Massimo
D'Alema, giornalista professionista, presidente dei Ds, deputato
europeo, ha confessato in tv che nel 1997 ha votato con Marco Pannella
per l'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti. D’Alema è stato anche
presidente del Consiglio dall’ottobre 1998 all’aprile 2000: fu proprio
il suo Governo a sostenere e a far approvare la legge 4/1999, che
consente l’aggancio, con regolamento, tra l’esame di stato delle
professioni regolamentate (compresa ovviamente quella giornalistica) e
le lauree della riforma Berlinguer/Zecchino. Una svolta, che, con la
riscrittura del Dpr 328/2001, verrà consacrata sul piano operativo, tra
poche settimane, grazie alla tenace volontà del sottosegretario Maria
Grazia Siliquini (An) sostenuta dai ministri Letizia Moratti e Roberto
Castelli “vigilanti” sulle professioni intellettuali.
forma di articolo (a firma Emilio Pozzi) apparso su “Tabloid (n.
3/1997), perché possa riflettere in maniera approfondita sulla
professione di giornalista (rafforzata dalla legge 4/1999) nonché sulle
sue contraddizioni rispetto a quella legge e a una lettera di Antonio
Gramsci dal carcere (sul giornalismo) tolta dall’oblio dall’articolo di
Pozzi.
di Antonio Gramsci scritta nel 1930. Proprio in quell’anno (il 1930)
era diventato realtà il progetto di una scuola di formazione per
giornalisti, progetto realizzato con il Rd 2291/1929 dopo due anni di
dibattito. Gramsci, che coglieva la forza innovativa dell’idea del
regime mussoliniano di creare “nuovi” giornalisti, sostenne che,
comunque, il “giornalismo è da insegnare”, che insomma ci fosse
già una professione di giornalista a prescindere dai fini non tanto
occulti del regime fascista. Sono passati 75 anni. D’Alema mette oggi
in discussione le conquiste dei giornalisti italiani, contraddicendo
anche la sua azione di Governo. Non è uno spettacolo decente. Anche la
sinistra francese al Governo nel 1981 pensava di cancellare gli
Ordini. Poi Francois Mitterrand promosse una riforma degli Ordini.
legittimo come ha più volte scritto la Consulta dal 1968 in poi,
organizzando soltanto coloro che manifestano il pensiero per
professione) - è in linea con quello che chiede l’Europa: possesso
(da parte degli iscritti professionisti) di “una” laurea almeno
triennale, tariffe indicative (vincolanti soltanto sotto il profilo
deontologico), facoltà dei cittadini comunitari di diventare
giornalisti italiani sostenendo l’esame di stato nella loro lingua,
facoltà per i giornalisti extracomunitari (che lavorano in Italia) di
chiedere l’iscrizione nei nostri Albi anche per godere della tutela
previdenziale e assistenziale (Inpgi e Casagit).
che non ha eguali nel mondo. Il perno del sistema è la legge 69/1963
sulla professione di giornalista, che, sostituendo il Rd 384/1928
sull’Albo, rafforza il contratto, consente l’esistenza dell’Inpgi e
fissa soprattutto le regole deontologjche. Le regole deontologiche
sono norma e su queste regole si fonda l’autonomia, la libertà,
l’indipendenza della professione. Gli editori (con la presentazione di una contropiattaforma reazionaria e ai limiti della legalità)
vogliono smontare questo sistema. Colpisce che persone della
intelligenza di Massimo D’Alema, Eugenio Scalfari e Francesco Giavazzi
partecipino oggettivamente a tale manovra, che in sostanza toglie
diritti non solo ai giornalisti ma anche ai cittadini della Repubblica
(tra cui quello fondamentale a una informazione corretta garantita oggi
da giornalisti, che – grazie alla deontologia/norma - possono
dissentire nelle loro aziende senza pagare il prezzo della perdita del
posto). Non si deve e non si puòconsentire che restino soltanto gli
ordini degli editori. L’Ordine è soprattutto la deontologia.
Gramsci: “No alla praticaccia,
il giornalismo è da insegnare"
di Emilio Pozzi
1 luglio 1928 è pubblicato con questo titolo un articolo di Ermanno
Amicucci che forse in seguito è stato pubblicato in volume con altri.
L'articolo è interessante per le informazioni e gli spunti che offre. E
da rilevare tuttavia che in Italia la quistione è molto più complessa
da risolvere di quanto non paia leggendo questo articolo ed è da
credere che i risultati delle iniziative scolastiche non possono
essere molto grandi (almeno per ciò che riguarda il giornalismo
tecnicamente inteso; le scuole di giornalismo saranno scuole di
propaganda politica generale)”.
Gramsci e non lascia dubbi sul come il «prigioniero del regime
fascista» nel campo della cultura e dell'informazione diffidi
pregiudizialmente di ogni iniziativa di chi, nel 1925, ha ucciso la
libertà di stampa. A questo punto, però, credo sia interessante, dal
punto di vista dei giornalisti di oggi, leggere il seguito del saggio.
Prosegue, intatti, Gramsci: "Il principio, però, che il
giornalismo debba essere insegnato e che non sia razionale lasciare
che il giornalista si formi da sé, casualmente, attraverso la
'praticaccia' è vitale e si andrà 'sempre più imponendo a mano a mano
che il giornalismo anche in Italia, diventerà un'industria più
complessa e un organismo civile più responsabile'.
