Premio tesi di laurea sul giornalismo: sono otto i vincitori su 255 concorrenti

Con il Premio alle migliori tesi di laurea sul giornalismo
(giunto quest’anno alla sesta edizione), il Consiglio dell’Ordine dei
Giornalisti della Lombardia punta a valorizzare il collegamento tra
l’Università e la professione giornalistica, ma anche a rilanciare la
ricerca sul mondo dei media. La Giuria (formata dai consiglieri
dell’Ordine), assistita dai consulenti (giornalisti e professori
universitari), ha individuato gli autori degni di ricevere il
riconoscimento. La Giuria (coordinata da Nicola D’Amico e Gianni de
Felice) ha preso atto che le tesi, pur di notevole valore, relative
alla quinta sezione del Premio (giornalismo telematico), non 
presentavano elementi tali da costituire la base per una duratura
storicizzazione del fenomeno, data anche la sua troppo recente
formazione, e ha deciso di raddoppiare i riconoscimenti relativi alla
prima sezione (Storia del giornalismo italiano). Ogni vincitore
riceverà un assegno di 2.500 euro il 25 marzo al Circolo della Stampa
in occasione dell’assemblea (h. 15) degli iscritti all’Albo di Milano.
Estratti (di 400 righe) delle tesi premiate (e segnalate) verranno
pubblicati su "Tabloid", organo mensile dell’Ordine dei Giornalisti
della Lombardia. Hanno partecipato al concorso 255 neolaureati, che
hanno discusso le tesi nelle Università italiane (pubbliche e private)
nel periodo gennaio-dicembre 2003. Ecco i nomi degli otto vincitori (due sono ex aequo) sezione per sezione:


1) Storia del giornalismo italiano, dei suoi interessi e dei
suoi protagonisti, anche attraverso le vicende storiche e di costume
che lo hanno impegnato.
Vincitori (2.500 euro pro capite):

  • Maria Chiara Merli, Università degli Studi di Torino (Facoltà di Lettere Filosofia). Tesi: "Metro, Leggo e City. La free press in Italia: un fenomeno editoriale dilagante". Relatore: prof. Mimmo Candito
  • Massimo Veneziani, Libera Università Lumsa di Roma (Facoltà di Lettere e Filosofia). Tesi: "Il giornalismo italiano degli anni ’70. Le ragioni di una svolta". Relatore: prof. Francesco Malgeri.


2) Storia del giornalismo occidentale.
Vincitore (2.500 euro):

  • Marta Pasuch, Università degli Studi di Trieste (Facoltà di Scienze della Formazione). Tesi: "La
    retorica della fotografia giornalistica tra allegoria, simbolo, mito.
    Iraq 2003 nelle foto di El Pais, Corriere della Sera e Le Monde". Relatore: prof. Luciano de Giusti.


Segnalazione:

  • Giovanna Ragaini, Università Cattolica del Sacro Cuore (Facoltà di Lingue e Letterature straniere. Tesi: "Istituzioni totali e informazione: il caso Magazine 2". Relatore: prof. Piermarco Aroldi.


3) Istituzioni della professione giornalistica. La
deontologia e l’inquadramento contrattuale dei giornalisti in Italia,
in Europa e nel resto del mondo occidentale.
Vincitore (2.500 euro):

  • Daniele Memola, Libera Università Lumsa (Facoltà di Lettere e Filosofia). Tesi: "Diritto di cronaca e falsificazione dell’informazione. Fattoidi, bufale e leggende metropolitane". Relatore: prof. Pietro Mazzà.

4) Giornalismo radiotelevisivo.
Vincitori ex aequo (1.250 euro pro capite):

  • Roberta Frau, Università degli Studi di Milano Bicocca (Facoltà di Sociologia). Tesi: "La cavalleria leggera dell’informazione. Storia, attualità e prospettive dell’informazione radiofonica in Italia". Relatore: prof. Francesco Abruzzo.
  • Monica Pinna, Università degli Studi di Genova (Facoltà di Scienze della formazione). Tesi: "Euronews. Dieci anni tra missione pubblica e logica commerciale. Crisi e prospettive del canale di informazione europeo". Relatori: proff. Marina Milan e Mario Bottaro.


5) Giornalismo telematico: nessun vincitore.

6) Giornalismo economico e finanziario.
Vincitore (2.500 euro):

  • Mattia Mirko Stanzani, Università degli Studi di Milano (Facoltà di Scienze politiche). Tesi: "L’economia italiana attraverso le pagine del Corriere della Sera dal 1963 al 1973". Relatore: prof. Angelo Moioli.


7) Giornalismo culturale, sociale, scientifico, sportivo e di costume.
Vincitore (2.500 euro):

  • Paolo Beltramin, Università degli Studi di Padova (Facoltà di Lettere e Filosofia). Tesi: "La bella confusione. La critica cinematografica a Federico Fellini da Lo Sceicco bianco a 8 ½". Relatore: prof. Gian Piero Brunetta.

