Perché gli infografici si possono definire giornalisti

di Sabrina Peron, avvocato in Milano

La nozione dell'attività giornalistica, in mancanza di una esplicita
definizione da parte della legge professionale 3 febbraio 1963, n. 69 o
della disciplina collettiva, non può che trarsi da canoni di comune
esperienza, presupposti tanto dalla legge quanto dalle fonti collettive
(Cass., 23.11.1983, n. 7007).

Ciò premesso, vediamo che caratteristica peculiare dell’attività
giornalistica è l’elemento della creatività, cosicché può definirsi
giornalista colui che di colui che, "con opera tipicamente (anche se
non esclusivamente) intellettuale, provvede alla raccolta, elaborazione
o commento delle notizie destinate a formare oggetto di comunicazione
interpersonale attraverso gli organi di informazione, mediando tra il
fatto di cui acquisisce la conoscenza e la diffusione di esso
attraverso un messaggio (scritto, verbale, grafico o visivo)
necessariamente influenzato dalla personale sensibilità e dalla
particolare formazione culturale e ideologica" (Cass., 19.5.1990, n.
4547).

Da ciò discende, che a prescindere dalla circostanza che
l’elaborazione o il commento delle notizie destinate a formare oggetto
di comunicazione avvenga attraverso espressioni letterarie, grafiche o
visive, tale attività, se caratterizzata da creatività, può
considerarsi, a tutti gli effetti, giornalistica, con conseguente
applicabilità del contratto nazionale di lavoro giornalistico.

In questo contesto, ad esempio, è stata giudicata giornalistica
l’attività di un grafico impaginatore che determinava le modalità di
comunicazione della notizia, scegliendo se riferirla in una parte o
nell'altra di una data pagina e scegliendo il carattere tipografico da
utilizzare per conferire alle notizie pubblicate il giusto risalto
(cfr. Cass., 01.02.1996, n. 889).

Tale elasticità della nozione di giornalista, non è altro che
l’effetto diretto della rapida e vorticosa trasformazione che ha
interessato non solo l’ordinaria concezione di giornalismo, ma anche lo
stesso modo di concepire, fare e leggere un giornale. Difatti, in
questi ultimi decenni si è assistito all’affiorare di nuove tecniche
linguistiche e narrative (ad esempio il new journalism, l’inside story,
la tecnica oggettiva, ecc.) ed all’emergere di nuovi giornali oramai
sviluppatisi lungo un’ampia gamma che va dal giornale tradizionalmente
inteso - comprensivo della nozione di periodico (sia esso quotidiano,
plurisettimanale, settimanale, quindicinale, mensile, bimestrale,
trimestrale), riprodotto a stampa o con mezzi analoghi (duplicatori di
ogni specie) oppure, anche in parte stampato e in parte manoscritto
(giornale murale) - al giornale illustrato attraverso reportage
fotografico o cinematografico, al giornale parlato a mezzo della radio,
al giornale parlato e veduto a mezzo della televisione, per finire, con
l’avvento dei sistemi telematici, con i notiziari informatici quali il
Televideo e, da ultimo, con il "giornale telematico" il quale è in
grado di offrire all’utente che si collega con la rete telematica
(Internet) - attraverso un sistema di rimandi, anche ipertestuali - una
serie di notizie, rubriche, dati ecc., inerenti gli argomenti più
disparati (cronaca, cultura, politica, informativa sindacale, sport,
spettacolo e così via).

