Il giornalista di fatto

di Sabrina Peron, avvocato in Milano

La legge professionale dei giornalisti richiede, ai fini
dell'iscrizione all'albo professionale, che venga svolta la pratica
giornalistica presso un quotidiano o presso un servizio giornalistico
della radio o della televisione o presso un'agenzia di stampa a
diffusione nazionale con almeno quattro giornalisti professionisti
redattori ordinari, ovvero presso un periodico a diffusione nazionale
con almeno sei giornalisti professionisti. In questo caso il direttore
della testata, dopo un periodo minimo di diciotto mesi e su richiesta
dell'interessato, è obbligato a rilasciare la dichiarazione di compiuta
pratica che abilita il praticante a sostenere l'esame.

Tuttavia, in difetto di tale dichiarazione la stessa - sempre
su richiesta dell'interessato - può essere direttamente effettuata dal
Consiglio Regionale dell'Ordine territorialmente competente, ai sensi
dell'art. 43 del regolamento di esecuzione al DPR 115/1965, attraverso
un accertamento d'ufficio, all'esito del quale risulti che il
richiedente ha effettivamente svolto attività giornalistica. Negli
ultimi anni si è fatto un largo ricorso a tale ultima norma al fine di
consentire a coloro che si trovavano nella condizione di esercitare di
"fatto" la professione giornalistica (ciò è accaduto in particolar modo
per la figura professionale dei tele-cine-operatori), l'iscrizione al
registro dei praticanti e l'ammissione all'esame di idoneità
professionale. Difatti, una volta regolarizzata la posizione
professionale, è possibile richiedere in sede aziendale l'applicazione
del trattamento previsto dal CNLG, promuovendo, in caso di rifiuto da
parte dell'editore, azioni giudiziarie innanzi al giudice del lavoro.

Tale soluzione inizialmente adottata dagli organi di
giustizia interna dell'ordinamento professionale giornalistico, è stata
recentemente avvallata anche dalla Corte di Cassazione che ha
equiparato alla formale iscrizione nel registro dei praticanti (per
tutte le finalità previste dalla legge e, specificamente, per
l'ammissione all'esame di abilitazione alla professione) l'accertamento
dell'esercizio di fatto della pratica giornalistica effettuato dagli
organi dell'ordine professionale nell'espletamento dei poteri
sostitutivi di cui all'art. 43 DPR 115/65. Secondo la Suprema Corte
tale norma attribuisce ai Consigli dell'Ordine dei Giornalisti il
potere di intervenire in sostituzione del direttore della testata
giornalistica, per accertare e dichiarare la sussistenza di un caso di
svolgimento di pratica giornalistica svoltasi al di fuori degli schemi
tipici del procedimento, nonché per accertare e dichiarare la data di
effettivo inizio del tirocinio e per provvedere conseguentemente, con
effetto da tale data all'iscrizione del "praticante di fatto" nel
relativo registro". Il principio che sta alla base di tale orientamento
è che l'iscrizione agli Albi professionali, quale accertamento
costitutivo di uno status professionale, è di esclusiva competenza
degli organi professionali i quali provvedono all'accertamento dei
requisiti prescritti dalle norme mediante l'esercizio di una
discrezionalità di natura tecnica (Cass., 07.11.2001, n. 13778).

Con riguardo all'accertamento della data di effettivo inizio
della pratica giornalista, si segnala però un contrasto
giurisprudenziale. Difatti, mentre con sentenza del 10 maggio 2000 la
Cassazione dichiarava che il giornalista di fatto può essere
validamente iscritto d'ufficio con effetto retroattivo; con sentenza
del 7 novembre 2001 la Cassazione sembrerebbe invece aver mutato
orientamento esprimendo, per contro, la regola dell'inammissibilità di
iscrizioni retroattive.