*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*

La Giuria tecnica
che ha aiutato
il Consiglio dell’OgL

Camillo Albanese,  Andrea Baiocco, Gino Banterla, Aldo Bernacchi,
Andrea Biglia, Rita Bisestile, Gianfranco Bonanno, Andrea Bosco,
Gianfranco Buosi, Giovanna Calvenzi, Claudia Cassino, Daniela Castelli,
Vincenzo Ceppellini, Ezio Chiodini, Leonardo Coen, Matteo Collura,
Arturo Colombo, Sara Cristaldi, Vittorio Da Rold, Nicola D’Amico (coordinatore scientifico), Giacomo de Antonellis, Gianni de Felice (coordinatore scientifico),
Marzio De Marchi, Fabrizio De Marinis, Carmen Del Vecchio, Gianluigi
Falabrino, Enrico Fedocci, Giacomo Ferrari, Dario Fertilio, Antonella
Fiori, Franz Foti, Emma Franceschini, Mario Furlan, Marco Garzonio,
Robertino Ghiringhelli, Michele Giordano, Elisabetta Invernici, Lorenzo
Leonarduzzi, Patrizia Lorenzini, Alberto Mazzuca, David Messina,
Alfredo Pallavisini, Mario Pancera, Paola Pastacaldi, Stefano Porro,
Emilio Pozzi, Ruben Razzante, Guido Re, Tiziano Resca, Rodrigo Rivas,
Gianni Rizzoni, Francesca Romanelli, Ottavio Rossani, Giovanni
Santambrogio, Pietro Scardillo, Gigi Speroni, Livio Sposito, Gregorio
Terreno, Lucia Vastano,  Roberto Zoldan.

relazione di Bruno Ambrosi
presidente dell’Associazione ”Walter Tobagi” per la Formazione al Giornalismo

 “La prestigiosa via milanese al giornalismo fabbrica oggi  professionisti multimediali”

L’occasione di un bilancio ci deve indurre  non solo ad elencare i
risultati raggiunti, le cifre, le buone intenzioni da realizzare o
difficili da raggiungere: è la logica dei consuntivi, alla quale
ovviamente non ci si deve sottrarre.  Ma è anche una buona occasione
per tentare di riflettere su quali e quanti tumultuosi cambiamenti
siano avvenuti nel giornalismo in quest’ultimo decennio all’insegna di
una tecnologia travolgente che ha cambiato radicalmente, senza che
quasi ce ne accorgessimo, il modo stesso di fare i giornali e, di
conseguenza, i giornalisti.

Ed è proprio questo il compito primario dell’Associazione:
”fabbricare” i giornalisti di oggi e di domani attraverso
quell’Istituto “Carlo De Martino” che per primo in Italia ha affrontato
con onore il difficile ed ambizioso compito, cercando di svolgerlo al
meglio per quasi un trentennio, con risultati lusinghieri che si
misurano sul numero delle Direzioni, dei quadri qualificati, delle
grandi firme, dei posti di lavoro ottenuti. Non è stato un compito
facile,soprattutto in questi ultimi anni di crisi dell’editoria e di
sofferenza del mondo giornalistico,contrassegnato, soprattutto nel
nostro Paese, non solo dall’inaridimento delle indispensabili fonti
economiche degli investimenti pubblicitari ma anche da una stagnazione
della diffusione che ci vede nelle posizioni più basse delle
classifiche europee e in quelle più imbarazzanti delle mondiali.

Senza contare che i facili entusiasmi provocati dall’avvento dei
cosiddetti “new media” si sono rapidamente sgonfiati di fronte ad
un’economia non ancora pronta e ad una mentalità non sufficientemente
matura, con il risultato che una sola testata telematica “autonoma”,
sganciata cioè da un quotidiano di carta,ha avuto una vita stentata
sino alla recente scomparsa.

Ciò nonostante è indubbio che ci dovrà essere una ripresa, se il
fosco scenario mondiale lo consentirà, e che il futuro sarà scandito
sempre più dagli impalpabili bit che ormai da tempo hanno messo in
pensione il piombo tradizionale delle redazioni e che, appunto, da
quasi un decennio governano ormai nelle grandi come nelle piccole
realtà editoriali la fabbricazione dei giornali. Un merito della quasi
decennale gestione della Scuola sembra proprio essere questo: aver
trovato una realtà ancorata ai vecchi criteri gutenberghiani con solo
una piccola apertura ai nuovi orizzonti, e averla adeguata rapidamente
alla rivoluzione in corso,introducendo in maniera decisa quelle nuove
tecnologie e quegli insegnamenti che si sarebbero presto rivelati come
determinanti. E così, da anni, il praticante giornalista che frequenta
il nostro Istituto può essere considerato a tutti gli effetti un
professionista multimediale capace di muoversi in maniera competente
tra telematica e radiofonia, tra carta stampata e televisione, nutrito
di solide basi culturali e deontologiche che dobbiamo ad un corpo
direttivo e docente di prim’ordine, un professionista, insomma, 
attrezzato culturalmente e capace di trovarsi a proprio agio in
qualunque ambiente di lavoro in maniera produttiva da subito, senza
incertezze.