In modo particolare, nei giorni nostri ha assunto carattere
pregnante per l’informazione la visualizzazione della notizia, dove per
visualizzazione ci si riferisce non solo all’immagine fotografica e/o
cinematografica (che potremmo definire mezzi "classici" di fare
giornalismo essendo oramai pressoché inconcepibile un giornale senza
fotografie o un telegiornale senza immagini), ma anche a quella nuova e
recente frontiera dell’informazione visualizzata rappresentata
dall’infografica (o infographics) che ha l’obiettivo di catturare
immediatamente (ed è proprio il caso di dirlo «a colpo d’occhio»)
l’attenzione del lettore sintetizzando la notizia in un mix originale
di testo scritto, immagini e grafici, in cui i tradizionali rapporti
testo scritto ed immagini, risultano però capovolti a favore delle
immagini alle quali il testo scritto funge da supporto e/o
completamento. Anzi, in alcuni casi, può addirittura accadere che
l’unico modo per dare una chiara rappresentazione della notizia ed
evitare spiegazioni involute e tediose elencazioni di dati, sia proprio
il ricorso alla tecnica dell’infographics. Al riguardo è stato scritto
che "ciò che conta è la visualizzazione della notizia. In un minuto
circa – come stabilito da studi americani – l’occhio del lettore,
soprattutto del lettore addestrato alla comunicazione sia televisiva
sia elettronica, può registrare tutte le informazioni essenziali per
conoscere ciò che è accaduto, con la stessa rapidità, ma con maggiore
precisione, di come potrebbe dalla televisione" (A. Papuzzi,
Professione Giornalista, 1998, 153).


Conclusioni. Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve pertanto concludere:

  • sia che l’infographics, nel momento in cui svolge una funzione
    informativa, debba a pieno titolo rientrare nel cerchia
    dell’informazione giornalistica;

  • sia che gli infografici, nel momento in cui sottopongono la notizia
    ad una rielaborazione originale e creativa, sintetizzandola in un mix
    di testo scritto, immagini e grafici, cosicchè anche il lettore più
    distratto o frettoloso possa rapidamente ricavarne tutti gli elementi
    essenziali per la comprensione del fatto, debbano considerarsi
    giornalisti a tutti gli effetti.

Da ciò deriva un duplice ordine di conseguenze. In primo luogo, il
CCNL Giornalisti dovrà trovare applicazione anche nei confronti degli
infografici. Inoltre nei confronti di quest’ultimi dovrà trovare
applicazione (tra l’altro) anche la legge sulla professione
giornalistica (L. 69/1963), con particolare riguardo all’imposizione ai
giornalisti:

  • dei doveri di lealtà, buona fede, decoro e dignità;

  • dell’osservanza delle norme dettate a tutela della personalità altrui;

  • dell’obbligo di rispettare la verità sostanziale dei fatti;

  • dell’obbligo del segreto professionale delle fonti;

  • dell’obbligo di collaborazione tra colleghi;

  • dei doveri di deontologia professionale e conseguente esercizio del
    potere disciplinare da parte dei Consigli regionali e del Consiglio
    nazionale dell’Ordine.

 

Attività giornalistica e creatività: ricerca di giurisprudenza

Nell'attività giornalistica il vincolo della subordinazione è
attenuato in considerazione della natura squisitamente intellettuale
delle prestazioni lavorative, caratterizzate da creatività e autonomia.
Cass., 21.10.2000, n. 13945, Bolognini Cobianchi c. Soc. Eni comunicaz.

Costituisce attività giornalistica, con conseguente applicabilità
del contratto nazionale di lavoro giornalistico, quella che consiste
nella raccolta, nel commento e nell'elaborazione di notizie destinate a
formare oggetto di comunicazione interpersonale, indipendentemente dal
fatto che ciò avvenga con l'apporto di espressioni letterali o
attraverso espressioni grafiche.
Pret. Milano, 29.06.1998, Parti: Salamoni c. Soc. Stammer

Può qualificarsi come giornalistica l'opera svolta in favore di
editori di quotidiani e periodici, di agenzie d'informazione o di
emittenti televisive, ove esplicata con energie prevalentemente
intellettuali e consistente nella raccolta, elaborazione o commento
della notizia destinata a formare oggetto di comunicazione di massa;
tale opera si distingue da quelle collaterali o ausiliarie per la
creatività, ossia per la presenza, nella manifestazione del pensiero
finalizzata all'informazione, di un apporto soggettivo e inventivo,
secondo i criteri desumibili anche dall'art. 2575 c.c. e dall'art. 1 l.
n. 633 del 1941 in materia di protezione delle opere dell'ingegno,
letterarie e artistiche.
Cass., 01.06.1998, n. 5370, Soc. ed. poligrafici La Nazione c. Sessa

