Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica. L. 29 maggio 1982, n. 297 (1).

(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 31 maggio 1982, n. 147.

 

1. Modifiche di disposizioni del codice civile.

L'articolo 2120 del codice civile è sostituito dal seguente:
«Art.
2120 - (Disciplina del trattamento di fine rapporto). - In ogni caso di
cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro
ha diritto ad un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si
calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque
non superiore all'importo della retribuzione dovuta per l'anno stesso
divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni
di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o
superiori a 15 giorni.

Salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione
annua, ai fini del comma precedente, comprende tutte le somme, compreso
l'equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza
del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di
quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.

In caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso
dell'anno per una delle cause di cui all'articolo 2110, nonché in caso
di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista
l'integrazione salariale, deve essere computato nella retribuzione di
cui al primo comma l'equivalente della retribuzione a cui il lavoratore
avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di
lavoro.

Il trattamento di cui al precedente primo comma, con esclusione
della quota maturata nell'anno, è incrementato, su base composta, al 31
dicembre di ogni anno, con l'applicazione di un tasso costituito
dall'1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell'aumento
dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed
impiegati, accertato dall'ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell'anno
precedente.

Ai fini della applicazione del tasso di rivalutazione di cui al
comma precedente per frazioni di anno, l'incremento dell'indice ISTAT è
quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro
rispetto a quello di dicembre dell'anno precedente. Le frazioni di mese
uguali o superiori a quindici giorni si computano come mese intero.

Il prestatore di lavoro, con almeno otto anni di servizio presso lo
stesso datore di lavoro, può chiedere, in costanza di rapporto di
lavoro, una anticipazione non superiore al 70 per cento sul trattamento
cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della
richiesta.

Le richieste sono soddisfatte annualmente entro i limiti del 10 per
cento degli aventi titolo, di cui al precedente comma, e comunque del 4
per cento del numero totale dei dipendenti.

La richiesta deve essere giustificata dalla necessità di:

a) eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
b) acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile.

L'anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del
rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti, dal
trattamento di fine rapporto.

Nell'ipotesi di cui all'articolo 2122 la stessa anticipazione è detratta dall'indennità prevista dalla norma medesima.

Condizioni di miglior favore possono essere previste dai contratti
collettivi o da patti individuali. I contratti collettivi possono
altresì stabilire criteri di priorità per l'accoglimento delle
richieste di anticipazione».

L'articolo 2121 del codice civile è sostituito dal seguente:
«Art.
2121 - (Computo dell'indennità di mancato preavviso). - L'indennità di
cui all'articolo 18 deve calcolarsi computando le provvigioni, i premi
di produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti ed ogni altro
compenso di carattere continuativo, con esclusione di quanto è
corrisposto a titolo di rimborso spese.

Se il prestatore di lavoro è retribuito in tutto o in parte con
provvigioni, con premi di produzione o con partecipazioni, l'indennità
suddetta è determinata sulla media degli emolumenti degli ultimi tre
anni di servizio o del minor tempo di servizio prestato.

Fa parte della retribuzione anche l'equivalente del vitto e dell'alloggio dovuto al prestatore di lavoro».

L'articolo 2776 del codice civile è sostituito dal seguente:
«Art.
2776 - (Collocazione sussidiaria sugli immobili). - I crediti relativi
al trattamento di fine rapporto nonché all'indennità di cui
all'articolo 2118 sono collocati sussidiariamente, in caso di
infruttuosa esecuzione sui mobili, sul prezzo degli immobili, con
preferenza rispetto ai crediti chirografari.

I crediti indicati dagli articoli 2751 e 2751-bis, ad eccezione di
quelli indicati al precedente comma, ed i crediti per contributi dovuti
a istituti, enti o fondi speciali, compresi quelli sostitutivi o
integrativi, che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria per
l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, di cui all'articolo 2753,
sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui
mobili, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai crediti
chirografari, ma dopo i crediti indicati al primo comma.

I crediti dello Stato indicati dal terzo comma dell'articolo 2752
sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui
mobili, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai crediti
chirografari, ma dopo i crediti indicati al comma precedente».

2. Fondo di garanzia.

È istituito presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale il
«Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto» con lo scopo di
sostituirsi al datore di lavoro in caso di insolvenza del medesimo nel
pagamento del trattamento di fine rapporto, di cui all'articolo 2120
del codice civile, spettante ai lavoratori o loro aventi diritto
(1/cost).

Trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato passivo, reso
esecutivo ai sensi dell'articolo 97 del regio decreto 16 marzo 1942, n.
267 (2), ovvero dopo la pubblicazione della sentenza di cui
all'articolo 99 dello stesso decreto, per il caso siano state proposte
opposizioni o impugnazioni riguardanti il suo credito, ovvero dalla
pubblicazione della sentenza di omologazione del concordato preventivo,
il lavoratore o i suoi aventi diritto possono ottenere a domanda il
pagamento, a carico del fondo, del trattamento di fine rapporto di
lavoro e dei relativi crediti accessori, previa detrazione delle somme
eventualmente corrisposte.

Nell'ipotesi di dichiarazione tardiva di crediti di lavoro di cui
all'articolo 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, la domanda di
cui al comma precedente può essere presentata dopo il decreto di
ammissione al passivo o dopo la sentenza che decide il giudizio insorto
per l'eventuale contestazione del curatore fallimentare.

Ove l'impresa sia sottoposta a liquidazione coatta amministrativa la
domanda può essere presentata trascorsi quindici giorni dal deposito
dello stato passivo, di cui all'articolo 209 del regio decreto 16 marzo
1942, n. 267, ovvero, ove siano state proposte opposizioni o
impugnazioni riguardanti il credito di lavoro, dalla sentenza che
decide su di esse.

Qualora il datore di lavoro, non soggetto alle disposizioni del
regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, non adempia, in caso di
risoluzione del rapporto di lavoro, alla corresponsione del trattamento
dovuto o vi adempia in misura parziale, il lavoratore o i suoi aventi
diritto possono chiedere al fondo il pagamento del trattamento di fine
rapporto, sempreché, a seguito dell'esperimento dell'esecuzione forzata
per la realizzazione del credito relativo a detto trattamento, le
garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte
insufficienti. Il fondo, ove non sussista contestazione in materia,
esegue il pagamento del trattamento insoluto.

Quanto previsto nei commi precedenti si applica soltanto nei casi in
cui la risoluzione del rapporto di lavoro e la procedura concorsuale od
esecutiva siano intervenute successivamente all'entrata in vigore della
presente legge.

I pagamenti di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma del
presente articolo sono eseguiti dal fondo entro 60 giorni dalla
richiesta dell'interessato. Il fondo è surrogato di diritto al
lavoratore o ai suoi aventi causa nel privilegio spettante sul
patrimonio dei datori di lavoro ai sensi degli articoli 2751-bis e 2776
del codice civile per le somme da esso pagate.

Il fondo, per le cui entrate ed uscite è tenuta una contabilità
separata nella gestione dell'assicurazione obbligatoria contro la
disoccupazione, è alimentato con un contributo a carico dei datori di
lavoro pari allo 0,03 per cento della retribuzione di cui all'articolo
12 della legge 30 aprile 1969, n. 153, a decorrere dal periodo di paga
in corso al 1° luglio 1982. Per tale contributo si osservano le stesse
disposizioni vigenti per l'accertamento e la riscossione dei contributi
dovuti al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti. Le disponibilità
del fondo di garanzia non possono in alcun modo essere utilizzate al di
fuori della finalità istituzionale del fondo stesso. Al fine di
assicurare il pareggio della gestione, l'aliquota contributiva può
essere modificata, in diminuzione o in aumento, con decreto del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministro del tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell'INPS,
sulla base delle risultanze del bilancio consuntivo del fondo medesimo.

Il datore di lavoro deve integrare le denunce previste dall'articolo
4, primo comma, del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito,
con modificazione, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, con l'indicazione
dei dati necessari all'applicazione delle norme contenute nel presente
articolo nonché dei dati relativi all'accantonamento effettuato
nell'anno precedente ed all'accantonamento complessivo risultante a
credito del lavoratore. Si applicano altresì le disposizioni di cui ai
commi secondo, terzo e quarto dell'articolo 4 del predetto
decreto-legge. Le disposizioni del presente comma non si applicano al
rapporto di lavoro domestico.

Per i giornalisti e per i dirigenti di aziende industriali, il fondo
di garanzia per il trattamento di fine rapporto è gestito,
rispettivamente, dall'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti
italiani «Giovanni Amendola» e dall'Istituto nazionale di previdenza
per i dirigenti di aziende industriali (4/a) .

