SISTEMA RADIOTELEVISIVO - Legge 31 luglio 1997 n. 249


SISTEMA RADIOTELEVISIVO - Legge 31 luglio 1997 n. 249 - Istituzione
dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi
delle telecomunicazioni e radiotelevisivo.

ARTICOLO 1 - Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

1. È istituita l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di
seguito denominata «Autorità», la quale opera in piena autonomia e con
indipendenza di giudizio e di valutazione.

2. Ferme restando le attribuzioni di cui al decreto-legge 1°
dicembre 1993, n. 487, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
gennaio 1994, n. 71, il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni
assume la denominazione di «Ministero delle comunicazioni».

3. Sono organi dell'Autorità il presidente, la commissione per le
infrastrutture e le reti, la commissione per i servizi e i prodotti e
il consiglio. Ciascuna commissione è organo collegiale costituito dal
presidente dell'Autorità e da quattro commissari. Il consiglio è
costituito dal presidente e da tutti i commissari. Il Senato della
Repubblica e la Camera dei deputati eleggono quattro commissari
ciascuno, i quali vengono nominati con decreto del Presidente della
Repubblica. Ciascun senatore e ciascun deputato esprime il voto
indicando due nominativi, uno per la commissione per le infrastrutture
e le reti, l'altro per la commissione per i servizi e i prodotti. In
caso di morte, di dimissioni o di impedimento di un commissario, la
Camera competente procede all'elezione di un nuovo commissario che
resta in carica fino alla scadenza ordinaria del mandato dei componenti
l'Autorità. Al commissario che subentri quando mancano meno di tre anni
alla predetta scadenza ordinaria non si applica il divieto di conferma
di cui all'articolo 2, comma 8, della legge 14 novembre 1995, n. 481.
Il presidente dell'Autorità è nominato con decreto del Presidente della
Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri
d'intesa con il Ministro delle comunicazioni. La designazione del
nominativo del presidente dell'Autorità è previamente sottoposta al
parere delle competenti Commissioni parlamentari ai sensi dell'articolo
2 della legge 14 novembre 1995, n. 481.

4. La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la
vigilanza dei servizi radiotelevisivi verifica il rispetto delle norme
previste dagli articoli 1 e 4 della legge 14 aprile 1975, n. 103, dalla
legge 25 giugno 1993, n. 206, e dall'articolo 1 del decreto-legge 23
ottobre 1996, n. 545, convertito, con modificazioni, dalla legge 23
dicembre 1996, n. 650.

5. Ai componenti dell'Autorità si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 2, commi 8, 9, 10 e 11, della legge 14 novembre 1995, n.
481.

6. Le competenze dell'Autorità sono così individuate:

a) la commissione per le infrastrutture e le reti esercita le seguenti funzioni:

1) esprime parere al Ministero delle comunicazioni sullo schema del
piano nazionale di ripartizione delle frequenze da approvare con
decreto del Ministro delle comunicazioni, sentiti gli organismi di cui
al comma 3 dell'articolo 3 della legge 6 agosto 1990, n. 223, indicando
le frequenze destinate al servizio di protezione civile, in particolare
per quanto riguarda le organizzazioni di volontariato e il Corpo
nazionale del soccorso alpino;
2) elabora, avvalendosi anche degli
organi del Ministero delle comunicazioni e sentite la concessionaria
pubblica e le associazioni a carattere nazionale dei titolari di
emittenti o reti private nel rispetto del piano nazionale di
ripartizione delle frequenze, i piani di assegnazione delle frequenze,
comprese quelle da assegnare alle strutture di protezione civile ai
sensi dell'articolo 11 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, in
particolare per quanto riguarda le organizzazioni di volontariato e il
Corpo nazionale del soccorso alpino, e li approva, con esclusione delle
bande attribuite in uso esclusivo al Ministero della difesa che
provvede alle relative assegnazioni. Per quanto concerne le bande in
compartecipazione con il Ministero della difesa, l'Autorità provvede al
previo coordinamento con il medesimo;
3) definisce, fermo restando
quanto previsto dall'articolo 15 della legge 31 dicembre 1996, n. 675,
le misure di sicurezza delle comunicazioni e promuove l'intervento
degli organi del Ministero delle comunicazioni per l'eliminazione delle
interferenze elettromagnetiche, anche attraverso la modificazione di
impianti, sempreché conformi all'equilibrio dei piani di assegnazione;
4)
sentito il parere del Ministero delle comunicazioni e nel rispetto
della normativa comunitaria, determina gli standard per i
decodificatori in modo da favorire la fruibilità del servizio;
5)
cura la tenuta del registro degli operatori di comunicazione al quale
si devono iscrivere in virtù della presente legge i soggetti
destinatari di concessione ovvero di autorizzazione in base alla
vigente normativa da parte dell'Autorità o delle amministrazioni
competenti, le imprese concessionarie di pubblicità da trasmettere
mediante impianti radiofonici o televisivi o da diffondere su giornali
quotidiani o periodici, le imprese di produzione e distribuzione dei
programmi radiofonici e televisivi, nonché le imprese editrici di
giornali quotidiani, di periodici o riviste e le agenzie di stampa di
carattere nazionale, nonché le imprese fornitrici di servizi telematici
e di telecomunicazioni ivi compresa l'editoria elettronica e digitale;
nel registro sono altresì censite le infrastrutture di diffusione
operanti nel territorio nazionale. L'Autorità adotta apposito
regolamento per l'organizzazione e la tenuta del registro e per la
definizione dei criteri di individuazione dei soggetti tenuti
all'iscrizione diversi da quelli già iscritti al registro alla data di
entrata in vigore della presente legge (9/a);
6) dalla data di
entrata in vigore del regolamento di cui al numero 5) sono abrogate
tutte le disposizioni concernenti la tenuta e l'organizzazione del
Registro nazionale della stampa e del Registro nazionale delle imprese
radiotelevisive contenute nella legge 5 agosto 1981, n. 416, e
successive modificazioni, e nella legge 6 agosto 1990, n. 223, nonché
nei regolamenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27
aprile 1982, n. 268, al decreto del Presidente della Repubblica 15
febbraio 1983, n. 49, e al decreto del Presidente della Repubblica 27
marzo 1992, n. 255. Gli atti relativi ai registri di cui al presente
numero esistenti presso l'ufficio del Garante per la radiodiffusione e
l'editoria sono trasferiti all'Autorità ai fini di quanto previsto dal
numero 5);
7) definisce criteri obiettivi e trasparenti, anche con
riferimento alle tariffe massime, per l'interconnessione e per
l'accesso alle infrastrutture di telecomunicazione secondo criteri di
non discriminazione;
8) regola le relazioni tra gestori e
utilizzatori delle infrastrutture di telecomunicazioni e verifica che i
gestori di infrastrutture di telecomunicazioni garantiscano i diritti
di interconnessione e di accesso alle infrastrutture ai soggetti che
gestiscono reti ovvero offrono servizi di telecomunicazione; promuove
accordi tecnologici tra gli operatori del settore per evitare la
proliferazione di impianti tecnici di trasmissione sul territorio;
9)
sentite le parti interessate, dirime le controversie in tema di
interconnessione e accesso alle infrastrutture di telecomunicazione
entro novanta giorni dalla notifica della controversia;
10) riceve
periodicamente un'informativa dai gestori del servizio pubblico di
telecomunicazioni sui casi di interruzione del servizio agli utenti,
formulando eventuali indirizzi sulle modalità di interruzione. Gli
utenti interessati possono proporre ricorso all'Autorità avverso le
interruzioni del servizio, nei casi previsti da un apposito regolamento
definito dalla stessa Autorità;
11) individua, in conformità alla
normativa comunitaria, alle leggi, ai regolamenti e in particolare a
quanto previsto nell'articolo 5, comma 5, l'ambito oggettivo e
soggettivo degli eventuali obblighi di servizio universale e le
modalità di determinazione e ripartizione del relativo costo, e ne
propone le eventuali modificazioni;
12) promuove l'interconnessione dei sistemi nazionali di telecomunicazione con quelli di altri Paesi;
13)
determina, sentiti i soggetti interessati che ne facciano richiesta, i
criteri di definizione dei piani di numerazione nazionale delle reti e
dei servizi di telecomunicazione, basati su criteri di obiettività,
trasparenza, non discriminazione, equità e tempestività;
14) interviene nelle controversie tra l'ente gestore del servizio di telecomunicazioni e gli utenti privati;
15)
vigila sui tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana e
verifica che tali tetti, anche per effetto congiunto di più emissioni
elettromagnetiche, non vengano superati, anche avvalendosi degli organi
periferici del Ministero delle comunicazioni. Il rispetto di tali
indici rappresenta condizione obbligatoria per le licenze o le
concessioni all'installazione di apparati con emissioni
elettromagnetiche. Il Ministero dell'ambiente, d'intesa con il
Ministero della sanità e con il Ministero delle comunicazioni, sentiti
l'Istituto superiore di sanità e l'Agenzia nazionale per la protezione
dell'ambiente (ANPA), fissa entro sessanta giorni i tetti di cui al
presente numero, tenendo conto anche delle norme comunitarie (13/a);

b) la commissione per i servizi e i prodotti:

1) vigila sulla conformità alle prescrizioni della legge dei servizi
e dei prodotti che sono forniti da ciascun operatore destinatario di
concessione ovvero di autorizzazione in base alla vigente normativa
promuovendo l'integrazione delle tecnologie e dell'offerta di servizi
di telecomunicazioni;
2) emana direttive concernenti i livelli
generali di qualità dei servizi e per l'adozione, da parte di ciascun
gestore, di una carta del servizio recante l'indicazione di standard
minimi per ogni comparto di attività;
3) vigila sulle modalità di
distribuzione dei servizi e dei prodotti, inclusa la pubblicità in
qualunque forma diffusa, fatte salve le competenze attribuite dalla
legge a diverse autorità, e può emanare regolamenti, nel rispetto delle
norme dell'Unione europea, per la disciplina delle relazioni tra
gestori di reti fisse e mobili e operatori che svolgono attività di
rivendita di servizi di telecomunicazioni;
4) assicura il rispetto
dei periodi minimi che debbono trascorrere per l'utilizzazione delle
opere audiovisive da parte dei diversi servizi a partire dalla data di
edizione di ciascuna opera, in osservanza della normativa vigente,
tenuto conto anche di eventuali diversi accordi tra produttori;
4-bis) svolge i compiti attribuiti dall'articolo 182-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni (13/b);
5)
in materia di pubblicità sotto qualsiasi forma e di televendite, emana
i regolamenti attuativi delle disposizioni di legge e regola
l'interazione organizzata tra il fornitore del prodotto o servizio o il
gestore di rete e l'utente, che comporti acquisizione di informazioni
dall'utente, nonché l'utilizzazione delle informazioni relative agli
utenti;
6) verifica il rispetto nel settore radiotelevisivo delle
norme in materia di tutela dei minori anche tenendo conto dei codici di
autoregolamentazione relativi al rapporto tra televisione e minori e
degli indirizzi della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale
e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi;
7) vigila sul rispetto
della tutela delle minoranze linguistiche riconosciute nell'ambito del
settore delle comunicazioni di massa;
8) verifica il rispetto nel settore radiotelevisivo delle norme in materia di diritto di rettifica;
9)
garantisce l'applicazione delle disposizioni vigenti sulla propaganda,
sulla pubblicità e sull'informazione politica nonché l'osservanza delle
norme in materia di equità di trattamento e di parità di accesso nelle
pubblicazioni e nella trasmissione di informazione e di propaganda
elettorale ed emana le norme di attuazione;
10) propone al Ministero
delle comunicazioni lo schema della convenzione annessa alla
concessione del servizio pubblico radiotelevisivo e verifica
l'attuazione degli obblighi previsti nella suddetta convenzione e in
tutte le altre che vengono stipulate tra concessionaria del servizio
pubblico e amministrazioni pubbliche. La Commissione parlamentare per
l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi esprime
parere obbligatorio entro trenta giorni sullo schema di convenzione e
sul contratto di servizio con la concessionaria del servizio pubblico;
inoltre, vigila in ordine all'attuazione delle finalità del predetto
servizio pubblico;
11) cura le rilevazioni degli indici di ascolto e
di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione; vigila sulla
correttezza delle indagini sugli indici di ascolto e di diffusione dei
diversi mezzi di comunicazione rilevati da altri soggetti, effettuando
verifiche sulla congruità delle metodologie utilizzate e riscontri
sulla veridicità dei dati pubblicati, nonché sui monitoraggi delle
trasmissioni televisive e sull'operato delle imprese che svolgono le
indagini; la manipolazione dei dati tramite metodologie consapevolmente
errate ovvero tramite la consapevole utilizzazione di dati falsi è
punita ai sensi dell'articolo 476, primo comma, del codice penale;
laddove la rilevazione degli indici di ascolto non risponda a criteri
universalistici del campionamento rispetto alla popolazione o ai mezzi
interessati, l'Autorità può provvedere ad effettuare le rilevazioni
necessarie;
12) verifica che la pubblicazione e la diffusione dei
sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa siano effettuate
rispettando i criteri contenuti nell'apposito regolamento che essa
stessa provvede ad emanare (13/c);
13) effettua il monitoraggio
delle trasmissioni radiotelevisive, anche avvalendosi degli ispettorati
territoriali del Ministero delle comunicazioni (14);
14) applica le sanzioni previste dall'articolo 31 della legge 6 agosto 1990, n. 223;
15) favorisce l'integrazione delle tecnologie e dell'offerta di servizi di comunicazioni;

c) il consiglio:

1) segnala al Governo l'opportunità di interventi, anche
legislativi, in relazione alle innovazioni tecnologiche ed
all'evoluzione, sul piano interno ed internazionale, del settore delle
comunicazioni;
2) garantisce l'applicazione delle norme legislative
sull'accesso ai mezzi e alle infrastrutture di comunicazione, anche
attraverso la predisposizione di specifici regolamenti;
3) promuove
ricerche e studi in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo
nel settore delle comunicazioni e dei servizi multimediali, anche
avvalendosi dell'Istituto superiore delle poste e delle
telecomunicazioni, che viene riordinato in «Istituto superiore delle
comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione», ai sensi
dell'articolo 12, comma 1, lettera b), del decreto-legge 1 dicembre
1993, n. 487, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio
1994, n. 71;
4) adotta i regolamenti di cui al comma 9 e i provvedimenti di cui ai commi 11 e 12;
5)
adotta le disposizioni attuative del regolamento di cui all'articolo 1,
comma 2, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 545, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 650, sui criteri e
sulle modalità per il rilascio delle licenze e delle autorizzazioni e
per la determinazione dei relativi contributi, nonché il regolamento
sui criteri e sulle modalità di rilascio delle concessioni e delle
autorizzazioni in materia radiotelevisiva e per la determinazione dei
relativi canoni e contributi;
6) propone al Ministero delle
comunicazioni i disciplinari per il rilascio delle concessioni e delle
autorizzazioni in materia radiotelevisiva sulla base dei regolamenti
approvati dallo stesso consiglio;
7) verifica i bilanci ed i dati
relativi alle attività ed alla proprietà dei soggetti autorizzati o
concessionari del servizio radiotelevisivo, secondo modalità stabilite
con regolamento;
8) accerta la effettiva sussistenza di posizioni
dominanti nel settore radiotelevisivo e comunque vietate ai sensi della
presente legge e adotta i conseguenti provvedimenti;
9) assume le
funzioni e le competenze assegnate al Garante per la radiodiffusione e
l'editoria, escluse le funzioni in precedenza assegnate al Garante ai
sensi del comma 1 dell'articolo 20 della legge 10 ottobre 1990, n. 287
(17), che è abrogato;
10) accerta la mancata osservanza, da parte
della società concessionaria del servizio radiotelevisivo pubblico,
degli indirizzi formulati dalla Commissione parlamentare per
l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi ai
sensi degli articoli 1 e 4 della legge 14 aprile 1975, n. 103, e
richiede alla concessionaria stessa l'attivazione dei procedimenti
disciplinari previsti dai contratti di lavoro nei confronti dei
dirigenti responsabili;
11) esprime, entro trenta giorni dal
ricevimento della relativa documentazione, parere obbligatorio sui
provvedimenti, riguardanti operatori del settore delle comunicazioni,
predisposti dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato in
applicazione degli articoli 2, 3, 4 e 6 della L. 10 ottobre 1990, n.
287 (17); decorso tale termine i provvedimenti sono adottati anche in
mancanza di detto parere;
12) entro il 30 giugno di ogni anno
presenta al Presidente del Consiglio dei ministri per la trasmissione
al Parlamento una relazione sull'attività svolta dall'Autorità e sui
programmi di lavoro; la relazione contiene, fra l'altro, dati e
rendiconti relativi ai settori di competenza, in particolare per quanto
attiene allo sviluppo tecnologico, alle risorse, ai redditi e ai
capitali, alla diffusione potenziale ed effettiva, agli ascolti e alle
letture rilevate, alla pluralità delle opinioni presenti nel sistema
informativo, alle partecipazioni incrociate tra radio, televisione,
stampa quotidiana, stampa periodica e altri mezzi di comunicazione a
livello nazionale e comunitario;
13) autorizza i trasferimenti di proprietà delle società che esercitano l'attività radiotelevisiva previsti dalla legge;
14)
esercita tutte le altre funzioni e poteri previsti nella legge 14
novembre 1995, n. 481, nonché tutte le altre funzioni dell'Autorità non
espressamente attribuite alla commissione per le infrastrutture e le
reti e alla commissione per i servizi e i prodotti.

7. Le competenze indicate al comma 6 possono essere ridistribuite
con il regolamento di organizzazione dell'Autorità di cui al comma 9.

8. La separazione contabile e amministrativa, cui sono tenute le
imprese operanti nel settore destinatarie di concessioni o
autorizzazioni, deve consentire l'evidenziazione dei corrispettivi per
l'accesso e l'interconnessione alle infrastrutture di
telecomunicazione, l'evidenziazione degli oneri relativi al servizio
universale e quella dell'attività di installazione e gestione delle
infrastrutture separata da quella di fornitura del servizio e la
verifica dell'insussistenza di sussidi incrociati e di pratiche
discriminatorie. La separazione contabile deve essere attuata nel
termine previsto dal regolamento di cui all'articolo 1, comma 2, del
decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 545, convertito, con modificazioni,
dalla legge 23 dicembre 1996, n. 650. Le imprese operanti nel settore
delle telecomunicazioni pubblicano entro due mesi dall'approvazione del
bilancio un documento riassuntivo dei dati di bilancio, con
l'evidenziazione degli elementi di cui al presente comma.

9. L'Autorità, entro novanta giorni dal primo insediamento, adotta
un regolamento concernente l'organizzazione e il funzionamento, i
bilanci, i rendiconti e la gestione delle spese, anche in deroga alle
disposizioni sulla contabilità generale dello Stato, nonché il
trattamento giuridico ed economico del personale addetto, sulla base
della disciplina contenuta nella legge 14 novembre 1995, n. 481,
prevedendo le modalità di svolgimento dei concorsi e le procedure per
l'immissione nel ruolo del personale assunto con contratto a tempo
determinato ai sensi del comma 18. L'Autorità provvede all'autonoma
gestione delle spese per il proprio funzionamento nei limiti del fondo
stanziato a tale scopo nel bilancio dello Stato ed iscritto in apposito
capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero del
tesoro. L'Autorità adotta regolamenti sulle modalità operative e
comportamentali del personale, dei dirigenti e dei componenti della
Autorità attraverso l'emanazione di un documento denominato Codice
etico dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Tutte le
delibere ed i regolamenti di cui al presente comma sono adottati
dall'Autorità con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei
suoi componenti (19).

10. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati,
nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o
comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno
facoltà di denunziare violazioni di norme di competenza dell'Autorità e
di intervenire nei procedimenti.

11. L'Autorità disciplina con propri provvedimenti le modalità per
la soluzione non giurisdizionale delle controversie che possono
insorgere fra utenti o categorie di utenti ed un soggetto autorizzato o
destinatario di licenze oppure tra soggetti autorizzati o destinatari
di licenze tra loro. Per le predette controversie, individuate con
provvedimenti dell'Autorità, non può proporsi ricorso in sede
giurisdizionale fino a che non sia stato esperito un tentativo
obbligatorio di conciliazione da ultimare entro trenta giorni dalla
proposizione dell'istanza all'Autorità. A tal fine, i termini per agire
in sede giurisdizionale sono sospesi fino alla scadenza del termine per
la conclusione del procedimento di conciliazione (20).

12. I provvedimenti dell'Autorità definiscono le procedure relative
ai criteri minimi adottati dalle istituzioni dell'Unione europea per la
regolamentazione delle procedure non giurisdizionali a tutela dei
consumatori e degli utenti. I criteri individuati dall'Autorità nella
definizione delle predette procedure costituiscono princìpi per la
definizione delle controversie che le parti concordino di deferire ad
arbitri.

13. L'Autorità si avvale degli organi del Ministero delle
comunicazioni e degli organi del Ministero dell'interno per la
sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazioni nonché degli
organi e delle istituzioni di cui può attualmente avvalersi, secondo le
norme vigenti, il Garante per la radiodiffusione e l'editoria.
Riconoscendo le esigenze di decentramento sul territorio al fine di
assicurare le necessarie funzioni di governo, di garanzia e di
controllo in tema di comunicazione, sono funzionalmente organi
dell'Autorità i comitati regionali per le comunicazioni, che possono
istituirsi con leggi regionali entro sei mesi dall'insediamento, ai
quali sono altresì attribuite le competenze attualmente svolte dai
comitati regionali radiotelevisivi. L'Autorità, d'intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, individua gli indirizzi
generali relativi ai requisiti richiesti ai componenti, ai criteri di
incompatibilità degli stessi, ai modi organizzativi e di finanziamento
dei comitati. Entro il termine di cui al secondo periodo e in caso di
inadempienza le funzioni dei comitati regionali per le comunicazioni
sono assicurate dai comitati regionali radiotelevisivi operanti.
L'Autorità d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adotta
un regolamento per definire le materie di sua competenza che possono
essere delegate ai comitati regionali per le comunicazioni.
Nell'esplicazione delle funzioni l'Autorità può richiedere la
consulenza di soggetti o organismi di riconosciuta indipendenza e
competenza. Le comunicazioni dirette all'Autorità sono esenti da bollo.
L'Autorità si coordina con i preposti organi dei Ministeri della difesa
e dell'interno per gli aspetti di comune interesse (21).

14. Il reclutamento del personale di ruolo dei comitati regionali
per le comunicazioni avviene prioritariamente mediante le procedure di
mobilità previste dall'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 12 maggio
1995, n. 163, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio
1995, n. 273, per il personale in ruolo del Ministero delle poste e
delle telecomunicazioni che, alla data di entrata in vigore della
presente legge, risulti applicato al relativo ispettorato territoriale.
Analoga priorità è riconosciuta al personale in posizione di comando
dall'Ente poste italiane presso gli stessi ispettorati territoriali,
nei limiti della dotazione organica del Ministero, stabilita dal
decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 540, i cui effetti sono stati fatti
salvi dalla legge 23 dicembre 1996, n. 650.

15. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il
Ministro delle comunicazioni e con il Ministro del tesoro, sono
determinati le strutture, il personale ed i mezzi di cui si avvale il
servizio di polizia delle telecomunicazioni, nei limiti delle dotazioni
organiche del personale del Ministero dell'interno e degli stanziamenti
iscritti nello stato di previsione dello stesso Ministero, rubrica
sicurezza pubblica. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto
con il Ministro dell'interno, con il Ministro delle comunicazioni e con
il Ministro del tesoro, sono determinati le strutture, il personale e i
mezzi della Guardia di finanza per i compiti d'istituto nello specifico
settore della radiodiffusione e dell'editoria.

16. L'Autorità collabora anche mediante scambi ed informazioni con
le Autorità e le amministrazioni competenti degli Stati esteri al fine
di agevolare le rispettive funzioni.

17. È istituito il ruolo organico del personale dipendente
dell'Autorità nel limite di duecentosessanta unità. Alla definitiva
determinazione della pianta organica si procede con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle
comunicazioni di concerto con il Ministro del tesoro e con il Ministro
per la funzione pubblica, su parere conforme dell'Autorità, in base
alla rilevazione dei carichi di lavoro, anche mediante il ricorso alle
procedure di mobilità previste dalla normativa vigente e
compatibilmente con gli stanziamenti ordinari di bilancio previsti per
il funzionamento dell'Autorità.

18. L'Autorità, in aggiunta al personale di ruolo, può assumere
direttamente dipendenti con contratto a tempo determinato, disciplinato
dalle norme di diritto privato, in numero non superiore a sessanta
unità, con le modalità previste dall'articolo 2, comma 30, della legge
14 novembre 1995, n. 481.

19. L'Autorità può avvalersi, per motivate esigenze, di dipendenti
dello Stato o di altre amministrazioni pubbliche o di enti pubblici
collocati in posizione di fuori ruolo nelle forme previste dai
rispettivi ordinamenti, ovvero in aspettativa ai sensi dell'articolo 13
del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e
successive modificazioni, in numero non superiore, complessivamente, a
trenta unità e per non oltre il 20 per cento delle qualifiche
dirigenziali, lasciando non coperto un corrispondente numero di posti
di ruolo. Al personale di cui al presente comma è corrisposta
l'indennità prevista dall'articolo 41 del decreto del Presidente della
Repubblica 10 luglio 1991, n. 231.

