei testimoni a
discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico;
f) a farsi assistere gratuitamente da un interprete, nel caso egli non comprenda o non parli la lingua usata in udienza;
g) a non essere costretto a deporre contro se stesso od a confessarsi colpevole.

4. La procedura applicabile ai minorenni dovrà tener conto della loro età e dell'interesse a promuovere la loro riabilitazione.
5.
Ogni individuo condannato per un reato ha diritto a che l'accertamento
della sua colpevolezza e la condanna siano riesaminati da un tribunale
di seconda istanza in conformità della legge.
6. Quando un individuo
è stato condannato con sentenza definitiva e successivamente tale
condanna viene annullata, ovvero viene accordata la grazia, in quanto
un fatto nuovo o scoperto dopo la condanna dimostra che era stato
commesso un errore giudiziario, l'individuo che ha scontato una pena in
virtù di detta condanna deve essere indennizzato, in conformità della
legge, a meno che non venga provato che la mancata scoperta in tempo
utile del fatto ignoto è a lui imputabile in tutto o in parte.
7.
Nessuno può essere sottoposto a nuovo giudizio o a nuova pena, per un
reato per il quale sia stato già assolto o condannato con sentenza
definitiva in conformità al diritto e alla procedura penale di ciascun
Paese.

Articolo 15
1. Nessuno può essere condannato per azioni od
omissioni che, al momento in cui venivano commesse, non costituivano
reato secondo il diritto interno o il diritto internazionale. Così
pure, non può essere inflitta una pena superiore a quella applicabile
al momento in cui il reato sia stato commesso. Se, posteriormente alla
commissione del reato, la legge prevede l'applicazione di una pena più
lieve, il colpevole deve beneficiarne.
2. Nulla, nel presente
articolo, preclude il deferimento a giudizio e la condanna di qualsiasi
individuo per atti od omissioni che, al momento in cui furono commessi,
costituivano reati secondo i principi generali del diritto riconosciuti
dalla comunità delle nazioni.

Articolo 16
Ogni individuo ha diritto al riconoscimento in qualsiasi luogo della sua personalità giuridica.

Articolo 17
1. Nessuno può essere sottoposto ad interferenze
arbitrarie o illegittime nella sua vita privata, nella sua famiglia,
nella sua casa o nella sua corrispondenza, né a illegittime offese al
suo onere e alla sua reputazione.
2. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze od offese.

 Articolo 18
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di
pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà
di avere o di adottare una religione o un credo di sua scelta, nonché
la libertà di manifestare, individualmente o in comune con altri, e sia
in pubblico sia in privato, la propria religione o il proprio credo nel
culto e nell'osservanza dei riti, nelle pratiche e nell'insegnamento.
2.
Nessuno può essere assoggettato a costrizioni che possano menomare la
sua libertà di avere o adottare una religione o un credo di sua scelta.
3.
La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può
essere sottoposta unicamente alle restrizioni previste dalla legge e
che siano necessarie per la tutela della sicurezza pubblica,
dell'ordine pubblico e della sanità pubblica, della morale pubblica o
degli altri altrui diritti e libertà fondamentali.
4. Gli Stati
parti del presente Patto si impegnano a rispettare la libertà dei
genitori e, ove del caso, dei tutori legali, di curare l'educazione
religiosa e morale dei figli in conformità alle proprie convinzioni.

Articolo 19
1. Ogni individuo ha diritto a non essere molestato per le proprie opinioni.
2.
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di espressione; tale diritto
comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e
idee di ogni genere, senza riguardo a frontiere, oralmente, per
iscritto, attraverso la stampa, in forma artistica o attraverso
qualsiasi altro mezzo di sua scelta.
3. L'esercizio delle libertà
previste al paragrafo 2 del presente articolo comporta doveri e
responsabilità speciali. Esso può essere pertanto sottoposto a talune
restrizioni che però devono essere espressamente stabilite dalla legge
ed essere necessarie:

a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui;
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell'ordine pubblico, della sanità o della morale pubbliche.

Articolo 20
1. Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve esser vietata dalla legge.
2.
Qualsiasi appello all'odio nazionale, razziale o religioso che
costituisce incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla
violenza deve essere vietato dalla legge.

Articolo 21
E' riconosciuto il diritto di riunione pacifica.
L'esercizio di tale diritto non può formare oggetto di restrizioni
tranne quelle imposte in conformità alla legge e che siano necessarie
in una società democratica, nell'interesse della sicurezza nazionale,
della sicurezza pubblica, dell'ordine pubblico o per tutelare la sanità
o la morale pubbliche, o gli altrui diritti e libertà.