(1/cost) La Corte costituzionale con sentenza 12-20 luglio 1995, n.
334 (Gazz. Uff. 9 agosto 1995, n. 33, Serie speciale) dichiara non
fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, primo
comma, sollevata in riferimento agli artt. 24, 35 e 45 della
Costituzione; con successiva sentenza 5-12 febbraio 1996, n. 30 (Gazz.
Uff. 21 febbraio 1996, n. 8, Serie speciale), ha dichiarato non fondata
la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, primo comma,
sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione.
(4/a) Vedi, anche, l'art. 102, D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270.

3. Norme in materia pensionistica.

A decorrere dall'anno 1983 e con effetto dal 1° aprile, 1° luglio e
1° ottobre di ciascun anno, gli importi delle pensioni alle quali si
applica la perequazione automatica di cui all'articolo 19 della legge
30 aprile 1969, n. 153, ed all'articolo 9 della legge 3 giugno 1975, n.
160, e successive modificazioni ed integrazioni, ivi comprese quelle
erogate in favore dei soggetti il cui trattamento è regolato
dall'articolo 7 della predetta legge 3 giugno 1975, n. 160, e
dall'articolo 14-septies del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663,
convertito, con modificazioni, nella legge 29 febbraio 1980, n. 33,
sono aumentati nella misura pari alla variazione percentuale, come
definita nel comma seguente, dell'indice del costo della vita calcolato
dall'ISTAT ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori
dell'industria (6/a).

Alle date di cui al comma precedente la variazione si determina
confrontando il valore medio dell'indice relativo al periodo compreso
tra l'ottavo ed il sesto mese con il valore medio dell'indice relativo
al periodo compreso tra l'undicesimo ed il nono mese anteriori a quello
da cui ha effetto l'aumento.

Con la stessa decorrenza le pensioni alle quali si applicano le
norme di cui all'articolo 10 della legge 3 giugno 1975, n. 160, vengono
aumentate di una quota aggiuntiva pari al prodotto che si ottiene
moltiplicando il valore unitario, fissato per ciascun punto in lire
1.910 mensili, per il numero dei punti di contingenza che sono
accertati nel modo indicato nel comma seguente (6/a).

Il numero dei punti è uguale a quello accertato per i lavoratori con riferimento ai periodi indicati nel secondo comma (6/c).

Gli aumenti di cui ai precedenti commi primo e terzo sono esclusi
dalla misura della pensione da assoggettare alla perequazione annuale
avente decorrenza dal 1° gennaio dell'anno successivo.

L'adeguamento periodico dei contributi calcolato con la perequazione
automatica delle pensioni è effettuato con decorrenza dal 1° aprile,
dal 1° luglio e dal 1° ottobre.

A decorrere dal 1° gennaio 1983 ai titolari di pensione o assegno
indicati nell'articolo 1 della legge 29 aprile 1976, n. 177, le
variazioni nella misura mensile dell'indennità integrativa speciale di
cui alla legge 27 maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni, sono
apportate trimestralmente sulla base dei punti di variazione del costo
della vita registrati tra gli indici indicati nel secondo comma del
presente articolo. Con decreto del Ministro del tesoro sono adeguate
dalla predetta data le aliquote contributive delle relative gestioni
previdenziali.

Per le pensioni liquidate con decorrenza successiva al 30 giugno
1982 la retribuzione annua pensionabile per l'assicurazione generale
obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei
lavoratori dipendenti è costituita dalla quinta parte della somma delle
retribuzioni percepite in costanza di rapporto di lavoro, o
corrispondenti a periodi riconosciuti figurativamente, ovvero ad
eventuale contribuzione volontaria, risultante dalle ultime 260
settimane di contribuzione antecedenti la decorrenza della pensione
(8/a) (8/cost) (9/cost).

A ciascuna settimana si attribuisce il valore retributivo
corrispondente alla retribuzione media dell'anno solare cui la
settimana stessa si riferisce, la retribuzione media di ciascun anno
solare si determina suddividendo le retribuzioni percepite in costanza
di rapporto di lavoro o corrispondenti a periodi riconosciuti
figurativamente ovvero ad eventuale contribuzione volontaria per il
numero delle settimane coperte da contribuzione obbligatoria, effettiva
o figurativa, o volontaria.

Per l'anno solare in cui cade la decorrenza della pensione sono
prese in considerazione le retribuzioni corrispondenti ai periodi di
paga scaduti anteriormente alla decorrenza stessa.

