Il direttore editoriale non può diventare collaboratore del suo giornale Conflitto con il direttore responsabile

La Stanza
di Indro Montanelli a Paolo Mieli dall’11 settembre 2001 - Parere del
presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia per il CdR del
"Corriere della Sera"


Il direttore del giornale. L’articolo 3 della legge 633/1941
sul diritto d’autore enumera tra le opere collettive dell’ingegno anche
le riviste e i giornali (e alle riviste e ai giornali è poi dedicata la
sezione II del Capo IV della legge). Il successivo articolo 7 afferma
che "è considerato autore dell'opera collettiva chi organizza e dirige la creazione dell'opera stessa".
Il direttore responsabile - alla luce anche dell’articolo 6 del Cnlg e
dell’articolo 57 del Cp - è pertanto l’autore dell’opera collettiva
dell’ingegno denominata "giornale" o "rivista".

I poteri del direttore fissati dal contratto. Dice l'articolo 6 del Contratto: "La
nomina del direttore di un quotidiano, periodico o agenzia di
informazioni per la stampa è comunicata dall'editore al comitato o
fiduciario di redazione con priorità rispetto a qualunque comunicazione
a terzi, almeno 48 ore prima che il nuovo direttore assuma la carica.
Le
facoltà del direttore sono determinate da accordi da stipularsi tra
editore e direttore, tali, in ogni caso, da non risultare in contrasto
con le norme sull'ordinamento della professione giornalistica e con
quanto stabilito dal presente contratto. Questi accordi, con
particolare riguardo alla linea politica, all'organizzazione e allo
sviluppo del giornale, del periodico o dell'agenzia di informazioni per
la stampa sono integralmente comunicati dall'editore al corpo
redazionale tramite il comitato o fiduciario di redazione,
contemporaneamente alla comunicazione della nomina del direttore.
Quale
primo atto del suo insediamento il direttore illustra all'assemblea dei
redattori gli accordi di cui al comma precedente e il programma
politico-editoriale concordato con l'editore.
È il direttore che propone le assunzioni e, per motivi tecnico-professionali i licenziamenti dei giornalisti.
Tenute
presenti le norme dell'art. 34, è competenza specifica ed esclusiva del
direttore fissare ed impartire le direttive politiche e
tecnico-professionali del lavoro redazionale, stabilire le mansioni di
ogni giornalista, adottare le decisioni necessarie per garantire
l'autonomia della testata, nei contenuti del giornale e di quanto può
essere diffuso con il medesimo, dare le disposizioni necessarie al
regolare andamento del servizio e stabilire gli orari secondo quanto
disposto dal successivo articolo 7".

Osservazioni. Dall'insieme delle norme citate e alla lettura
dell’articolo 6 del Contratto emerge l'anomalia italiana per quanto
riguarda il ruolo del direttore: gli organi societari non possono
mettere il dito nella struttura della redazione e nella fattura del
giornale una volta concordati con il direttore linea politica,
organizzazione e sviluppo del quotidiano. Gli accordi editore-direttore
devono essere "tali, in ogni caso, da non risultare in contrasto
con le norme dell'ordinamento della professione giornalistica e con
quanto stabilito dal contratto". Negli accordi editore-direttore
evidentemente non possono essere contenute clausole in contrasto con
tali princìpi. Il direttore in conclusione attua la linea politica
concordata con l'editore, garantisce l'autonomia della testata (e dei
redattori) e anche la qualità dell'informazione (articolo 44 del Cnlg). Una volta che l’editore ha provveduto a nominare il direttore gli rimane in tasca soltanto la lettera di licenziamento.

Il direttore editoriale. E’ una figura non
disciplinata dalla legge o dal Contratto. Si può dire che esercita i
poteri dell’imprenditore, che ne è lo stratega e che ne controlla i
"prodotti", suggerisce le decisioni sia per quanto riguarda gli
uomini-guida delle testate e sia i programmi operativi. Risponde al vertice della società editrice, non al direttore responsabile.
Sotto il profilo dell’autonomia deontologica e della libertà di critica
- beni "insopprimibili" del giornalista - potrebbe trovarsi in una
oggettiva situazione di limitazione o di autolimitazione, di censura o
di autocensura. L’esercizio della libera professione e una collocazione
di visibilità esterna per conto e in nome della testata non tollerano
situazioni "promiscue". In una situazione conflittuale con
l’indipendenza della professione si trovano pure quei direttori
responsabili, che accettano di far parte del consiglio di
amministrazione della società editrice della testata.

Conclusioni. Direttore
responsabile e direttore editoriale sono figure antitetiche nel corpo
dell’impresa. L’uno, il direttore, è come gli ammiragli in mare (hanno
solo Dio sopra di loro); l’altro, il direttore editoriale, è l’azienda
editrice del "prodotto" pensato e realizzato dal direttore
responsabile. Non ci può essere subordinazione dell’uno all’altro o
viceversa. Il direttore responsabile, alla luce dell’articolo 57 del
Cp, risponde penalmente di tutto quello che viene pubblicato sul
giornale, quindi non solo gli articoli, ma anche la rubrica delle
lettere, le inserzioni e i testi pubblicitari.
L’articolo 57
(letto in maniera coordinata con l’articolo 7 della legge 633/1941 e
con l’articolo 6 del Cnlg), quindi, dà al direttore il potere di
controllare articoli, rubrica delle lettere, inserzioni e testi
pubblicitari e dall’altro lato obbliga gli articolisti, i curatori
delle lettere, delle inserzioni e dei testi pubblicitari a ubbidire.
L’ultima parola spetta sempre al direttore responsabile (anche nei
riguardi del rappresentante dell’editore). E’ indubbio che la presenza
dell’uomo dell’editore in redazione crea squilibri e potenziali
conflitti e "diarchie", che non giovano alla serenità della vita
redazionale e al rispetto del ruolo del direttore.


Milano, 8 settembre 2001

Il presidente dell’OgL
dott. Franco Abruzzo