25 anni per percorrere tre chilometri, la distanza che separa via Filzi da via Festa del Perdono.


Università statale e Ifg "De Martino": 25 anni per percorrere tre
chilometri, la distanza che separa via Filzi da via Festa del Perdono.
In Milano.

L’Istituto per la Formazione
al Giornalismo – meglio noto come "Scuola di giornalismo di Milano"
festeggia il quarto di secolo di vita


di Franco Abruzzo
presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

L’Ifg "Carlo De Martino" festeggia in questi giorni i 25 anni di
vita. L’avvenimento stimola una riflessione sull’accesso alla
professione giornalistica. Il 1999 è stato l’anno della svolta per le
professioni intellettuali. Tra marzo e giugno, la partita appariva
persa per gli Ordini e i Collegi, gli enti che organizzano le
professioni stesse. Luglio, invece, si è rivelato il mese delle grandi
decisioni parlamentari. Il Dlgs n. 300/1999 sulla riorganizzazione dei
ministeri ha introdotto nell’ordinamento due principi fondamentali: gli
Ordini e i Collegi rimarranno sotto la vigilanza del Dicastero di
Giustizia, mentre il Dicastero dell’Università concorrerà a preparare i
nuovi professionisti. Nel futuro vicino, quindi, tutti i professionisti
(giornalisti compresi) nasceranno negli Atenei. Il Dpef 2000-2003,
invece, ha congelato gli Ordini e i Collegi esistenti, vincolando
Parlamento e Governo a non crearne di nuovi. Ordini e Collegi, quindi,
rimangono in piedi, ma la riforma è ancora tutta da costruire. La
battaglia verte sulle società professionali, sul modo di intendere la
concorrenza, sulle tariffe, sulla pubblicità e sull’accesso. Questioni
non da poco. "L’iscrizione ad albi o elenchi per lo svolgimento di determinate attività è, infatti, prescritta – ha scritto la Corte costituzionale nella sentenza n. 437/2002 - a tutela della collettività ed in particolare di coloro che dell’opera degli iscritti intendono avvalersi".


Le Università in campo. Il 1999 è anche l’anno della
riforma universitaria, delle lauree triennali e delle lauree biennali
specialistiche. Lo studente che termina le medie superiori si iscrive a
un corso triennale al termine del quale consegue il titolo di
"laureato"; dopo, lo studente può frequentare il biennio di
specializzazione, preparare la tesi e diventare "dottore". La riforma
universitaria diventa, quindi, per gli Ordini professionali il terreno
del cambiamento. L’articolo 1 (comma 18) della legge n. 4/1999 raccorda
i nuovi titoli con l’esame di Stato. La rivoluzione nelle professioni
sarà portata dalle Università, che oggi godono di piena autonomia nella
impostazione dei cicli didattici. Tutta la normativa sugli Ordini va
ora rivista, perché la stessa è un coacervo incredibile di norme in cui
è difficilissimo orientarsi. Una regolamentazione così fitta delle
professioni non ha riscontro negli altri Paesi europei: gli Ordini
assumono la garanzia dell'ingresso nelle professioni nel senso di una
verifica, essenziale, della qualità della preparazione. Questa è anche
l'occasione per ripensare l'accesso e il sistema delle professioni. E’
evidente che l’esame di Stato dovrà svolgersi in futuro per tutte le
professioni in Università, mentre oggi questo già avviene ma solo per
le professioni tecniche. In sostanza i Consigli degli Ordini dovranno
occuparsi unicamente di deontologia, funzionando come giudici
disciplinari, e di formazione continua (sempre in raccordo con le
Università).