Articolo 22
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di
associazione, che include il diritto di costituire dei sindacati o di
aderirvi per la tutela dei propri interessi.
2. L'esercizio di tale
diritto non può formare oggetto di restrizioni, tranne quelle stabilite
dalla legge e che siano necessarie in una società democratica,
nell'interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza pubblica,
dell'ordine pubblico, o per tutelare la sanità o la morale pubbliche o
gli altrui diritti e libertà. Il presente articolo non impedisce di
impone restrizioni legali all'esercizio di tale diritto da parte dei
membri delle forze armate e della polizia.
3. Nessuna disposizione
del presente articolo autorizza gli Stati parti della Convenzione del
1948 dell'organizzazione Internazionale del Lavoro, concernente la
libertà sindacale e la tutela del diritto sindacale, a adottare delle
misure legislative che causino pregiudizio - o applicare la legge in
modo da causare pregiudizio - alle garanzie previste dalla detta
Convenzione.

Articolo 23
1. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
2.
Il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia è riconosciuto agli
uomini e alle donne che abbiano l'età per contrarre matrimonio.
3. Il matrimonio non può essere celebrato senza il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
4.
Gli Stati parti del presente Patto devono prendere misure idonee a
garantire la parità di diritti e di responsabilità dei coniugi riguardo
al matrimonio, durante il matrimonio e al momento del suo scioglimento.
In caso di scioglimento, deve essere assicurata ai figli la protezione
necessaria.

Articolo 24
1. Ogni fanciullo, senza discriminazione alcuna
fondata sulla razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione,
l'origine nazionale o sociale, la condizione economica o la nascita, ha
diritto a quelle misure protettive che richiede il suo stato minorile,
da parte della sua famiglia, della società e dello Stato.
2. Ogni fanciullo deve essere registrato subito dopo la nascita ed avere un nome.
3. Ogni fanciullo ha diritto ad acquistare una cittadinanza.

Articolo 25
Ogni cittadino ha il diritto, e deve avere la
possibilità, senza alcuna delle discriminazioni menzionate all'articolo
2 e senza restrizioni irragionevoli:

a) di partecipare alla direzione degli affari pubblici, personalmente o attraverso rappresentanti liberamente scelti;
b)
di votare e di essere eletto, nel corso di elezioni periodiche,
veritiere, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto
segreto, che garantiscano la libera espressione della volontà degli
elettori;
c) di accedere, in condizioni generali di eguaglianza, ai pubblici impieghi del proprio Paese.

Articolo 26
Tutti gli individui sono eguali dinanzi alla legge e
hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da
parte della legge. A questo riguardo, la legge deve proibire qualsiasi
discriminazione e garantire a tutti gli individui una tutela eguale ed
effettiva contro ogni discriminazione, sia essa fondata sulla razza, il
colore, il sesso, la lingua, la religione, l'opinione politica o
qualsiasi altra opinione, l'origine nazionale o sociale, la condizione
economica, la nascita o qualsiasi altra condizione.

Articolo 27
In quegli Stati, nei quali esistono minoranze
etniche, religiose, o linguistiche, gli individui appartenenti a tali
minoranze non possono essere privati del diritto di avere una vita
culturale propria, di professare e praticare la propria religione, o di
usare la propria lingua, in comune con gli altri membri del proprio
gruppo.

PARTE QUARTA

Articolo 28
1. E' istituito un Comitato dei diritti dell'uomo
(indicato di qui innanzi, nel presente Patto, come «il Comitato»). Esso
si compone di diciotto membri ed esercita le funzioni qui appresso
previste.
2. Il Comitato si compone di cittadini degli Stati parti
del presente Patto, i quali debbono essere persone di alta levatura
morale e di riconosciuta competenza nel campo dei diritti dell'uomo.
Sarà tenuto conto dell'opportunità che facciano parte del Comitato
alcune persone aventi esperienza giuridica.
3. I membri del Comitato sono eletti e ricoprono la loro carica a titolo individuale.

Articolo 29
1. I membri del Comitato sono eletti a scrutinio
segreto fra una lista di persone che posseggano le qualità stabilite
all'articolo 28, e che siano state designate a tal fine dagli Stati
parti del presente Patto.
2. Ogni Stato parte del presente Patto può
designare non più di due persone. Queste persone devono essere
cittadini dello Stato che le designa.
3. La stessa persona può essere designata più di una volta.