20. In sede di prima attuazione della presente legge l'Autorità può
provvedere al reclutamento del personale di ruolo, nella misura massima
del 50 per cento dei posti disponibili nella pianta organica, mediante
apposita selezione proporzionalmente alle funzioni ed alle competenze
trasferite nell'ambito del personale dipendente dal Ministero delle
comunicazioni e dall'Ufficio del Garante per la radiodiffusione e
l'editoria purché in possesso delle competenze e dei requisiti di
professionalità ed esperienza richiesti per l'espletamento delle
singole funzioni.

21. All'Autorità si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2
della legge 14 novembre 1995, n. 481, non derogate dalle disposizioni
della presente legge. Le disposizioni del comma 9, limitatamente alla
deroga alle norme sulla contabilità generale dello Stato, nonché dei
commi 16 e 19 del presente articolo si applicano anche alle altre
Autorità istituite dalla legge 14 novembre 1995, n. 481, senza oneri a
carico dello Stato.

22. Con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento di
organizzazione previsto dal comma 9 del presente articolo, sono
abrogati i commi 1, 2, 3, 4, 5, 12 e 13 dell'articolo 6 della legge 6
agosto 1990, n. 223, nonché il secondo comma dell'articolo 8 della
legge 5 agosto 1981, n. 416. Con effetto dalla data di entrata in
vigore delle norme di cui ai commi 11 e 12 del presente articolo sono
abrogati i commi 7 e 8 dell'articolo 6 della legge 6 agosto 1990, n.
223. E' abrogata altresì ogni norma incompatibile con le disposizioni
della presente legge. Dalla data del suo insediamento l'Autorità
subentra nei procedimenti amministrativi e giurisdizionali e nella
titolarità dei rapporti attivi e passivi facenti capo al Garante per la
radiodiffusione e l'editoria.

23. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, su proposta del Ministro delle comunicazioni, sono
emanati uno o più regolamenti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, per individuare le competenze
trasferite, coordinare le funzioni dell'Autorità con quelle delle
pubbliche amministrazioni interessate dal trasferimento di competenze,
riorganizzare o sopprimere gli uffici di dette amministrazioni e
rivedere le relative piante organiche. A decorrere dalla data di
entrata in vigore dei regolamenti sono abrogate le disposizioni
legislative e regolamentari che disciplinano gli uffici soppressi o
riorganizzati, indicate nei regolamenti stessi.

24. Presso il Ministero delle comunicazioni è istituito un Forum
permanente per le comunicazioni composto oltre che da rappresentanti
dello stesso Ministero da esperti di riconosciuta competenza e da
operatori del settore. Il Forum per le comunicazioni ha compiti di
studio e di proposta nel settore della multimedialità e delle nuove
tecnologie della comunicazione. L'istituzione del Forum non comporta
oneri finanziari aggiuntivi per lo Stato (28).

25. Fino all'entrata in funzione dell'Autorità il Ministero delle
comunicazioni svolge le funzioni attribuite all'Autorità dalla presente
legge, salvo quelle attribuite al Garante per la radiodiffusione e
l'editoria, anche ai fini di quanto previsto dall'articolo 1-bis del
decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 luglio 1994, n. 474.

26. I ricorsi avverso i provvedimenti dell'Autorità rientrano nella
giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La competenza di
primo grado è attribuita in via esclusiva ed inderogabile al tribunale
amministrativo regionale del Lazio.

27. [Il tribunale amministrativo regionale del Lazio, chiamato a
pronunciarsi sulla domanda di sospensione di provvedimenti
dell'Autorità, può definire immediatamente il giudizio nel merito, con
motivazione in forma abbreviata. Le medesime disposizioni si applicano
davanti al Consiglio di Stato in caso di domanda di sospensione della
sentenza appellata. Tutti i termini processuali sono ridotti della metà
ed il dispositivo della sentenza è pubblicato entro sette giorni dalla
data dell'udienza con deposito in cancelleria. Nel caso di concessione
del provvedimento cautelare, l'udienza di discussione del merito della
causa deve essere celebrata entro sessanta giorni. Con la sentenza che
definisce il giudizio amministrativo il giudice pronuncia
specificamente sulle spese del processo cautelare. Le parti interessate
hanno facoltà di proporre appello contro la sentenza pronunciata dal
tribunale amministrativo regionale del Lazio subito dopo la
pubblicazione del dispositivo, con riserva dei motivi, che dovranno
essere proposti entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza.
Anche in caso di appello immediato si applica l'articolo 33 della legge
6 dicembre 1971, n. 1034] (29).

28. È istituito presso l'Autorità un Consiglio nazionale degli
utenti, composto da esperti designati dalle associazioni
rappresentative delle varie categorie degli utenti dei servizi di
telecomunicazioni e radiotelevisivi fra persone particolarmente
qualificate in campo giuridico, sociologico, psicologico, pedagogico,
educativo e massmediale, che si sono distinte nella affermazione dei
diritti e della dignità della persona o delle particolari esigenze di
tutela dei minori. Il Consiglio nazionale degli utenti esprime pareri e
formula proposte all'Autorità, al Parlamento e al Governo e a tutti gli
organismi pubblici e privati, che hanno competenza in materia
audiovisiva o svolgono attività in questi settori su tutte le questioni
concernenti la salvaguardia dei diritti e le legittime esigenze dei
cittadini, quali soggetti attivi del processo comunicativo, promuovendo
altresì iniziative di confronto e di dibattito su detti temi. Con
proprio regolamento l'Autorità detta i criteri per la designazione,
l'organizzazione e il funzionamento del Consiglio nazionale degli
utenti e fissa il numero dei suoi componenti, il quale non deve essere
superiore a undici (29/a). I pareri e le proposte che attengono alla
tutela dei diritti di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 31
dicembre 1996, n. 675, sono trasmessi al Garante per la protezione dei
dati personali.

29. I soggetti che nelle comunicazioni richieste dall'Autorità
espongono dati contabili o fatti concernenti l'esercizio della propria
attività non rispondenti al vero, sono puniti con le pene previste
dall'articolo 2621 del codice civile.

30. I soggetti che non provvedono, nei termini e con le modalità
prescritti, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie
richiesti dall'Autorità sono puniti con la sanzione amministrativa
pecuniaria da lire un milione a lire duecento milioni irrogata dalla
stessa Autorità.

31. I soggetti che non ottemperano agli ordini e alle diffide
dell'Autorità, impartiti ai sensi della presente legge, sono puniti con
la sanzione amministrativa pecuniaria da lire venti milioni a lire
cinquecento milioni. Se l'inottemperanza riguarda provvedimenti
adottati in ordine alla violazione delle norme sulle posizioni
dominanti, si applica a ciascun soggetto interessato una sanzione
amministrativa pecuniaria non inferiore al 2 per cento e non superiore
al 5 per cento del fatturato realizzato dallo stesso soggetto
nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della
contestazione. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal
presente comma sono irrogate dall'Autorità.

32. Nei casi previsti dai commi 29, 30 e 31, se la violazione è di
particolare gravità o reiterata, può essere disposta nei confronti del
titolare di licenza o autorizzazione o concessione anche la sospensione
dell'attività, per un periodo non superiore ai sei mesi, ovvero la
revoca.

(9/a) Vedi, anche, l'art. 16, L. 7 marzo 2001, n. 62. Il regolamento
per l'organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di
comunicazione è stato approvato con Delibera dell’Autorità Garanzie
com. 30 maggio 2001, n. 236/01/CONS.  (poi modificata con Delibera n.
404/02/CONS.).
(13/a) Numero così modificato dall'art. 3, D.L. 30 gennaio 1999, n. 15,nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(13/b) Numero aggiunto dall'art. 11, L. 18 agosto 2000, n. 248.
(13/c)
Il regolamento previsto dal presente numero è stato approvato con Del.
Autorità Garanzie com. 25 luglio 2002, n. 153/02/CSP (Gazz. Uff. 8
agosto 2002, n. 185).
(14) Numero così modificato dall'art. 3, D.L. 30 gennaio 1999, n. 15, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(17) Riportata alla voce Società commerciali.
(19)
Per il regolamento concernente l'organizzazione ed il funzionamento
dell'Autorità vedi la Del. Autorità Garanzie com. 9 ottobre 2002, n.
316/02/CONS.
(20) Con Del.Autorità Garanzie com. 19 giugno 2002, n. 182/02/CONS è stato adottato il regolamento di cui al presente comma.
(21)
In attuazione di quanto disposto dal presente comma, vedi la Del.
Autorità Garanzie com. 28 aprile 1999, la Del. Autorità Garanzie com.
28 aprile 1999.
(28) Per l'organizzazione del Forum permanente delle comunicazioni vedi il D.M. 22 marzo 2000.
(29) Comma abrogato dall'art. 4, L. 21 luglio 2000, n. 205.
(29/a) In attuazione di quanto disposto dal presente comma, vedi la Del. Autorità Garanzie com. 5 maggio 1999.

ARTICOLO 2 - Divieto di posizioni dominanti

1. Nei settori delle comunicazioni sonore e televisive, anche nelle
forme evolutive, realizzate con qualsiasi mezzo tecnico, della
multimedialità, dell'editoria anche elettronica e delle connesse fonti
di finanziamento, è vietato qualsiasi atto o comportamento avente per
oggetto o per effetto la costituzione o il mantenimento di una
posizione dominante da parte di uno stesso soggetto anche attraverso
soggetti controllati e collegati.

2. Gli atti giuridici, le operazioni di concentrazione e le intese
che contrastano con i divieti di cui al presente articolo, sono nulli.

3. I soggetti che operano nei settori di cui al comma 1 sono
obbligati a comunicare all'Autorità e all'Autorità garante della
concorrenza e del mercato le intese e le operazioni di concentrazione
di cui sono parti al fine dell'esercizio delle rispettive competenze.

4. L'Autorità vigila sull'andamento e sull'evoluzione dei mercati
relativi ai settori di cui al comma 1, rendendo pubblici con apposite
relazioni annuali al Parlamento i risultati delle analisi effettuate.

5. L'Autorità con proprio regolamento, adottato nel rispetto dei
criteri di partecipazione e trasparenza di cui alla legge 7 agosto
1990, n. 241, e successive modificazioni, disciplina i provvedimenti di
cui al comma 7, i relativi procedimenti e le modalità di comunicazione.
In particolare debbono essere assicurati la notifica dell'apertura
dell'istruttoria ai soggetti interessati, la possibilità di questi di
presentare proprie deduzioni in ogni stadio dell'istruttoria, il potere
dell'Autorità di richiedere ai soggetti interessati e a terzi che ne
siano in possesso di fornire informazioni e di esibire documenti utili
all'istruttoria stessa. L'Autorità è tenuta a rispettare gli obblighi
di riservatezza inerenti alla tutela delle persone o delle imprese su
notizie, informazioni e dati in conformità alla normativa in materia di
tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di
dati personali (31/a).

6. Ad uno stesso soggetto o a soggetti controllati da o collegati a
soggetti i quali a loro volta controllino altri titolari di concessione
in base ai criteri individuati nella vigente normativa, non possono
essere rilasciate concessioni né autorizzazioni che consentano di
irradiare più del 20 per cento rispettivamente delle reti televisive o
radiofoniche analogiche e dei programmi televisivi o radiofonici
numerici, in ambito nazionale, trasmessi su frequenze terrestri, sulla
base del piano delle frequenze. Al fine di consentire l'avvio dei
mercati nel rispetto dei princìpi del pluralismo e della concorrenza,
relativamente ai programmi televisivi o radiofonici numerici l'Autorità
può stabilire un periodo transitorio nel quale non vengono applicati i
limiti previsti nel presente comma. L'Autorità può stabilire per
l'emittenza radiofonica in ambito nazionale una percentuale maggiore al
20 per cento nel rispetto dei princìpi del pluralismo e della
concorrenza. Nel piano nazionale di assegnazione delle frequenze,
redatto per l'ubicazione degli impianti sentite le regioni e, al fine
di tutelare le minoranze linguistiche, d'intesa con le regioni Valle
d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia e con le province autonome di Trento e
di Bolzano, l'Autorità fissa il numero delle reti e dei programmi
irradiabili in ambito nazionale e locale, tenendo conto dell'evoluzione
tecnologica e delle frequenze pianificate secondo i seguenti criteri
(31/b):

a) localizzazione comune degli impianti;
b) parametri
radioelettrici stabiliti in modo uniforme secondo standard
internazionalmente riconosciuti, tenendo conto di un adeguato periodo
transitorio per adeguare la situazione attuale;
c) segnali ricevibili senza disturbi;
d)
riserve di frequenza per la diffusione del segnale radiofonico e
televisivo con tecnologia digitale ed uso integrato del satellite, del
cavo e dei ponti radio su frequenze terrestri per i collegamenti tra
gli impianti di radiodiffusione;
e) riserva in favore dell'emittenza
televisiva in ambito locale di un terzo dei canali irradiabili per ogni
bacino di utenza; ulteriori risorse possono essere assegnate
all'emittenza locale successivamente alla pianificazione. I bacini
televisivi sono di norma coincidenti con il territorio della regione,
quelli radiofonici con il territorio della provincia (31/c);
f)
equivalenza, nei limiti delle compatibilità tecniche, in termini di
copertura del territorio e comunque bilanciamento, su tutte le
emittenti in ambito nazionale e locale, dell'eventuale insufficienza di
frequenze disponibili in alcune aree di servizio;
g) riserve per la
diffusione dei canali irradiabili per la diffusione del segnale
radiofonico e televisivo di emittenti estere in favore delle minoranze
linguistiche riconosciute e per emittenti locali che trasmettono nelle
lingue delle stesse minoranze.