Tale ultima sentenza, in particolare, si preoccupa di
limitare gli effetti della retroattività dell'iscrizione nei confronti
di soggetti terzi (e, segnatamente, nei confronti del datore di
lavoro), sul presupposto che diversamente ragionando deriverebbe la
conformità a legge ex post dell'attività professionale svolta in
difetto di iscrizione e, in ipotesi, la validità sopravvenuta di un
contratto invalidamente stipulato. In altre parole ad avviso della
cassazione "la prestazione giornalistica resa fino al momento in cui è
intervenuto l'atto di iscrizione all'albo deve essere considerata resa
da soggetto privo del requisito dell'iscrizione medesima, senza che
possano riconoscersi effetti sul piano del rapporto di lavoro, alla
retrodatazione disposta dall'organismo professionale, retrodatazione
che non è idonea ad eliminare la situazione di mancanza del requisito
dell'iscrizione nel periodo considerato". Al riguardo non si può non
osservare che, visto il palese contrasto espresso dalla Suprema Corte
in così breve arco di tempo, appare evidente la necessità di una
decisione delle sezioni unite della Suprema Corte, al fine di dirimere
lo stesso e dare certezza al diritto.

Per concludere si deve, infine evidenziare come nell'ipotesi
in cui le mansioni giornalistiche siano state di fatto espletate da
soggetto privo di status giornalistico, tale situazione non incide né
sulla natura del rapporto né sul diritto del dipendente a percepire le
competenze corrispondenti alle mansioni svolte. Difatti, il contratto
in questione, ancorché nullo per violazione della L. 69/1963
sull'esercizio della professione giornalistica, produce pur sempre, ai
sensi dell'art. 2126 c.c. (trattandosi di nullità non derivante da
illiceità della causa o dell'oggetto), gli effetti del rapporto
giornalistico per il tempo della sua esecuzione, conseguendone che
dall'accertato espletamento di fatto delle mansioni giornalistiche
conseguono sia il diritto al trattamento economico secondo l'entità del
lavoro svolto e le previsioni di sviluppo della carriera, sia il
diritto al corrispondente trattamento previdenziale.

In ogni caso, si noti che l'iscrizione all'albo dei
giornalisti - se costituisce presupposto indefettibile per rivendicare
lo status professionale relativo - non preclude l'autonoma valutazione,
da parte del giudice ordinario, dell'attività effettivamente svolta,
nell'ambito del rapporto dedotto in giudizio, non già in funzione della
disapplicazione dell'atto amministrativo di iscrizione, bensì soltanto
per verificare se tale attività, nel caso concreto, presenti connotati
tipici di quella giornalistica, caratterizzata dalla creatività,
dall'originalità e dall'autonomia dell'informazione, nonché dalla
funzione di mediazione tra il fatto di cui si acquista conoscenza e la
diffusione di esso attraverso gli organi di informazione mediante un
messaggio scritto, verbale, grafico o visivo. In questa ipotesi il
datore di lavoro quale terzo estraneo, non è legittimato ad impugnare
il provvedimento di iscrizione del proprio dipendente all'albo dei
giornalisti, ma può far valere davanti al giudice ordinario, a tutela
di propri diritti, solo l'effettiva natura dell'attività svolta dal
lavoratore. Su quest'ultima questione si è espressa la Corte
Costituzionale in una sentenza oramai storica (C. Cost., 08.02.1991, n.
71) la quale ha sancito il principio che rispetto all'ambito delle
funzioni dell'Ordine professionale, il datore di lavoro è un terzo
estraneo alla professione privo di ragioni da tutelare. Ciò sta a
significare che l'etica della professione giornalistica non è affidata
(ne è affidabile) agli editori, ma essa spetta unicamente al competente
Ordine professionale, quale soggetto cui la legge ha demandato il
potere di accertare, lo status giornalistico, e garantire il rispetto
delle relative norme deontologiche, il tutto a tutela degli interessi
informativi della pubblica opinione, che trovano nella Costituzione il
loro fondamento.


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Ricerca di giurisprudenza

L'iscrizione agli albi professionali, quale accertamento
costitutivo di uno status professionale, è di esclusiva competenza
degli organi professionali, il cui potere non è espressione di
discrezionalità amministrativa, dovendo questi limitarsi
all'accertamento dei requisiti prescritti dalle norme, al più mediante
esercizio di discrezionalità meramente tecnica.