Articolo 30
1. La prima elezione si svolgerà entro sei mesi a partire dalla data di entrata in vigore del presente Patto.
2.
Almeno quattro mesi prima della data di ciascuna elezione al Comitato,
salvo che si tratti di elezione per colmare una vacanza dichiarata in
conformità all'articolo 34, il Segretario generale delle Nazioni Unite
invita per iscritto gli Stati parti del presente Patto a designare, nel
termine di tre mesi, i candidati da essi proposti come membri del
Comitato.
3. Il Segretario generale delle Nazioni Unite compila una
lista in ordine alfabetico di tutte le persone così designate, facendo
menzione degli Stati parti che le hanno designate, e la comunica agli
Stati parti del Presente Patto almeno un mese prima della data di ogni
elezione.
4. L'elezione dei membri del Comitato ha luogo nel corso
di una riunione degli Stati parti del presente Patto convocata dal
Segretario generale delle Nazioni Unite presso la sede della
Organizzazione. In tale riunione, per la quale il quorum è costituito
dai due terzi degli Stati parti del presente Patto, sono eletti membri
del Comitato i candidati che ottengano il maggior numero di voti e la
maggioranza assoluta dei voti dei rappresentanti degli Stati parti
presenti e votanti.

Articolo 31
1. Il Comitato non può comprendere più di un cittadino dello stesso Stato.
2.
Nell'elezione del Comitato, deve tenersi conto di un'equa ripartizione
geografica dei seggi, e della rappresentanza sia delle diverse forme di
civiltà sia dei principali sistemi giuridici.

Articolo 32
1. I membri del Comitato sono eletti per un periodo
di quattro anni. Se vengono nuovamente designati sono rieleggibili.
Tuttavia, il mandato di nove membri eletti alla prima elezione scadrà
al termine di due anni; subito dopo la prima elezione, i nomi di questi
nove membri saranno tirati a sorte dal Presidente della riunione di cui
al paragrafo 4 dell'articolo 30.
2. Allo scadere del mandato, le
elezioni si svolgono in conformità alle disposizioni degli articoli
precedenti di questa parte del Patto.

Articolo 33
1. Se a giudizio unanime degli altri membri, un
membro del Comitato abbia cessato di esercitare le sue funzioni per
qualsiasi causa diversa da un'assenza di carattere temporaneo, il
Presidente del Comitato ne informa il Segretario generale delle Nazioni
Unite, il quale dichiara vacante il seggio occupato da detto membro.
2.
In caso di morte o di dimissione di un membro del Comitato, il
Presidente ne informa immediatamente il segretario generale delle
Nazioni Unite, il quale dichiara vacante il seggio a partire dalla data
della morte o dalla data in cui avranno effetto le dimissioni.

Articolo 34
1. Quando una vacanza viene dichiarata in conformità
all'articolo 33, e se il mandato del membro da sostituire non deve aver
fine entro i sei mesi successivi alla dichiarazione di vacanza, il
Segretario generale delle Nazioni Unite ne avverte gli Stati parti del
presente Patto, i quali possono entro due mesi designare dei candidati
in conformità all'articolo 29, per ricoprire il seggio vacante.
2.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite compila una lista in ordine
alfabetico delle persone così designate e la comunica agli Stati del
presente Patto. L'elezione per ricoprire il seggio vacante si svolge
quindi in conformità alle disposizioni pertinenti della presente parte
del Patto.
3. Un membro del Comitato eletto ad un seggio dichiarato
vacante in conformità all'articolo 33 rimane in carica fino alla
scadenza del mandato del membro il cui seggio nel Comitato sia divenuto
vacante ai sensi del predetto articolo.

Articolo 35
I membri del Comitato ricevono, con l'approvazione
dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, degli emolumenti prelevati
sui fondi della Organizzazione, alle condizioni stabilite
dall'Assemblea generale, avuto riguardo all'importanza delle funzioni
del Comitato.

Articolo 36
Il Segretario generale delle Nazioni Unite mette a
disposizione del Comitato il personale e i mezzi materiali necessari
perché esso possa svolgere efficacemente le funzioni previste dal
presente Patto.

Articolo 37
1. Il Segretario generale delle Nazioni Unite convochera la prima riunione del Comitato nella sede dell'Organizzazione.
2. Dopo la sua prima riunione, il Comitato si riunisce alle scadenze previste dal proprio regolamento interno.
3.
Le riunioni del Comitato si tengono normalmente nella Sede delle
Nazioni Unite ovvero nell'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.

Articolo 38
Ogni membro del Comitato, prima di assumere la
carica, deve fare in udienza pubblica dichiarazione solenne che egli
eserciterà le sue funzioni in modo imparziale o coscienzioso.

Articolo 39
1. Il Comitato elegge il proprio ufficio di
presidenza per un periodo di due anni. I componenti di tale ufficio
sono rieleggibili.
2. Il Comitato stabilisce il proprio regolamento interno; questo deve tuttavia contenere, fra l'altro, le disposizioni seguenti:

a) il quorum è di dodici membri;
b) le decisioni del Comitato sono prese a maggioranza dei membri presenti.