La retribuzione media settimanale determinata per ciascun anno
solare ai sensi del precedente nono comma è rivalutata in misura
corrispondente alla variazione dell'indice annuo del costo della vita
calcolato dall'ISTAT ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei
lavoratori dell'industria, tra l'anno solare cui la retribuzione si
riferisce e quello precedente la decorrenza della pensione.

La retribuzione media settimanale di ciascun anno solare o frazione
di esso, rivalutata ai sensi del comma precedente, non è presa in
considerazione per la parte eccedente la retribuzione massima
settimanale pensionabile in vigore nell'anno solare da cui decorre la
pensione.

Con decorrenza dal 1° gennaio 1983, il limite massimo di
retribuzione annua di cui all'articolo 19 della legge 23 aprile 1981,
n. 155, ai fini della determinazione della pensione a carico del Fondo
pensione dei lavoratori dipendenti, è adeguato annualmente con effetto
dal 1° gennaio con la disciplina della perequazione automatica prevista
per le pensioni a carico del fondo predetto d'importo superiore al
trattamento minimo.

Qualora il numero delle settimane di contribuzione utili per la
determinazione della retribuzione annua pensionabile sia inferiore a
260, ferma restando la determinazione della retribuzione media
settimanale nell'ambito di ciascun anno solare di cui ai commi ottavo,
nono, decimo, undicesimo e dodicesimo del presente articolo, la
retribuzione annua pensionabile è data dalla media aritmetica delle
retribuzioni corrispondenti alle settimane di contribuzioni esistenti.

Agli oneri derivanti al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti
dall'applicazione del presente articolo si provvede elevando le
aliquote contributive a carico dei datori di lavoro, per
l'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed
i superstiti dei lavoratori dipendenti, ivi compresi gli addetti ai
servizi domestici e familiari ed i pescatori della piccola pesca, con
decorrenza dal periodo di paga in corso alla data del 1° luglio 1982
nella misura dello 0,30 per cento della retribuzione imponibile e con
decorrenza dal periodo di paga in corso alla data del 1° gennaio 1983
nella misura ulteriore dello 0,20 per cento della retribuzione
imponibile.

I datori di lavoro detraggono per ciascun lavoratore l'importo della
contribuzione aggiuntiva di cui al comma precedente dall'ammontare
della quota del trattamento di fine rapporto relativa al periodo di
riferimento della contribuzione stessa. Qualora il trattamento di fine
rapporto sia erogato mediante forme previdenziali, la contribuzione
aggiuntiva è detratta dal contributo dovuto per il finanziamento del
trattamento stesso, il cui importo spettante al lavoratore è
corrispondentemente ridotto.