La prestazione giornalistica resa fino al momento in cui è
intervenuto l'atto di iscrizione all'albo deve essere considerata resa
da soggetto privo del requisito dell'iscrizione medesima, senza che
possano riconoscersi effetti sul piano del rapporto di lavoro, alla
retrodatazione disposta dall'organismo professionale, retrodatazione
che non è idonea ad eliminare la situazione di mancanza del requisito
dell'iscrizione nel periodo considerato.

Cass., 07-11-2001, n. 13778, Editrice La Stampa S.p.A. c. Audino

L'art. 43 DPR 115/65. attribuisce ai consigli dell'ordine il
potere di intervenire in sostituzione del direttore della testata
giornalistica, per accertare e dichiarare la sussistenza di un caso di
svolgimento di pratica giornalistica svoltasi al di fuori degli schemi
tipici del procedimento, nonché per accertare e dichiarare la data di
effettivo inizio del tirocinio e per provvedere conseguentemente, con
effetto da tale data all'iscrizione del "praticante di fatto" nel
relativo registro", al fine di consentirgli la partecipazione all'esame
di idoneità professionale e garantirgli quindi la concreta possibilità
di accedere alla professione.

Ove venga accertato a posteriori dagli organi dell'ordine
professionale nell'esercizio dei poteri sostitutivi di cui all'art. 43
d.p.r. 115/65 (come modificato dall'art. 10 d.p.r. 212/72), lo
svolgimento di fatto di pratica giornalistica è utilmente valutabile ai
fini previsti dalla legge e, segnatamente, ai fini dell'ammissione
all'esame di abilitazione alla professione, anche in assenza di previa
formale iscrizione del praticante nel relativo registro. Cass.,
10-05-2000, n. 5936, Zamburlin c. Consiglio ord. giornalisti Veneto

Presupposto indefettibile per la rivendicazione dello status
professionale di giornalista è l'iscrizione al relativo albo, e ciò non
solo per quanto previsto dal contratto collettivo di lavoro della
categoria, ma anche per il disposto normativo (art. 29 e 45 d.p.r. 4
febbraio 1965 n. 115); peraltro, le mansioni giornalistiche (nella
specie, di redattore) ben possono essere di fatto espletate anche da
chi non possieda lo status di giornalista professionista, la cui
mancanza non può incidere sulla natura del rapporto e sul diritto del
dipendente a percepire le competenze corrispondenti alle mansioni
svolte, atteso che il contratto in questione, ancorché nullo per
violazione della l. 3 febbraio 1963 n. 69 sull'esercizio della
professione giornalistica, produce pur sempre, ai sensi dell'art. 2126
c.c. (trattandosi di nullità non derivante da illiceità della causa o
dell'oggetto), gli effetti del rapporto giornalistico per il tempo
della sua esecuzione, conseguendone che dall'accertato espletamento di
fatto delle mansioni giornalistiche conseguono sia il diritto al
trattamento economico secondo l'entità del lavoro svolto e le
previsioni di sviluppo della carriera, sia il diritto al corrispondente
trattamento previdenziale. Cass., 27-05-2000, n. 7020, Chiari c. Soc.
ed. La Repubblica

Il contratto di lavoro per l'espletamento di attività
giornalistica stipulato con soggetto non iscritto al relativo albo è
invalido ma non illecito nell'oggetto o nella causa, pertanto, a norma
dell'art. 2126 c.c., il lavoratore ha diritto, per il periodo in cui il
contratto ha avuto esecuzione, al trattamento economico relativo
all'attività espletata; la valutazione del giudice in ordine
all'effettiva attività svolta dal dipendente, ai fini dell'applicazione
del citato art. 2126 c.c., in quanto destinata ad incidere solo sul
rapporto tra privati, è autonoma e non interferisce su quella degli
organi competenti per l'iscrizione all'albo. Cass.01-06-1998, n. 5370,
Soc. ed. poligrafici La Nazione c. Sessa