Articolo 40
1. Gli Stati parti del presente Patto si impegnano a
presentare rapporti sulle misure che essi avranno adottate per dare
attuazione ai diritti riconosciuti nel presente Patto, nonché sui
progressi compiuti nel godimento di tali diritti:

a) entro un anno dall'entrata in vigore del presente Patto rispetto a ciascuno degli Stati parti;
b) successivamente, ogni volta che il Comitato ne farà richiesta.

2. Tutti i rapporti sono indirizzati al Segretario generale delle
Nazioni Unite, che li trasmette per esame al Comitato. I rapporti
indicano, ove del caso, i fattori e le difficoltà che influiscano
sull'applicazione del presente Patto.
3. Il Segretario generale
delle Nazioni Unite, previa consultazione col Comitato, può trasmettere
agli istituti specializzati interessati copia di quelle parti dei
rapporti che possono riguardare i campi di loro competenza.
4. Il
Comitato studia i rapporti presentati dagli Stati parti del presente
Patto. Esso trasmette agli Stati parti i propri rapporti e le
osservazioni generali che ritenga opportune. Il Comitato può anche
trasmettere al Consiglio economico e sociale tali osservazioni,
accompagnate da copie dei rapporti ricevuti dagli Stati parti del
presente Patto.
5. Gli Stati parti del presente Patto possono
presentare al Comitato i propri rilievi circa qualsiasi osservazione
fatta ai sensi del paragrafo 4 del presente articolo.

Articolo 41
1. Ogni Stato parte del presente Patto può dichiarare
in qualsiasi momento, in base al presente articolo, di riconoscere la
competenza del Comitato a ricevere ed esaminare comunicazioni, nelle
quali uno Stato parte pretenda che un altro Stato parte non adempie
agli obblighi derivanti dal presente Patto. Le comunicazioni di cui al
presente articolo possono essere ricevute ed esaminate soltanto se
provenienti da uno Stato parte che abbia dichiarato di riconoscere, per
quanto lo concerne la competenza del Comitato. Il Comitato non può
ricevere nessuna comunicazione riguardante uno Stato parte che non
abbia fatto tale dichiarazione. Alle comunicazioni ricevute in
conformità al presente articolo si applica la procedura seguente:

a) se uno Stato parte del presente Patto ritiene che un altro Stato
parte non applica le disposizioni del presente Patto, esso può
richiamare sulla questione, mediante comunicazione scritta l'attenzione
di tale Stato. Entro tre mesi dalla data di ricezione della
comunicazione, lo Stato destinatario fa pervenire allo Stato che gli ha
inviato la comunicazione delle spiegazioni o altre dichiarazioni
scritte intese a chiarire la questione, che dovrebbero includere,
purché ciò sia possibile e pertinente, riferimenti alle procedure e ai
ricorsi interni già utilizzati, o tuttora pendenti ovvero ancora
esperibili;
b) se, nel termine di sei mesi dalla data di ricezione
della comunicazione iniziale da parte dello Stato destinatario, la
questione non è stata risolta con soddisfazione di entrambi gli Stati
parti interessati, tanto l'uno che l'altro hanno il diritto di
deferirla al Comitato, mediante notifica fatta sia al Comitato sia
all'altro Stato interessato;
c) il Comitato può entrare nel merito
di una questione ad esso deferita soltanto dopo avere accertato che
tutti i ricorsi interni disponibili siano stati esperiti ed esauriti in
conformità ai principi di diritto internazionale generalmente
riconosciuti. Questa norma non si applica se la trattazione dei ricorsi
subisce ingiustificati ritardi;
d) quando esamina le comunicazioni previste dal presente articolo il Comitato tiene seduta a porte chiuse;
e)
salvo quanto stabilito alla lettera c), il Comitato mette i suoi buoni
uffici a disposizione degli Stati parti interessati, allo scopo di
giungere ad una soluzione amichevole della questione, basata sul
rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, quali sono
riconosciuti dal presente Patto;
f) in ogni questione ad esso
deferita, il Comitato può chiedere agli Stati parti interessati, di cui
alla lettera b), di fornire qualsiasi informazione pertinente;
g)
gli Stati parti interessati, di cui alla lettera b), hanno diritto di
farsi rappresentare quando la questione viene esaminata dal Comitato e
di presentare osservazioni oralmente o per scritto, o in entrambe le
forme;
h) il Comitato deve presentare un rapporto entro dodici mesi dalla data di ricezione della notifica prevista alla lettera b):

i) se è stata trovata una soluzione conforme alle condizioni
indicate alla lettera e), il Comitato limita il suo rapporto ad una
breve esposizione dei fatti e della soluzione raggiunta;
ii) se non
è stata trovata una soluzione conforme alle condizioni indicate alla
lettera e), il Comitato limita il suo rapporto a una breve esposizione
dei fatti; il testo delle osservazioni scritte e i verbali delle
osservazioni orali presentate dagli Stati parti interessati vengono
allegati al rapporto.