7. L'Autorità, adeguandosi al mutare delle caratteristiche dei
mercati ed avendo riguardo ai criteri indicati nei commi 1 e 8, ferma
restando la nullità di cui al comma 2, adotta i provvedimenti necessari
per eliminare o impedire il formarsi delle posizioni di cui al comma 1
o comunque lesive del pluralismo. Qualora ne riscontri l'esistenza,
apre un'istruttoria nel rispetto del principio del contraddittorio, al
termine della quale interviene affinché esse vengano sollecitamente
rimosse; qualora accerti il compimento di atti o di operazioni idonee a
determinare una situazione vietata ai sensi dei commi 1 e 2 ne inibisce
la prosecuzione e ordina la rimozione degli effetti. Ove l'Autorità
ritenga di dover disporre misure che incidano sulla struttura
dell'impresa imponendo dismissioni di aziende o di rami di azienda, è
tenuta a determinare nel provvedimento stesso un congruo termine entro
il quale provvedere alla dismissione; tale termine non può essere
comunque superiore a dodici mesi. In ogni caso le disposizioni relative
ai limiti di concentrazione di cui al presente articolo si applicano in
sede di rilascio ovvero di rinnovo delle concessioni e delle
autorizzazioni.

8. Nell'esercizio dei propri poteri l'Autorità applica i seguenti criteri:

a) i soggetti destinatari di concessioni televisive in ambito
nazionale anche per il servizio pubblico, di autorizzazioni per
trasmissioni codificate in ambito nazionale, ovvero di entrambi i
provvedimenti possono raccogliere proventi per una quota non superiore
al 30 per cento delle risorse del settore televisivo in ambito
nazionale riferito alle trasmissioni via etere terrestre e codificate.
I proventi di cui al precedente periodo sono quelli derivanti da
finanziamento del servizio pubblico al netto dei diritti dell'Erario,
nonché da pubblicità nazionale e locale, da spettanze per televendite e
da sponsorizzazioni, proventi da convenzioni con soggetti pubblici,
ricavi da offerta televisiva a pagamento, al netto delle spettanze
delle agenzie di intermediazione. Il calcolo, per ciascun soggetto, dei
ricavi derivanti da offerta televisiva a pagamento è considerato nella
misura del 50 per cento per un periodo di tre anni a condizione che
tale offerta sia effettuata esclusivamente su cavo o da satellite; la
quota di cui al primo periodo della presente lettera non può essere
superiore al 25 per cento qualora il fatturato lordo complessivo dei
soggetti autorizzati per trasmissioni televisive a pagamento sia uguale
o superiore al 20 per cento del fatturato globale del settore
televisivo nazionale;
b) i soggetti destinatari di concessioni
radiofoniche in ambito nazionale possono raccogliere le risorse
economiche calcolate sui proventi derivanti da pubblicità e da
sponsorizzazioni per una quota non superiore al 30 per cento del totale
delle risorse del settore radiofonico. Ai fini dello sviluppo del
settore nella fase iniziale, l'Autorità può stabilire una quota di
raccolta delle risorse economiche maggiore di quella prevista nella
presente lettera;
c) i soggetti destinatari di autorizzazioni per
emittenti televisive via cavo ovvero via satellite possono raccogliere
proventi non superiori al 30 per cento del totale delle risorse
riferito al settore delle emittenti televisive nazionali via cavo e
delle emittenti via satellite. Al fine di consentire l'avvio dei
mercati, nel rispetto dei princìpi del pluralismo e della concorrenza,
l'Autorità determina un periodo transitorio nel quale non vengono
applicati i limiti previsti nella presente lettera. Nel caso di
programmi offerti in modo coordinato, i limiti di cui alla presente
lettera si applicano con riferimento alle singole emittenti televisive
via cavo ovvero via satellite che compongono l'offerta;
d) i
soggetti che comunque detengono partecipazioni in imprese operanti nei
settori della radiotelevisione e dell'editoria di giornali quotidiani e
periodici possono raccogliere, sommando i ricavi dei due settori,
proventi non superiori al 20 per cento del totale nazionale delle
risorse derivanti da pubblicità, spettanze per televendite,
sponsorizzazioni, proventi da convenzioni con soggetti pubblici,
finanziamento del servizio pubblico, ricavi da offerta televisiva a
pagamento, vendite e abbonamenti di quotidiani e periodici, dal mercato
dell'editoria elettronica destinata al consumo delle famiglie; è fatta
salva la disciplina sulle imprese editrici di giornali quotidiani o
periodici di cui alla legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive
modificazioni. È fatto salvo il rispetto dei limiti per singolo settore
previsti dalla presente legge;
e) le concessionarie di pubblicità
possono raccogliere nei settori radiofonico ovvero televisivo risorse
economiche non oltre le quote previste nelle lettere a), b), c) e d).
L'impresa concessionaria di pubblicità, controllata da o collegata ad
un soggetto destinatario di concessione o autorizzazione
radiotelevisiva, può raccogliere pubblicità anche per altri soggetti
destinatari di concessione in ambito locale, nei limiti previsti dal
primo periodo della presente lettera ed a condizione che detta impresa
concessionaria raccolga in esclusiva la pubblicità per il soggetto
concessionario o autorizzato che la controlla o è ad essa collegato.

9. Qualora anche uno solo dei limiti quantitativi indicati nelle
lettere a), b) e c) del comma 8 sia stato raggiunto mediante intese o
concentrazioni, l'Autorità provvede, nel rispetto del principio del
contraddittorio, ai sensi del comma 7. Se i soggetti che esercitano
l'attività radiotelevisiva superano, al momento dell'entrata in vigore
della presente legge, i limiti di cui al comma 8, mediante lo sviluppo
spontaneo dell'impresa che non determini una posizione dominante né
elimini o riduca il pluralismo e la concorrenza, l'Autorità, con atto
motivato e informatone il Parlamento, non provvede ai sensi del comma
7. Ai fini della verifica, da compiere prima della data di rilascio
ovvero di rinnovo delle concessioni e delle autorizzazioni, l'Autorità
invita i soggetti interessati a dimostrare, entro i termini prefissati,
mediante idonea documentazione, la insussistenza di una posizione
dominante vietata perché la quota raggiunta è inferiore ai limiti di
cui al comma 8 ovvero perché, pur essendo stati superati i limiti di
cui al comma 8 nel mercato di riferimento, individuati tenendo conto,
tra l'altro, dell'esistenza o meno di vincoli tecnici, economici o
giuridici all'ingresso nel mercato di riferimento, della possibilità di
accesso ai fattori di produzione, delle dimensioni e del numero dei
concorrenti e della struttura degli stessi, non si configura una
posizione dominante vietata. Compete in ogni caso all'Autorità
effettuare ogni altro opportuno accertamento al fine di verificare
l'esatta situazione in essere.

10. I limiti di cui al comma 8 non si applicano ai soggetti
destinatari di una concessione televisiva o radiofonica su frequenze
terrestri o di una autorizzazione per offerta televisiva a pagamento
via cavo o via satellite, in entrambi i casi per l'irradiazione di un
solo programma nazionale.

11. Il superamento dei limiti quantitativi relativi all'acquisizione
di risorse economiche indicati nel comma 8 deve essere verificato
nell'ambito di un congruo periodo di tempo, in ogni caso non superiore
ai dodici mesi.

12. L'Autorità, in occasione della relazione al Parlamento sulle
caratteristiche dei mercati di riferimento, deve pronunciarsi
espressamente sulla adeguatezza dei limiti indicati nel presente
articolo.

13. Al fine di favorire la progressiva affermazione delle nuove
tecnologie trasmissive, ai destinatari di concessioni radiotelevisive
in chiaro su frequenze terrestri è consentita, previa autorizzazione
dell'Autorità, la trasmissione simultanea su altri mezzi trasmissivi
(32/a).

14. Ai fini della definizione di posizione dominante, i soggetti che
raccolgono pubblicità per una quota superiore al 50 per cento del
fatturato di una emittente, e i produttori e i distributori di
produzioni audiovisive che su base annua forniscono prodotti ad una
emittente televisiva in chiaro per una percentuale superiore al 35 per
cento del tempo di diffusione giornaliero o al 35 per cento della
fascia di maggiore ascolto, così come definita dall'Autorità, sono
equiparati ad un soggetto destinatario di concessione o autorizzazione.
Nel tempo di diffusione non vengono conteggiate le interruzioni
pubblicitarie e le televendite.

15. Ai fini della applicazione del comma 8, alla concessionaria di
pubblicità che raccoglie una quota superiore al 50 per cento dei
proventi derivanti da pubblicità, sponsorizzazioni e spettanze da
televendite di ciascun soggetto destinatario di concessioni ovvero
autorizzazioni radiotelevisive è imputato l'intero ammontare dei
proventi ad esso derivanti da pubblicità, sponsorizzazioni e spettanze
da televendite.

16. Ai fini della individuazione delle posizioni dominanti vietate
dalla presente legge si considerano anche le partecipazioni al capitale
acquisite o comunque possedute per il tramite di società anche
indirettamente controllate, di società fiduciarie o per interposta
persona. Si considerano acquisite le partecipazioni che vengono ad
appartenere ad un soggetto diverso da quello cui appartenevano
precedentemente anche in conseguenza o in connessione ad operazioni di
fusione, scissione, scorporo, trasferimento d'azienda o simili che
interessino tali soggetti. Allorché tra i diversi soci esistano
accordi, in qualsiasi forma conclusi, in ordine all'esercizio
concertato del voto, o comunque alla gestione della società, diversi
dalla mera consultazione tra soci, ciascuno dei soci è considerato, ai
fini della presente legge, come titolare della somma di azioni o quote
detenute dai soci contraenti o da essi controllate.

17. Ai fini della presente legge il controllo sussiste, anche con
riferimento a soggetti diversi dalle società, nei casi previsti
dall'articolo 2359, commi primo e secondo, del codice civile.

18. Il controllo si considera esistente nella forma dell'influenza
dominante, salvo prova contraria, allorché ricorra una delle seguenti
situazioni:

a) esistenza di un soggetto che, da solo o in base alla
concertazione con altri soci, abbia la possibilità di esercitare la
maggioranza dei voti dell'assemblea ordinaria o di nominare o revocare
la maggioranza degli amministratori;
b) sussistenza di rapporti,
anche tra soci, di carattere finanziario o organizzativo o economico
idonei a conseguire uno dei seguenti effetti:

1) la trasmissione degli utili e delle perdite;
2) il coordinamento della gestione dell'impresa con quella di altre imprese ai fini del perseguimento di uno scopo comune;
3) l'attribuzione di poteri maggiori rispetto a quelli derivanti dalle azioni o dalle quote possedute;
4)
l'attribuzione a soggetti diversi da quelli legittimati in base
all'assetto proprietario di poteri nella scelta degli amministratori e
dei dirigenti delle imprese;

c) l'assoggettamento a direzione comune, che può risultare anche in
base alle caratteristiche della composizione degli organi
amministrativi o per altri significativi e qualificati elementi.

19. In deroga alle disposizioni del presente articolo, salvo quanto
previsto dal comma 8, lettera c), la società concessionaria del
servizio pubblico radiotelevisivo e la società concessionaria del
servizio pubblico di telecomunicazioni, tra loro congiuntamente,
possono partecipare ad una piattaforma unica per trasmissioni digitali
da satellite e via cavo e per trasmissioni codificate in forma
analogica su reti terrestri, mediante accordi di tipo associativo anche
con operatori di comunicazione destinatari di concessione,
autorizzazione, licenza o comunque iscritti nel registro di cui
all'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della presente legge.
La piattaforma è aperta alla utilizzazione di chi ne faccia richiesta
in base a titolo idoneo, secondo princìpi di trasparenza, di
concorrenza e di non discriminazione. L'Autorità vigila sulla
costituzione e sulla gestione della piattaforma, garantendo, mediante
l'adozione di specifici provvedimenti, anche ai sensi dei commi 31 e 32
dell'articolo 1, l'osservanza dei princìpi di trasparenza, di
concorrenza e di non discriminazione tra i soggetti pubblici e privati,
nonché tra i soggetti partecipanti all'accordo di cui al presente comma
e soggetti terzi che intendano distribuire proprie trasmissioni
mediante la stessa piattaforma.