In caso di esercizio di fatto di attività giornalistica da
parte di soggetti non iscritti all'albo professionale, la nullità del
rapporto, non derivando da illiceità dell'oggetto o della causa, ma
dalla violazione della norma imperativa di cui all'art. 45 l. 3
febbraio 1963 n. 69, non produce effetto - secondo l'espresso disposto
dall'art. 2126, 1º comma, c.c. - per il periodo in cui il rapporto
stesso ha avuto esecuzione; in caso di sopravvenuta iscrizione del
lavoratore all'albo professionale ed instaurazione di un contratto
valido, non viene meno la continuità ed unicità del rapporto ai fini
della progressione in carriera, perché sino al verificarsi di tale
evento la nullità inficiante l'originario contratto non ha avuto, in
conseguenza dell'esecuzione del contratto stesso, effetto alcuno.
Cass., 04-02-1998, n. 1157, Soc. Italmobiliare c. Ferretti

Ai sensi dell'art. 2126 c.c. l'invalidità del contratto di
lavoro subordinato avente ad oggetto una prestazione di natura
giornalistica espletata con le caratteristiche del rapporto di
praticantato, ma in assenza d'iscrizione del praticante nel relativo
registro a causa del mancato rilascio da parte del direttore
responsabile della dichiarazione "di inizio pratica", derivando dal
contrasto con norme imperative e non dall'illiceità dell'oggetto o
della causa, non produce effetti per il periodo in cui il rapporto ha
avuto esecuzione, cosicché il lavoratore, mentre può, per tale periodo,
pretendere in via risarcitoria l'applicazione del trattamento economico
e normativo previsto per la corrispondente prestazione del giornalista
praticante, non può, invece, utilmente rivendicare il riconoscimento
dello status di praticante né il diritto a vedersi reintegrato nel
posto di lavoro per il proseguimento dell'attività giornalistica.
Cass., 20-05-1997, n. 4502, De Jiorio c. Soc. ed. Romana

Il datore di lavoro, quale terzo non legittimato ad impugnare
il provvedimento di iscrizione del dipendente all'albo dei giornalisti,
può far valere davanti al giudice ordinario, a tutela di propri
diritti, l'effettiva natura dell'attività svolta dal lavoratore e la
mancanza dei presupposti per la sua iscrizione all'albo (nella specie,
il datore di lavoro aveva contestato la pretesa dell'Inpgi di
versamento dei contributi previdenziali per alcuni lavoratori, a
seguito della loro iscrizione nell'albo dei praticanti giornalisti).
Cass., 29-04-1997, n. 3716, Inpgi c. Soc. gruppo ed. Bramante

In caso di esercizio di fatto di attività giornalistica da
parte di soggetti non iscritti all'albo professionale, la nullità del
rapporto, non derivando dall'illiceità dell'oggetto o della causa,
bensì dalla violazione della norma imperativa di cui all'art. 45 l. 3
febbraio 1963 n. 69, non produce effetto - secondo l'espresso disposto
dall'art. 2126, 1º comma, c.c. - per il periodo in cui il rapporto
stesso ha avuto esecuzione; e ciò comporta, limitatamente a tale
periodo, l'applicazione della disciplina collettiva nella sua
interezza, e cioè del trattamento sia economico che normativo previsto
per le corrispondenti prestazioni del giornalista professionista.

L'omissione della dichiarazione del direttore comprovante
l'inizio della pratica giornalistica configura un "atto dovuto" cui è
subordinata l'iscrizione nel registro dei praticanti, la quale è a sua
volta indispensabile, insieme con altri requisiti (tra cui l'esito
favorevole della prova d'idoneità professionale di cui all'art. 32 l. 3
febbraio 1963 n. 69), per ottenere l'iscrizione nel registro dei
professionisti, accedendo così alla professione giornalistica;
pertanto, l'omissione dell'atto suindicato è sufficiente, quale fatto
potenzialmente produttivo di conseguenze dannose, a legittimare la
condanna generica al risarcimento del danno, essendo riservato al
giudice della liquidazione l'accertamento relativo all'effettiva
sussistenza di un danno risarcibile. Cass., 09-02-1996, n. 1024, Soc.
Eag c. Buffa