E’ questo il ritratto ideale che corrisponde ai quaranta neo
praticanti che da oggi entrano nel Registro dell’Ordine lombardo con il
loro bagaglio di entusiasmi e di speranze: sono le ragazze e i ragazzi
del XIV° Corso biennale dell’Ifg che vanno ad aggiungersi agli oltre
seicento colleghi che li hanno preceduti negli anni in quella che è
ormai considerata  la prestigiosa “via milanese” al giornalismo creata
nel nostro Istituto tra molte difficoltà economiche che non ci hanno
mai impedito di perseguire un primato che non fosse soltanto temporale.
D’altronde basterebbe dare un’occhiata al sito telematico dell’Ifg per
poter constatare,ogni giorno, come in via Fabio Filzi si lavori per
creare un giornalista autenticamente multimediale, capace di passare
dalla tradizionale pagina scritta per il quotidiano al giornale radio,
all’agenzia, all’inchiesta, alla comunicazione on line.

 Difficoltà economiche, dicevamo. Lo stanziamento della Regione, pur
decurtato e palesemente incongruo rispetto alle esigenze di una scuola
moderna e tecnologicamente avanzata è la base essenziale per il nostro
funzionamento, unito al contributo indispensabile che viene erogato
dall’Ordine lombardo:solo così, tra mille aggiustamenti al risparmio,
riusciremo a chiudere ancora una volta il bilancio in nero e a
prevedere un futuro possibile, non senza domandarsi perché questa
realtà tanto importante del mondo giornalistico non attiri una concreta
attenzione dalle molte altre Istituzioni interessate direttamente o
indirettamente, prima fra tutte la Federazione editori.

Ma, nonostante queste difficoltà oggettive che ne condizionano
l’esistenza,la nostra Scuola rimane un punto di riferimento eccellente
nel panorama dei corsi di giornalismo autorizzati dall’Ordine
nazionale, un arcipelago ormai di 13 isole prevalentemente appoggiate
alle Università, sparse praticamente sull’intero territorio nazionale.
Doveva essere, quella universitaria, la sorte anche del “De Martino” in
base a protocolli già avviati e di cui la relazione dell’anno scorso vi
aveva già dato notizia: un percorso che si è momentaneamente interrotto
anche per le difficoltà e le incertezze che il mondo degli Atenei sta
registrando, ma che rappresenta comunque, anche per il nostro Istituto,
una scelta obbligata che sarà compiuta da chi sarà chiamato a guidare
le sorti della nostra Scuola.

 Infatti, come ben sapete, le imminenti elezioni per il rinnovo
dell’Ordine comporteranno il rinnovo dei vari incarichi, Associazione
per la formazione al Giornalismo compresa: l’augurio è che chi sarà
chiamato ad assumere questa responsabilità sappia gestire al meglio la
prestigiosa creatura dell’Ordine lombardo che rappresenta un modello
per tutti gli Istituti, impegnandosi a fondo per mantenere ed
accrescere i primati faticosamente raggiunti, senza mai dimenticare
l’ammonimento del grande Kapuscinski : “ I cinici non sono adatti al nostro mestiere”.

  *-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*

Giornalisti: un accesso privilegiato
con le scuole riconosciute dall'Ordine.

Bologna, 27 febbraio 2004. Le scuole di giornalismo
riconosciute dall'Ordine sono l'accesso privilegiato alla professione,
al punto che la stragrande maggioranza degli ex allievi lavora
effettivamente come giornalista. Lo dice l'indagine del Centro di
documentazione giornalistica fatta su un campione di 85, tra esaminandi
e neo professionisti, presentata al convegno a Bologna che ha riunito
tutte le scuole italiane. L'indagine ha monitorato i tre attori del
settore - scuole, allievi ed editori - a 14 anni dalla nascita di
istituti sostitutivi del praticantato e quindi alternativi per
l'accesso alla professione. Un accesso che le scuole in qualche modo
rendono molto probabile: l'Istituto”Carlo De Martino” per la Formazione
al Giornalismo di Milano dal '77 al 2001 ha formato 596 professionisti,
e oggi 563 lavorano in campo giornalistico, 18 in uffici stampa, mentre
uno fa l'editore. Dei 178 allievi di Urbino, 173 lavorano come
giornalisti. Anche se, sottolinea l'Ifg milanese, "il problema
orami è la precarietà di un mercato che utilizza lo strumento dei
contratti a termine: prima il 70% era assunto a tempo indeterminato,
ora la percentuale è invertita". Anche se appena uscito dal corso,
il 73% del campione dichiara di lavorare già. Il 5% è stato assunto a
tempo indeterminato, il 57% con contratto di collaborazione continuata,
il 19% ha un contratto a tempo determinato, il 13% lavora come free
lance, e il 6% ha altre forme contrattuali. La maggior parte (il 35%)
lavora in quotidiani, il 10% in agenzie stampa, mentre il resto si
ripartisce tra tv, radio, settimanali e mensili. Del 27% che non lavora
però ben il 70% non ha ancora ricevuto offerte di lavoro. Nel 74% dei
casi il lavoro è una conseguenza dei periodi di stage passati nelle
redazioni. (Reuters)