20. Ai fini dell'applicazione degli articoli 4, 7 e 8 della legge 7
agosto 1990, n. 250, e dell'articolo 7 del decreto-legge 27 agosto
1993, n. 323, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre
1993, n. 422, per trasmissioni quotidiane si intendono quelle
effettuate nel limite orario previsto dalle suddette disposizioni, con
frequenza non inferiore a cinque giorni alla settimana o, in
alternativa, a centoventi giorni al semestre.

(31/a) In attuazione di quanto disposto dal presente comma, vedi la Delibera Autorità Garanzie com. 23 marzo 1999.
(31/b) Vedi, anche, l'art. 1, L. 30 aprile 1998, n. 122.
(31/c) Vedi, anche, l'art. 2, D.L. 18 novembre 1999, n. 433.
(32/a)
L'autorizzazione di cui al presente comma è rilasciata dal Ministero
delle comunicazioni, ai sensi di quanto disposto dall'art. 2-bis, D.L.
23 gennaio 2001, n. 5, nel testo integrato dalla relativa legge di
conversione.

ARTICOLO 3 - Norme sull’emittenza radiotelevisiva

1. È consentita ai soggetti legittimamente operanti alla data di
entrata in vigore della presente legge la prosecuzione dell'esercizio
della radiodiffusione sonora e televisiva in chiaro in ambito nazionale
e locale fino al rilascio delle nuove concessioni ovvero fino alla
reiezione della domanda e comunque non oltre il 30 aprile 1998 (34/a).

2. L'Autorità approva il piano nazionale di assegnazione delle
frequenze di cui all'articolo 2, comma 6, entro e non oltre il 31
gennaio 1998 (34/a). Sulla base del piano nazionale di assegnazione
delle frequenze sono rilasciate, entro e non oltre il 30 aprile 1998
(34/a), le nuove concessioni radiotelevisive private. Tali concessioni,
che hanno una durata di sei anni, possono essere rilasciate, nel
rispetto delle condizioni definite in un regolamento adottato
dall'Autorità tenendo conto anche dei princìpi di cui al comma 3, a
società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità
limitata e cooperative. Le società di cui al presente comma devono
essere di nazionalità italiana ovvero di uno Stato appartenente
all'Unione europea. Il controllo delle società da parte di soggetti di
cittadinanza o nazionalità di Stati non appartenenti all'Unione europea
è consentito a condizione che detti Stati pratichino nei confronti
dell'Italia un trattamento di effettiva reciprocità, fatte salve le
disposizioni derivanti da accordi internazionali. Gli amministratori
delle società richiedenti la concessione non devono aver riportato
condanna irrevocabile a pena detentiva per delitto non colposo
superiore a sei mesi e non devono essere stati sottoposti a misura di
sicurezza o di prevenzione. L'Autorità, limitatamente alla
radiodiffusione sonora, è autorizzata ad una deroga per le scadenze
previste al comma 1 e per quelle previste per la predisposizione del
piano nazionale di assegnazione e del conseguente rilascio delle
concessioni, qualora la complessità del piano radiofonico impedisca la
sua stesura nei tempi indicati. Il piano dovrà comunque essere
elaborato entro il 31 dicembre 1998 (34/b) e il rilascio delle relative
concessioni dovrà avvenire entro e non oltre il 30 aprile 1999 (34/b).
In caso di deroga è consentita la prosecuzione dell'esercizio della
radiodiffusione sonora di cui al comma 1, fino al rilascio delle nuove
concessioni ovvero fino alla reiezione della domanda e comunque non
oltre il 30 aprile 1999 (34/b).

3. Ai fini del rilascio delle concessioni radiotelevisive il
regolamento di cui al comma 2, emanato dopo aver sentito le
associazioni a carattere nazionale dei titolari di emittenti o reti
private, prevede:

a) per le emittenti radiotelevisive nazionali:

1) una misura adeguata del capitale e la previsione di norme che
consentano la massima trasparenza societaria anche con riferimento ai
commi 16 e 17 dell'articolo 2;
2) una distinzione, fra i soggetti
richiedenti, delle emittenti che, in base al progetto editoriale
presentato, garantiscano una proposta di produzioni destinate a
diversificare l'offerta in relazione alle condizioni di mercato, una
quota rilevante di autoproduzione e di produzione italiana ed europea,
una consistente programmazione riservata all'informazione, un adeguato
numero di addetti, piani di investimento coordinati con il progetto
editoriale;

b) per le emittenti radiotelevisive locali e la radiodiffusione sonora nazionale, i seguenti criteri direttivi:

1) la semplificazione delle condizioni, dei requisiti soggettivi e delle procedure di rilascio delle concessioni;
2)
la distinzione delle emittenti radiotelevisive locali in emittenti
aventi scopi esclusivamente commerciali ed emittenti con obblighi di
informazione in base a criteri che verranno stabiliti dall'Autorità. La
possibilità di accedere a provvidenze ed incentivi, anche già previsti
da precedenti disposizioni di legge, è riservata in via esclusiva alle
emittenti con obblighi di informazione ed alle emittenti di cui
all'articolo 16, comma 5, della legge 6 agosto 1990, n. 223;
3) la
previsione di norme atte a favorire la messa in comune di strutture di
produzione e di trasmissione, gli investimenti tecnici e produttivi, le
compravendite di aziende, impianti o rami di aziende, le dismissioni e
le fusioni nonché la costituzione di consorzi di servizi e l'ingresso
delle emittenti radiotelevisive locali nel mercato dei servizi di
telecomunicazioni;
4) la possibilità per le emittenti
radiotelevisive locali di trasmettere programmi informativi
differenziati per non oltre un quarto delle ore di trasmissione
giornaliera in relazione alle diverse aree territoriali comprese nel
bacino di utenza (35/a);
5) la previsione di norme specifiche in materia di pubblicità, sponsorizzazioni e televendite;
6)
in attesa che il Governo emani uno o più regolamenti nei confronti
degli esercenti la radiodiffusione sonora e televisiva in ambito
locale, le sanzioni previste dall'articolo 31 della legge 6 agosto
1990, n. 223, sono ridotte ad un decimo;
7) nel sistema
radiotelevisivo nazionale, assumono particolare valore le emittenti
locali che decidono di dedicare almeno il 70 per cento della
programmazione monotematica quotidiana a temi di chiara utilità
sociale, quali salute, sanità e servizi sociali, e classificabili come
vere e proprie emittenti di servizio. Le emittenti locali a
programmazione monotematica di chiara utilità sociale dovranno essere
considerate anche nella divisione della parte di pubblicità pubblica
riservata alle emittenti locali ed alle radio locali e nazionali, ai
sensi di quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 9 della legge 6
agosto 1990, n. 223, come sostituito dall'articolo 11-bis del
decreto-legge 27 agosto 1993, n. 323, convertito, con modificazioni,
dalla legge 27 ottobre 1993, n. 422, e, da ultimo, dall'articolo 1,
comma 10, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 545, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 650. Le emittenti
locali che assumono le caratteristiche e l'impegno previsto dal primo
periodo hanno diritto prioritario ai rimborsi ed alle riduzioni
tariffarie previsti dall'articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 250,
e dall'articolo 7 del decreto-legge 27 agosto 1993, n. 323, convertito,
con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1993, n. 422. Ad integrazione
delle leggi sopracitate, per le emittenti locali che dedicano almeno il
70 per cento della propria programmazione ad un tema di chiara utilità
sociale, la misura dei rimborsi e delle riduzioni viene stabilita sia
per le agenzie di informazione, sia per le spese elettriche,
telefoniche e di telecomunicazioni, compreso l'uso del satellite, nella
misura prevista dalle norme vigenti.

4. Nell'àmbito del riassetto del piano nazionale di assegnazione
delle frequenze, le stesse, in via prioritaria sono assegnate ai
soggetti titolari della concessione comunitaria.

5. Le concessioni relative alle emittenti radiotelevisive in ambito
nazionale devono consentire l'irradiazione dei programmi secondo i
criteri tecnici stabiliti nell'articolo 2, comma 6, e comunque
l'irradiazione del segnale in un'area geografica che comprenda almeno
l'80 per cento del territorio e tutti i capoluoghi di provincia. Le
concessioni relative alle emittenti radiofoniche in ambito nazionale
devono consentire l'irradiazione del segnale in un'area geografica che
comprenda almeno il 60 per cento del territorio e tutti i capoluoghi di
provincia. Il piano nazionale di assegnazione delle frequenze riserva
almeno un terzo dei programmi irradiabili all'emittenza televisiva
locale e, di norma, il 70 per cento dei programmi irradiabili
all'emittenza radiofonica in ambito locale. Nel piano nazionale di
assegnazione delle frequenze è prevista una riserva di frequenze:

a) per le emittenti radiotelevisive locali e radiofoniche nazionali
che diffondono produzioni culturali, etniche e religiose e che si
impegnano a non trasmettere più del 5 per cento di pubblicità per ogni
ora di diffusione. La concessione a tali emittenti può essere
rilasciata se le stesse sono costituite da associazioni riconosciute o
non riconosciute, fondazioni o cooperative prive di scopo di lucro;
b)
per l'introduzione del servizio di radiodiffusione sonora e televisiva
digitale così come previsto dall'articolo 2, comma 6, lettera d).
L'esercizio della radiodiffusione sonora e televisiva digitale è
concesso alla concessionaria del servizio pubblico e ai concessionari o
autorizzati per la televisione e la radiodiffusione sonora in
modulazione di frequenza, che a tal fine possono costituire consorzi
fra loro o con altri concessionari per la gestione dei relativi
impianti.

6. Gli esercenti la radiodiffusione televisiva in ambito nazionale
che superino i limiti previsti dall'articolo 2, comma 6, possono
proseguire in via transitoria, successivamente alla data del 30 aprile
1998, l'esercizio delle reti eccedenti gli stessi limiti, nel rispetto
degli obblighi stabiliti per le emittenti nazionali televisive
destinatarie di concessione, a condizione che le trasmissioni siano
effettuate contemporaneamente su frequenze terrestri e via satellite o
via cavo e, successivamente al termine di cui al comma 7,
esclusivamente via cavo o via satellite (37/b).

7. L'Autorità, in relazione all'effettivo e congruo sviluppo
dell'utenza dei programmi radiotelevisivi via satellite e via cavo,
indica il termine entro il quale i programmi irradiati dalle emittenti
di cui al comma 6 devono essere trasmessi esclusivamente via satellite
o via cavo (37/c).

8. All'entrata in vigore della presente legge l'Autorità dispone la
cessazione dell'uso delle frequenze che a parere della stessa non sono
indispensabili ai soggetti esercenti l'attività radiotelevisiva per
l'illuminazione dell'area di servizio e del bacino. L'Autorità assegna,
anche in via provvisoria, tali frequenze ai destinatari di concessioni
o autorizzazioni radiotelevisive in ambito nazionale e locale che hanno
un grado di copertura della popolazione inferiore al 90 per cento di
quella residente nel territorio cui si riferisce la concessione o
l'autorizzazione. Sono escluse dall'assegnazione, che comunque è
attuata nel rispetto dei criteri stabiliti dalla Corte costituzionale
con la sentenza 7 dicembre 1994, n. 420, le emittenti che trasmettono
in forma codificata. Le disposizioni di cui al presente comma sono
attuate fino all'entrata in funzione dell'Autorità dal Ministero delle
comunicazioni.

9. Le disposizioni riguardanti i limiti alla raccolta di risorse
economiche di cui alla presente legge si applicano dal 30 aprile 1998.
Entro la stessa data la concessionaria del servizio pubblico
radiotelevisivo è tenuta a presentare all'Autorità un piano per una
ristrutturazione che consenta, pur nell'ambito dell'unitarietà del
servizio pubblico, di trasformare una delle sue reti televisive in una
emittente che non può avvalersi di risorse pubblicitarie. Nel piano
presentato all'Autorità si prevedono apposite soluzioni per le regioni
Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e per le province autonome di
Trento e di Bolzano d'intesa, rispettivamente, con le regioni e con le
province, a tutela delle minoranze linguistiche e in una logica di
cooperazione transfrontaliera. All'emittente di cui al secondo periodo
non si applicano i limiti previsti dall'articolo 2, commi 6 e 8.
L'Autorità, valutato il piano di ristrutturazione, sentita la
Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei
servizi radiotelevisivi, indica il termine entro cui deve essere
istituita l'emittente di cui al presente comma, contestualmente
all'indicazione del termine di cui al comma 7 (37/d).

10. La diffusione radiotelevisiva via satellite originata dal
territorio nazionale, compresa quella in forma codificata, è soggetta
ad autorizzazione rilasciata dall'Autorità ovvero, fino alla sua
costituzione, dal Ministero delle comunicazioni, sulla base di un
apposito regolamento (38).