Costituisce attività giornalista la prestazione di lavoro
intellettuale, nella sfera dell'espressione originale o di critica
rielaborazione del pensiero, la quale, utilizzando il mezzo di
diffusione scritto, verbale o visivo, è diretta a comunicare ad una
massa differenziata di utenti idee, convinzioni, o nozioni attinenti ai
campi più diversi della vita spirituale, sociale, politica, economica,
scientifica, culturale, ovvero notizie raccolte ed elaborate con
obiettività, anche se non disgiunta da valutazione critica
Cass., 05.07.1997, n. 6083, in Soc. agenzia stampa quotidiana naz. c. Orlando

L'attività del tele-cine-operatore può dirsi di natura giornalistica
se svolta con autonomia tecnica e decisionale e se le immagini
forniscono, di per sé, un reale contributo informativo al servizio
giornalistico.
Cass., 12.12.1996, n. 11107, Rai-Tv c. Massignan

Il contenuto proprio dell'attività giornalistica presupposto dalla
l. 3 febbraio 1963 n. 69, sull'ordinamento della professione di
giornalista (nozione che la legge suddetta volutamente si astiene dal
definire) va individuato nell'attività, di carattere intellettuale, di
partecipazione alla compilazione di un particolare prodotto della
manifestazione del pensiero attraverso la stampa periodica o i servizi
giornalistici della radio e della televisione, la cui specificità (non
coincidente necessariamente con il contenuto della nozione tradizionale
del giornalista che si esprime attraverso la stampa) sta nella
particolare sintesi fra la manifestazione del pensiero e la funzione
informativa che ben può essere svolta attraverso l'immagine, essendo
anche questa fornita, in linea generale, di una rilevante efficacia
comunicativa e informativa; nella sopraindicata attività giornalistica
può quindi rientrare anche quella del cinefotooperatore, quando essa,
come previsto dall'art. 1 del regolamento di esecuzione della
menzionata l. n. 69 del 1963 (d.p.r. n. 649 del 1976) si concretizzi in
un'attività di realizzazione di immagini che completano o sostituiscono
l'informazione scritta nell'esercizio dell'autonomia decisionale e
operativa e avuto riguardo alla natura giornalistica della prestazione,
mentre non sono d'ostacolo alla iscrizione del cinefotooperatore
all'albo dei giornalisti né determinano illegittimità del menzionato
regolamento gli art. 32 e 35 l. 69 del 1963 che prevedono
l'accertamento della idoneità professionale mediante prove scritte e
pubblicazioni scritte, i quali fanno riferimento al modo prevalente di
svolgimento dell'attività e al modo parimenti usuale di documentazione
della stessa, senza per questo implicare una particolare e formale
nozione dell'attività giornalistica o impedire di tradurre (così come
fa il regolamento) detta forma in altra equivalente sul piano
documentale qualificato, desumendola dalla natura dell'attività da
documentare.
Cass., 25.05.1996, n. 4840, Rai-Tv c. Rebellino

Deve qualificarsi come attività giornalistica – intesa come
prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento ed
alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di
comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione –
l’attività svolta dal redattore grafico il quale, mediante
l’espletamento di attività inerenti la progettazione e la realizzazione
della pagina di giornale, esprime con la collocazione del singolo pezzo
giornalistico, come pure mediante la scelta dei caratteri tipografici
col quale lo stesso viene riportato sulla pagina, una valutazione sulla
rilevanza della notizia, valutazione rapportata ad un giudizio della
idoneità del fatto ivi riferito ad incidere sul convincimento del
lettore.
Cass., 01.02.1996, n. 889, Minardi c. Soc. ed. Rusconi

L'accertamento della natura giornalistica o meno del rapporto di
lavoro deve essere fatto sulla base delle mansioni in concreto svolte
nell'ambito dell'azienda, essendo incontestabile che in teoria la
comunicazione e l'informazione può essere realizzata efficacemente con
mezzi diversi da quelli tradizionalmente considerati; il giornalista
può esprimersi mediante nuove tecniche di informazione o può comunque
avere esigenza di cognizioni adeguate sulla grafica per svolgere il
proprio lavoro ma ciò non significa che il lavoro dell'impaginatore
abbia natura giornalistica; d'altra parte rappresentano tipiche
mansioni del grafico impaginatore, secondo la definizione del profilo
contenuta nell'accordo collettivo 1992 per il rinnovo del c.c.n.l.
grafici, il dare alla notizia o alle fotografie evidenza e risalto
secondo le indicazioni ricevute, avvalendosi di strumenti tecnici,
quali la dimensione dei titoli, il carattere grafico, la collocazione
nella pagina del pezzo o delle fotografie.
Trib. Milano, 03.09.1994, Parti: Elli c. Soc. casa ed. Universo