"giornalisti da marciapiede" - intesi come semplici e incolti
ricercatori di notizie - sono consigliati di soffermarsi su queste
righe di Gramsci.
quistione in Italia trova i suoi limiti nel fatto che non esistono
grandi concentrazioni giornalistiche, per il decentramento della vita
culturale nazionale. che i giornali sono molto pochi, e la massa dei
lettori è scarsa".
problemi del giornalismo, toccando tutti i campi specifici, con acuta
analisi da «addetto ai lavori», impossibilitato a esercitare, sono
almeno 45.
degli intellettuali e l'attività culturale in Italia. Quanti hanno
ironizzato sul termine di «intellettuale organico» - e le voci più
stizzite, come prevedibile, appartengono ai voltagabbana - farebbero
bene a riguardare quelle pagine. Quanto ai giornalisti possono
limitarsi a quelle 45 pagine segnalate poco sopra. La serenità di
giudizio è la virtù di chi non ha paura di esprimere le proprie idee,
pagando di persona, pronto però a ragionare sulle opinioni degli
avversari, purché logiche ed efficaci per ottenere un risultato
positivo. In questo caso il modo per migliorare la qualità della
professione.
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Il leader ds analizzi le leggi di Mussolini
sulla previdenza dei giornalisti
e sull'accesso alla professione di giornalista
D'Alema vuole abolire l'Ordine.
Eppure questo Ordine ha
consentito (non solo a lui)
di essere professionista
senza il possesso di una laurea!
D'Alema rifletta anche sull'Inpgi:
senza l'Ordine l'istituto previdenziale
chiude e verrà assorbito dall'Inps!
Massimo
D'Alema, giornalista professionista, presidente dei Ds, già presidente
del Consiglio, deputato europeo, ha confessato in tv che nel 1997 ha
votato con Marco Pannella per l'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti.
Quanta ingratitudine! L'Ordine dei Giornalisti (istituito con la legge
"Gonella" n. 69/1963) è l'unico Ordine che consente, ancora per poco
tempo, a chi non ha una laurea, come D'Alema e tanti altri, di
diventare professionista al pari degli avvocati, medici, ingegneri,
commercialisti, eccetera. Eppure D'Alema ha rivendicato, con un certo
tono, il titolo di professionista! L'Inpgi (istituito dal collega
Benito Mussolini con Rd 838/1926) poi assicura, se richiesto dai
parlamentari, la copertura previdenziale gratuita. La pensione
dell'ente farà compagnia alla indennità riservata a chi ha ricoperto un
ufficio pubblico. Con la differenza che la pensione dell'Inpgi è pagata
ai parlamentari dai giornalisti. D'Alema ora vuole chiudere l'Inpgi per
trasferirne il patrimonio (2mila miliardi di vecchie lire) all'Inps:
questa ipotesi diventerà realtà nel caso l'Ordine dovesse essere
cancellato. In base al dlgs 509/1994, le casse privatizzate vivono se
hanno alle spalle professioni regolamentate e organizzate con gli
Ordini e i Collegi. Prima del 1963, l'Inpgi era legato all'Albo dei
giornalisti istituito (dal collega Benito Mussolini) con il Rd
384/1928. Un'altra legge del collega Mussolini prevedeva l'accesso alla
professione giornalistica tramite scuola di formazione (rd 2291/1929)
oppure con laurea (Scienze politiche a indirizzo giornalistico). La
scuola e il corso universitario sono rimasti attivi tra il 1930 e il
1934, la prima a Roma e il secondo all'Università di Perugia. C'è da
aggiungere che la caduta dell'Inpgi metterebbe in crisi drammatica la
stessa Fnsi, che incassa annualmente, con le strutture regionali,
contributi dall'Istituto per circa 3 miliardi di vecchie lire!
Il
giornalista D'Alema dovrebbe riflettere sull'autonomia della
professione di giornalista: essa è fondata unicamente sulle regole
deontologiche fissate per legge. Soltanto gli editori - spalleggiati
dagli ottimi Eugenio Scalfari e Francesco Giavazzi - vogliono
distruggere la legge della professione giornalistica per avere mano
libera nel fabbricare giornali-bulloni oppure giornali-prodotti
industriali di serie, possibilmente senza giornalisti professionisti.
D'Alema, persona indubbiamente e notoriamente intelligente, non ha
capito che, con le sue dichiarazioni avventate, ha dato una mano agli
editori e a chi punta in questo Paese a distruggere le regole per
creare una società in cui le parole magiche della sinistra (libertà,
uguaglianza, solidarietà, dignità della persona) non abbiano alcuna
cittadinanza. Si spera in un ravvedimento operoso. D'Alema nel '97
affermò che i professionisti sono gli organizzatori dei saperi della
Nazione. Appunto! Quel discorso valeva anche per i giornalisti
professionisti o no?
Nota/I compagni dirigenti della Fnsi e
dell'Ordine nazionale sono pregati di spiegare all'illustre
parlamentare europeo: a) le ricadute pessime delle sue parole e delle
sue iniziative; b) le finalità del progetto ordinistico "laureare
l'esperienza"!
Franco Abruzzo
presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia
Milano, 2 dicembre 2005
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In https://www.odg.mi.it/docview.asp?DID=2106
Attacco all’autonomia della professione
di giornalista fondata sulle regole
deontologiche
fissate nella legge istitutiva dell’Ordine
Anche Scalfari (come Giavazzi)
fa da spalla agli editori scatenati
contro i giornalisti e il loro status
di Franco Abruzzo
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In http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=348
Il leader ds analizzi le leggi di Mussolini
sulla previdenza dei giornalisti
e sull’accesso alla professione di giornalista.
D’Alema
vuole abolire l’Ordine. Eppure questo Ordine ha consentito (non solo a
lui) di essere professionista senza il possesso di una laurea! D’Alema
rifletta anche sull’Inpgi: senza l’Ordine l’istituto previdenziale
chiude e verrà assorbito dall’Inps!
di Franco Abruzzo
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