11. Nessun soggetto può essere destinatario di più di una
concessione televisiva su frequenze terrestri in ambito nazionale per
la trasmissione di programmi in forma codificata. I soggetti
legittimamente esercenti alla data di entrata in vigore della presente
legge più reti televisive in ambito nazionale in forma codificata
devono, ai fini di quanto previsto dal comma 2 del presente articolo,
dal 31 dicembre 1997, trasferire via cavo o via satellite le
trasmissioni irradiate da una delle loro reti. Ciascun operatore può
proseguire l'esercizio di due reti fino al 30 aprile 1998 (38/a). A
partire dalla data indicata nel precedente periodo la rete eccedente
può essere esercitata in via transitoria, alle stesse condizioni e nei
termini previsti dai commi 6 e 7. L'Autorità adotta un apposito
regolamento che disciplina le trasmissioni in codice su frequenze
terrestri e tiene conto, nell'indicazione del termine di cui al comma
7, della particolare natura di tale tipo di trasmissioni. L'Autorità
ovvero, fino al momento del funzionamento dell'Autorità stessa, il
Ministero delle comunicazioni, in via provvisoria, prima
dell'approvazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze,
assegna le frequenze libere, anche a seguito del trasferimento su cavo
o su satellite delle reti di cui al presente comma, ai concessionari o
autorizzati in ambito nazionale e locale che si trovano nelle
condizioni previste dal comma 8 (38/b). Entro il termine di novanta
giorni il Ministero delle comunicazioni adotta, sulla base delle norme
contenute nella presente legge e nel regolamento previsto dall'articolo
1, comma 2, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 545, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 650, un regolamento per
la disciplina dei servizi radiotelevisivi via cavo. Sono abrogate le
norme dell'articolo 11, commi 1 e 2, del decreto-legge 27 agosto 1993,
n. 323, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1993, n.
422, in contrasto con la presente legge (40/a) (40/b).

12. Restano salvi gli effetti prodottisi in virtù della previgente
disciplina, in particolare per ciò che attiene ai procedimenti
sanzionatori in corso, alle violazioni contestate e alle sanzioni
applicate.

13. A partire dal 1° gennaio 1998 gli immobili, composti da più
unità abitative di nuova costruzione o quelli soggetti a
ristrutturazione generale, per la ricezione delle trasmissioni
radiotelevisive satellitari si avvalgono di norma di antenne collettive
e possono installare o utilizzare reti via cavo per distribuire nelle
singole unità le trasmissioni ricevute mediante antenne collettive.
Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge i comuni emanano un regolamento sull'installazione degli apparati
di ricezione delle trasmissioni radiotelevisive satellitari nei centri
storici al fine di garantire la salvaguardia degli aspetti
paesaggistici.

14. [Gli interventi per la realizzazione di nuovi impianti o per la
riqualificazione di quelli esistenti, concernenti la distribuzione
all'interno degli edifici e delle abitazioni di segnali provenienti da
reti via cavo o via satellite, sono soggetti ad IVA nella misura del 4
per cento. Analoga misura si applica agli abbonamenti alla diffusione
radiotelevisiva con accesso condizionato effettuata in forma digitale a
mezzo di reti via cavo o via satellite, nonché ai relativi
decodificatori di utenti] (40/c).

15. All'articolo 1, comma 2, della legge 14 novembre 1995, n. 481,
sono soppresse le seguenti parole: «ivi compreso ai soli fini del
presente comma l'esercizio del credito».

16. (42).

17. Le imprese di radiodiffusione sonora e televisiva operanti in
ambito locale e le imprese di radiodiffusione sonora operanti in ambito
nazionale possono effettuare collegamenti in diretta sia attraverso
ponti mobili, sia attraverso collegamenti temporanei funzionanti su
base non interferenziale con altri utilizzatori dello spettro radio, in
occasione di avvenimenti di cronaca, politica, spettacolo, cultura,
sport e attualità. Le stesse imprese, durante la diffusione dei
programmi e sulle stesse frequenze assegnate, possono trasmettere dati
e informazioni all'utenza. La concessione costituisce titolo per
l'utilizzazione dei ponti mobili e dei collegamenti temporanei, nonché
per trasmettere dati e informazioni all'utenza (42/a).

18. Sono consentite le acquisizioni, da parte di società di
capitali, di concessionarie svolgenti attività di radiodiffusione
sonora e televisiva di cui all'articolo 1 del decreto-legge 23 ottobre
1996, n. 545, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre
1996, n. 650, costituite in società cooperative a responsabilità
limitata.

19. Fino al rilascio delle nuove concessioni per la radiodiffusione
sonora sono consentiti il trasferimento e la cessione di impianti o
rami di azienda tra concessionari radiofonici nazionali o tra questi e
gli autorizzati di cui agli articoli 38 e seguenti della legge 14
aprile 1975, n. 103, secondo le modalità di cui all'articolo 1, comma
13, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 545, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 650. Sono altresì
consentite le acquisizioni di concessionarie svolgenti attività di
radiodiffusione sonora a carattere comunitario e di concessionarie
svolgenti attività televisiva esercitata da soggetti che hanno ottenuto
la concessione per la radiodiffusione televisiva in àmbito locale ai
sensi dell'articolo 1, comma 6, del decreto-legge 27 agosto 1993, n.
323, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1993, n.
422, da parte di società cooperative prive di scopo di lucro, di
associazioni riconosciute e non riconosciute o di fondazioni, a
condizione che l'emittente mantenga il carattere comunitario (43/a). È
inoltre consentito alle emittenti di radiodiffusione sonora operanti in
àmbito locale di ottenere che la concessione precedentemente conseguita
a carattere commerciale sia trasferita ad un nuovo soggetto avente i
requisiti di emittente comunitaria (43/b).

20. I canoni di concessione relativi all'emittenza radiotelevisiva
privata in ambito locale sono dovuti dal momento del ricevimento del
provvedimento di concessione da parte dell'interessato. Ove la
concessione venga ricevuta nel corso dell'anno il canone è dovuto in
proporzione ai mesi intercorrenti con la fine dell'anno stesso.

21. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente
legge, i trasferimenti di azioni o di quote di società concessionarie
private sono consentiti a condizione che l'assetto proprietario che ne
derivi sia conforme a quanto stabilito nel comma 2 del presente
articolo.

22. Le norme di cui all'articolo 4 della legge 6 agosto 1990, n.
223, si applicano, a condizione che le imprese radiotelevisive ne
chiedano l'applicazione, anche in assenza dei piani di assegnazione
delle frequenze radiofoniche e televisive e dei piani territoriali di
coordinamento. In tal caso si farà riferimento alle aree ove sono
ubicati gli impianti di diffusione e di collegamento eserciti dalle
imprese radiotelevisive.

23. (45).

24. Il canone di concessione per il servizio di radiodiffusione
sonora digitale terrestre non è dovuto dagli interessati per un periodo
di dieci anni (45/cost).

(34/a) Per il posticipo di nove mesi della presente data, vedi l'art. 1, L. 30 aprile 1998, n. 122.
(34/b) Per il posticipo di nove mesi della presente data, vedi l'art. 1, L. 30 aprile 1998, n. 122.
(35/a)
Numero così modificato dall'art. 1, D.L. 18 novembre 1999, n. 433, nel
testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(37/b) L'art.
1, Del.Autorità Garanzie com. 7 agosto 2001, n. 346/01/CONS (Gazz. Uff.
27 agosto 2001, n. 198) ha fissato al 31 dicembre 2003 la data per
l'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 6, 7, 9 e 11 del
presente articolo.
(37/c) L'art. 1, Del.Autorità
Garanzie com. 7 agosto 2001, n. 346/01/CONS (Gazz. Uff. 27 agosto 2001,
n. 198) ha fissato al 31 dicembre 2003 la data per l'attuazione delle
disposizioni di cui ai commi 6, 7, 9 e 11 del presente articolo.
Successivamente, la Corte costituzionale, con sentenza 20 novembre
2002, n. 466 (Gazz. Uff. 27 novembre 2002, n. 47 - Prima serie
speciale), ha dichiarato, tra l'altro, l'illegittimità del presente
comma 7, nella parte in cui non prevede la fissazione di un termine
finale certo, e non prorogabile, che comunque non oltrepassi il 31
dicembre 2003, entro il quale i programmi, irradiati dalle emittenti
eccedenti i limiti di cui al comma 6 del presente articolo (Retequattro
e Tele+nero) devono essere trasmessi esclusivamente via satellite o via
cavo.
(37/d) L'art. 1, Del.Autorità Garanzie com. 7
agosto 2001, n. 346/01/CONS (Gazz. Uff. 27 agosto 2001, n. 198) ha
fissato al 31 dicembre 2003 la data per l'attuazione delle disposizioni
di cui ai commi 6, 7, 9 e 11 del presente articolo.
(38) In attuazione di quanto disposto nel presente comma, vedi la Delibera Autorità Garanzie com. 1° marzo 2000.
(38/a) Per il posticipo di nove mesi dalla data del 30 aprile 1998, vedi l'art. 1, L. 30 aprile 1998, n. 122.
(38/b)
Per l'assegnazione in via provvisoria delle frequenze di
radiodiffusione televisiva dismesse, vedi il D.M. 20 febbraio 1998.
(40/a)
Comma così modificato dall'art. 2-bis, D.L. 23 gennaio 2001, n. 5, nel
testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(40/b) L'art.
1, Del.Autorità Garanzie com. 7 agosto 2001, n. 346/01/CONS (Gazz. Uff.
27 agosto 2001, n. 198) ha fissato al 31 dicembre 2003 la data per
l'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 6, 7, 9 e 11 del
presente articolo.
(40/c) Comma abrogato dall'art. 1, D.L. 29 settembre 1997, n. 328, riportato alla voce Imposte e tasse in genere.
(42) Aggiunge l'art. 43-bis alla L. 14 aprile 1975, n. 103.
(42/a) Comma così sostituito dall'art. 1, L. 30 aprile 1998, n. 122.
(43/a)
Periodo aggiunto dall'art. 2, comma 1-bis, D.L. 18 novembre 1999, n.
433, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(43/b)
Periodo aggiunto dall'art. 2, comma 1-bis, D.L. 18 novembre 1999, n.
433, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(45) Sostituisce il comma 45, dell'art. 1, D.L. 23 ottobre 1996, n. 545.
(45/cost)
La Corte costituzionale, con ordinanza 11-19 maggio 2000, n. 147 (Gazz.
Uff. 31 maggio 2000, n. 23, serie speciale), ha dichiarato la manifesta
inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale del
combinato disposto dell'art. 32 della legge 6 agosto 1990, n. 223; 1,
commi 3 e 3-quater del D.L. 19 ottobre 1992, n. 407, convertito, con
modificazioni, nella legge 17 dicembre 1992, n. 482; 1, commi 13 e 14,
del D.L. 23 ottobre 1996, n. 545, convertito con modificazioni, nella
legge 23 dicembre 1996, n. 650; 3, commi 1 e 2, della legge 31 luglio
1997, n. 249, sollevate in riferimento agli artt. 3, 21 e 41 della
Costituzione, dal tribunale amministrativo regionale della Calabria,
sezione staccata di Reggio Calabria.

ARTICOLO 3-bis. Princìpi generali sulle trasmissioni transfrontaliere.

1. Le emittenti televisive appartenenti a Stati membri dell'Unione
europea sottoposte alla giurisdizione italiana ai sensi dell'articolo 2
della direttiva 89/552/CEE del Consiglio, del 3 ottobre 1989, come
modificata dalla direttiva 97/36/CE del Consiglio, del 30 giugno 1997,
sono tenute al rispetto delle norme dell'ordinamento giuridico italiano
applicabili al contenuto delle trasmissioni televisive destinate al
pubblico in territorio italiano.

2. Salvi i casi previsti dal comma 3, è assicurata la libertà di
ricezione e non viene ostacolata la ritrasmissione di trasmissioni
televisive provenienti da Stati dell'Unione europea per ragioni
attinenti ai settori coordinati dalla medesima direttiva 89/552/CEE,
come modificata dalla direttiva 97/36/CE.

3. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può disporre la
sospensione provvisoria di ricezione o ritrasmissione di trasmissioni
televisive provenienti da Stati dell'Unione europea nei seguenti casi
di violazioni, già commesse per almeno due volte nel corso dei dodici
mesi precedenti:

a) violazione manifesta, seria e grave del divieto di trasmissione
di programmi che possano nuocere gravemente allo sviluppo fisico,
mentale o morale dei minorenni, in particolare di programmi che
contengano scene pornografiche o di violenza gratuita;
b) violazione
manifesta, seria e grave del divieto di trasmissione di programmi che
possano nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minorenni, a
meno che la scelta dell'ora di trasmissione o qualsiasi altro
accorgimento tecnico escludano che i minorenni che si trovano nell'area
di diffusione assistano normalmente a tali programmi;
c) violazione
manifesta, seria e grave del divieto di trasmissione di programmi che
contengano incitamento all'odio basato su differenza di razza, sesso,
religione o nazionalità.