(6/a) Il D.M. 12 settembre 1983 (Gazz. Uff. 27 settembre 1983, n.
265) ha accertato che la variazione dell'indice del costo della vita,
calcolato dall'Istat ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei
lavoratori dell'industria, tra il periodo febbraio 1983-aprile 1983 ed
il periodo novembre 1982 gennaio 1983, è risultata pari a +2,9 per
cento, e la quota aggiuntiva, derivante dal prodotto ottenuto
moltiplicando i punti di contingenza, accertati in relazione ai periodi
suddetti nel numero di 3, per il valore unitario di ciascun punto
fissato in L. 5.440, è risultata pari a L. 16.320 mensili.
(6/c) Comma così sostituito dall'art. 4, D.L. 29 gennaio 1983, n. 17, riportato alla voce Lavoro.
(8/a)
La Corte costituzionale, con sentenza 4-14 luglio 1988, n. 822 (Gazz.
Uff. 20 luglio 1988, n. 29 - Serie speciale), ha dichiarato
l'illegittimità dell'art. 3, ottavo comma, nella parte in cui non
prevede, per i lavoratori prossimi alla pensione al momento della sua
entrata in vigore, o già pensionati, il mantenimento in vigore, ai fini
della liquidazione della pensione stessa, dei criteri dettati dall'art.
26, terzo comma, della L. 3 giugno 1975, n. 160. La stessa Corte, con
sentenza 18-26 maggio 1989, n. 307 (Gazz. Uff. 31 maggio 1989, n. 22 -
Serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 3, ottavo
comma, nella parte in cui non prevede che, in caso di prosecuzione
volontaria nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità,
la vecchiaia ed i superstiti da parte del lavoratore dipendente che
abbia già conseguito in costanza di rapporto di lavoro la prescritta
anzianità assicurativa e contributiva, la pensione liquidata non possa
comunque essere inferiore a quella che sarebbe spettata al
raggiungimento dell'età pensionabile sulla base della sola
contribuzione obbligatoria. Con altra sentenza 23 ottobre-10 novembre
1992, n. 428 (Gazz. Uff. 18 novembre 1992, n. 48 - Serie speciale), ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, ottavo comma,
nella parte in cui non consente, in caso di pensione di anzianità, che
dopo il raggiungimento dell'età pensionabile, la pensione debba essere
ricalcolata sulla base della sola contribuzione obbligatoria qualora
porti ad un risultato più favorevole per l'assicurato. Con altra
sentenza 22-30 giugno 1994, n. 264 (Gazz. Uff. 6 luglio 1994, n. 28 -
Serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.
3, ottavo comma, nella parte in cui non prevede che, nel caso di
esercizio durante l'ultimo quinquennio di contribuzione di attività
lavorativa, meno retribuita da parte di un lavoratore che abbia già
conseguito la prescritta anzianità contributiva, la pensione liquidata
non possa essere comunque inferiore a quella che sarebbe spettata, al
raggiungimento dell'età pensionabile, escludendo dal computo, ad ogni
effetto, i periodi di minore retribuzione, in quanto non necessari ai
fini del requisito dell'anzianità contributiva minima. Inoltre, la
Corte costituzionale, con sentenza 20-26 luglio 1995, n. 388 (Gazz.
Uff. 2 agosto 1995, n. 32 - Serie speciale), ha dichiarato
l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, ottavo comma, nella parte
in cui non prevede che, nell'ipotesi di lavoratore dipendente
sottoposto ad integrazione salariale, il quale abbia già onseguito in
costanza di rapporto di lavoro la prescritta anzianità assicurativa e
contributiva obbligatoria e per il quale la pensione sia liquidata
sulla base del concorso della contribuzione figurativa, non possa
essere comunque liquidata una pensione di importo inferiore a quella
che sarebbe spettata tenendo conto soltanto della contribuzione
obbligatoria. Da ultimo, con sentenza 16-23 dicembre 1997, n. 427
(Gazz. Uff. 31 dicembre 1997, n. 53 - Serie speciale), la Corte
costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.
3, ottavo comma, e dell'art. 25, primo e quarto comma, della legge 26
luglio 1984, n. 413, nella parte in cui non consentono che la pensione
di vecchiaia venga calcolata escludendo dal computo, ad ogni effetto,
il prolungamento previsto dal citato art. 25, qualora l'assicurato
nonostante siffatta esclusione - abbia maturato i requisiti per detta
pensione e il relativo calcolo porti ad un risultato per il medesimo
più favorevole.
(8/cost) La Corte costituzionale, con sentenza
24-28 maggio 1999, n. 201 (Gazz. Uff. 2 giugno 1999, n. 22, Serie
speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità
costituzionale dell'art. 3, ottavo comma, sollevata in riferimento agli
artt. 3, primo comma, e 38 della Costituzione.
(9/cost) La Corte
costituzionale, con ordinanza 25-29 ottobre 1999, n. 415 (Gazz. Uff. 3
novembre 1999, n. 44, serie speciale), ha dichiarato la manifesta
infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3,
ottavo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 38,
primo e secondo comma, della Costituzione.

4. Disposizioni finali.

Le indennità di cui agli articoli 351, 352, 919 e 920 del codice
della navigazione, approvato con regio decreto 30 marzo 1942, n. 327,
sono sostituite dal trattamento di fine rapporto disciplinato
dall'articolo 2120 del codice civile.

Quando a norma del capo IV del titolo IV del codice della
navigazione, approvato con regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, il
trattamento o altra indennità di fine rapporto sono commisurati alla
retribuzione, questa si intende determinata e regolata dai contratti
collettivi di lavoro.

La disposizione di cui al sesto comma dell'articolo 2120 del codice
civile non si applica alle aziende dichiarate in crisi ai sensi della
legge 12 agosto 1977, n. 675, e successive modificazioni.

Le norme di cui all'articolo 2120 del codice civile e ai commi
secondo, terzo, quarto, quinto e sesto dell'articolo 5 della presente
legge si applicano a tutti i rapporti di lavoro subordinato per i quali
siano previste forme di indennità di anzianità, di fine lavoro, di
buonuscita, comunque denominate e da qualsiasi fonte disciplinate.

Restano salve le indennità corrisposte alla cessazione del rapporto
aventi natura e funzione diverse da quelle delle indennità di cui al
comma precedente.

Resta altresì ferma la disciplina legislativa del trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici (10/cost).