La distinzione tra il grafico impaginatore e il giornalista è
possibile ed è esattamente percepita dall'esperienza comune e dai
contratti collettivi che sono regole di esperienza, oltre che fonti di
regolamentazione dei rapporti giuridici di lavoro dipendente;
l'impaginatore grafico è colui che disloca sulle pagine (stabilendone
la giusta misura, la dimensione, la posizione) i contributi originali,
scritti o visivi, elaborati da altri e sui quali il grafico non
interviene; il giornalista elabora idee, convinzioni, emozioni e le
inserisce così elaborate facendone strumento di comunicazione a fini
informativi; non è neppure vero che il contratto dei giornalisti
prevede tra le proprie figure specifiche (profili) quella del grafico
impaginatore; il contratto giornalisti prevede il giornalista grafico e
non il grafico giornalista.
Trib. Milano, 26.11.1993, Soc. ed. Rusconi c. Minardi

L'iscrizione all'albo dei giornalisti - se costituisce presupposto
indefettibile per rivendicare lo status professionale relativo - non
preclude l'autonoma valutazione, da parte del giudice ordinario,
dell'attività effettivamente svolta, nell'ambito del rapporto dedotto
in giudizio, non già in funzione della disapplicazione dell'atto
amministrativo di iscrizione, bensì soltanto per verificare se tale
attività, nel caso concreto, presenti connotati tipici di quella
giornalistica, caratterizzata dalla creatività, dall'originalità e
dall'autonomia dell'informazione, nonché dalla funzione di mediazione
tra il fatto di cui si acquista conoscenza e la diffusione di esso
attraverso gli organi di informazione mediante un messaggio scritto,
verbale, grafico o visivo.
Cass., 16.01.1993, n. 536, Turi c. Ansa

Rientra nell'ambito del lavoro giornalistico l'attività di colui
che, in modo creativo e con opera tipicamente intellettuale, provveda
alla raccolta, elaborazione e commento delle notizie destinate a
formare oggetto di comunicazione attraverso gli organi di informazione
di massa, con un apporto espressivo o critico, non risultando
sufficiente, ai fini di detto riconoscimento, la mera iscrizione
nell'albo dei giornalisti (nella specie, l'impugnata sentenza,
confermata dalla cassazione, aveva ritenuto che l'impiegato di azienda
editoriale, che non svolga con continuità attività di vera selezione o
ricerca delle notizie, né di modifica, elaborazione, coordinamento o
aggiunta di materiale, non ha diritto alla qualifica di giornalista,
anche se partecipa alla c. d. «cucina redazionale» - id est passaggio
pezzi e collaborazione all'impaginazione - ma con apporti originali
soltanto sporadici, e, quand'anche, risulti iscritto all'elenco dei
pubblicisti.
Cass., 21.02.1992, n. 2166, Sangregorio c. Soc. ed. Trotto it.