L'iscrizione all'albo dei giornalisti - se costituisce
presupposto indefettibile per rivendicare lo status professionale
relativo - non preclude l'autonoma valutazione, da parte del giudice
ordinario, dell'attività effettivamente svolta, nell'ambito del
rapporto dedotto in giudizio, non già in funzione della disapplicazione
dell'atto amministrativo di iscrizione, bensì soltanto per verificare
se tale attività, nel caso concreto, presenti connotati tipici di
quella giornalistica, caratterizzata dalla creatività, dall'originalità
e dall'autonomia dell'informazione, nonché dalla funzione di mediazione
tra il fatto di cui si acquista conoscenza e la diffusione di esso
attraverso gli organi di informazione mediante un messaggio scritto,
verbale, grafico o visivo. Cass., 16-01-1993, n. 536, Turi c. Ansa

L'atto di iscrizione all'albo dei giornalisti professionisti
rappresenta un provvedimento di accertamento costitutivo da cui deriva
uno status professionale assoluto ed efficace verso tutti; tale
provvedimento non può costituire oggetto di sindacato in via
incidentale in relazione alla disposta decorrenza dell'iscrizione da
parte del giudice ordinario al fine della sua eventuale disapplicazione
ex art. 5 l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. E) per asserita illegittimità
dell'atto, atteso che l'iscrizione suddetta integra un atto
amministrativo privo di margini di discrezionalità rispetto al quale il
giudice deve poter limitarsi unicamente a riscontrarne l'esistenza
senza poter porre in discussione lo status da essa derivante, che può
venir meno soltanto a seguito di cancellazione da parte degli stessi
organi professionali o di uno specifico accertamento giurisdizionale in
via principale. Cass., 17-03-1993, n. 3145, Inpgi c. Soc. ed. Il
Messaggero

È ammissibile l'iscrizione d'ufficio dei praticanti
giornalisti nel relativo registro, con effetti retroattivi, anche in
assenza delle prescritte dichiarazioni del direttore, in quanto il
rapporto giornalistico di fatto produce gli effetti del rapporto
perfetto, e l'iscrizione successiva si limita a certificare la
preesistenza dell'esercizio di attività validamente considerabile come
apprendistato; la legittimazione dell'ordine regionale dei giornalisti
a tale iscrizione d'ufficio discende naturalmente dall'attribuzione
all'ordine medesimo di funzioni di tutela della professione
giornalistica - nelle sue peculiarità distintive rispetto alle
tradizionali libere professioni - nei confronti della controparte
editoriale, nella specifica circostanza a scopi preventivi di
situazioni di abusivismo professionale. Consiglio naz. giornalisti,
21-03-1991, Proc. gen. A. Milano c. Biroldi

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale
degli art. 1, 26 segg., 60, 62, 63 e 64, l. 3 febbraio 1963, n. 69,
concernente l'ordinamento della professione di giornalista, nella parte
in cui non consentono che un soggetto, la cui posizione sia
pregiudicata dalle deliberazioni del consiglio dei giornalisti che
dispongono l'iscrizione all'albo, possa impugnare tali provvedimenti.
Corte costit., 08-02-1991, n. 71, Soc. ed. La Stampa c. Consiglio naz.
ord. giornalisti