Il fondo di cui all'articolo 3 del regio decreto-legge 8 gennaio
1942, n. 5, convertito, con modificazioni, nella legge 2 ottobre 1942,
n. 1251, è soppresso.

Le disponibilità del fondo di cui al precedente comma sono devolute
ai datori di lavoro aventi diritto, proporzionalmente agli
accantonamenti effettuati a norma di legge. Le modalità di liquidazione
delle disponibilità anzidette sono stabilite con decreto del Ministro
del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del
tesoro.

Sono abrogati gli articoli 1 e 1-bis del decreto-legge 1° febbraio
1977, n. 12, convertito, con modificazioni, nella legge 31 marzo 1977,
n. 91.

Sono abrogate tutte le altre norme di legge o aventi forza di legge
che disciplinano le forme di indennità di anzianità, di fine rapporto e
di buonuscita, comunque denominate.

Sono nulle e vengono sostituite di diritto dalle norme della
presente legge tutte le clausole dei contratti collettivi regolanti la
materia del trattamento di fine rapporto.

Nei casi in cui norme di legge o aventi forza di legge o clausole di
contratti collettivi facciano richiamo agli istituti indicati al
precedente decimo comma o alle fonti regolatrici di essi, il richiamo
deve intendersi riferito al trattamento di fine rapporto di cui
all'articolo 1 della presente legge.


(10/cost) La Corte costituzionale, con ordinanza 10-12
gennaio 2000, n. 9 (Gazz. Uff. 19 gennaio 2000, n. 3, serie speciale),
ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità
costituzionale dell'art. 4 [sesto comma], sollevata in riferimento agli
artt. 2, 3, 36 e 47, secondo comma, della Costituzione.

5. Disposizioni transitorie.

L'indennità di anzianità che sarebbe spettata ai singoli prestatori
di lavoro in caso di cessazione del rapporto all'atto dell'entrata in
vigore della presente legge è calcolata secondo la disciplina vigente
sino a tale momento e si cumula a tutti gli effetti con il trattamento
di cui all'articolo 2120 del codice civile.

Si applicano le disposizioni del quarto e quinto comma dell'articolo 2120 del codice civile.

A parziale deroga del secondo e terzo comma dell'articolo 2120 del
codice civile, gli aumenti dell'indennità di contingenza e di
emolumenti di analoga natura, maturati a partire dal 1° febbraio 1977 e
fino al 31 maggio 1982, sono computati nella retribuzione annua utile
nelle seguenti misure e scadenze:

25 punti a partire dal 1° gennaio 1983;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° luglio 1983;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° gennaio 1984;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° luglio 1984;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° gennaio 1985;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° luglio 1985;
i residui punti a partire dal 1° gennaio 1986.

In caso di risoluzione del rapporto di lavoro anteriormente all'anno
1986, gli aumenti dell'indennità di contingenza o di emolumenti di
analoga natura maturati a partire dal 1° febbraio 1977 e fino al 31
maggio 1982 e non ancora computati a norma del comma precedente, sono
corrisposti in aggiunta al trattamento di fine rapporto maturato.

Fino al 31 dicembre 1989, e salvo disposizioni più favorevoli dei
contratti collettivi, nei confronti dei lavoratori che all'atto
dell'entrata in vigore della presente legge fruiscono dell'indennità di
anzianità in misura inferiore a quella prevista dalla legge 18 dicembre
1960, n. 1561, le misure espresse in ore o giorni indicate dai
contratti collettivi per l'indennità di anzianità sono commisurate
proporzionalmente all'importo della retribuzione di ciascun anno divisa
per 13,5.

Entro la data di cui al comma precedente tutte le categorie di
lavoratori debbono fruire del trattamento previsto dall'articolo 1
della presente legge.

Le disposizioni di cui ai precedenti quarto e quinto comma si
applicano anche al personale navigante con le qualifiche di
«sottufficiale» e di «comune».

È riaperto, fino al 31 maggio 1982, il termine stabilito
nell'articolo 23 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito,
con modificazioni, nella legge 7 giugno 1974, n. 216, per il versamento
degli accantonamenti e per l'adeguamento dei contratti di assicurazione
e capitalizzazione di cui al decreto-legge 8 gennaio 1942, n. 5,
convertito, con modificazioni, nella legge 2 ottobre 1942, n. 1251.

Per l'anno 1982 l'incremento dell'indice dei prezzi al consumo per
le famiglie di operai e di impiegati del mese di dicembre è quello
risultante rispetto all'indice del mese di maggio.

La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.