Per ogni questione, il rapporto è comunicato agli Stati parti interessati.
2.
Le disposizioni del presente articolo entreranno in vigore quando dieci
Stati parti del presente Patto avranno fatto la dichiarazione prevista
al paragrafo 1 del presente articolo. Detta dichiarazione sarà
depositata dagli Stati parti presso il Segretario generale delle
Nazioni Unite, che ne trasmetterà copia agli altri Stati parti. Una
dichiarazione potrà essere ritirata in qualsiasi momento mediante
notifica diretta al Segretario generale. Questo ritiro non
pregiudicherà l'esame di qualsiasi questione che formi oggetto di una
comunicazione già inviata in base al presente articolo; nessun'altra
comunicazione di uno Stato parte sarà ricevuto dopo che il Segretario
generale abbia ricevuto notifica del ritiro della dichiarazione, salvo
che lo Stato parte interessato non abbia fatto una nuova dichiarazione.

Articolo 42
1.

a) Se una questione deferita al Comitato in conformità all'articolo
41 non viene risolta in modo soddisfacente per gli Stati parti
interessati, il Comitato, previo consenso degli Stati parti
interessati, può designare una commissione di conciliazione ad hoc
(indicata da qui innanzi come «la Commissione»). La Commissione mette i
suoi buoni uffici a disposizione degli Stati parti interessati, allo
scopo di giungere ad una soluzione amichevole della questione, basata
sul rispetto del presente Patto;
b) la Commissione è composta di
cinque membri nominati di concerto con gli Stati parti interessati. Se
gli Stati parti interessati non pervengono entro tre mesi a un'intesa
sulla composizione della Commissione, o di parte di essa, i membri
della Commissione sui quali non è stato raggiunto l'accordo sono eletti
dal Comitato fra i propri membri, con voto segreto e a maggioranza dei
due terzi.

2. I membri della Commissione ricoprono tale carica a titolo
individuale. Essi non devono essere cittadini né degli Stati parti
interessati, né di uno Stato che non sia parte del presente Patto, né
di uno Stato parte che non abbia fatto la dichiarazione prevista
all'articolo 41.
3. La Commissione elegge il suo Presidente e adotta il suo regolamento interno.
4.
Le riunioni della Commissione si tengono normalmente nella Sede delle
Nazioni Unite ovvero nell'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.
Tuttavia, esse possono svolgersi in qualsiasi altro luogo appropriato
che può essere stabilito dalla Commissione previa consultazione con il
Segretario generale delle Nazioni Unite e con gli Stati parti
interessati.
5. Il segretariato previsto all'articolo 36 presta i suoi servigi anche alle commissioni nominate in base al presente articolo.
6.
Le informazioni ricevute e vagliate dal Comitato, sono messe a
disposizione della Commissione, e la Commissione può chiedere agli
Stati parti interessati di fornirle ogni altra informazione pertinente.
7.
Dopo un completo esame della questione, ma in ogni caso entro un
termine massimo di dodici mesi dal momento in cui ne è stata investita,
la Commissione presenta un rapporto al Presidente del Comitato, perché
sia trasmesso agli Stati parti interessati:

a) se la Commissione non è in grado di completare l'esame della
questione entro i dodici mesi, essa si limita ad esporre brevemente nel
suo rapporto a qual punto si trovi l'esame della questione medesima;
b)
se si è giunti ad una soluzione amichevole della questione, basata sul
rispetto dei diritti dell'uomo riconosciuti nel presente Patto, la
Commissione si limita ad esporre brevemente nel suo rapporto i fatti e
la soluzione a cui si e pervenuti;
c) se non si è giunti ad una
soluzione ai sensi della lettera b), la Commissione espone nel suo
rapporto i propri accertamenti su tutti i punti di fatto relativi alla
questione dibattuta fra gli Stati parti interessati, nonché le proprie
considerazioni circa la possibilità di una soluzione amichevole
dell'affare. Il rapporto comprende pure le osservazioni scritte e un
verbale delle osservazioni orali presentate dagli Stati parti
interessati;
d) se il rapporto della Commissione è presentato in
conformità alla lettera c), gli Stati parti interessati entro tre mesi
dalla ricezione del rapporto, debbono rendere noto al Presidente del
Comitato se accettano o meno i termini del rapporto della Commissione.

8. Le disposizioni del presente articolo non pregiudicano le attribuzioni del Comitato previste all'articolo 41.
9.
Tutte le spese dei membri della Commissione sono ripartite in parti
uguali tra gli Stati interessati, in base a un preventivo predisposto
dal Segretario generale delle Nazioni Unite.
10. Il Segretario
generale delle Nazioni Unite è autorizzato a pagare, se occorre, le
spese dei membri della Commissione prima che gli Stati parti
interessati ne abbiano effettuato il rimborso, in conformità al
paragrafo 9 del presente articolo.