L'atto d'iscrizione all'albo dei giornalisti professionisti
rappresenta un provvedimento di accertamento costitutivo, da cui deriva
uno status professionale assoluto ed efficace verso tutti, e - in
relazione, in particolare, alla disposta decorrenza dell'iscrizione -
non può costituire oggetto di sindacato in via incidentale da parte del
giudice ordinario al fine della sua eventuale disapplicazione ex art. 5
l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. E per asserita illegittimità, atteso che
esso integra un atto amministrativo privo di margini di discrezionalità
di cui il giudice deve limitarsi a riscontrare l'esistenza senza poter
porre in discussione lo status derivante, che può venir meno solo a
seguito di cancellazione da parte degli stessi organi professionali o
di uno specifico accertamento giurisdizionale in via principale (nella
specie, la suprema corte - confermando l'impugnata sentenza, che aveva
riconosciuto, con decorrenza dalla data d'iscrizione all'albo, il
diritto del lavoratore alla qualifica di giornalista
telecinefotoperatore ed al conseguente trattamento - ha disatteso, alla
stregua del principio suesposto, le censure della Rai circa
l'illegittimità del provvedimento d'iscrizione all'albo, basate sui
rilievi che il lavoratore non aveva sostenuto l'esame d'idoneità
professionale e non aveva neppure ottenuto la dichiarazione dei
direttori di testata di inizio e compimento di praticantato). Cass.,
13-09-1991, n. 9570, Barneschi c. Rai-Tv

In caso di prestazione di attività giornalistica in regime di
subordinazione da parte di un soggetto non iscritto nell'albo dei
giornalisti, si ha nullità del contratto di lavoro per difetto di un
requisito soggettivo nella persona del lavoratore, imposto dalla
imperativa di cui all'art. 45 l. n. 69 del 1963, ma non illiceità
dell'oggetto o della causa del contratto medesimo; tale nullità,
pertanto, secondo l'espresso disposto dell'art. 2126 c.c., non produce
effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, con la
conseguenza che - limitatamente a tale periodo - trova integrale
applicazione la disciplina contrattuale individuale e collettiva
(quest'ultima, sia nella parte economica che in quella normativa),
senza che possa in contrario invocarsi il disposto dell'art. 2231 c.c.
(che non dà azione per il pagamento del corrispettivo a chi abbia
eseguito prestazioni professionali pur non essendo iscritto
nell'apposito albo o elenco), dettato esclusivamente per il contratto
d'opera professionale e non anche per quello di lavoro subordinato.
Cass., 06-04-1990, n. 2890, Moltedo c. Soc. ed. Il Messaggero

Ove un lavoratore subordinato, che di fatto svolga mansioni
di giornalista professionista pur senza essere a ciò abilitato, venga
successivamente iscritto con effetto retroattivo nell'apposito albo dal
consiglio dell'ordine, nel rapporto assicurativo, costituito
automaticamente insieme al rapporto di lavoro, all'Inps si sostituisce
l'Inpgi che ha diritto al pagamento dei contributi con riferimento
all'iscrizione così come retrodatata, mentre il datore di lavoro, può
ripetere dall'Inps quanto in precedenza già versato; inoltre
quest'ultimo, ove non provveda a regolarizzare la posizione
assicurativa del giornalista versando i contributi suddetti nel termine
di trenta giorni dal provvedimento di iscrizione (ex art. 8, legge n.
1122/1955), è tenuto altresì al pagamento di una somma aggiuntiva a
titolo di sanzione civile (ex art. 12 della legge citata). Cass.,
10-01-1987, n. 109, Soc. ed. Il Messaggero c. Chiaravalli

L'iscrizione all'albo professionale costituisce presupposto
indispensabile per la rivendicazione della qualifica del giornalista,
in mancanza della quale, al lavoratore che abbia in concreto esercitato
mansioni giornalistiche spetta, ex art. 2126 c.c., solo il relativo
trattamento economico, ma non preclude l'autonoma valutazione, da parte
del giudice ordinario, dell'attività effettivamente svolta dal
dipendente, in quanto, tale valutazione non comporta la disapplicazione
o la deroga dell'atto amministrativo d'iscrizione all'albo, ma
costituisce tipica attività giurisdizionale di accertamento in ordine
agli elementi di fatto dedotti a sostegno della domanda di diversa
qualifica, prescindendo dal requisito soggettivo dell'iscrizione.
Cass., 19-05-1987, n. 4600, Siviero c. Soc. ed. Meridionali


Sabrina Peron