L’esperienza milanese. Il Consiglio dell’Ordine della
Lombardia nel 1974 ha approvato una delibera con la quale intendeva
dare vita a una "scuola di giornalismo" (oggi denominata "Istituto
Carlo De Martino per la Formazione al giornalismo") e nel contempo ha
rivitalizzato un principio (già codificato nel 1929 con il Regio
decreto n. 2291) secondo il quale la frequenza della Scuola per due
anni costituiva titolo equivalente alla pratica tradizionale svolta
(per 18 mesi) nelle redazioni. Il primo corso iniziò nel novembre 1977.
Quella di Milano rimane la prima scuola di giornalismo abilitata
(dall’Ordine) al praticantato alternativo. Così gli editori hanno perso
il privilegio, che risale al 1928 (Rd 384), di "fare (in via esclusiva)
i giornalisti". L’Ifg fu vissuto come un fatto fortemente innovativo:
si poteva diventare (e si diventa) giornalisti esclusivamente in base
alle capacità individuali, superando un concorso fortemente elitario (i
posti sono appena 40). E’ anche vero che la scuola di Milano esercita
una grande attrazione, perché ha "costruito" in 25 anni 600
professionisti. Nel luglio 1990, il Consiglio nazionale dell’Ordine ha
riconosciuto altre cinque scuole (Milano Cattolica, Roma Luiss,
Bologna, Urbino, Perugia), mentre recentemente ha dato disco verde a
due corsi in Roma (Università di Tor Vergata e Lumsa) e ad uno in
Milano (Iulm). Le Università di Firenze, Napoli, Palermo e Padova sono
in lista di attesa.


Le novità milanesi. Presto anche Milano, come Roma, potrebbe avere tre master
universitari biennali in giornalismo: Cattolica (già esistente),
Statale e Iulm. Nel luglio del 2000 Ordine della Lombardia e Università
degli Studi di Milano hanno firmato un protocollo di massima. Il
disegno è di firmare una convenzione a tre (Ordine, Università statale
e Regione Lombardia) per trasferire l’Istituto "Carlo De Martino" nel
Centro multimediale (dell’Università statale) in costruzione a Sesto
San Giovanni, dando vita a un master in giornalismo oppure a un corso
di laurea biennale specialistico in giornalismo. Potranno accedere al
master e al corso i laureati (anche triennali) nelle varie discipline.
Al termine del corso, i giovani, conseguito il titolo di master o di
dottore in giornalismo, potranno sostenere l’esame di Stato per
diventare giornalisti professionisti. L’articolo 2 (quadro di
interventi) della legge regionale n. 95/1980 consente "iniziative
dirette all’acquisizione di specifiche competenze professionali rivolte
a laureati nonché corsi di rilevante impegno culturale e scientifico,
compresi i corsi di preparazione all’esercizio di professioni".

Si respira ottimismo nelle Università milanesi sul futuro delle
professione giornalistica: tutti guardano con fiducia alle opportunità
crescenti offerte, non solo dai quotidiani e dai periodici in fase di
rinnovamento, quant’anche dalla televisione digitale, dalle testate
telematiche, dalla comunicazione pubblica, dalle radio e dagli uffici
stampa. Il Consiglio dell’Ordine ha discusso in più sedute i problemi,
legati alla svolta universitaria. Appare evidente che la "scuola
professionale", concepita nel 1974, sia superata. Bisogna fare i conti
con l’autonomia delle Università e le Università devono fare i conti
con l’Ordine, che ha la chiave del riconoscimento dei corsi di laurea
(o dei master) e delle iscrizioni nel Registro dei praticanti. Va
individuata una soluzione equilibrata che metta insieme saperi
scientifici e saperi tecnici e che individui materie del tirocinio,
professori "togati" e professori giornalisti. Un mix che ha una buona
base nell’esperienza venticinquennale dell’Ifg "De Martino". Bisogna
fare anche in fretta. Nel febbraio 2003 sarà l’ora del bando per il XIV
biennio dell’Ifg, il primo ufficialmente (si spera) a livello
universitario. Un momento solenne per il mondo giornalistico nazionale.

La professione, che, in questi 25 anni, è cambiata radicalmente, in
futuro sarà certificata, come avviene per le altre professioni
intellettuali, da chi ne ha pieno titolo: l’Università. E sarà vigilata
dall’Ordine sotto il profilo deontologico e dei programmi. Milano
guiderà anche questa rivoluzione, la rivoluzione della professione più
complessa e più delicata per un paese democratico, che figura tra i
primi sei Paesi industrializzati del mondo. La celebrazione del 25°
dell’Ifg cade, come si suol dire, in un momento "strategico" fortemente
innovativo. Un lungo cammino (avviato nei modesti uffici dell’Ordine
della Lombardia di via Monte Santo 7 sotto la regia di due giornalisti,
Carlo De Martino e Luigi Marinatto, che meritano il nostro ricordo
riconoscente) giunge al capolinea. Quello dell’Università degli Studi
di Milano. 25 anni per percorrere tre chilometri, la distanza che
separa grosso modo via Filzi (sede dell’Ifg) da via Festa del Perdono
(sede della Statale). In Milano.