Articolo 43
I membri del Comitato e i membri delle commissioni di
conciliazione ad hoc che possano essere designate ai sensi
dell'articolo 42 hanno diritto a quelle agevolazioni, quei privilegi e
quelle immunità riconosciuti agli esperti in missione per conto delle
Nazioni Unite, che sono enunciati nelle sezioni pertinenti della
Convenzione sui privilegi, e le immunità delle Nazioni Unite.

Articolo 44
Le disposizioni per l'attuazione del presente Patto
si applicano senza pregiudizio delle procedure istituite nel Lampo dei
diritti dell'uomo ai sensi o sulla base degli strumenti costitutivi e
delle convenzioni delle Nazioni Unite e degli istituti specializzati e
non impediscono agli Stati parti del presente Patto di ricorrere ad
altre procedure per la soluzione di una controversia, in conformità
agli accordi internazionali generali o speciali in vigore tra loro.

Articolo 45
Il Comitato, tramite il Consiglio economico e sociale
presenta ogni anno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite un
rapporto sulle sue attività.

PARTE QUINTA

Articolo 46
Nessuna disposizione del presente Patto può essere
interpretata in senso lesivo delle disposizioni dello Statuto delle
Nazioni Unite e degli statuti degli istituti specializzati che
definiscono le funzioni rispettive dei vari organi delle Nazioni Unite
e degli istituti specializzati riguardo alle questioni trattate nel
presente Patto.

Articolo 47
Nessuna disposizione del presente Patto può essere
interpretata in senso lesivo del diritto inerente a tutti i popoli di
godere e di disporre pienamente e liberamente delle loro ricchezze e
risorse naturali.

PARTE SESTA

Articolo 48
1. Il presente Patto è aperto alla firma di ogni
Stato membro delle Nazioni Unite o membro di uno qualsiasi dei loro
istituti specializzati, di ogni Stato parte dello Statuto della Corte
internazionale di giustizia, nonché di qualsiasi altro Stato che sia
invitato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a divenire parte
del presente Patto.
2. Il presente Patto è soggetto a ratifica. Gli
strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario generale
delle Nazioni Unite.
3. Il presente Patto sarà aperto all'adesione di qualsiasi Stato fra quelli indicati al paragrafo 1 del presente articolo.
4. L'adesione sarà effettuata mediante deposito di uno strumento di adesione presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.
5.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite informerà tutti gli Stati
che abbiano firmato il presente Patto, o che vi abbiano aderito, del
deposito di ogni strumento di ratifica o di adesione.

Articolo 49
1. Il presente Patto entrerà in vigore tre mesi dopo
la data del deposito presso il Segretario generale delle Nazioni Unite
del trentacinquesimo strumento di ratifica o di adesione.
2. Per
ognuno degli Stati che ratificheranno il presente Patto o vi aderiranno
successivamente al deposito del trentacinquesimo strumento di ratifica
o di adesione, il Patto medesimo entrerà in vigore tre mesi dopo la
data del deposito, da parte di tale Stato, del suo strumento di
ratifica o di adesione.

Articolo 50
Le disposizioni del presente Patto si applicano,
senza limitazione o eccezione alcuna, a tutte le unità costitutive
degli Stati federali.

Articolo 51
1. Ogni Stato parte del presente Patto potrà proporre
un emendamento e depositarne il testo presso il Segretario generale
delle Nazioni Unite. Il Segretario generale comunicherà quindi le
proposte di emendamento agli Stati parti del presente Patto, chiedento
loro di informarlo se sono favorevoli alla convocazione di una
conferenza degli Stati parti per esaminare dette proposte e metterle ai
voti. Se almeno un terzo degli Stati parti si dichiarerà a favore di
tale convocazione, il Segretario generale convocherà la conferenza
sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Ogni emendamento approvato dalla
maggioranza degli Stati presenti e votanti alla conferenza sarà
sottoposto all'approvazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
2.
Gli emendamenti entreranno in vigore dopo esser stati approvati
dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, e accettati, in conformità
alle rispettive procedure costituzionali, da una maggioranza di due
terzi degli Stati parti del presente Patto.
3. Quando gli
emendamenti entreranno in vigore, essi saranno vincolanti pr gli Stati
parti che li abbiano accettati, mentre gli altri Stati parti rimarranno
vincolati dalle disposizioni del presente Patto e da qualsiasi
emendamento anteriore che essi abbiano accettato.