Per attività giornalistica - la cui riconducibilità o meno ad un
rapporto di lavoro subordinato deve essere verificata principalmente
alla stregua dello schema dell'art. 2094 c.c., non avendo la
contrattazione collettiva in materia innovato o sostituito la nozione
di lavoro subordinato desumibile dalla citata norma - deve intendersi
non già qualsiasi attività svolta da un giornalista, con inammissibile
prevalenza qualificante della qualità professionale dell'autore della
prestazione rispetto alle caratteristiche oggettive della medesima,
bensì l'attività contraddistinta dall'elemento della creatività, di
colui che, con opera tipicamente - anche se non esclusivamente -
intellettuale, provvede alla raccolta, all'elaborazione o al commento
delle notizie destinate a formare oggetto di comunicazione
interpersonale attraverso gli organi d'informazione, mediando tra il
fatto di cui acquisisce conoscenza e la diffusione di esso attraverso
un messaggio (scritto, verbale, grafico o visivo) necessariamente
influenzato dalla personale sensibilità e dalla particolare formazione
culturale e ideologica; pertanto, non è ravvisabile un rapporto di
lavoro subordinato giornalistico in ipotesi di prestazioni
singolarmente retribuite e convenute, in base a distinti contratti
succedutisi nel tempo, e risolventisi in un'attività, come quella di
traduzione, non costituente espressione originale di pensiero o di
critica rielaborazione del pensiero altrui.
Cass., 19.05.1990, n. 4547, Bontempi c. Rai-Tv

Il cineoperatore può essere considerato giornalista anche qualora il
commento sia opera di terzi, perché ciò che effettivamente rileva è se
le immagini riprese dall'operatore in quell'autonomia, di per sé sole
costituiscano notizia ovvero servano a completare la notizia.
Nel
giornalismo televisivo la funzione informativa non è assolta soltanto
attraverso lo scritto o la parola, ma anche attraverso l'immagine, la
quale non è sul piano dell'intelligibilità neutra, inidonea ad
informare d'altro da sé; le immagini possono già esse stesse
evidenziare il come, il dove e il quando degli avvenimenti
rappresentati e non può negarsi efficacia informativa alle immagini
anche nel caso in cui esse la realizzino nel contesto nel quale sono
collocate e per il quale sono state realizzate.
Trib. Varese, 12-09-1988, Gozzi c. Rai-Tv

La nozione dell'attività giornalistica - in mancanza di una
esplicita definizione da parte della l. professionale 3 febbraio 1963,
n. 69 o della disciplina collettiva - deve trarsi dai canoni di comune
esperienza, presupposti tanto dalla legge quanto dalle fonti
collettive, secondo i quali per attività giornalistica è da intendere
l'attività, contraddistinta dall'elemento della creatività, di colui
che, con opera tipicamente (anche se non esclusivamente) intellettuale,
provvede alla raccolta, alla elaborazione o al commento delle notizie
destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso
gli organi d'informazione, mediando tra il fatto di cui acquisisce la
conoscenza e la diffusione di esso attraverso un messaggio (scritto,
verbale, grafico o visivo) necessariamente influenzato dalla personale
sensibilità e dalla particolare formazione culturale e ideologica; ne
consegue l'inapplicabilità del contratto nazionale di lavoro
giornalistico allorché l'attività del dipendente della Rai, sebbene
iscritto all'albo dei giornalisti, sia stata svolta al di fuori della
organizzazione dei servizi giornalistici dell'ente e il prodotto
dell'attività stessa (consistente, nella specie, nella collaborazione
alla redazione di trasmissioni di carattere culturale) non sia stato
posto in essere per il suo inserimento, né sia stato comunque inserito,
nei giornali radiofonici o televisivi o nei servizi speciali dei
medesimi.
Cass., 23.01.1988, n. 552, Marchetti De Laini c. Rai-Tv

L'attività giornalistica ha caratteristiche elaborative,
interpretative e di creatività: pertanto non costituiscono attività
giornalistica il semplice reperimento di notizie e la fornitura di esse
all'impresa, configurando tale opera una mera apprensione di elementari
dati informativi.
Cass., 06.02.1987, n. 1216, Tedone c. Soc. ed. mediterranea La Gazzetta del Mezzogiorno

La nozione dell'attività giornalistica, in mancanza di una esplicita
definizione da parte della legge professionale 3 febbraio 1963, n. 69 o
della disciplina collettiva, non può che trarsi da canoni di comune
esperienza, presupposti tanto dalla legge quanto dalle fonti
collettive, con la conseguenza che per attività giornalistica è da
intendere l'attività, contraddistinta dall'elemento della creatività,
di colui che, con opera tipicamente (anche se non esclusivamente)
intellettuale, provvede alla raccolta, elaborazione o commento delle
notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale
attraverso gli organi d'informazione, mediando tra il fatto di cui
acquisisce la conoscenza e la diffusione di esso attraverso un
messaggio (scritto, verbale, grafico o visivo) necessariamente
influenzato dalla personale sensibilità e dalla particolare formazione
culturale e ideologica.
Cass., 23.11.1983, n. 7007, Pacini c. Rai-Tv