4. I provvedimenti di cui al comma 3 vengono adottati e
notificati alla Commissione delle Comunità europee da parte
dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel termine non
inferiore a quindici giorni dalla notifica per iscritto all'emittente
televisiva e alla stessa Commissione delle violazioni rilevate e dei
provvedimenti che la stessa Autorità intende adottare.

5. Le emittenti sottoposte alla giurisdizione italiana
non possono esercitare i diritti esclusivi di trasmissione televisiva
da esse acquisiti dopo il 30 luglio 1997 su eventi che, nel rispetto
del diritto comunitario vigente, siano stati dichiarati di particolare
importanza per la società da uno Stato membro dell'Unione europea, in
modo da privare una parte importante del pubblico residente in tale
Stato della possibilità di seguire tali eventi su di un canale
liberamente accessibile in diretta integrale o parziale o, a causa di
ragioni di pubblico interesse, in differita integrale o parziale,
secondo le modalità previste per ogni singolo evento dalla normativa di
tale Stato, quale risultante dalla Gazzetta Ufficiale delle Comunità
europee (45/a).

(45/a) Articolo aggiunto dall'art. 51, L. 1° marzo 2002, n. 39 - Legge comunitaria 2001.

ARTICOLO 4 - Reti e servizi di telecomunicazioni

1. L'installazione non in esclusiva delle reti di telecomunicazione
via cavo o che utilizzano frequenze terrestri è subordinata, con
decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, al
rilascio di licenza da parte dell'Autorità. A decorrere dalla stessa
data l'esercizio delle reti di telecomunicazione e la fornitura di
servizi di telecomunicazioni sono subordinati al rilascio di licenze e
autorizzazioni da parte dell'Autorità. L'installazione di stazioni
terrestri per i servizi via satellite disciplinata ai sensi delle
procedure previste nel decreto legislativo 11 febbraio 1997 n. 55 , è
soggetta ad autorizzazione rilasciata dall'Autorità (46/a).

2. Le licenze e le autorizzazioni di cui al comma 1 sono rilasciate
sulla base delle disposizioni contenute nel regolamento di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 545,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 650.

3. L'installazione delle reti di telecomunicazione che transitano su
beni pubblici è subordinata al rilascio di concessione per l'uso del
suolo pubblico da parte dei comuni e comunque in modo non
discriminatorio tra i diversi soggetti richiedenti. In tali concessioni
i comuni possono prevedere obblighi di natura civica. A tal fine
l'Autorità emana un regolamento che disciplina in linea generale le
modalità ed i limiti con cui possono essere previsti gli stessi
obblighi, la cui validità si estende anche alle concessioni
precedentemente rilasciate, su richiesta dei comuni interessati.
L'installazione delle reti dorsali, così come definite in un apposito
regolamento emanato dall'Autorità, è soggetta esclusivamente al
rilascio di licenza da parte della stessa Autorità. I provvedimenti di
cui al presente comma, nonché le concessioni di radiodiffusione
previste nel piano di assegnazione costituiscono dichiarazione di
pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle relative opere. Le
aree acquisite entrano a far parte del patrimonio indisponibile del
comune. Per l'acquisizione dei pareri, autorizzazioni e nulla osta
previsti in materia ambientale, edilizia e sanitaria è indetta, ai
sensi dell'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni, una conferenza di servizi. Alle reti realizzate ai sensi
degli articoli 184 e 214 del testo unico in materia postale, di
bancoposta e di telecomunicazioni, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156, si applicano le disposizioni
dello stesso testo unico relative alle limitazioni legali della
proprietà e al diritto di servitù. Sono comunque fatte salve le
competenze in materia paesistica e urbanistica delle regioni a statuto
speciale e delle province autonome (48/a).

4. Le società che installano o esercitano le reti di
telecomunicazioni e gli operatori che su tali reti forniscono servizi
di telecomunicazioni sono obbligati, nel termine previsto dal
regolamento di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 23
ottobre 1996, n. 545, convertito, con modificazioni, dalla legge 23
dicembre 1996, n. 650, a tenere separata contabilità delle attività
riguardanti rispettivamente l'installazione e l'esercizio delle reti
nonché delle attività riguardanti la fornitura dei servizi. Le società
titolari di licenze di telecomunicazioni sono altresì obbligate a
tenere separata contabilità delle attività svolte in ordine alla
fornitura del servizio universale. La contabilità tenuta ai sensi del
presente comma è soggetta a controllo da parte di una società di
revisione scelta tra quante risultano iscritte all'apposito albo
istituito presso la Commissione nazionale per le società e la borsa
(CONSOB) ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo
1975, n. 136, qualora superi l'ammontare di fatturato determinato
dall'Autorità, alla quale compete anche di definire i criteri per la
separazione contabile dell'attività entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge.

5. Gli impianti oggetto di concessione radiotelevisiva possono
essere utilizzati anche per la distribuzione di servizi di
telecomunicazioni. In tal caso, i destinatari di concessioni in ambito
locale sono tenuti alla separazione contabile dell'attività
radiotelevisiva da quella svolta nel settore delle telecomunicazioni,
mentre i destinatari di concessioni per emittenti nazionali sono tenuti
a costituire società separate per la gestione degli impianti. Le
disposizioni di cui al presente comma hanno efficacia a decorrere
dall'adeguamento degli impianti al piano nazionale di assegnazione
delle frequenze, adeguamento che comunque deve avvenire entro
centottanta giorni dall'approvazione del piano stesso.

6. Le società titolari di servizi di pubblica utilità che hanno
realizzato, per le proprie esigenze, reti di telecomunicazione, sono
tenute a costituire società separata per lo svolgimento di qualunque
attività nel settore delle telecomunicazioni. La società concessionaria
del servizio pubblico di telecomunicazioni non può assumere
partecipazioni dirette o indirette, attraverso società controllate o
controllanti, ovvero collegate, nelle società titolari di servizi di
pubblica utilità che hanno realizzato le predette reti, né acquisire
diritti reali o di obbligazione sulle stesse reti.

7. L'Autorità conferma alle società concessionarie del servizio
pubblico radiotelevisivo e di telecomunicazioni le vigenti concessioni
con annesse convenzioni. L'installazione delle infrastrutture a larga
banda da parte della società concessionaria del servizio pubblico di
telecomunicazioni è soggetta alla concessione di cui al comma 3.
L'installazione, l'esercizio e la fornitura della rete nonché la
fornitura dei servizi di telecomunicazioni da parte delle società di
cui ai commi 5 e 6 sono subordinati al rilascio dei provvedimenti di
cui ai commi 1, 2 e 3 del presente articolo, nonché al rispetto dei
princìpi di obiettività, trasparenza e non discriminazione.

8. Sulle reti di telecomunicazioni possono essere offerti tutti i
servizi di telecomunicazioni. Fino al 1° gennaio 1998 la concessionaria
del servizio pubblico di telecomunicazioni conserva l'esclusività per
l'offerta di telefonia vocale, fatta salva comunque la possibilità di
sperimentazione da parte dei soggetti che ne abbiano fatto richiesta
all'Autorità, ottenendone autorizzazione. Fino alla stessa data le
società destinatarie di concessioni in esclusiva per telecomunicazioni
non possono realizzare produzioni radiotelevisive. La concessionaria
del servizio pubblico di telecomunicazioni non può essere destinataria
direttamente o indirettamente di concessioni radiotelevisive su
frequenze terrestri in chiaro né fornire programmi o servizi né
raccogliere pubblicità per i concessionari radiotelevisivi nazionali e
locali su frequenze terrestri in chiaro.

9. L'offerta del servizio di telefonia vocale è soggetta dal 1°
gennaio 1998 a regime di prezzo. La concessionaria del servizio
pubblico di telecomunicazioni, per un periodo non superiore a due anni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, è soggetta per il
servizio di telefonia vocale a regime tariffario. Le tariffe sono
determinate ai sensi dell'articolo 2, comma 18, della legge 14 novembre
1995, n. 481, con l'obiettivo del ribilanciamento tariffario e
dell'orientamento ai costi. L'Autorità esercita la sorveglianza sui
prezzi praticati e adotta i provvedimenti necessari ad assicurare
condizioni di effettiva concorrenza.

(46/a) Le autorizzazioni e le licenze di cui al presente comma
sono rilasciate dal Ministero delle comunicazioni, ai sensi dall'art.
2-bis, D.L. 23 gennaio 2001, n. 5, nel testo integrato dalla relativa
legge di conversione.
(48/a) Le autorizzazioni e le
licenze di cui al presente comma sono rilasciate dal Ministero delle
comunicazioni, ai sensi dall'art. 2-bis, D.L. 23 gennaio 2001, n. 5,
nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.

ARTICOLO 5 - Interconnessione, accesso e servizio universale

1. I soggetti destinatari di licenze o autorizzazione per la
installazione delle reti ovvero per la fornitura di servizi di
telecomunicazioni, nonché i soggetti titolari di autorizzazione per
l'esercizio di reti regolano i rapporti di interconnessione e di
accesso sulla base di negoziazione nel rispetto delle regole emanate
dall'Autorità e dei seguenti princìpi:

a) promozione di un mercato competitivo delle reti e dei servizi;
b) garanzia dell'interconnessione tra le reti e i servizi sui mercati locali, nazionali e dell'Unione europea;
c)
garanzia di comunicazione tra i terminali degli utenti, ove
compatibili, di non discriminazione e di proporzionalità di obblighi e
di diritti tra gli operatori ed i fornitori.

2. La remunerazione degli obblighi del servizio universale è
disciplinata in base ai princìpi di cui al regolamento di attuazione di
cui al decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 545, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 650.

3. I soggetti autorizzati all'offerta di servizi di
telecomunicazioni ai sensi dell'articolo 4 hanno diritto di accesso
alle reti. L'accesso può essere limitato dall'Autorità per ragioni di:

a) sicurezza di funzionamento della rete;
b) mantenimento dell'integrità della rete;
c) interoperabilità dei servizi, qualora ricorrano comprovati motivi di interesse generale di natura non economica;

4. Se ricorrono ragioni di protezione dei dati anche personali,
riservatezza delle informazioni trasmesse o registrate e tutela della
sfera privata l'accesso può essere limitato dal Garante per la
protezione dei dati personali, di intesa con l'Autorità.

5. Gli obblighi di fornitura del servizio universale, ivi inclusi
quelli concernenti la cura di interessi pubblici nazionali, con
specifico riguardo ai servizi di pubblica sicurezza, di soccorso
pubblico, di difesa nazionale, di protezione civile, di giustizia, di
istruzione e di Governo, e le procedure di scelta da parte
dell'Autorità dei soggetti tenuti al loro adempimento sono fissati
secondo i criteri stabiliti dall'Unione europea.

6. Le disposizioni di cui all'articolo 4 della presente legge e al
presente articolo possono essere modificate su proposta del Ministro
delle comunicazioni, secondo le procedure dell'articolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite l'Autorità e le competenti
Commissioni parlamentari (54).


(54) Vedi, anche, l'art. 45, comma 13, L. 23 dicembre 1998, n. 448.

ARTICOLO 6 - Copertura finanziaria

1. All’onere derivante dall’applicazione della presente legge valutato in lire 52.090.000.000 in ragione d’anno, si provvede:

a) quanto ad annue lire 32.090.000.000 mediante utilizzo
delle risorse finanziarie già destinate al funzionamento dell’Ufficio
del Garante per la radiodiffusione e l’editoria;

b) quanto ad annue lire 20 miliardi con le modalità di cui
all’articolo 2, comma 38, lettera b) e commi successivi, della legge 14
novembre 1995, n. 481.

2. Secondo le stesse modalità può essere istituito, ove
necessario e con criteri di parametrazione che tengano conto dei costi
dell’attività, un corrispettivo per i servizi resi dall’Autorità in
base a disposizioni di legge, ivi compresa la tenuta del Registro degli
operatori.

3. Il ministro del Tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

ARTICOLO 7 - Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 


dal "Il Sole-24 Ore" del 30 luglio 1997

NELL’ETERE ANTITRUST CON DEROGHE

di Marco Mele

ROMA — Sette articoli, 48 pagine, un gran numero di
regolamenti attuativi delegati all’Authority. Ecco i punti essenziali
del provvedimento approvato ieri.

Il ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni sparisce e cede il posto al Ministero delle Comunicazioni.

L’Autorità è divisa in due commissioni: una per reti e
infrastrutture e l’altra per prodotti e servizi. Sarà composta di otto
membri più il presidente; deputati e senatori voteranno ciascuno per
due nomi, uno per commissione. I requisiti dei commissari sono quelli
richiesti dalla legge 481 del 95 sulle Autorità dei servizi di pubblica
utilità, pur trattandosi di un’Authority di "garanzia" e di un valore
costituzionale come il pluralismo. Il presidente è nominato su proposta
del Governo, dopo il parere obbligatorio delle competenti commissioni
parlamentari, con la maggioranza dei due terzi dei componenti. Sarà,
quindi, un presidente «accettato» dall’opposizione.