Articolo 52
Indipendentemente dalle notifiche effettuate ai sensi
del paragrafo 5 dell'articolo 48, il Segretario generale delle Nazioni
Unite informerà tutti gli Stati indicati al paragrafo 1 di detto
articolo:

a) delle firme apposte al presente Patto e degli strumenti di ratifica e di adesione depositati in conformità all'articolo 48;
b)
della data in cui il presente Patto entrerà in vigore, in conformità
all'articolo 49, e della data in cui entreranno in vigore gli
emendamenti ai sensi dell'articolo 51.

Articolo 53
1. Il presente Patto, di cui i testi cinese,
francese, inglese, russo e spagnolo, fanno egualmente fede, sarà
depositato negli archivi delle Nazioni Unite.
2. Il Segretario
generale delle Nazioni Unite trasmetterà copie autenticate del presente
Patto a tutti gli Stati indicati all'articolo 48.

IN FEDE DI CHE , i sottoscritti, debitamente autorizzati dai loro
rispettivi Governi, hanno firmato il presente Patto, che è stato aperto
alla firma a New York il 19 dicembre 1966.

(Seguono le firme).

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TRADUZIONE NON UFFICIALE

N.B. - I testi facenti fede sono unicamente quelli indicati nel protocollo, fra cui il testo in lingua francese.

Protocollo facoltativo relativo al patto internazionale relativo ai diritti civili e politici

Gli Stati parti del Presente Protocollo,
Considerato che, per
meglio assicurare il conseguimento dei fini del Patto relativo ai
diritti civili e politici (indicato di qui innanzi come «il Patto») e
l'applicazione delle sue disposizioni, sarebbe opportuno conferire al
Comitato dei diritti dell'uomo, istituito ai sensi della parte quarta
del Patto (di qui innanzi indicato come «il Comitato) il potere di
ricevere e di esaminare secondo quanto è previsto nel presente
Protocollo, comunicazioni provenienti da individui, i quali pretendano
essere vittime di violazioni di un qualsiasi diritto enunciato nel
Patto,
Hanno convenuto quanto segue:

Articolo 1
Ogni Stato parte del Patto che diviene parte del
presente Protocollo riconosce la competenza del Comitato a ricevere ed
esaminare comunicazioni provenienti da individui sottoposti alla sua
giurisdizione, i quali pretendano essere vittime di violazioni,
commesse da quello stesso Stato parte, di un qualsiasi diritto
enunciato nel Patto. Il Comitato non può ricevere alcuna comunicazione
concernente uno Stato parte del Patto che non sia parte del presente
Protocollo.

Articolo 2
Salvo quanto è stabilito all'articolo primo, ogni
individuo il quale pretenda che un qualsiasi diritto enunciato nel
Patto è stato violato, ed abbia esaurito tutti i ricorsi interni
disponibili, può presentare una comunicazione scritta al Comitato
affinché la esamini.

Articolo 3
Il Comitato dichiara irricevibile qualsiasi
comunicazione presentata in base a questo Protocollo che sia anonima, o
che esso consideri un abuso del diritto di presentare tali
comunicazioni ovvero incompatibile con le disposizioni del Patto.

Articolo 4
1. Salvo quanto è stabilito all'articolo 3, il
Comitato rimette ogni comunicazione ad esso presentata in base a questo
Protocollo all'attenzione dello Stato parte di detto Protocollo che si
pretende abbia violato una qualsiasi disposizione del Patto.
2.
Entro i sei mesi successivi, detto Stato sottopone per iscritto al
Comitato spiegazioni o dichiarazioni che chiariscano la questione e
indichino, ove del caso, le misure che esso potrà aver preso per
rimediare alla situazione.

Articolo 5
1. Il Comitato esamina le comunicazioni ricevute in
base al presente Protocollo tenendo conto di tutte le informazioni
scritte ad esso fatte pervenire dall'individuo e dallo Stato parte
interessato.
2. Il Comitato non prende in considerazione alcuna comunicazione proveniente da un individuo senza avere accertato che:

a) la stessa questione non sia già in corso di esame in base a
un'altra procedura internazionale di inchiesta o di regolamento
pacifico;
b) l'individuo abbia esaurito tutti i ricorsi interni
disponibili. Questa norma non si applica se la trattazione dei ricorsi
subisce ingiustificati ritardi.

3. Il Comitato, quando esamina le comunicazioni previste nel presente Protocollo, tiene le sue sedute a porte chiuse.
4. Il Comitato trasmette le proprie considerazioni allo Stato parte interessato e all'individuo.

Articolo 6
Il Comitato include nel rapporto annuale previsto
all'articolo 45 del Patto un riassunto delle attività svolte in base al
presente Protocollo.

Articolo 7
In attesa che siano raggiunti gli obiettivi della
risoluzione 1514 (XV) approvato dall'Assemblea generale delle Nazioni
Unite il 14 dicembre 1960, riguardante la Dichiarazione sulla
concessione dell'indipendenza ai Paesi e ai popoli coloniali, le
disposizioni del presente Protocollo non limitano in alcun modo il
diritto di petizione accordato a questi popoli dallo Statuto delle
Nazioni Unite e da altre convenzioni e strumenti internazionali
conclusi sotto gli auspici delle Nazioni Unite e dei loro istituti
specializzati.