L'attività di «segretario di redazione», che non è tipizzata in una
specifica qualifica (essendo, sul punto, rimasto modificato e superato,
dalla successiva normazione collettiva postcorporativa, il contratto
collettivo corporativo di lavoro giornalistico del 2 febbraio 1932),
può di volta in volta assumere, secondo il suo concreto atteggiarsi,
natura di attività meramente amministrativa o giornalistica; la nozione
di quest'ultima attività, in mancanza di un'esplicita definizione da
parte della legge professionale 3 febbraio 1963, n. 69 o della
disciplina collettiva, non può che trarsi da canoni di comune
esperienza, presupposti tanto dalla legge quanto dalle fonti
collettive, con la conseguenza che per attività giornalistica è da
intendere l'attività, contraddistinta dall'elemento della creatività,
di colui che, con opera tipicamente (anche se non esclusivamente)
intellettuale, provvede alla raccolta, elaborazione o commento delle
notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale
attraverso gli organi d'informazione, mediando tra il fatto di cui
acquisisce la conoscenza e la diffusione di esso attraverso un
messaggio (scritto, verbale, grafico o visivo) necessariamente
influenzato dalla personale sensibilità e dalla particolare formazione
culturale e ideologica.
Cass., 12.12.1981, n. 6574, Celentano c. Comp. ed. napoletana Il Mattino

Sabrina Peron

 

Per saperne di più

ABRUZZO F., Il giornalista nella giurisprudenza, in P.Q.M., 1999, fasc. 3, 83

PAPUZZI A., Professione giornalista, Roma, 1998

PERON S., Il giornalista, il diritto d'autore ed il giornale telematico, in Riv. dir. ind., 1999, II, 538

CHIUSOLO S., La dequalificazione del redattore ordinario, in Riv. critica dir. lav., 1998, 977

CARO M., Ancora sui requisiti essenziali per l'inquadramento dei
telecinefotoperatori come giornalisti, in Riv. it. dir. lav., 1997, II,
476

CARO M., L'impaginatore è sempre giornalista?, in Riv. it. dir. lav., 1996, II, 570

BANCHERO E., Fotoreporter e attività giornalistica, in Dir. informazione e informatica, 1995, 660

ROTONDI F., Grafico impaginatore: diritto alla qualifica di giornalista, in Lavoro giur., 1994, 471

LASORELLA G., Riflessioni in tema di capacità informativa dell'immagine fotografica, in Giur. it., 1988, I, 1, 781

VOTANO G., Forme anomale dell'attività giornalistica, in Dir. informazione e informatica, 1987, 980

FACCENDA F., Recenti orientamenti giurisprudenziali in tema di
lavoro giornalistico, in Dir. informazione e informatica, 1987, 980

CAPPAGLI E., Cinefotoreporter e giornalismo, in Giust. civ., 1985, I, 421

PEDRAZZA GORLERO M., La riproduzione di immagini per organi di
informazione come attività giornalistica, in Giur. costit., 1982, I,
1777

CASTIGLIONE G., Fotoreporter e giornalista: parificazione professionale?, in Trib. amm. reg., 1981, II, 396

GESSA C., Professione giornalistica e informazione a mezzo di
immagini: a proposito di un preteso contrasto tra legge e regolamento
professionale, in Dir. radiodiffusioni, 1981, 553

MERCURI L., Informatore reporter e cronista visivo: due nuove figure di giornalisti, in Giur. it., 1981, I, 2, 224

SANTORO V., Attività giornalistica e creatività, in Dir. autore, 1974, 5

GIANNINI A., Diritto di autore giornalistico, in Riv. dir. ind.,
1957, 26 (questo Autore, più di trent’anni fa, evidenziava la
rivoluzione continua in atto nel mondo del giornalismo grazie alle
nuove frontiere aperte dalla scoperta e dal conseguente utilizzo di
nuovi mezzi meccanici).