I compiti del nuovo organismo. L’Authority ha
molteplici compiti. Tra gli altri, la commissione per le infrastrutture
elabora i Piani di assegnazione delle frequenze televisive e
radiofoniche mentre la commissione per i servizi e i prodotti controlla
l’attuazione delle norme sulla pubblicità, sui minori, sulla fiction
audiovisiva, sulla tutela delle minoranze, sul diritto di rettifica e
sulla propaganda elettorale. Il Consiglio dei Nove adotta gran parte
dei regolamenti, propone al ministero i disciplinari per il rilascio di
concessioni e autorizzazioni radiotelevisive e accerta la sussistenza
di posizioni dominanti.

Organi decentrati dell’Authority sono i comitati regionali
per le comunicazioni, istituiti con leggi regionali e quindi di nomina
politica. Fino alla sua entrata in funzione, il ministero ne esercita
le funzioni assegnate dalla legge, salvo quelle del Garante. Ricorsi:
al Tar del Lazio in primo grado e poi al Consiglio di Stato, con forma
abbreviata e con termini processuali ridotti della metà.

Le norme antitrust. Nessun soggetto può essere
titolare del 20% delle reti televisive nazionali né avere introiti
superiori al 30% delle risorse del settore televisivo o radiofonico
nazionale; stesso limite per cavo e satellite. Se il 30% è superato
mediante lo sviluppo spontaneo dell’impresa non si provvede ai sensi
delle norme antitrust. Un’altra deroga (comma 19, art. 2) consente a
Rai e Telecom di non subire sanzioni in caso di una loro partecipazione
alla piattaforma digitale e alle reti terrestri di Telepiù. Tale deroga
non "vale" per Mediaset e Cecchi Gori.

Le norme sull’emittenza radiotelevisiva. È stato
fissato al 31 gennaio ’98 il termine per il Piano delle frequenze tv e
per il 30 aprile quello per il rilascio delle concessioni esennali. Per
le radio è concessa la proroga di un anno. Nascono le tv locali
monotematiche di servizio. Sarà l’Autorità a decidere quando le reti
eccedenti il 20% abbandoneranno le frequenze terrestri. Lo stesso vale
per la seconda pay tv terrestre mentre la terza dovrà farlo entro il 31
dicembre 97. Le sue frequenze saranno redistribuite, insieme a quelle
non indispensabili, alle tv nazionali e locali destinatarie di
concessioni o autorizzazioni, escluse le tv in codice (che pure possono
essere destinatarie di concessioni).

 

da "Il Sole-24 Ore" del 31 luglio 1997

ARBITRO CON MOLTI POTERI

di Antonio Pilati

Sono almeno quattro i punti caratterizzanti che definiscono
il profilo della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni istituita
con l’articolo 1 della legge appena approvata dal Parlamento.

1 - Il perimetro di competenza dell’Autorità si estende, a
differenza di quanto accade negli altri Paesi europei, sia sulle
telecomunicazioni sia sull’audiovisivo: di fatto, tranne la stampa,
resta compresa quasi l’intera area dei mezzi di comunicazione.

2 - Nel campo delle telecomunicazioni l’Autorità ha poteri
rilevanti soprattutto in merito alla definizione delle condizioni per
l’interconnessione alle infrastrutture (in particolare quelle di
accesso disponibili quasi in esclusiva all’ex monopolista): poiché da
prezzi e modalità di tale accesso dipendono, in larga misura, le
opportunità di sviluppo dei nuovi entranti, l’Autorità ha un’elevata
capacità di modellare la competizione in un settore che, per la sua
lunga regolazione monopolistica, sta mettendo a punto solo ora sia i
criteri di efficienza sia le tattiche di scontro.

3 - Nel campo dell’audiovisivo, dove le regole del gioco sono
ormai codificate, l’Autorità ha due significativi poteri di esclusione:
può determinare, attraverso il piano delle frequenze, il formato del
sistema televisivo e vincolarlo (se lo ritiene) su limiti dimensionali
inferiori agli attuali (almeno nel numero degli operatori terrestri
analogici); è tenuta a smontare le posizioni "accertate" come
dominanti. Non scrive il regolamento di gara, ma ammette i partecipanti
e fischia i falli.

4 - Infine, non si pone come un organo monocratico, quale si
riscontra in alcuni casi europei, ma tende a porsi — per la sua ampia
composizione e i criteri di nomina — come un organismo di consenso dove
la decisione si forma attraverso confronto e mediazione di punti di
vista diversi.

I primi tre punti definiscono un organismo forte,
contraddistinto da una ampia gamma di poteri. Da un lato la competenza
su aree, come le telecomunicazioni e l’audiovisivo, che al momento sono
ancora distinte e separate, ma in un prossimo futuro potranno
condividere prestazioni e risorse (e quindi anche una medesima arena
competitiva) conferisce all’Autorità una notevole capacità di indirizzo
sulle mosse degli operatori. Gli effetti di una determinata decisione,
su un campo unificato, hanno cospicue possibilità di riflettersi a
largo raggio. Il modello cui il legislatore si è presumibilmente
ispirato, la Federal Communications Commission americana, trae una
buona quota della propria elevata capacità d’influenza dall’avere un
ampio campo d’azione e dal poter porre o togliere barriere fra settori
diversi, ad esempio fra telefonia e cable tv.

Dall’altro lato, la possibilità di intervenire in modo
incisivo (e tali sono sia il potere di influenza modellante detenuto
nelle telecomunicazioni sia il potere di esclusione detenuto
nell’audiovisivo) è destinata a potenziarsi in una situazione fluida,
aperta a una molteplicità di sviluppi, quale senza dubbio è quella
attuale. La tecnologia propone a getto continue soluzioni innovative
che mescolano senza posa gli ambiti competitivi, gli usi in rapida
evoluzione e possono coinvolgere aree di pubblico inconsuete; la
finanza sollecita accordi a largo raggio che travalicano, però
condizionandolo profondamente, l’ambito nazionale. In questo quadro
l’Autorità può contribuire in misura cospicua a definire la fisionomia
del macrosettore comunicazione che risulta cruciale per l’economia (già
ora supera, tutto compreso, i 100mila miliardi e ha prospettive di
rapida crescita) e per la nostra capacità di competizione
internazionale:

  • condiziona la dimensione delle imprese e, insieme, la loro
    attrattiva per partnership internazionali (la competizione non è solo
    su scala domestica, ma anche, e più, su scala mondiale);
  • determina le condizioni di sviluppo dei nuovi
    entranti e, attraverso l’influenza sul formato della competizione,
    incide sui prezzi e sui margini degli operatori;
  • accelera (o rallenta), in base alle decisioni precedenti, l’evoluzione della tecnologia e i suoi rapporti con il pubblico.

Questi poteri di influenza possono, da un lato, risultare, in
certi casi, confliggenti fra loro e dall’altro possono suscitare
resistenza e opposizioni soprattutto negli operatori abituati, per
lunga tradizione di monopolio, a identificarsi con un settore e con un
servizio.

Entrambe queste condizioni sembrano richiedere un organismo
capace di decisioni rapide, incisive, delineate con nettezza. Un
organismo a decisione complessa, vincolato a molte visioni
potenzialmente divergenti può essere poco adatto all’evoluzione di un
settore difficile e delicato. È probabilmente per questa ragione che
alcuni Paesi hanno optato per una figura monocratica. Il legislatore
italiano ha scelto invece una figura consensuale, estesa, basata sul
confronto: in quanto tale, potrebbe non utilizzare in modo pieno e
coerente i suoi poteri. Nell’attuale situazione tecnologica (la
rivoluzione digitale ha un corso rapido, a bruschi strappi nel quale
sono in gioco risultati di lungo periodo) e competitiva (la dimensione
internazionale ha crescente importanza) il tempo e la nettezza
decisionale sono fattori cruciali. L’Autorità può funzionare con un
passo adeguato all’accelerazione evolutiva del settore solo se riesce a
superare le diffidenze politiche che si intravvedono nel suo meccanismo
di composizione (fonti di nomina differenziate tra presidente e
componenti; numero dei membri) e a distillare, grazie a una forte
capacità di sintesi, un ben delineato indirizzo tecnico.

 

Da <Il Sole 24 Ore>, 20 agosto 1997, pag. 7

Authority & Antitrust
Tlc alla prova di regole e garanzie

 di Alberto Pera*

L’approvazione della legge 249 del 31 luglio 1997, che
istituisce l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, costituisce
certamente una pietra miliare nello sviluppo del settore delle
telecomunicazioni e nell'assetto della sua regolamentazione. Ciò che
non tutti hanno notato è che essa determina un significativo
cambiamento, e un opportuno chiarimento, nell'amministrazione della
normativa della concorrenza.

La legge, infatti, stabilisce che l'Autorità per le garanzie
delle telecomunicazioni «assume le funzioni e le competenze assegnate
al Garante per la radiodiffusione e l'editoria, escluse le funzioni in
precedenza assegnate al Garante ai sensi del comma I dell'articolo 20
della legge 10 ottobre 1990, n. 287, che è abrogato». Questa
previsione, di difficile interpretazione per i non addetti ai lavori,
significa che sono rimessi all'Autorità garante della concorrenza e del
mercato, I'Antitrust, i poteri in materia di applicazione della
normativa della concorrenza nel settore editoriale e della
radiodiffusione, esercitati in precedenza dal Garante.

Viene così sanata una delle maggiori anomalie che hanno
contraddistinto la normativa italiana della concorrenza:
I'amministrazione a livello settoriale di una legge, per sua natura di
carattere generale, che si dovrebbe applicare in maniera uniforme in
tutti i settori.

La causa di questa anomalia risiedeva naturalmente anche in
fattori di carattere storico: un controllo delle concentrazioni nel
settore editoriale e radiotelevisivo da parte del Garante per
l'editoria preesisteva all'introduzione della normativa per la
concorrenza, e pertanto sembrava inopportuno trasferire queste funzioni
dall'organo che già le esercitava a uno del tutto nuovo, le cui
competenze non erano state sperimentate, quale l'Autorità Antitrust.

Tuttavia, essa rifletteva altresì il ritardo culturale che
per lungo tempo ha caratterizzato il nostro Paese riguardo al ruolo del
mercato e degli organismi chiamati a tutelarlo. Indubbiamente,
I'attribuzione ad altre autorità del compito di garantire la
concorrenza era la conseguenza di una subordinazione dell'interesse del
mercato rispetto ad altri, che evidentemente si ritenevano ad esso
prevalenti.

Solo negli ultimi anni, anche a seguito dell'applicazione
della legge antitrust, è andata infatti evolvendo la percezione del
rilievo del mercato concorrenziale per il modello economico-sociale del
nostro Paese, e dell'impostazione di un quadro istituzionale in cui le
ragioni del mercato trovassero pienamente il loro spazio.

E’ in questo contesto che si è precisata la diversa natura
delle attività di tutela del mercato concorrenziale e dell'attività di
regolamentazione, o di più attenuata vigilanza: 1a prima attribuita a
un organo indipendente di carattere paragiurisdizionale; la seconda a
organismi di carattere amministrativo, sia pur dotati di notevole
autonomia. È inoltre cambiata la prospettiva da cui vengono visti i
rapporti tra tutela della concorrenza e altri interessi
costituzionalmente garantiti, quali la salvaguardia del pluralismo.

Viene così riconosciuto che non si tratta di effettuare un
equilibrio di interessi, da parte di un'unica autorità che li bilancia,
ma che ognuno di questi va tutelato compiutamente, nei modi
appropriati, dalle autorità competenti.

A queste considerazioni generali, se ne possono aggiungere
altre: l’esperienza mostra infatti che l'attività di tutela della
concorrenza richiede una cultura specifica, di carattere orizzontale.
Cosicché, se si vuole che l'interesse de] concorrenza venga
effettivamente tutelato, è opportuno che sia lo stesso organo ad
applicare la normativa per tutti i settori. Nel caso specifico, poi, la
tutela della concorrenza non è in alcun modo antinomica al pluralismo
ma, casomai, ad esso complementare. Pertanto, si tratta di assicurare
che i limiti più stringenti che garantiscono la pluralità
dell'informazione, e alla cui applicazione è preposta l'autorità di
settore, siano comunque rispettati.

Già nel 1995, con l’approvazione della legge 481 in materia
di autorità di regolazione, il Parlamento ha contribuito a chiarire il
rapporto tra tutela della concorrenza e attività di regolamentazione,
indicando che le nuove autorità avrebbero segnalato eventuali abusi o
intese restrittive della concorrenza all’Autorità Antitrust, stabilendo
così una corretta relazione tra Autorità di concorrenza e Autorità di
settore. Con l’approvazione della legge 249 il Parlamento ha compiuto
un altro fondamentale passo nel riconoscimento del ruolo della
concorrenza nel sistema istituzionale italiano.

*segretario generale dell’Autorità Antitrust