POTENZA: PAISSAN (PRIVACY), NON SI GETTA NOME E COGNOME IN PASTO A LETTORI.


POTENZA: PAISSAN (PRIVACY), NON SI GETTA
NOME E COGNOME IN PASTO A LETTORI.
DOPO PUBBLICAZIONE NOME
ON. SIRCANA NELLA CRONACA DELL'INCHIESTA

Roma, 14 marzo 2007.
''No, non si può gettare in pasto ai lettori in questo modo un nome e
cognome in un contesto di scandali, prostituzione, ricatti e
estorsioni. Il solo accostamento a questo mondo configura un massacro
dell'identità e della dignità di una persona''. Mauro Paissan,
componente del Garante privacy e giornalista, commenta la pubblicazione
del nome dell'on. Sircana nell'ambito della cronaca sull'inchiesta
giudiziaria di Potenza. ''A prescindere da eventuali violazioni della
disciplina riguardante il segreto istruttorio, in questo caso siamo di
fronte a un cittadino a carico del quale non risulterebbe nulla se non
una conversazione tra due fotografi e la dichiarata volontà di ordire
un ricatto''. (Sin/Col/Adnkronos)

Intercettazioni – Paissan: da vigliacchetti prendersela solo con i giornalisti
Roma, 20 giugno 2006. ità delle persone da un lato e la
libertà d'informazione dall'altro. Due diritti (due valori)
potenzialmente in conflitto: più cronaca può significare maggiore
invasività nella vita privata, più tutela della riservatezza può
comportare mutilazione dell'informazione. Ogni volta siamo chiamati a
trovare un punto di equilibrio, non sempre agevole da individuare". È
quanto afferma Mauro Paissan, componente del Garante privacy, riguardo
alla polemica in corso sulla pubblicazione delle intercettazioni.
Qui c'è una responsabilità specifica dei giornalisti, chiamati a
selezionare ciò che intendono pubblicare. Alcuni particolari, alcuni
apprezzamenti, alcuni nomi potevano essere oscurati senza venir meno
alla volontà di informare. Basterebbe in questi casi aderire a ciò che
prescrive il Codice deontologico dei giornalisti stessi, che pone dei
limiti senza intaccare il diritto-dovere di informare.
Il legislatore vuole ora intervenire? Ne ha il dovere. Si dia
maggior tutela ai diritti delle persone, si offrano strumenti più
incisivi e sanzioni più adeguate al Garante della privacy, si inducano
i magistrati a utilizzare ciò che è strettamente pertinente alle
inchieste, obbligandoli a scartare ciò che è "manifestamente
irrilevante", si colpiscano i veri responsabili della fuga di notizie.
E qualche volta ci si indigni anche quando a fare le spese delle
pubblicazioni allegre sono dei cittadini non eccellenti".
 
Inchiesta di Potenza: rispetto e attenzione per le vittime di estorsioni
 Roma, 7 dicembre 2006. Di fronte al diffondersi di notizie
su indagini penali relative a presunte estorsioni finalizzate a
ottenere denaro per bloccare la diffusione di immagini fotografiche
sgradite o dannose per le persone coinvolte il Garante ribadisce i
principi più volte affermati.
Anche nei confronti di persone note o comunque pubbliche occorre rispettare la dignità e la libertà dei cittadini.
In particolare quando le informazioni o le immagini relative a
fatti del tutto privati sono state raccolte in modo illegale o con
artifici, è necessario che tutti gli operatori interessati, sia nel
settore investigativo che in quello dell’informazione, evitino che il
legittimo esercizio del diritto di cronaca o le esigenze investigative
arrechino pregiudizio a persone che sono innanzitutto vittime di
estorsioni.
Va ribadito, infine, che occorre evitare che una ingiustificata
diffusione di dati o notizie comporti che chi è già vittima di un reato
di estorsione subisca una ulteriore e più grave violazione dei suoi
diritti fondamentali. (da; www.garanteprivacy.it).
 
Paissan: utile una Carta dell'informazione giudiziaria.
Occorre dignità e rispetto nel fare cronaca
Roma, 26 maggio 2006. "Esistono già regole e principi per
l'informazione giudiziaria, ma è utile la proposta di una specifica
Carta dove far confluire tutte le indicazioni che, in modo non
organico, sono presenti nel nostro sistema". Lo ha affermato Mauro
Paissan, componente del Garante privacy, intervenendo oggi alla
Giornata di studi nazionale "Dalle notizie 'da bar' alle 'notizie da
galera'", organizzata presso la Casa di reclusione di Padova.
L'approvazione di una Carta – ha sottolineato Paissan - oltre al
valore di un impegno dei giornalisti sul piano deontologia
professionale "sarebbe anche una utile occasione per sensibilizzare il
mondo dell'informazione al rispetto dei diritti di chi si trova
esposto, insieme ai propri familiari, alla cruda esibizione dei propri
fatti di vita di fronte alla pubblica opinione e spesso alla pubblica
curiosità".
Paissan ha ricordato i principi, in parte posti dal codice
deontologico dei giornalisti del 1998, che devono sovrintendere al
delicato lavoro di chi fa informazione giudiziaria: rispetto della
dignità della persona; tutela assoluta dei minori e, più in generale,
di tutti i soggetti deboli, a partire dalle vittime dei reati;
divulgazione dei nomi delle persone indagate o arrestate solo nel
rispetto del segreto investigativo; diritto all'oblio (cioè a non
vedere riproposta anche a distanza di molti anni la propria vicenda
giudiziaria); divieto di pubblicare foto segnaletiche o foto della
persona in manette o in stato di detenzione senza il consenso
dell'interessato, per la quale entra in gioco "la responsabilità del
giornalista cui è sempre affidato il compito di valutare se pubblicare
immagini di questo tipo".
Riguardo al tema specifico della giornata, e alla necessità di
bilanciare i diritti fondamentali delle persone detenute con i diritto
di cronaca, il componente del Garante ha sottolineato che anche nella
dialettica tra potere punitivo dello Stato e tutela della dignità della
persona umana dovrebbero trovare riconoscimento alcuni spazi di
riservatezza anche all'interno del carcere.
Ricordando come nell'attività del Garante si confrontino
costantemente due pilastri della società democratica, diritto
all'informazione e diritti fondamentali della persona, Paissan ha
concluso affermando che "molti passi avanti sono stati fatti in questi
ultimi anni, ma altrettanti ne devono essere fatti per assicurare
dignità e rispetto anche a chi è coinvolto in un procedimento
giudiziario".