Articolo 8
1. Il presente Protocollo è aperto alla firma di ogni Stato che abbia firmato il Patto.
2.
Il presente Protocollo è sottoposto alla ratifica di ogni Stato che
abbia ratificato il Patto o vi abbia aderito. Gli strumenti di ratifica
saranno depositati presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.
3. Il presente Protocollo sarà aperto all'adesione di ogni Stato che abbia ratificato il Patto o vi abbia aderito.
4. L'adesione sarà effettuata mediante deposito di uno strumento di adesione presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.
5.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite informerà tutti gli Stati
che abbiano firmato il presente Protocollo o che vi abbiano aderito del
deposito di ogni strumento di ratifica o di adesione.

Articolo 9
1. Purché il Patto sia entrato in vigore, il presente
Protocollo entrerà in vigore tre mesi dopo la data del deposito presso
il Segretario generale delle Nazioni Unite del decimo strumento di
ratifica o di adesione.
2. Per ognuno degli Stati che ratificheranno
il presente Protocollo o vi aderiranno successivamente al deposito del
decimo strumento di ratifica o di adesione, il Protocollo medesimo
entrerà in vigore tre mesi dopo la data del deposito, da parte di tale
Stato, del suo strumento di ratifica o di adesione.

Articolo 10
Le disposizioni del presente protocollo si applicano,
senza limitazione o eccezione alcuna, a tutte le unità costitutive
degli Stati federali.

Articolo 11
1. Ogni Stato parte del presente Protocollo potrà
proporre un emendamento e depositarne il testo presso il Segretario
generale delle Nazioni Unite. Il Segretario generale comunicherà quindi
le proposte di emendamento agli Stati parti del presente Protocollo,
chiedendo loro di informarlo se sono favorevoli alla convocazione di
una conferenza degli Stati parti per esaminare dette proposte e
metterle ai voti. Se almeno un terzo degli Stati parti si dichiarerà a
favore di tale convocazione, il Segretario generale convocherà la
conferenza sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Ogni emendamento
approvato dalla maggioranza degli Stati presenti e votanti alla
conferenza sarà sottoposto all'approvazione dell'Assemblea generale
delle Nazioni Unite.
2. Gli emendamenti entreranno in vigore dopo
esser stati approvati dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e
accettati, in conformità alle rispettive procedure costituzionali, da
una maggioranza di due terzi degli Stati parti del presente Protocollo.
3.
Quando gli emendamenti entreranno in vigore, essi saranno vincolati per
gli Stati parti che li abbiano accettati, mentre gli altri Stati parti
rimaranno vincolati dalle disposizioni del presente Protocollo e da
qualsiasi emendamento anteriore che essi abbiano accettato.

Articolo 12
1. Ogni Stato parte potrà denunciare, in qualsiasi
momento, il presente Protocollo mediante notifica scritta indirizzata
al Segretario generale delle Nazioni Unite. La denuncia avrà effetto
tre mesi dono la data in cui il Segretario generale ne avrà ricevuto la
notifica.
2. La denuncia non impedirà che le disposizioni del
presente Protocollo continuino ad applicarsi a qualsiasi comunicazione
presentata in base all'articolo 2 prima della data in cui la denuncia
stessa avrà effetto.

Articolo 13
Indipendentemente dalle notifiche ai sensi del
paragrafo 5 dell'articolo 8 del presente Protocollo il Segretario
generale delle Nazioni Unite informerà tutti gli Stati indicati al
paragrafo 1 dell'articolo 48 del Patto:

a) delle firme apposte al presente Protocollo e degli strumenti di
ratifica e di adesione depositati in conformità all'articolo 8;
b)
della data in cui il presente Protocollo entrerà in vigore in
conformità all'articolo 9 e della data in cui entreranno in vigore gli
emendamenti ai sensi dell'articolo 11;
c) delle denunce fatte in conformità all'articolo 12.

Articolo 14
1. Il presente Protocollo, di cui i testi cinese,
francese, inglese, russo e spagnolo, fanno egualmente fede, sarà
depositato negli archivi delle Nazioni Unite.
2. Il Segretario
generale delle Nazioni Unite trasmetterà copie autenticate del presente
Protocollo a tutti gli Stati indicati all'articolo 48 del Patto.

IN FEDE DI CHE, i sottoscritti, debitamente autorizzati dai loro
rispettivi Governi, hanno firmato il presente Protocollo, che è stato
aperto alla firma a New York il 19 dicembre 1966.

(Seguono le firme)